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  1. #1
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    Predefinito L'importanza di comunicare, un saluto a tutti.

    Salve a tutti, entro a far parte di questo forum invitato da Neva.
    Ho conosciuto Neva tramite uno dei tanti Blog presenti nella rete, io stesso sono un blogger piuttosto accanito. Neva può testimoniarlo!

    Amo la comunicazione in ogni sua forma. Forse sono un fanatico della comunicazione, quando la comunicazione stessa può dirsi "fondata", "intelligente" e "rispettosa".
    Credo che l'uomo abbia un solo modo per accrescere l'esperienza della propria vita e che questo modo sia condividere.
    Comunicare è condividere ed è uno dei pochi fondamenti positivi che trovo nella società moderna.

    Neva, a suo modo, mi ha fatto un regalo prezioso, anche se lei non lo sa. Neva mi ha regalato un altro punto di vista con cui guardare il mondo, mi ha regalato un altro paio di occhi dietro ai quali vedere una realtà medesima con una prospettiva differente. Bella o brutta, accettata o osteggiata non ha alcuna importanza. E' bella solo perchè è differente dalla mia.

    Quando l'essere umano impara a comunicare e a condividere se stesso è una delizia. Dimentico d'un tratto ogni sua imperfezione.
    E, tra i tanti difetti dell'uomo, so che l'essere umano ha un dono naturale, a volte poco evidente, altre volte fortemente ostacolato e, di fronte ad ogni ostacolo, questo dono sa rendere all'uomo stesso un bene prezioso.
    Sto parlando dello spirito di adattamento. L'essere umano è un maestro nell'adattarsi alla vita, più di ogni altro animale.

    Per adattarsi alla vita occorre quella che in cibernetica chiamano la "varietà indispensabile", ossia una capacità straordinaria di reagire alle situazioni della vita. Questa capacità straordinaria è formata dall'esperienza e più si cresce e più la si incrementa. Avere un punto di vista in più, conoscere una possibilità o un'opinione differente migliora la nostra gamma di reazioni e migliora lo spirito di adattamento. I suoi benefici non sono immediati, ovviamente, e a lungo andare spuntano come piccoli miracoli occasionali.
    Non sono benefici visibili, logici o comprensibili e, proprio per questo, sono efficaci.

    Comunicare è l'attività che occupa più tempo nella vita dell'essere umano (se escludiamo il sonno). Si comunica con i gesti, con gli sguardi e, ovviamente, con le parole. Le parole sono uno strumento potentissimo e spero che avrete modo di accorgervene, ammesso che non lo sappiate già!

    Comunicare significa condividere e condividere permette di aiutare chi ha bisogno di aiuto e anche chi non avverte questa necessità. Condividere permette di avvicinarsi, di combattere o di rassegnarsi, di accettare o rifiutare e dona, inequivocabilmente, cultura, piacere, affermazione, esperienza ... dei regali di cui, a volte, perdiamo il piacere e che, nel corso degli anni, riconosciamo come una delle poche fonti di ricchezza che la vita sa darci.

    Sono stato piuttosto prolisso, mi piace scrivere. Cercherò comunque di migliorare, nel futuro, le mie scarse doti di sintesi. Per ora non mi resta che salutare tutti nella speranza che questo forum sia un luogo nostro dove scambiare opinioni, idee ed esperienze, e anche litigare, discutere e combattere senza mai perdere di vista il rispetto che ogni essere umano merita per il solo fatto di vivere la propria vita, in qualsiasi modo la viva e qualsiasi desiderio conservi nel fondo del suo cuore.

    Un saluto affettuoso
    Fernando

  2. #2
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    Predefinito

    Caro Nando,
    anzitutto grazie! Grazie per avere accettato la mia ( pressante ) richiesta di far parte di questo forum.
    Al di la delle varie problematiche fisiche, il problema psicologico principale, che una persona stomizzata si trova ad affrontare, è quello che concerne l’ accettazione di quel corpo estraneo ,e ben visibile, che si ritrova nell’addome,……la sacca con il suo contenuto. Come accettare il proprio corpo così mutato? Come non provare repulsione di se stessi? Come non temere di suscitare repulsione negli altri? Questi sono purtroppo i sentimenti e le paure che molti stomizzati prima o poi si trovano ad affrontare, c’è chi lo ammette, c’è chi tenta un processo di rimozione, c’è chi bandisce gli specchi dalla propria casa, e c’è perfino chi…. fa la doccia con gli occhi chiusi !
    C’è poi chi si vittimizza, e vuol farsi compatire a tutti i costi, altri che, spavaldamente sbandierano la loro situazione.
    Non’è facile accettare questo corpo estraneo, che “ innaturalmente “ è delegato a svolgere determinate funzioni.
    Recentemente mi sono accorta, che adducendo varie motivazioni, sono due anni che non compro alcun capo di vestiario, né un pantalone, nè una gonna, un vestito, una maglietta, nada de nada, vorrà dire qualcosa ? Forse che non sono così “ brava “ come tanti continuano a ripetermi !
    Ne l ringraziarti ancora,un abbraccio NEVA

  3. #3
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    Cara Neva,
    apprezzo la tua franchezza, e proprio grazie ad essa mi rendo conto che hai fatto un piccolo passo oltre il blocco psicologico traumatico (naturalissimo) che provoca una trasformazione artificiale del proprio corpo.
    Ti rispondo a partire dalla domanda più semplice, che, come spesso accade è l'ultima.

    Il fatto di non curare il proprio abbigliamento è una traslazione del rapporto che si ha con se stessi (mi baso, ovviamente, su una casistica generica). Mi spiego meglio; l'abbigliamento riflette noi stessi verso il mondo esterno, un abbigliamento curato è sintomo di ricerca di approvazione (ci facciamo belli per piacere, il "piacersi" è secondario). Ci vestiamo con elementi estranei per coprire il nostro corpo (difesa dall'esterno) e per valorizzarlo (ricerca di approvazione). Un abbigliamento non ricercato (come mi descrivi nella risposta) riflette due realtà interne:
    La prima è uno scarso bisogno di approvazione, sintomo di un carattere rigido (forte o forzato che sia), oppure una rassegnazione del bisogno di valorizzare il nostro corpo. In entrambi i casi il problema tra l'interno e l'esterno (l'io e gli altri) è risolto, per accettazione dell'evidenza o per una corazzatura tenace della personalità.
    La seconda spiegazione che posso darmi è una realtà interna traumatizzata che non accetta il problema e lo accentua negando a se stessa anche quel piccolo vezzo di vanità che concede il vestire. Quest'ultimo fattore apre, a sua volta, due strade:
    La prima è una naturale (traumatica solo all'inizio) flessione del carattere e la conseguente accettazione del disagio.
    La seconda è una rottura della personalità (cerco di spiegarmi il più chiaramente possibile anche se non è facile), in sostanza il cervello raccoglie il trauma e, per difesa, impedisce ogni pulsione che potrebbe provocare traumi psicologici più seri.
    Anche in questi ultimi due casi rilevo piccoli dilemmi quotidiani risolvibili con un po' di pazienza.
    La mente dell'essere umano è uno strumento efficacissimo; così come quando ti tagli un dito il corpo interviene a sanare la ferita, il cervello interviene da solo a contrastare il piccolo complesso.

    Veniamo alle questioni più complicate. Accettare se stessi. Il corpo subisce mutazioni continue, dalla nascita alla vecchiaia l'aspetto muta percettibilmente (anche se la trasformazione è graduale e quindi difficile da rilevare) ogni 300 giorni, questa sequenza di trasformazioni diventa visibile ogni 5 o 6 anni. Il corpo è abituato a cambiare sia per fattori naturali che per fattori artificiali.
    Il corpo si trasforma per mantenersi vivo. La pelle, ad esempio, cede gradualmente la propria razione di energia agli altri organi interni e perde turgidità con gli anni.

    Il problema nasce (ovviamente) solo a livello cosciente. Il fatto di ritenersi o meno accettabili è una considerazione logica, analitica e schematica. Ci si compara a modelli di bellezza imposti dalla logica (non sto dicendo che questo è sbagliato, ovviamente) e ci si valuta, si emette un giudizio verso se stessi.

    Mi rendo conto che dalla situazione che mi descrivi quella che hai emesso verso te stessa è una "sentenza" più che un pensiero. Quello che potrebbe risultare ovvio ed ovviamente difficile da considerare in questo caso è che l'aspetto esteriore sarebbe comunque degenerato con gli anni, il complesso nasce dal fatto che questa trasformazione è avvenuta repentinamente ed artificialmente.
    Non è possibile accettare tutto questo in pochi mesi, ne in pochi anni. L'abitudine a se stessi, al proprio aspetto ed alle proprie relazioni sociali (a qualsiasi livello) è un processo lento e più veloci sono le trasformazioni e più è lento il processo per accettarle.
    Non esiste una magia o una terapia che possa rendere questo procedimento più veloce, esistono, invece, delle terapie in grado di renderlo più agevole, più sereno e più pacifico.

    Dividiamo, per un istante, il cervello in due parti (due gemellini), un lato non cosciente ed un lato cosciente. Il lato non cosciente ha già innescato il meccanismo di adattamento, sta cercando di adeguarsi al cambiamento e lo sta anche facendo molto bene. Il gemello cosciente, da buon bambino "capriccioso", si oppone ad esso accampando scusanti, sentenziando, perchè (come è naturale) non vuole arrendersi, vorrebbe cambiare le cose e vorrebbe cambiarle in un istante.

    Che le cose possano cambiare, be', seppur difficile è una possibilità da non eliminare definitivamente. Chissà cosa inventeranno tra cinque o dieci anni ...
    Il fatto di volerle cambiare immediatamente è la causa principale del trauma verso se stessi.
    Il gemello bravo tende ad adattarsi, il gemello impaziente glielo impedisce = conflitto, sbalzi d'umore, depressione, tensioni ed affini ....

    Non è qualcosa che posso trasmetterti tramite un computer, è solo un punto di vista tradotto nel minor numero possibile di parole.
    Difficile da comprendere appieno, difficile da accettare, difficile da mettere in pratica in maniera autonoma.

    Quello che cerco di mettere in luce è che ciò che avviene dentro di te è assolutamente naturale ed ovvio, e quello che ti causa il complesso è il contrasto tra ciò che vorresti e ciò che è possibile. Solitamente l'essere umano tende al piacere e quando il piacere non è possibile allora ripiega sull'allontanamento dal dolore.
    Il gemello buono (l'inconscio) lavora naturalmente in questo senso, cerca di raccogliere piacere o cerca di scaricare il dolore (ansia, frustrazione ... ) e la frustrazione inconscia viene repressa dalla coscienza, pertanto agisce in profondità fino a quando non viene rimossa definitivamente.

    La frustrazione cosciente, l'ansia, l'impazienza corroborano la frustrazione di fondo e la mantengono persistente. Il dolore nasce solo a questo livello. Il corpo umano è una macchina che si adatta naturalmente agli eventi della vita, non c'è un modo per accettare coscientemente un corpo trasformato, c'è solo un modo per lasciare che il corpo si accetti da solo, senza emettere sentenze definitive su se stessi, anche se risulta ovviamente difficile.

    Il tema che Neva ha affrontato prevede spiegazioni molto difficili e richiede dei concetti piuttosto profondi. Così vorrei solo trasmettere che quello che si prova è perfettamente conforme alla natura del problema e che è solo una paura (naturale) a rendere visibile questo complesso. Di fronte ad un problema attualmente non risolvibile sarebbe consigliabile uno o due cicli di psicoterapia se si manifestano in maniera molto evidente i seguenti sintomi:
    1. ci si scopre ad isolarsi ripetutamente(anche quando si può uscire non se ne ha voglia, si tende a non telefonare agli amici ...)
    2. gli sbalzi d'umore si fanno più frequenti (normalmente a cicli settimanali)
    3. si tende a non mangiare o mangiare troppo (o semplicemente a volerlo) nonostante la dieta consigliata
    4. si entra in una fase di bisogno di possedere (acquisti incontrollati, forti gelosie famigliari)
    5. problemi del sonno (insonnia o narcolessia)
    6. impeti frequenti ed ingiustificati di aggressività
    7. stravolgimento della personalità (inversione pressocchè completa dei bisogni)

    Questi sintomi rivelano che il problema psicologico dell'accettazione di se stessi diventa sempre più cosciente e che l'inconscio non riesce più ad arginare le naturali quanto lievi ciclotomie (cambiamenti dell'umore) che derivano da traumi del genere.

    Ho cercato, per quanto possibile, di spiegare il problema di fondo, il segreto (che tanto segreto non è) è solo quello di non contrastare se stessi, di sentirsi liberi limitatamente alle possibilità di agire e di fare.

    Sono del parere che, in ogni caso, al di la di ogni possibile evento, esistano delle forze che non è possibile combattere, il passato, purtroppo, non si cambia, e proprio per questo conviene cambiare il presente ed il futuro. Combattere contro un avversario invincibile (se stessi) è sempre deleterio, così conviene evitare ogni possibile complesso con un bel respiro ed uno "STOP" (magari a voce alta) in ogni momento in cui ci si dovesse sorprendere in pensieri disadattanti, deviare il pensiero su altro e lasciare che la propria natura inconscia segua la via di una guarigione, anche se non fisica, almeno psicologica, con uno stratagemma molto semplice, apparentemente banale e sciocco, il quale ha dimostrato una, seppur blanda, efficacia dopo 21 giorni di rigida applicazione costante.
    Se vorrete ne parlerò più diffusamente.

    Chiedo scusa se, a volte, posso esser apparso superificiale, pleonastico o insensibile, se conoscessi una parola magica vi assicuro che la pubblicherei su ogni sito che conosco, conosco solo i benefici che nascono dall'azione libera dell'inconscio e dalla serenità perchè siamo stati "progettati" con una lenta e spiccata capacità di adattamento, se il tempo non fosse limitato questi complessi sarebbero risolvibilissimi ed ognuno, in qualsiasi situazione egli versi, accetterebbe se stesso con naturale tranquillità.

    Un abbraccio.

  4. #4
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    Caro Nando, GRAZIE ,GRAZIE, E ANCORA GRAZIE
    Non avere alcun timore che ciò che scrivi ,non possa essere compreso, ciò che è verità ,viene comunque sempre recepito! Se non con il sapere dell’ intelletto e della cultura, la dove sono carenti, viene recepito con il sapere del cuore.Ti faccio un’esempio. Oggi pomeriggio sono passati da casa mia ,una coppia di marito e moglie, miei vicini d’abitazione.Sono un pò avanti negli anni, lui ha la quinta elementare,e lei appena la seconda ( tra l’altro sono persone meravigliose ), ebbene ho letto a loro ciò che hai scritto ieri sera, “ sentivo “ che avrebbero capito; e così è stato. Hanno voluto che rileggessi un’altra volta, non per comprendere meglio, ma per cercare di memorizzare. Quindi grazie,anche a nome loro.
    In me ,oltre la gratitudine,c’è anche un po’ di apprensione, perché purtroppo, mi sono riconosciuta…in alcuni dei sintomi che hai descritto, e giuro che alla prossima persona che si azzarderà a dirmi :-come sei brava Neva, tu si che sei una donna forte, ma come hai accettato bene la situazione,come hai saputo adattarti, bè ripeto, a questa persona…spaccherò la testa!
    Mi chiedo anche, se il fatto che io sia “ brava “non sia una scusante per le persone che mi stanno vicine, infatti ,tranquillizzate e deresponsabilizzate, possono proseguire …oltre.
    Non so se sono riuscita a spiegarmi bene, purtroppo non possiedo la tua capacità…d’espressione .Per dirla come Leopardi , “ lingua mortal non dice ,quel che io sentiva in seno.
    Ansiosa di leggere lo …stratagemma dei ventun giorni, un’abbraccio Neva

  5. #5
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    Be', possiamo continuare a ringraziarci vicendevolmente fino a che uno dei due si commuove per primo!!

    Le persone tendono a compartecipare e quando lo fanno si sentono colpevoli del loro stato di benessere se, davanti a loro, qualcuno (anche in maniera leggera) dimostra di star male.
    Allora nasce l'impulso di dover dire qualcosa. Io consiglio quotidianamente ai miei interlocutori di parlare solo se hanno qualcosa di più interessante da dire del silenzio ... magari ci sono modi più delicati di chiedere maggiori ragguagli sul senso di ciò che è stato detto ...
    Le persone che parlano, tanto per parlare, si offendono. Gli altri tentano di spiegarsi meglio.

    Il fatto di elogiare il tuo comportamento o di mettere l'accento sulla tua "Forza" è il modo con cui i tuoi amici ti comunicano la loro vicinanza e la loro disponibilità. Già il fatto che te lo dicano significa che ti sono vicini ... sono li a dirtelo o lo fanno con una telefonata; insomma, ti pensano. E questo è importante per chiunque.

    La società sta, lentamente, inaridendo il vocabolario con cui ci si esprime comunemente. I sentimenti hanno poche definizioni e, perlopiù imprecise o fraintendibili.
    Così penso che le persone che ti sono realmente vicine con il loro "Brava Neva" tentino di comunicarti la loro amicizia e la loro stima per paura che tu non riesca a coglierla in pieno.
    Se da un lato hanno paura che tu minimizzi il loro affetto, dall'altro vorrebbero che tu sapessi che apprezzano il modo che hai di fare, che gli sei simpatica, che stanno bene insieme a te.
    Immagino che nessuno stia li a valutare le tue reazioni, immagino che nessuno ti dica "brava" pensando che questo basti a farti felice. Il loro scopo è buono ed apprezzabile, ma non sempre uno scopo apprezzabile sfocia in un risultato positivo.

    Io fumo quintali di sigarette per essere meno nervoso. Lo scopo è buono, ma i risultati sono pessimi!! :P

    La "forza", quella che i latini chiamavano "vis", non fa parte del nostro tempo. La "forza" moderna è diventata una risposta alla paura. Come il debole istrice punta gli aculei per non essere mangiato, così l'uomo gonfia il suo ego o i suoi muscoli per non essere attaccato, così le persone si dimostrano superiori per paura di essere giudicati.
    Quando i tuoi amici parlano della tua "forza" probabilmente si riferiscono al fatto che trovi tanti stimoli nella vita, questo non significa che hai accettato la situazione, significa che continui a vivere, oscillando come il "pendolo" di Schopenhauer tra dolore e noia, nel centro dell'oscillazione del pendolo, ovvero tra gli estremi equidistanti, trovi lo spazio per interessarti alla vita, per stimolare la tua curiosità (una situazione comune quanto normale). E' ovvio che in modo ciclico ti possa insorgere un sentimento sconfortante o un nodo apparentemente insolubile. Questo capita a chiunque, in alcuni è più lieve, in altri è più forte, rimane comunque una costante dell'adattamento incrementale all'ambiente.
    I tuoi amici si immedesimano nella tua situazione e si immaginano braccati da un destino incontrovertibile (lo ignorano e possono solo immaginare, e l'immaginazione ingigantisce ogni problema!). Vedono che tu reagisci in modo più energico rispetto a quanto (immaginano) sarebbero capaci e ti considerano una persona più "capace".
    Io lo apprezzerei perchè è esattamente così che nascono gli idoli!!
    Scherzi a parte, questa, secondo il mio modestissimo parere, è sinonimo di "Stima". Così, con le loro parole inefficaci tentano di comunicarti stima e vicinanza, magari tu lo sai già, ma loro hanno paura che tu non lo sappia. Ed ecco che ritorna in auge la tua frase leopardiana:
    Lingua mortal non dice ciò ch'io sentiva in seno ...

    Per quanto riguarda i sintomi non vorrei averti allarmato più del dovuto. Se li hai riconosciuti, in linea di massima, significa che sono coscienti e quindi prodotti da una traslazione della tua paura (ovvia e naturale). Non li vedo così preoccupanti. Se, invece, dovessero essere i tuoi amici a farteli notare, allora, puoi iniziare a considerarli sotto una luce differente e, magari, fare quattro chiacchiere con un terapeuta, o meglio, uno psichiatra. Lo psicologo è adatto ad un altro tipo di sintomi, lo psichiatra è più ferrato su tematiche mediche e, al pari di uno psicoterapeuta sa come affrontare il problema, con il vantaggio che, essendo il tuo disagio reale (non vedi lumache assassine invaderti il letto, vero?), ha più sistemi per accompagnarti verso la serenità.

    Se vuoi, per scrupolo, fai quattro chiacchiere con lui, non potrà che farti bene! Una volta l'anno ci vado anche io, non ho problemi particolari, gli racconto quello che faccio e quello che penso ... è un modo per controllare ... non si sa mai!

    Sono contento che tu e i tuoi amici abbiate colto il senso di quanto ho detto e, d'accordo o meno che siate, vi ringrazio e ringrazio particolarmente te come ambasciatrice!

    Ti mando un bacione.
    E' un piacere partecipare alle tue iniziative (almeno una tra le mille!!) ... ma non ti riposi mai?!?
    ciao ciao.
    Nando!

  6. #6
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    Caro Nando, che siano gli amici a dirmi “ brava “, non mi crea problema. Ma il problema nasce , perché a dirmelo, sono i familiari ! Ed’è a qualcuno di loro , che probabilmente… spaccherò la testa! Per quanto riguarda i sintomi, ahimè , li riconosco da sola, continuo a recidere, a tagliare.
    Appena avrò reciso e tagliato tutto , che altro farò ?
    Non mi riposo mai? Ma senti da che pulpito viene la predica!!!
    Io continuo a ringraziarti, vedremo chi fra noi si commuove per primo, tieni presente, che io sono “ tosta “!
    T’abbraccio
    NEVA


 

 

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