Il partito democratico è già in crisi... di nervi
Il Partito Democratico deve ancora nascere, ma le varie puerpere sembrano già tutte sull’orlo di una crisi di nervi. Fassino dice di essere stanco di leggere ogni mattina qualche sermone contro di lui, Parisi continua a ripetere le sue critiche feroci alla gestione "burocratica" con cui è stato portato avanti il processo costituente, Bordon ipotizza addirittura un congresso parallelo a quello della Margherita a cui far partecipare gli scontenti e i cespugli centristi dell’Unione, il ministro Santagata annuncia che non parteciperà alle assise del suo partito, considerate come "una conta per bande".
Una polveriera pronta a esplodere, insomma. Nonostante gli sforzi congiunti di Fassino e Rutelli, dunque, sembra prendere corpo in modo concreto, in casa riformista, l’opposizione ai due segretari.
In questo senso, l’intervento del sindaco di Roma Veltroni al congresso romano della Quercia sembra aver rappresentato un vero e proprio segnale per chi attendeva un sostegno autorevole per impedire la saldatura al timone del Pd delle segreterie dei due partiti fondatori.
Il fuoco concentrico di Veltroni e dei parisiani sulle segreterie ds e dl si intensifica e sembra in grado di produrre qualche effetto concreto, che potrebbe riservare sorprese nelle assise dei due partiti. Tanto che il vertice fra i tre coordinatori ulivisti Soro, Migliavacca e Barbi, che ha riesumato il famoso "popolo delle primarie" per coinvolgerlo nella composizione dell’Assemblea costituente, ha perso ogni valenza politica, perché soppiantato dalla guerra aperta che si è ormai scatenata all’interno dei partiti.
Una guerra in cui si è ritagliato un ruolo di primissimo piano Arturo Parisi, che qualche giornale ha paragonato a Mao Tse Tung, cioè a colui che predicava di "bombardare il quartier generale".
In verità, il ministro della Difesa sta bombardando da tempo sia il quartier generale del suo partito, sia quello diessino, ponendo a entrambi il problema del "bagno democratico", della necessità cioè che l’Assemblea costituente sia un organismo votato dal popolo dell’Ulivo, quello chiamato a fare le primarie e poi riposto in un cassetto.
E che, non sentendosi coinvolto, sta abbandonando la nave, tanto che gli ultimi sondaggi hanno visto scendere il Partito Democratico sotto la soglia del 25%, circostanza che Prodi ha definito "una sciagura".
In questo caos creativo, una sola cosa è certa: che la sinistra italiana sta per cambiare ancora una volta configurazione, ma nessuno è in grado di sapere quale sarà l’approdo finale.
PotereSinistro




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