L’irlandese che con il ‘low cost’ ha reso l’Europa più piccola
«Cosa, quindici euro? Con molto meno noi portiamo la gente a Londra». Vestito da gladiatore, a bordo di una mongolfiera, Michael O’Leary, l’amministratore delegato della Ryanair, commentava così il prezzo del biglietto del tour panoramico su Roma. Era due anni fa, nel corso della conferenza stampa tenuta sui cieli della capitale per festeggiare il boom di nuove rotte da Ciampino della sua compagnia, il più grande vettore low cost d’Europa. Una delle sue più clamorose provocazioni. Da carcerato, poi da militare a bordo di un carrarmato, da torero e persino da Leonardo da Vinci: per denunciare ostacoli e ritorsioni oppure nuovi record e idee innovative, O’Leary si è travestito in mille modi.
Indossava camicia celeste e jeans scoloriti, il suo abbigliamento preferito, all’incontro con la conferenza stampa in cui, la settimana scorsa ha annunciato il lancio di rotte transatlantiche. L'accordo "cieli aperti" tra Stati Uniti ed Europa gli consente di fare un balzo nei voli diretti da continente a continente, dove i carrier a sconto hanno cominciato ad operare da pochissimo tempo. I biglietti, ha detto, potranno costare anche solo 10 euro. Come spesso succede dopo i suoi annunci, i primi a farsi sentire sono stati gli scettici. «Il modello industriale di Ryanair sinora è risultato superbo, ma questo potrebbe essere un passo eccessivo. Molto probabilmente dovrà pensarci due volte prima di entrare su un mercato che è già incredibilmente competitivo», ha commentato David Buik, analista di Bgc Partners a Londra. Il titolo Ryanair, ha perso lo 0,6% alla City. Minima cosa per un gigante che negli ultimi 12 mesi ha guadagnato il 66%. E chi lo conosce bene è pronto a scommettere che anche stavolta darà filo da torcere ai carrier tradizionali su quelle che sono considerate le rotte più redditizie.
Ha preso in mano la compagnia nel 1985, quando aveva un solo aereo. Oggi sulle ali di una flotta di 133 "Boeing 737" raggiunge 130 destinazioni in Europa e ha portato la società a una capitalizzazione di 9,3 miliardi di euro, terza nel mondo per valore di mercato. "No frills, non delays", niente fronzoli, niente perdite di tempo, è il motto che ama ripetere, sorridente, per sintetizzare la formula del successo della società che dopo dieci anni aveva condotto al primo posto in Europa per fatturato e poi per capitalizzazione. Una formula che vale anche per sé: fissa gli appuntamenti alle 7 del mattino, negli aeroporti dove va a trattare accordi, negli aeroporti defilati dove arrivano le navette degli scali minori. Quarantasei anni, da tre sposato con un figlio, è tra gli uomini più ricchi d’Irlanda. Vive a Mullingar, nella campagna irlandese, dove ha un allevamento di cavalli purosangue: lo scorso anno ha vinto la Gold Cup di Cheltenham, una delle più importanti corse. Sono la sua passione insieme all’allevamento di Aberdeen Angus, razza pregiata di mucche. Spigoloso, poco propenso ai compromessi, di nemici se n’è fatti tanti. Lo criticano anche per la targa di taxi pagata profumatamente che sulla Mercedes classe S gli consente di imboccare le vie riservate, per evitare il traffico verso l’aeroporto di Dublino, quartier generale della compagnia.
Da Ciampino a Pisa, da Bergamo Orio al Serio a Ronchi dei Legionari, negli scali minori dov’è arrivata una rotta Ryanair sono giunti turisti, alberghi e affari. Ma nel 2003 ha dovuto sospendere i collegamenti tra Stansted (Londra) e Strasburgo, per l’apertura di un’inchiesta che lo accusava di prendere sussidi illegittimi. Oggi, quella stessa strategia di incentivi è diventata una prassi, seguita dalle stesse compagnie di linea che un tempo lo denunciavano.
La prima idea vincente di Michael O’Leary è stata quella di importare in Europa i voli low cost, inventati dall’americana Southwest Airlines che, tranne qualche momento di stallo, da oltre trent’anni tiene testa al mercato. L’ha chiamato al timone Tony Ryan, il fondatore della Ryanair, suo compagno di scuola per il quale lavorava già come revisore dei conti. Quando ha accettato l’incarico, Ryanair perdeva 20 milioni di sterline. Un anno dopo ne guadagnava 200.000. Aerei tutti uguali; oltre il 90% delle prenotazioni su Internet, snack a bordo solo a pagamento: il modello di business è studiato nelle scuole di management. Ma lui ci mette di suo. Ha convinto i passeggeri a non spedire il bagaglio, penalizzato con 6 euro, per ridurre la permanenza dei velivoli a terra: il 45% dei passeggeri, dichiara il gruppo, lo fa. Con le sue tariffe, le più basse d’Europa, ha lanciato la moda dei viaggi mordiefuggi per visitare musei o fare solo shopping, opportunità in passato appannaggio di pochi ricchi. Ma la corsa ai tagli ha convinto anche imprese e uomini d’affari che a prezzi discount raggiungono le mete più impensabili.
Neanche gli attentati terroristici del 2001, che hanno messo in ginocchio i vettori americani, hanno fermato O’Leary, l’unico che continuava a mettere pubblicità sui giornali, quando tutti la cancellavano. Non riconosce i sindacati, lo accusano di turni massacranti per i piloti; lui ha risposto a colpi di ampliamenti di flotta anticipati, impennata delle azioni, voli gratis e un’opa su Aer Lingus, la concorrente irlandese, lanciata lo scorso anno. Ora tutti stanno alla finestra, aspettando il nuovo terremoto sui servizi intercontinentali. L’investimento sarà tra i 100 e i 200 milioni di euro, da "un collocamento privato" e non dalle casse di Ryanair, ha dichiarato O’Leary. Anche in questo caso agli scettici contrappone la tacita fiducia del suo presidente, che lo affianca da oltre 15 anni: David Bonderman, fondatore della Tpg, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo. Uno a cui non manca certo il fiuto per gli affari.
(p.jad.)
Affari&Finanza




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