A Pasqua si muore. Si muore giovani, all'alba, su una strada. La morte prima di strapparti la vita ti ha rubato il sorriso, il sorriso dei 23 anni e di una vita ancora tutta da costruire. Non ci sono parole, solo lacrime e senso di impotenza. Forse c'è una sola risposta, ma è una risposta che non possiamo dare noi. E' una risposta che ci deve Dio, per la sua fedeltà e il suo amore: la resurrezione.
“La resurrezione dei morti è quanto di più difforme si possa immaginare dall’esperienza comune e dalle ragionevoli aspettative umane. Eppure il Simbolo degli Apostoli afferma la “resurrezione della carne” per “la vita eterna”, e il Credo di Nicea-Costantinopoli afferma la “resurrezione dei morti” per “la vita del mondo che verrà”. Se ci si limitasse a parlare di resurrezione dei morti per la vita eterna, forse sarebbe ancora possibile dare un’interpretazione metaforica di questa verità. Ma dalle formule usate nei due venerandi testi della Chiesa antica risalta l’affermazione che sarà la carne a risuscitare per vivere nel mondo che verrà. E su questo non sono ammesse interpretazioni metaforiche: questa è la promessa di Cristo, il cuore di quell’annuncio cristiano che noi troppo spesso tendiamo a dimenticare, fingendo di non vedere ciò che la Scritture stesse dicono chiaramente”
(S. Quinzio, Mysterium iniquitatis, Adelphi, Milano, 1995, p. 15.)




Rispondi Citando