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  1. #1
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    Predefinito I fondali del comunismo

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    PECHINO – Chen e Yao erano marito e moglie. Contadini di un minuscolo villaggio nella Provincia Hubei, il centro-sud della Cina. Il 22 febbraio, appena cinque giorni dopo le feste del Capodanno cinese, si sono gettati nel fiume Azzurro, con una corda che attorcigliava e univa i corpi. Travolti da un dramma di povertà e d’amore. Prima di incamminarsi alla riva, mano nella mano, avevano scritto un brevissimo testamento e lo avevano infilato nella cartelletta con la diagnosi dei medici i quali certificavano la malattia del loro figliuolo: «Nostri fratelli e sorelle non sentitevi giù per noi. Non sappiamo come fare con l’epatite di Zebiao (…) Non siamo bravi, scusate. Noi due non ci separiamo, stiamo insieme per sempre. Il fiume è la nostra casa». Nonostante un inverno meno gelido del solito, quel giorno era molto freddo. Il Fiume Azzurro li ha accolti. Cinque settimane più tardi, Chen e Yao erano abbracciati. Qualche chilometro a sud, galleggiavano sulle acque limacciose dello Yangtze, plurimillenario simbolo di vita e di morte. Non avevano potuto raccogliere i soldi per rimettere in piedi Zebiao, ormai debole, con gli occhi gialli e la pelle che aveva preso lo stesso colore della carta che si brucia nei funerali in segno di commemorazione dei defunti. «Ming zhi» si chiama questa carta, gialla pure essa. E si erano ammazzati così. Legati per sempre. Silenziosi. Innamorati. Disperati. Con l’immagine del bambino – non più bambino – sofferente. Lui, 38 anni. Lei, 34. Il loro cuore era stato devastato da una notizia: il dodicenne, Zebiao, l’unico erede della povera coppia, aveva una brutta epatite e proprio non sapevano dove andare a sbattere la testa per aiutarlo a guarire, per provare a restituirgli il sorriso. Tanti li avevano consigliati: portatelo al pronto soccorso. Ci mancherebbe. Ma le visite costano, i ricoveri costano, le medicine costano. Nei borghi rurali dove ancora vivono – o forse sopravvivono – 800 milioni di lavoratori della terra ritrovarsi a letto, immobili, con una qualsiasi infezione è un calvario terribile. Se non paghi non hai scampo. O tocchi i risparmi o ti tieni la malattia. Che sia un semplice raffreddore o una guaio più serio devi usare la moneta contante. Chen e Yao, sono una storia simbolo di questa Cina a mille facce. L’assicurazione sanitaria fino agli anni Ottanta era obbligatoria e copriva l’intera popolazione delle campagne. Poi le modernizzazioni e la scoperta del mercato hanno cancellato il welfare. E i contadini, protagonisti e martiri di tutte le rivoluzioni politiche ai tempi di Mao, si sono ritrovati un'altra volta senza paracadute. Vittime della paranoie ai tempi del «Grande Balzo in Avanti» nel 1958. Vittime delle guardie rosse e delle purghe nel decennio fra il 1966 e il 1976. Ancora vittime oggi del progresso urbano e industriale. Un problema gravissimo per il governo che sta provando a ridistribuire la ricchezza ma che incontra difficoltà e resistenze. È stata avviata nel 2003 una parziale riforma con l’introduzione nei distretti rurali di una assicurazione su base volontaria. Un contadino versa annualmente una cifra modestissima (corrispondete al massimo a cinque euro) che confluisce in una cassa sostenuta da finanziamenti dello Stato. In questo modo le prestazioni ospedaliere, fino a una certa cifra, sono a titolo gratuito. Ciò che appare – ed è - come una parziale innovazione ha però effetti molto limitati. Il reddito dei contadini è talmente basso (sui 300 euro all’anno) che ancora una minoranza (tre su dieci, secondo le statistiche ufficiali) può permettersi di dirottare una somma, sia pure irrisoria, al fondo nazionale per la sanità. Chen e Yao avevano racimolato 800 yuan (circa 80 euro). Non bastavano. Per il ricovero del figlio ne servivano duemila. I parenti si erano mostrati solidali con la coppia. Chen e Yao però avevano una loro dignità da difendere e non accettavano «elemosine», questo ripetevano. E il 22 febbraio sono partiti mano nella mano verso il Fiume Azzurro. Li hanno raccolti un mese dopo. Il villaggio si è tassato con una colletta: il dodicenne Zebiao è andato all’ospedale per guarire e papà e mamma sono stati cremati. Il capo del villaggio nell’addio ha voluto ricordare un detto contadino: «Noi non temiamo la povertà, temiamo le malattie».

  2. #2
    Bolivariano
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    la Cina non è più comunista dalla morte di Mao.

  3. #3
    CIAVARDINI LIBERO
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    Citazione Originariamente Scritto da Bolivariano Visualizza Messaggio
    la Cina non è più comunista dalla morte di Mao.
    ha raggiunto lo stadio finale del comunismo...

    la fusione con l'ultra capitalismo!

  4. #4
    Mujâhid_Jihâd
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    Citazione Originariamente Scritto da Bolivariano Visualizza Messaggio
    la Cina non è più comunista dalla morte di Mao.
    Sarà, ma con tutto il rispetto mi pare che la snaturalizzazione, l'omologazione e l'annientamento del valore dell'Individuo fossero obiettivi portati avanti già da Mao...

  5. #5
    Mujâhid_Jihâd
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    Citazione Originariamente Scritto da Mujahid_Jihâd Visualizza Messaggio
    Sarà, ma con tutto il rispetto mi pare che la snaturalizzazione, l'omologazione e l'annientamento del valore dell'Individuo fossero obiettivi portati avanti già da Mao...
    Per inciso: non sto condannando tout-court i metodi di lotta rivoluzionaria maoista, ma il fine e l'ideologia materialista, economicista ed atea.

  6. #6
    Bolivariano
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Lombardoveneto Visualizza Messaggio
    ha raggiunto lo stadio finale del comunismo...

    la fusione con l'ultra capitalismo!
    Certo... però non lo dire quì su internet sennò sveli a tutti i nostri piani segreti...

  7. #7
    alfredoibba
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    condivido il discorso di Mujhaid Jihad

  8. #8
    Benni2003
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    Citazione Originariamente Scritto da Lombardoveneto Visualizza Messaggio
    ha raggiunto lo stadio finale del comunismo...

    la fusione con l'ultra capitalismo!
    .

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Mujahid_Jihâd Visualizza Messaggio
    Per inciso: non sto condannando tout-court i metodi di lotta rivoluzionaria maoista, ma il fine e l'ideologia materialista, economicista ed atea.
    Il Mao guerriero e romantico giunse all'epilogo con la politica stakanovista e fallimentare del "grande balzo in avanti" e con la condanna di Peng Dehuai, l'unico a cui stavano realmente a cuore le sorti di milioni di contadini e che mise in risalto la megalomania del presidente/imperatore, pagando tale gesto a caro prezzo.Ma cè da ricordare anche che tali episodi sono comuni da millenni nella storia cinese....per quanto il partito attuale con il prossimo piano quinquennale, stia cercando una soluzione a quei problemi che affliggono attualmente milioni di contadini (in primis le spese sanitarie ridotte quasi a zero), se realmente vi riuscissero, ci sarebbero non pochi grattacapi per noi europei........mi riferisco al numero di potenziali consumatori a livelli occidentali, prospettati da un'economista cinese nell'arco di vent'anni, con gli stessi standard di vita.....se ciò si avverasse quel pò che di stabile vi è in Europa, crollerebbe in men che non si dica....

  10. #10
    Alvise
    Ospite

    Predefinito Il volto bestiale del bolscevismo

    Buh!

 

 
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