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  1. #1
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    Predefinito 10 - Lite sull'anarchico che accoltellò il re

    Il cranio di Passannante conservato in formalina a Roma
    Ma il sindaco di Savoia di Lucania attacca il ministro
    Rutelli: seppellitelo nel suo paese
    di MARINA CAVALLIERI


    La scena dell'attentato a Umberto I in un quadro dell'Ottocento
    ROMA - "È falso tutto, il discorso di questa lettera mi sconvolge, la verità è stata distorta". Il sindaco Rosina Ricciardi, primo cittadino di Savoia di Lucania, è molto decisa e combattiva. E' indignata, non si dà pace per la lettera che il ministro Rutelli ha inviato, non accetta di essere messa sotto accusa. "Non ho mai ostacolato il ritorno dei resti di Passannante. Anzi, tutto l'iter è iniziato da me".

    Un fantasma si aggira nel piccolo centro della Basilicata e nelle stanze romane, è quello di Giovanni Passannante, l'anarchico che nel 1878 tentò di uccidere Umberto I con un coltellino da otto soldi, condannato, fu sepolto vivo in una cella dove per gli atroci tormenti impazzì. Morì in un manicomio. La vendetta però non finì lì. Fu decapitato, il cervello e il cranio, studiati in omaggio alle teorie lombrosiane, furono tenuti nella formalina e vengono tuttora conservati in un museo di Roma. Ma è come se l'anarchico, il cui corpo fu dato in pasto ai cani, non si fosse mai arreso.

    Sono state molte le iniziative perché i resti potessero riposare nel suo paese, che all'epoca, per punizione, fu privato del nome: da Salvia a Savoia di Lucania. Ora è intervenuto anche il ministro dei Beni Culturali Rutelli a chiedere con una lettera al sindaco che questa triste storia si concluda e la vendetta feroce di cui fu vittima l'anarchico abbia termine. "È mia convinzione che sia un dovere improcrastinabile dare pace ai resti terreni di Passannante. Il Museo Criminologico di Roma è da tempo pronto a consegnare la testa perché sia sepolta".

    Per Rutelli la vicenda "sta assumendo contorni non più tollerabili in un paese civile, sia dal punto di vista politico che umano. Ritengo doveroso trovare una soluzione degna di un paese ad alta civiltà giuridica quale è l'Italia, non dimenticando che nella vicenda sono coinvolti anche alcuni giovani discendenti dello stesso Passannante che hanno sottoscritto un appello che mi hanno trasmesso". Il ministro conclude la sua lettera al sindaco di Savoia di Lucania, chiedendo di "procedere nell'immediato a dare una risposta saggia ed equa" e che "la pietas non dovrebbe mai essere occultata da motivazioni ideologiche".

    La lettera è giunta al sindaco che ci tiene a spiegare: "Non c'è nessun ostacolo al rientro, tutta questa vicenda contro di me è nata nei teatri di Roma dove un attore, Ulderico Pesce, ha portato un lavoro teatrale finanziato grazie ad un progetto nato qui, perché a noi interessava far conoscere questa storia". Anche il sindaco vuole far tornare Passannante a casa. "Noi chiediamo che i resti stiano nel castello ma chiedo un aiuto al ministro Rutelli perché i lavori di ristrutturazione procedono lentamente".

    Il sindaco Rosina Ricciardi dice anche di aver invitato la famiglia di Passannante per dimostrare, carte alla mano, come ci sia un impegno preciso da parte del comune. Solo su una cosa il sindaco non è d'accordo: che Savoia di Lucania torni a chiamarsi Salvia. "Non sono favorevole ma nessuno lo è qui, siamo nati in Savoia indipendentemente dalla storia". Una storia che non è ancora finita.


    (24 marzo 2007)

  2. #2
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    Non mi dite niente ma la rassegna stampa non la trovo più.
    Chi può sposti per favore gli articoli nel posto giusto.

  3. #3
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    Insomma il regicidio, de facto, è il modo migliore per raggiungere la popolarita? Mi sfugge l'accanimento di Rutelli, se si tratta di accanimento.

  4. #4
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    Per chi volesse documentarsi, esiste un bel testo, autore Giuseppe Galzerano, titolo: Giovanni Passannante.
    I fatti, nudi e crudi:
    17 Novembre 1878, a Napoli, Giovanni Passannante, un cuoco originario di Salvia di Lucania, attenta al re Umberto I con un temperino acquistato col ricavato della vendita dell'unica giacchetta posseduta. Il gesto voleva essere una protesta in nome di una non meglio precisata "Repubblica Universale".
    Curiosamente, le giacchette in questa storia sono un leit motiv, infatti il sindaco di Salvia per comparire dinanzi al Re per scusarsi (ma di che, poi, mi chiedo, lui, il paese, che c'entravano con la responsabilità penale di una persona ben precisa ?) si dovette far prestare una giacchetta decorosa.
    Comunque, torniamo a quel grandissimo fetente: originario di un poverissimo paese, figlio di contadini poverissimi, impara a leggere e scrivere da solo (cioè senza andare a scuola) il che è già un primo indizio di moleste e prave intenzioni e gli procurerà guai anche prima. Infatti, sorpreso a leggere giornaletti sovversivi viene sbattuto fuori dalla trattoria in cui lavorava.
    Ovviamente, Benemerita, Pubblica Sicurezza e quant'altro si scatenano alla ricerca degli immancabili complici all'infame scippo della regale coscia, peraltro senza nulla trovare.
    Processato in 2 giorni, 6 e 7 marzo 1879 viene condannato a morte. Ma Umberto non è un tiranno come Ferdinando II che lasciò impiccare Agesilao Milano, è il futuro re Buono e quindi concede la grazia al reo, grazia della vita, s'intende. La pena fu commutata in ergastolo e scontata in una cella del penitenziario di Portolongone (Isola d'Elba). L'ambiente non offre molti comfort, è una cella al di sotto del livello del mare, buia, un pò umida, per sicurezza e buon peso è tenuto incatenato (18 kg il peso del ciondolo...).
    Nel giro di 10 anni di questo trattamento (ah, dimenticavo, assoluto, totale isolamento, non poteva nemmeno vedere o parlare ai secondini) è un simulacro d'uomo, pazzo, che si ciba dei propri escrementi.
    Purtroppo, Gladstone, così vigile nei casi delle carceri borboniche (nelle quali, sulla scorta delle testimonianze dei martiri in s.p.e. Poerio e Settembrini si ricevevano visite, si studiava filosofia...) era distratto da altri casi e non se ne occupò.
    Però, grazie all'attenzione sul caso dovuta ad Agostino Bertani viene quindi rinchiuso nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino dove consuma i suoi giorni fino al 1910.
    Le sue spoglie mortali vanno in una fossa comune, salvo testa e cervello che fanno tuttora bella mostra nel Museo Criminologico di Roma.
    Il caso sembrava essersi risolto già col precedente Governo di centrosinistra, Guardasigilli Diliberto, fu autorizzata la sepoltura di quei resti.
    Ma si sa come vanno le cose in Italia....che sia corona, che sia stella, è il paese del provvisorio definitivo.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Adriano1897 Visualizza Messaggio
    Insomma il regicidio, de facto, è il modo migliore per raggiungere la popolarita? Mi sfugge l'accanimento di Rutelli, se si tratta di accanimento.
    Dimostra solo il fatto che questo Ministro dei Beni Culturali si dimostra il più grande ignorante in fatto di storia che si possa ricordare.
    Se i resti di Passanante tornano in pompa magna a Savoia di Lucania, pagati da noi cittadini, mi chiedo come mai in America non abbiano ancora fatto un monumento all'assassino del Presidente Kennedy.
    Nato nei lontani '60 vito e abito a Milazzo. Padre di due figli e orgogliosamente medico chirurgo. Bersagliere di nascita

  6. #6
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    Federico,
    chi siamo noi per negare cristiana sepoltura a qualcuno?
    Qualcuno poi che ha già scontato , e come, in vita i suoi guai?
    Giusta la sepoltura di un uomo che , anche se tentato assassino, adesso risolve i suo conti direttamente con il Padreterno.

    E non illudiamoci. Presto qualche piazza o strada dedicata a Umberto I si trasformerà in piazza o via Passanante.
    Ma le cristiana sepoltura se la merita pure lui.

  7. #7
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    Ma infatti sono d'accordo che Passanante venga sepolto a Savoia di Lucania. Il problema è che si vuole trasformare la cosa in una cerimonia di carattere pubblico, il giorno dell'attentato al Re, sulle pressioni di un comunicato locale formato da gente che cerca solo di fare dell'apologia.
    Lo sai che all'epoca del Ministero Diliberto furono stanziati 30.000.000 di lire o 30.000 euro (non ricordo) per questa cerimonia)?
    Sulla sepoltura sono d'accordo, ma perchè si deve per forza trasformarla in un delirio neoborbonico-repubblicano sinistroide?

    Che i funerali avvengano in forma privata, con la famiglia dietro e basta, senza avvallo di comitati in un giorno con chiaro intento provocatorio ed insulti e manifesti a Casa Savoia.
    Nato nei lontani '60 vito e abito a Milazzo. Padre di due figli e orgogliosamente medico chirurgo. Bersagliere di nascita

  8. #8
    Napule
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    Citazione Originariamente Scritto da FedericoAmMI Visualizza Messaggio
    Ma infatti sono d'accordo che Passanante venga sepolto a Savoia di Lucania. Il problema è che si vuole trasformare la cosa in una cerimonia di carattere pubblico, il giorno dell'attentato al Re, sulle pressioni di un comunicato locale formato da gente che cerca solo di fare dell'apologia.
    Lo sai che all'epoca del Ministero Diliberto furono stanziati 30.000.000 di lire o 30.000 euro (non ricordo) per questa cerimonia)?
    Sulla sepoltura sono d'accordo, ma perchè si deve per forza trasformarla in un delirio neoborbonico-repubblicano sinistroide?

    Che i funerali avvengano in forma privata, con la famiglia dietro e basta, senza avvallo di comitati in un giorno con chiaro intento provocatorio ed insulti e manifesti a Casa Savoia.

    ha ragione federico.
    si ai funerali dei resti, ma la funzione sarà privata e senza seguito politico?
    ho i miei dubbi.


  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da sarchiapone Visualizza Messaggio
    Federico,
    chi siamo noi per negare cristiana sepoltura a qualcuno?
    Qualcuno poi che ha già scontato , e come, in vita i suoi guai?
    Giusta la sepoltura di un uomo che , anche se tentato assassino, adesso risolve i suo conti direttamente con il Padreterno.

    E non illudiamoci. Presto qualche piazza o strada dedicata a Umberto I si trasformerà in piazza o via Passanante.
    Ma le cristiana sepoltura se la merita pure lui.
    Citazione Originariamente Scritto da FedericoAmMI Visualizza Messaggio
    Ma infatti sono d'accordo che Passanante venga sepolto a Savoia di Lucania. Il problema è che si vuole trasformare la cosa in una cerimonia di carattere pubblico, il giorno dell'attentato al Re, sulle pressioni di un comunicato locale formato da gente che cerca solo di fare dell'apologia.
    Lo sai che all'epoca del Ministero Diliberto furono stanziati 30.000.000 di lire o 30.000 euro (non ricordo) per questa cerimonia)?
    Sulla sepoltura sono d'accordo, ma perchè si deve per forza trasformarla in un delirio neoborbonico-repubblicano sinistroide?

    Che i funerali avvengano in forma privata, con la famiglia dietro e basta, senza avvallo di comitati in un giorno con chiaro intento provocatorio ed insulti e manifesti a Casa Savoia.
    A Savoia di Lucania, che in un primo tempo sembrava volesse tornare al suo primitivo nome di Salvia, vi ha fatto visita Sergio Boschiero, ...con garbo e dialettica che gli sono propri, ha fatto desistere il consiglio comunale e rafforzato il sindaco.
    Per quanto riguarda l'argomento sepoltura, non ho nulla in contrario come dice Sarchiapone, ma ho tutti i dubbi e le paure paventate da Federico. Diventerà una gazzarra/manifestazione anarchica autorizzata dalla repubblica CONTRO Casa Savoia. Sono pronto a scommettere...

    Saluti

  10. #10
    Zarskoeselo
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    emmeauerre, trovo il tuo modo di esporre i fatti offensivo. E velenoso. Mi dirai e che c'è di velenoso e offensivo? Mi sono limitato ad esporre i fatti. Non non li hai esposti. Li hai resi tendenziosi con il tuo tono sarcastico e latore di una simpatia per l'assassino e non per la vittima dell'attentato. Mi citi settembrini? Si studiava filosofia nelle carceri borboniche? vuoi che ti citi Montefusco?
    esso era sotterraneo, tenebroso e fetido a tal punto che i presidi, i quali abitavano ai piani superiori del castello, erano costretti d'estate a sloggiare, tanto era il puzzo che promanava dal sottostante carcere. Nessun contadino avrebbe usato quegli androni neppure come stalle del proprio bestiame. Tra le popolazioni della provincia correvano storie spaventose di maltrattamenti e di sevizie ivi subite dai prigionieri. Nei registri dei decessi delle locali parrocchie è frequentissima al margine degli atti di morte l'annotazione "morto nel regio carcere". Alcuni versi popolari, riecheggianti vagamente quelli che Dante immaginò sulla porta dell'Inferno, suonavano così:

    Chi trase a Montefusco e po' se n'esce

    pò dì che nata vota nterra nasce.

    (chi entra a Montefusco e poi ne esce può dire che sulla Terra un'altra volta nasce)
    Ecco come il Castromediano ci riferisce:

    "Rimasti soli con la nostra desolazione non vi era altro cui appigliarsi se non coricarci su quel suolo a ciottoli. Così facemmo. La notte era diaccia e ventosa, la neve fioccava fitta sulle circostanti montagne ed il rovaio impetuoso entrava libero dalle imposte delle finestre, le quali chi sa da quanti anni non erano state curate. Ci coricammo adunque rimanendo vestiti e avvoltati nei mantelli e per non perire intirizziti dal freddo e per crearci un'atmosfera più tiepida, ci accostammo ed abbracciammo siffattamente l'un l'altro da parere una sola massa. Dopo stentatissima ora riapparve l'alba, ci alzammo con le ossa rotte e le membra fredde e indolenzite, sparuti come larve. Dalle fessure delle finestre vedemmo la neve biancheggiare sulle creste dei monti e la vedcemmo accumulata per circa 10 centimetri sul davanzale di esse" .

    Il trattamento durante gli anni di permanenza nel carcere fu durissimo, certamente più duro ed inumano di quello riservato agli assassini ed ai grassatori, che nel passato si erano avvicendati in quegli stessi locali in attesa di finire sulle forche. Il disagio maggiore, fisico e morale, era dato dalla ristrettezza dello spazio e dalla mancanza di qualunque forma di privacy, che obbligava a far tutto in pubblico. L'atmosfera era ammorbata dalle esalazioni ammoniacali e alle energiche rimostranze dei prigionieri perché si ponesse fine in qualche modo a quello sconcio, il crudele comandante del bagno penale una volta rispose: "l'acido ammoniacale fa bene alla salute!".
    Ci racconta il Nisco: "al Poerio sopravvenne affanno pettorale, al Castromediano bronchite ricorrente, al Pironti spinite, a Staglianò artrite, a Schiavone la perdita di un occhio, a diciassette rilassamento dell'anello inguinale; De Gennaro smarrì la ragione; furono emottoici Tuzzo, Serafino, Sticco: finirono per etisia Antonio Ferraro, Alfonso Zeuli e Vincenzo Cavallo; morirono di colera Mellucci, Cimmino, Pannunzio, Gatto e Torquato"

    Cerca di mantenere qulla tua solita apertura mentale ti prego...

 

 
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