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Discussione: I DS riabilitano Craxi

  1. #1
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    Predefinito I DS riabilitano Craxi

    Ultimamente è topranto di moda dare un giudizio "storico" su Bettino Craxi in particolare Luciano Violante ha affermato:
    «L'autocompiacimento per la propria diversità che a volte era arrogante pretesa di superiorità intellettuale e morale, la tradizionale disattenzione per i diritti civili in nome di un primato dei diritti sociali, la scarsa laicità nei rapporti con la società e la Chiesa, il lungo ostracismo alle riforme istituzionali sono difetti che noi Ds dobbiamo riconoscere».
    «Non basta una semplice parentesi in un discorso congressuale, ma occorre un'esplicita ammissione di errori politici gravi, che hanno pesato sulla storia d'Italia».
    «Questo silenzio fece di Craxi una sorta di capro espiatorio sull'altare del codice penale».(dal Corriere del 5 aprile)

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  2. #2
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    Craxi, Caldoro: Dai DS riabilitazione solo strumentale.



    “Che Craxi sia stato un capro espiatorio noi socialisti lo sosteniamo da circa 20 anni” ha dichiarato Stefano Caldoro Coordinatore uscente del nuovo PSI “solo oggi i Democratici di Sinistra per bocca di Violante riconoscono questa verità. Si ha il sospetto che questa riflessione sia sostenuta più che da sincera convinzione da mero calcolo politico: si riabilita Craxi solo per avere nel Partito Democratico qualche presenza ornamentale del socialismo riformista. Singoli socialisti” conclude Caldoro “ ai quali non si darà alcun ruolo e ne peso politico”.

  3. #3
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    Violante e il ‘92. Nereo Laroni
    Con nessun riguardo al comune senso del pudore, il Pubblico Ministero Luciano Violante procede oggi alla riabilitazione parziale di Craxi e a quella più ampia dei Socialisti.
    Anzi, fa di più. Pone la soluzione della questione socialista come una delle condizioni per la nascita del Partito Democratico.
    Di certo è questa seconda questione quella più attuale e oggi politicamente rilevante. Ma vale la pena di spendere poche parole sulla prima, aggiungendole a quello che ormai è diventato un leitmotiv sia per i dirigenti ex-post-neo comunisti sia per i più autorevoli commentatori politici indipendenti che ormai si divertono a irridere questa torrentizia propensione all’abiura.
    Certamente l’istituto dell’abiura è un istituto tipicamente comunista che ha la sua genesi nei processi staliniani, nella loro cultura, nella loro concezione del rispetto dell’avversario.
    Nel solco, non particolarmente glorioso, di questo modo di fare politica, Violante, ispiratore e espressione della pubblica accusa nella stagione del giustizialismo, aggiunge l’ultima perla tentando di rivalutare la stagione di Craxi e dei socialisti finalmente riconosciuti come forza innovativa e moderna.
    Prima di ciò abbiamo visto cancellare dall’albo di famiglia Stalin, poi si è messa la sordina a Togliatti e da ultimo si dice che Berlinguer sbagliò. Dalle foibe all’Ungheria, alla Cecoslovacchia, alla scala mobile, agli euromissili, al no all’Unione europea, al caso Moro e, chi più ne ha più ne metta, è una sequela infinita di errori confessati nei passaggi nodali della storia italiana.
    In un paese normale nessuno affiderebbe il Governo della cosa pubblica a simili campioni di coerenza. In Italia invece i Comunisti sono al governo e i Socialisti cancellati.
    Ma prima o dopo l’asino casca e oggi il più intelligente, intendiamoci di un’intelligenza alla Viscinski, degli ex-post-neo Comunisti, è costretto a riconoscere che non si fa il Partito Democratico senza aver risolto la questione socialista.
    Bene! Abbiano ben chiaro che con loro, nel Partito Democratico, i Socialisti non andranno mai!

    Nereo Laroni, Direzione Nazionale Nuovo PSI

  4. #4
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    Fassino riabilita Craxi
    “Nel Pantheon del Pd”
    Fassino e Parisi: i due sono al lavoro sul Partito Democratico

    Stavolta non è una citazione en passant, una semplice “toccata e fuga”. Stavolta Piero Fassino ha voluto collocare Bettino Craxi nientedimeno che nel “Pantheon del partito democratico”. A nove giorni dall’inizio del congresso dei Ds che segnerà di fatto lo scioglimento della Quercia nella prospettiva del nuovo partito dell’Ulivo, il segretario dei Ds, intervenendo a “Repubblica tv”, ha inserito nell’ideale tempio delle “divinità” politiche del Partito democratico, accanto a figure storiche del socialismo italiano (Francesco De Martino, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Bruno Buozzi, i fratelli Rosselli, Giacomo Matteotti) anche il socialista più detestato dai comunisti: «In questo Pantheon ci starebbe anche Craxi», perché «il Pd è il luogo in cui devono vivere tutti i riformisti, anche quelli che si riconoscono nella tradizione socialista».

    Per il segretario del partito che è il più diretto erede del Pci si tratta di una “riabilitazione” significativa, in controtendenza rispetto ad un giudizio antipatizzante, largamente diffuso nell’opinione pubblica di sinistra comunista e post-comunista e che a suo tempo fu sintetizzato dal giudizio di Enrico Berlinguer che arrivò ad affermare che con Craxi «una banda di gangster si è impadronita del Psi». Certo, dopo quel lapidario giudizio diversi altri se ne sono frapposti, col passare degli anni sempre meno severi e su questo tema specifico il più “revisionista” è stato proprio Fassino, al punto che è stato il segretario ds, al congresso della Quercia di due anni fa, ad inserire Craxi in un elenco di socialisti riformisti. Certo, allora come adesso, soltanto citazioni senza motivazioni specifiche, ma si tratta comunque di un cambio di atteggiamento rispetto alle aspre polemiche che si erano consumate nel passato.

    Semmai è curioso che Fassino riabiliti Craxi a conclusione di una settimana durante la quale, in coerenza con una certa tradizione del Pci, il segretario della Quercia ha portato a termine un’altra revisione storica di prima grandezza («Oggi non sono sicuro che non fosse giusto trattare con le Br pur di liberare Moro»), mentre ieri, sempre Fassino, ha annunciato un’altra iniziativa inattesa: «I conti con la storia vanno fatti con coerenza: per questo a fine giugno sarò a Mosca per rendere omaggio agli italiani vittime dei gulag staliniani». Il 29 giugno Fassino renderà omaggio a San Pietroburgo a quel migliaio di italiani, 300 dei quali comunisti e antifascisti, che dagli anni Trenta in poi furono deportati o fucilati nei lager sovietici, una tragedia alla quale l’allora segretario del Pci Palmiro Togliatti non seppe opporsi e di cui ora, 18 anni dopo la svolta della Bolognina, il leader ds in qualche modo si sente di doversi far “carico”.

    Nell’attivismo revisionista di Fassino c’è anche l’apertura di chi si pensa come possibile leader del partito democratico? E’ lui stesso ad ammettere che «il dibattito sulla leadership non appassiona la nostra gente perché non è il momento di decidere». Ma poiché quel momento non è lontanissimo (il congresso costituente del partito democratico dovrebbe tenersi nella primavera del 2008), Fassino introduce una significativa distinzione: «Il leader del Pd e colui che la coalizione candiderà come presidente del Consiglio sono figure che possono coincidere oppure no». In altre parole, Fassino vuol dire che chiunque assumerà la guida del Pd (e lui potrebbe essere in corsa) non sarà automaticamente il prossimo candidato del centrosinsitra per palazzo Chigi, perché le vere primarie vere quelle di coalizione e potrebber incoronare anche un altro personaggio. Per esempio Walter Veltroni? «E’ un esponente di punta dell’Ulivo e del Pd», si limita a dire Fassino. E Prodi? In una lettera all’”Unità” annuncia che il partito democratico dovrà avere l’Ulivo nel suo simbolo e dovrà essere «il partito dei cittadini».

    da La Stampa

 

 

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