Il business dell'aviaria
di: Alessio Mannucci
Poco meno di quattro mesi fa non si parlava d'altro: l'allerta, la conta dei cigni morti, gli appelli a non toccare gli uccelli schiantati al suolo, la discesa verticale della vendita dei polli, la corsa ad accaparrarsi gli antivirali e il fuoco incrociato di rassicurazioni e allarmi. In Italia, si diceva, erano apparsi i primi volatili colpiti dal virus dell'aviaria. Poi, il silenzio. Notizie sempre più rare e frammentarie. E i polli, come testimoniato dalla Confederazione italiana agricoltori, sono tornati sulle tavole.
Si è ricominciato a parlare di aviaria quando la Casa Bianca ha deciso di presentare il piano anti-pandemia parte seconda: dai vaccini ai farmaci fino alla distanza fisica da tenere tra i lavoratori o gli studenti che condividono lo stesso spazio. Gli Usa hanno opzionato venti milioni di dosi di vaccini. Sono stati messi da parte cinque milioni di farmaci anti-virali. Come il governo americano, hanno fatto gran parte dei paesi europei. Italia compresa: cinquanta milioni di euro la cifra stanziata per “prenotare” i vaccini (l'antidoto contro l'infezione non è ancora stato messo a punto) e la scorta di medicinali contro il virus.
Il 10 agosto scorso l'ex ministro della Salute Francesco Storace ha sottoscritto tre contratti di prelazione con aziende farmaceutiche per la sperimentazione e l'immissione sul mercato di questi vaccini. Circa 35 milioni di dosi. Nel frattempo, da più parti è emerso il dubbio che dietro l'allarme e il can-can mediatico si celi una strategia economico-terroristica. Silvio Garattini, direttore dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, ha parlato, senza mezzi termini, di “business”, senza togliere nulla alla effettiva pericolosità del virus. «Un'azienda - ha detto - produce più farmaci in situazioni di emergenza. Basta che un governo lo chieda e dia sostegno garantendo l'acquisto». Da diverse parti del mondo gli epidemiologi che contano i casi, umani in particolare, fanno rilevare che il numero è assai esiguo: poco più di duecento e, oltre il cinquanta per cento, ancora in vita.
Ma allora, è stato tutto un colossale raggiro ?
Wilina Lim, che lavora nell'Unità sanitaria governativa di Hong Kong, punta l'indice contro chi ha disegnato uno scenario apocalittico. l'epidemiologo Vittorio Demicheli, responsabile del Centro Malattie Infettive della Regione Piemonte, di recente nominato direttore dell'assessorato alla Sanità piemontese, esclude il rischio di pandemia umana: «La malattia è seria, con un buon livello di letalità, ma finché il contagio è confinato al contatto diretto la probabilità di una pandemia è quasi infinitesima». Nel settembre 2005, fà notare Demicheli, sull'isola di Malta c'è stato un grande congresso sulle pandemie, organizzato da case farmaceutiche. L'allarme è venuto poco dopo. «Aumentare la capacità produttiva di un vaccino è costoso e poco remunerativo. L'allarme è stato un modo di scaricare i costi sugli enti pubblici».
IN PRINCIPIO FU L'OCA
Domenica 7 maggio 2006, alle 21.30 su Rai Tre, è andata in onda la puntata di Report dal titolo “In Principo fu l'Oca”, di Sabrina Giannini. Report è andato sui luoghi dove per la prima volta dieci anni fa comparve il temuto virus aviario H5N1 (nella Cina meridionale), dove iniziò a colpire anche gli umani (a Hong Kong) e dove ha mietuto più vittime (in Vietnam). Visto dal Sudest asiatico, sorprende che in un tale sistema di convivenza uomo-animale le vittime siano poche decine e non milioni. Numerosi sono gli indizi e le testimonianze che ridimensionano l'aggressività del virus.
Dunque perché le agenzie internazionali hanno dato più rilievo agli scienziati allarmisti ?
La “pandemia della paura”, alimentata da un caotico susseguirsi di contraddittorie dichiarazioni ufficiali, finora ha portato soltanto benefici a coloro che grazie alle emergenze riempiono le casse (per esempio le agenzie internazionali come l'Organizzazione Mondiale della Sanità) e ai produttori di farmaci e vaccini, e con loro un importante uomo politico statunitense che possiede le azioni dell'azienda che ha inventato il farmaco antivirale più acquistato dai governi per la profilassi anti-pandemica.
L'inchiesta si conclude negli Stati Uniti, dove la “pandemia che non c'è” ha dato origine a uno schermo protettivo votato dal Congresso a tutela dei produttori di farmaci e vaccini qualora venissero intentate eventuali cause di risarcimento per danni alla salute conseguenti alla somministrazione del prodotto creato ad hoc per l'emergenza.
DAL TG 1
“Virus dei polli un altro morte sospetta in Indonesia, appello della FAO, più investimenti per fermare l'epidemia tra gli animali.
DONATO GRECO (Dir.Gen. prevenzione sanitaria)
È possibile che arrivi una pandemia influenzale nel nostri paese come nel resto del mondo dal virus mutato, per ora grazie a Dio non c'è e abbiamo motivo di ritenere che quest’anno c’è la siamo scampata.
DAL TG 1
“Aviaria: dopo i sei cigni contagiati nessun pollo è risultato infetto, ma dilaga la psicosi”.
DAL TG 5
Sposini mangia un pollo in diretta.
DAL TG 1
“Influenza dei polli: gli scienziati mobilitati per capire quando e come arriverà”.
BUSH 1 novembre 2005
Ma se la storia può insegnarci qualcosa c'è ragione ad essere preoccupati.
ANTONIO ALBANESE (dallo spettacolo “Psicoparty”)
Vedete, io sono il ministro della paura e come ben sapete senza la paura non si vive !
DAL TG 2
“Dopo l'allarme per l’influenza aviaria in Romania e Turchia il Ministro Storace chiede un decreto urgente con le misure per fermare il virus”.
ANTONIO ALBANESE (dallo spettacolo “Psicoparty”)
Una società senza paura è come una casa senza fondamenta: per questo io ci sarò sempre nel mio ufficio bianco, con la mia scrivania bianca di fronte al mio poster bianco... Aah che paura !!! Ci sarò sempre con i miei attrezzi del lavoro, la mia pulsantiera, pulsante giallo, pulsante arancione, pulsante rosso rispettivamente poca paura, abbastanza paura, paurissima. E seguendo correttamente questo stato d'animo io aiuto il mondo a mantenere ordine.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
La paura dell'aviaria ci ha angosciato molto, ha mandato a remengo un po’ di allevatori, ci è costata 90 milioni di euro per rimborsarli, che però chissà quando glieli daranno. Intanto, ogni volta che muore un'anatra da qualche parte ci vengono i capelli dritti. Quello che ci piacerebbe capire è se la paura è motivata, se è stata amplificata perché rende bene, in questo caso a chi, o se siamo tutti in preda al panico. Dagli Stati Uniti, alla Valpadana, dalla Cina al Vietnam.
VOX POP
Abbiamo paura sì, abbiamo paura.
7 maggio 2006