La fine dell’occupazione da parte degli operai Legler dell’inceneritore di Tossilo e della sede di “Nuoro ambiente” è avvenuta in seguito alla promessa di una firma per la cassaintegrazione, di cui avrebbe dovuto farsene carico la Banca nazionale del Lavoro e i cui crediti e interessi sarebbero a carico della Regione.
La vertenza ricorda un po’ ciò che avvenne agli operai della Cartiera di Arbatax quando, impegnati in un’azione dimostrativa, vennero convinti a scendere da un carro ponte alto 20 metri dopo che la Regione annunciò la costituzione di una società immobiliare per acquisire la Cartiera e salvarla dalla procedura fallimentare del tribunale bolognese.
Finora, come drammaticamente sanno gli operai della Cartiera, niente è stato fatto!
Ricorda le vertenze di tantissimi operai sardi convinti ad abbandonare la lotta di fronte a false promesse sul futuro e davanti ai lunghi tempi di trattativa, appositamente studiati e sperimentati con successo per assopire l’opinione pubblica e far sbollire la rabbia dei lavoratori che col tempo cercano di rifarsi una vita e si disperdono ognuno per la propria strada.
Ricorda un po’ tutte le vicende dell’industria in Sardigna perché la prassi, fin dall’ideazione del infausto “Piano di Rinascita” è sempre stata questa. I capitalisti continentali vengono nella nostra isola accolti dalla classe politica compradora sarda e dai sindacati italiani, affermando di avere i requisiti per competere nel mercato e “attirati” da sconsiderate montagne di finanziamenti pubblici; costruiscono le industrie e assumono gli operai, li sfruttano e quando i finanziamenti non piovono più si inventano, con la colpevole complicità e tolleranza di Regione e sindacati, una finta crisi produttiva per fare scappare questi veri e propri delinquenti con le tasche piene di soldi rubati ai sardi e trasferire le produzioni in Paesi dove la manodopera costa meno.
Ciò che rimane qua è una marea di disoccupati! Basti pensare che in provincia di Nuoro i dati dicono che i 275.000 abitanti vengono “mantenuti” dal lavoro di soli 70.000 lavoratori, i cassintegrati nell’ultimo anno sono raddoppiati fino a diventare 6.000!
In questo stato di emergenza sociale occorrono misure immediate, come l’obbligo di trasferire la propria sede legale in Sardigna e il divieto di spostare le produzioni fuori per chiunque abbia beneficiato di soldi pubblici e in futuro ne riceva, oltre che naturalmente rendere conto al popolo sardo sull’utilizzo di tali somme e su quali programmi di sviluppo si intendono avviare per le proprie aziende. Occorre anche che le lotte dei lavoratori sardi si fondano per incidere profondamente nella politica e per difendere la nostra terra da questi predatori e da chiunque voglia aprir loro la strada.
Tutta la nostra solidarietà agli operai della Legler, in lotta per i propri diritti!!!
Una lotta che molti, fin quando non ha creato disagio e tensione, hanno fatto finta di non aver visto, limitando il loro appoggio alla solita formale solidarietà, stando però sempre ben attenti a non puntare il dito su nessuno, come se nessuno sia responsabile.

Traballu sicuru!commo e derettu!
Gherra a su colonialismu!
Sotzialismu Indipendentzia!


-a Manca pro s’Indipendentzia-

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