Cita:
Citazione:
Benedetto Croce: “Chi non conosce la storia del passato non ha futuro”
I caduti italiani in Russia
Profanato un cimitero dove erano sepolti alpini, bersaglieri e fanti nostraniper costruire un centro commerciale
di Pier Franco Quaglieni
Leggo che in Ucraina (ex Unione Sovietica) è stato profanato un cimitero di soldati italiani caduti durante la seconda guerra mondiale. Nello stesso luogo stanno costruendo un centro commerciale. In quel cimitero erano sepolti alpini, bersaglieri e fanti italiani. Il presidente del centro ucraino per la storia, la solidarietà e i diritti umani ha chiesto l'immediata sospensione dei lavori da lui considerati illegali in un luogo cimiteriale. In Italia la notizia è passata sotto silenzio. Sapevamo come fosse difficile parlare dei Caduti italiani in Russia. Ad esempio, sulla facciata della chiesa di una grande città del Nord con grandi fatiche l'associazione dei reduci e delle famiglie dei caduti e dispersi in Russia ottenne l'inaugurazione di una lapida in ricordo dei caduti, eliminando però dal ricordo i reparti delle Camicie Nere che, pur avendo combattuto eroicamente, non andavano citate per ragioni di convenienza politica. I morti fascisti non devono essere citati se non per essere dileggiati come criminali. Solo dopo un iter burocratico infinito, superando mille ostacoli ed infinite diffidenze, il presidente ligure dell'Associazione dei reduci, Giuseppe Albertazzi, è riuscito ad inaugurare un cippo in una cittadina della riviera ligure, Albenga, che pure ebbe oltre sessanta tra caduti e dispersi tra i suoi cittadini, oltre che una Medaglia d'Oro al Valor Militare. Inaugurare quel cippo è stato un atto di coraggio, mentre di per se si sarebbe trattato di un atto dovuto.
Con la scusa della guerra fascista (cosa sicuramente vera) non è mai stato reso onore ai combattenti ed ai caduti della guerra 1940-1945 immolatisi nelle algide steppe di Russia come nei deserti africani bruciati dal sole. Il Presidente Cossiga conferì una Medaglia d'Oro al Valor Militare ai Caduti dispersi in Russia, ilPresidente Ciampi, andando al Sacrario di El Alamein, riuscì a “sdoganare” quei morti fino ad allora dimenticati. Ma sui caduti in Russia è rimasto un velo di oblìo. Sono pagine di storia dimenticate per ragioni squisitamente se non esclusivamente politiche. Diceva Benedetto Croce che chi non conosce la storia del passato non ha futuro. E' un monito che nell'Italia di oggi, priva di valori condivisi, risuona particolarmente impegnativo ed importante. Le giovani generazioni in particolare, educate in una scuola che spesso è approssimativa, malgrado il decreto Berlinguer abbia imposto lo studio del solo '900 nell'ultimo anno di scuola superiore, devono conoscere cosa è accaduto. Sarebbe importante per loro conoscere episodi tenuti nascosti per oltre cinquant'anni come le mattanze etniche delle foibe e l'esodo forzato di 350mila italiani d'Istria, Dalmazia e di Fiume dopo il trattato di pace del 1947. Senza fronzoli retorici, ma anche senza oblii ingiustificabili.
Scrittori come Rigoni Stern e Bedeschi ci hanno lasciato testimonianze umane e letterarie indimenticabili della tragedia dei nostri alpini in terra di Russia. L'Armir, sigla dell'Armata italiana in Russia, portò a combattere nell'estate del 1942 in URSS 230mila uomini che furono travolti dalla controffensiva sovietica dell'inverno 42-43. Le truppe italiane dovettero subire anche la slealtà dell'alleato tedesco che aggravò il dramma di soldati mal equipaggiati ed assolutamente non in condizioni di affrontare il gelo dell'inverno russo. Furono 84300 i caduti ed i dispersi. Non si può, ad esempio, dimenticare l'eroico sacrificio del reggimento Savoia Cavalleria che affrontò le mitragliatrici nemiche, caricando all'arma bianca e riuscendo a spezzare l'accerchiamento sovietico. Per dare un'idea di come si comportò il soldato italiano in Russia, ricordiamo che, mentre russi e tedeschi non facevano prigionieri, gli italiani seguirono sempre le norme che connotano la dignità di un vero soldato. La notizia che in Ucraina i poveri resti dei nostri soldati non vengano rispettati e siano state usate le ruspe per eliminare un cimitero di guerra dovrebbe suscitare reazioni in Parlamento e nel Paese, visto che il Governo di queste cose si disinteressa. Nel “don Camillo in Russia” di Giovannino Guareschi si narra di un episodio analogo: i russi, dov'erano stati sepolti i nostri soldati, avevano seminato del grano. Ci si riferiva agli anni della guerra fredda e della cortina di ferro. Oggi il nuovo episodio non trova la benchè minima giustificazione storico-politica. Perchè nessuno o quasi reagisce?
web
http://www.opinione.it/pages.php?dir.
217&aa=20 07