Durante l’incontro di ieri con il leader Prachanda, il primo ministro Girija Prasad Koirala ha chiesto che i maoisti riconsegnino le proprietà confiscate durante il conflitto, smettano di portare armi in pubblico e rinuncino ad amministrare direttamente la giustizia nelle zone sotto il loro controllo. Lo riferisce il sito dell’
Himalayan Times.
Il vertice di ieri fa parte di una serie di colloqui che si stanno svolgendo in questi giorni tra l’esecutivo e gli ex ribelli maoisti per la formazione di un governo ad interim. «Stiamo aspettando che i maoisti si adeguino all’accordo di pace siglato il 21 novembre. Questa è una condizione imprescindibile per il loro ingresso nel governo provvisorio» ha dichiarato, sempre secondi il sito nepalese, il ministro del Turismo, dell’Aviazione Civile e della Cultura Pradip Gyawali.
All’accordo del 21, che ha posto fine alla guerra civile scoppiata nel 1996, ne è seguito un altro il 28 novembre, che prevede il trasferimento di migliaia di ex combattenti maoisti in sette campi di raccolta sotto il controllo dell’Onu, fino alle elezioni del prossimo anno. A questi si dovrebbero affiancare altri 21 campi-satellite, sparsi nel Paese. L’intesa prevede inoltre che le parti adottino tutte le misure necessarie per cooperare ai fini del controllo del traffico illegale di armi e delle infiltrazioni di gruppi armati. Tutto in previsione della formazione di un’Assemblea Costituente che dovrebbe dare al Paese una nuova Carta costituzionale.
Sempre nella giornata di ieri Prachanda ha incontrato il segretario generale del Communist Party of Nepal (o United Marxist and Leninist) Madhav Kumar Nepal. Il leader maoista ha ribadito la condizione di avere dei membri all’interno del governo ad interim prima di procedere a elezioni, chiedendo che il Paese sia dichiarato Repubblica, ma Nepal ha insistito sulla consegna delle armi all’Onu quale passo imprescindibile per avviare un processo di normalizzazione nel Paese: «Ho chiesto espressamente al primo ministro di controllare il processo di consegna degli armamenti, e credo che l’esecutivo debba prendere ogni misura necessaria» La scorsa settimana, secondo quanto riferito dalla
Bbc, le Nazioni Unite avevano dichiarato che tutti gli ex ribelli e i loro armamenti erano stati registrati come prescritto dagli accordi, ma i membri del governo continuano a essere scettici, e molti ritengono che i maoisti abbiano armi nascoste.
A complicare ulteriormente la situazione, mercoledì scorso la Unmin, la Missione delle Nazioni Unite in Nepal, si è vista tagliare i fondi a 9,5 milioni di dollari rispetto ai 10 originariamente previsti. «La riduzione dei finanziamenti ci obbliga a ridurre il personale impiegato nella missione» ha dichiarato Madhu Raman Acharya, il rappresentante Onu in Nepal, precisando che gli uomini impiegati dovrebbero essere ridotti da 1.260 a 1.080. La nazionalizzazione dei beni reali Un passo avanti concreto è stato fatto dal governo in merito alla nazionalizzazione delle proprietà di Gyanendra. Martedì scorso il Consiglio dei ministri ha nominato una commissione di tre membri incaricata di censire i beni ereditati dall’ex sovrano, salito al trono nel 2001 dopo l’omicidio del fratello maggiore, e allora re, Birendra, della regina Aishwarya e di altri otto membri della sua famiglia. La commissione ha inoltre ricevuto l’incarico di nazionalizzare le proprietà e di sottoporle ad amministrazione fiduciaria.
Dopo aver sciolto il parlamento e instaurato un regime di monarchia assoluta nel maggio del 2002, nel febbraio 2005 Gyanendra aveva assunto la guida del governo, accusando il primo ministro Sher Bahadur Deuba di non aver protetto il Paese dalle violenze dei maoisti che in 10 anni di guerra civile avevano provocato la morte di oltre 13mila persone. Lo scorso aprile è stato costretto ad abdicare dopo violente rivolte popolari. Il 19 febbraio, in un messaggio alla nazione in occasione della Giornata nazionale della democrazia, Gyanendra ha dichiarato di volersi assumere la piena responsabilità morale per il fallimento dei 15 mesi del suo governo, difendendo però la sua decisione di assumere su di se tutti i poteri esecutivi, allo scopo di mantenere l’ordine e la legalità del Paese. Probabilmente questa è stata l’ultima volta che l’ex dittatore si è potuto rivolgere al popolo: contestualmente alla nazionalizzazione dei suoi beni, il governo ha anche vietato all’ex monarca di parlare in pubblico senza autorizzazione, definendo “anticostituzionale” il suo messaggio alla nazione.
Paolo Tosatti