L'ORRORE, L'ORRORE
di Maurizio Blondet

Ascolto in auto «Radio 24».
La mattina, un omosessuale dichiarato e una semi-colta petulante imbastiscono una trasmissione ridanciana tutta basata sulla «trasgressione» autorizzata, sulla «rottura dei tabù» già colpiti da interdetto da Repubblica o dall'Espresso.
E' la giornata delle donne che «non vogliono» aver figli; sono una comunità sempre più vasta, che attrae l'attenzione dei sondaggisti (ossia dei pubblicitari).
Viene dato il microfono ad una di costoro.
Dice che ha 29 anni, un «compagno» fisso, e che dall'età di 12 ha deciso di che non avrebbe avuto bambini.
Perché?
Perché, dice: «Se fai un figlio ti metti un estraneo in casa».
Subito una marea di telefonate di approvazione.
«Ti rovinano la vita», dice una.
«Devi dare addio alla carriera gratificante», interloquisce un'altra.
Una terza: «Se il rapporto col tuo uomo è in buon equilibrio, un figlio te lo rompe. Devi vivere per lui, non per te e la coppia».
Uno, uomo: «'Sti figli magari se drogano e se spiaccicano coll'auto er sabbato sera. E la tua vita è finita, come padre, magari a quarant'anni. Io me la voglio godere fino agli ottanta».
Tutte le telefonate su questo tono.
Orgogliose ammissioni di un egoismo totale, di rifiuto di amare, che vengono esaltate come «libertà».
Con un figlio «ti metti in casa un estraneo»: è una frase agghiacciante, detta con la sicumera di chi crede di esercitare un diritto.
Il non voler figli perché magari muoiono a 16 anni, 'sti scemi, in auto er sabbato sera', è un'altra frase spaventosa.
Dice: non voglio amare nessuno, perché amare può far soffrire.
Un programma di vita orrendo, da criminali.
Forse per questo abbiamo tanti bulli e idioti adolescenti, suicidi del sabato sera: «sentono» questo clima a casa, e si provano, dementi come sono, a sfidarlo sfidando i genitori-estranei: faccio cose enormi, così ti accorgerai di me.
Se resto paralizzato su una sedia a rotelle, «dovrai» curarmi.
Sono i figli che ci meritiamo.


Su Il Giornale, l'ottimo Filippo Facci cita una proposta fatta da due magistrati, Scarpinato e Ingroia, ai tempi di Mani Pulite, quando il Parlamento intero era inquisito.
I due giudici proposero (testuale) di «sospendere la democrazia aritmetica al fine di salvare la democrazia sostanziale».
Agghiacciante.
In un Paese normale, due membri dell'ordine giudiziario dovrebbero immediatamente essere espulsi dall'ordine medesimo per queste parole.
Si può essere scettici sulla «democrazia»: ma due membri del potere che invitano a sospendere la «democrazia aritmetica» sono nemici, che la democrazia (se esistesse) dovrebbe eliminare.
La democrazia «aritmetica» è la norma fondamentale del sistema democratico, non un optional da sospendere quando pare.
Senza dire che anche Lenin disprezzò la democrazia «formale», e impose la democrazia «sostanziale» ossia la dittatura del proletariato, con i Gulag e i genocidi conseguenti.
Quanti magistrati covano, nel loro intimo e in attesa dell'occasione, la dittatura totalitaria?
Ogni totalitarismo s'è affermato appunto col pretesto di salvare la «democrazia sostanziale».
A proposito: Fassino ha scoperto che il comunismo, ossia l'ideologia cui ha aderito per tutta la vita, ha prodotto i Gulag.
E andrà a Mosca per commemorare, dice, «le vittime di Stalin».
Ancora una volta, il segretario del PCI si accorge degli errori del comunismo: con trent'anni di ritardo; ha ammesso inoltre che la linea della fermezza che portò all'omicidio di Aldo Moro era un errore.
Ora scopre che il comunismo aveva i campi di concentramento.
Da trenta a settant'anni di ritardo per accorgersi degli «errori» cui si è partecipato e che si è approvati: è qualcosa che dovrebbe squalificare un politico in modo definitivo.
Fassino dovrebbe dire: scusate, non ne abbiamo fatta una giusta, ci ritiriamo dalla politica e ci chiudiamo in una trappa a meditare sulla nostra incredibile idiozia, politica e morale insieme. Invece no.
Fassino riconosce gli «errori» perché adesso i comunisti devono assumere l'ultima maschera e subire l'estrema metamorfosi, quella del partito democratico «all'americana» - che nessun militante di sinistra vuole, ma che è stato ordinato da qualche centrale massonica e finanziaria come condizione per l'ultimo definitivo sdoganamento.
Lo fa per un tornaconto, non per una seria revisione di coscienza.
Doveva farlo 70 anni fa, quando sarebbe stato ancora utile.


Invece, i comunisti italiani hanno criminalizzato e soppresso (civilmente, o anche fisicamente) chi coraggiosamente denunciava per tempo la verità, ossia i gulag sovietici.
E non, come dice oggi Fassino, i «gulag di Stalin»: fu Lenin a istituirli, nel 1917, ossia l'anno inaugurale della «democrazia sostanziale» proletaria, con le prime infornate di esseri umani alle Solovki, dove tutti morirono nei 60 gradi sottozero.
Ormai i morti di quegli errori, a milioni, sono confusi tra le zolle della terra siberiana.
Che dire?
Dovremmo tirare pomodori a questi fini politici che si accorgono di aver sbagliato con mezzo secolo di ritardo, e oggi ci vogliono comandare (fra trent'anni ci diranno che i loro ordini erano sbagliati, ma pazienza).
E che non ci dicono che se hanno sbagliato, non era perché erano stupidi (lo sono, ma non più della media), ma perché la loro ideologia li spingeva a mentire, a rigettare l'evidenza, ad applaudire crimini di massa, a negare che i gulag esistevano, a inveire contro chi li denunciava, a proclamare che i cingolati con la stella rossa portavano agli ungheresi la libertà, minacciata dalla «reazione» nel 1956.
Non lo dicono, perché l'ideologia è ancora quella.
Materialismo «dialettico», dove «dialettico» significa adattamento acrobatico alle circostanze attuali; «dialettica» significa che la verità può essere usata strumentalmente, come la menzogna e sullo stesso piano, se serve ad arrivare al potere.
Pentitismo, forma suprema del leninismo.
Sono tre elementi del nostro oggi.
Un solo commento è possibile: quello che Conrad, nel suo immortale «Cuore di Tenebra», mise in bocca a Kurtz, il capo di una stazione coloniale nel Congo belga.
Oggi, ai lettori, "Cuore di Tenebra" rischia di restare incomprensibile.
Perché noi veniamo dopo Stalin, dopo i totalitarismi ideologici e senza pietà, dopo il liberismo ideologico, disumano e usuraio (l'ultima ideologia), e perciò Kurtz ci sembra «normale».
Perché Kurtz è appunto il modello dell'uomo totalitario: un uomo tecnicamente civilizzato, che porta la sua tecnica nel fondo del cuore selvaggio dell'Africa per dominare i primitivi in modo totale.
E li domina insieme da civilizzato e da selvaggio di ritorno: ossia con tutti i mezzi tecnici della civiltà e nessuno dei limiti morali.
Un selvaggio onnipotente, che non si dà più alcun limite, che deliberatamente si scioglie da ogni «superstizione» umana, ed esercita un potere soggiogante come «razionalità» senza più un briciolo di coscienza.


Questo è l'uomo totalitario.
Questo è il Kurtz di Conrad, che oggi ci sembra enigmatico perché non ci appare più strano, ma «la norma»: uomini del tutto simili ci circondano, sono ai vertici della banche e nei governi, nelle multinazionali e nella «politica».
Solo un indizio rivela che Conrad non si è ancora assuefatto ad un tipo umano che, ai suoi tempi, albeggiava appena.
A Kurtz, morente di qualche malattia tropicale, strappato ai suoi negri, schiavi soggiogati e volontari, che lo difendono perché lo credono un dio (anche Stalin fu un dio dei comunisti), mette in bocca due ultime parole: «L'Orrore, l'Orrore».
Con la maiuscola e con l'articolo.
Non è un orrore, è «The Horror».
L'Orrore che Kurtz riconosce nell'agonia, il suo orrore, è il satanico.
L'anticristo che è in lui.
Questo stesso anticristo è oggi in ciascuno di noi, in qualche misura ci sporca tutti.
Quanti di noi pensano che avere un figlio è «mettersi un estraneo in casa».
Oppure: non voglio amare, sennò rischio di soffrire.
O che la democrazia può essere sospesa e sostituita con una giunta di magistrati, custodi della "Volontà Generale", e ovviamente esercitanti un controllo non controllato, dunque totalmente oppressivo.
Oppure, quanti dicono: riconosco di aver sbagliato, ma non per emendarmi, solo per potermi accaparrare più potere.
E nessuno di costoro che pronuncia queste ammissioni agghiaccianti ha nemmeno più il barlume di coscienza di Kurtz di fronte alla morte.
Nessuno di loro sussurra «Orrore, Orrore».
Se non riconosciamo anche noi, questo Orrore, siamo tutti perduti.