Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Juventudi Sarda
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    SARDINNYA .:. Unidadi patriòtica e populari po s’Indipendéntzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu!
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    Predefinito Adesione alla manifestazione contro l’occupazione militare del 14 Marzo a Capo Frasca

    Il Tzírculu Comunista Natzionalitàriu “28 de Abrili” aderisce alla manifestazione di sabato 14 Aprile, con partenza da Sant’Antonio di Santadi alle 140 e conclusione a Capo Frasca, indetta dal Comitato unitario contro l’occupazione della Sardegna.
    La lotta contro la drammatica piaga dell’occupazione militare, tassello strategicamente fondamentale nella più ampia operazione di colonizzazione politica della Nazione Sarda, è uno dei fronti su cui da sempre siamo più impegnati e attivi, e a Capo Frasca porteremo insieme alle altre forze anticolonialiste presenti quelle parole d’ordine introdotte decenni fa dal movimento indipendentista e ora fatte proprie da settori sempre più ampi della politica e della società civile.
    Il poligono di Capo Frasca, in particolare, esteso su un territorio di 1.416 ettari (e comportante anche l’interdizione a un’“area di sicurezza” di 3 miglia lungo la fascia costiera da Punta dello Schiamone a Capo Frasca e di 3 miglia quadrate all’interno del Golfo di Oristano) e utilizzato dalle Aeronautiche e dalle Marine italiane, tedesche e Nato,ha significato per le popolazioni del luogo la totale distruzione di tutte le strutture comunitarie precedentemente esistenti: complice l’espropriazione dei terreni (peraltro mai indennizzata), il divieto di pesca e la presenza di ordigni inesplosi sulla terra e nel mare, e la conseguente emigrazione della quasi totalità degli abitanti, Sant’Antonio di Santadi è praticamente un paese morto.
    Negli ultimi tempi inoltre si sono registrati diversi casi di morte per contaminazione da uranio impoverito o patologie simili di militari che hanno prestato servizio presso questo poligono, per non parlare dei gravi disturbi di salute riscontrati negli abitanti di queste zone.
    E’ ora di dire BASTA ai soprusi dell’occupazione militare di Capo Frasca, così some di tutta la Sardinnya; è ora che il Popolo Sardo riprenda in mano la gestione del proprio territorio secondo quelli che sono i suoi autentici interessi collettivi e comunitari!

    A FORAS IS BASIS MILITARIS!
    A FORAS IS MILITARIS STRANJUS!
    SARDINNYA LIBERA ET ARRUBIA!




    Casteddu, 12 de Abrili de su 2007

    Tzírculu Comunista Natzionalitàriu “28 de Abrili”
    po s’Indipendèntzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu

  2. #2
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    ottima iniziativa, lottate e tenete duro.
    Sempre dalla parte di chi lotta per difendere il proprio territorio da logiche estranee ai bisogni popolari e comuni. Ogni italiano che tiene davvero alla rinascita comunitaria della patria multinazionale ( cosi' la sento io ) dovrebbe interessarsi in primis a lotte di questo calibro.
    Anche se non condivido il progetto scissionista sardo, appoggio ogni lotta comunitaria e antimilitarista ( cioé contro il militarismo che di certo non rappresenta un interesse popolare di difesa, ma solo aggressività e colonizzazione ).

    quindi, sono con voi.


  3. #3
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    Ottimo! Siamo tutti con voi!

  4. #4
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    Mi aggiungo ai compagni. Portate con voi il saluto e l'appoggio del comitato di redazione di Comunità e Resistenza e delle Comunità Proletarie Resistenti.

    A luta continua

  5. #5
    ghost dog
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    ottima iniziativa, lottate e tenete duro.
    Sempre dalla parte di chi lotta per difendere il proprio territorio da logiche estranee ai bisogni popolari e comuni. Ogni italiano che tiene davvero alla rinascita comunitaria della patria multinazionale ( cosi' la sento io ) dovrebbe interessarsi in primis a lotte di questo calibro.
    Anche se non condivido il progetto scissionista sardo, appoggio ogni lotta comunitaria e antimilitarista ( cioé contro il militarismo che di certo non rappresenta un interesse popolare di difesa, ma solo aggressività e colonizzazione ).

    quindi, sono con voi.


    <<(…) Non vi è quindi per noi altra via che assumere finalmente e decisamente la posizione che ci compete, in parallelo e in comunione con la lotta che conducono gli altri popoli coloniali e le comunità etniche che non hanno ancora ottenuto la libertà e l’indipendenza politica ed economica. La grande rivoluzione sociale della nostra isola, nonostante lo sforzo disperato che i sardi migliori sino ad oggi hanno compiuto, è ancora lontana. Alle baronie feudali dei tempi passati si sono sostituite oggi le non meno spietate baronie del neo-capitalismo colonialista, della burocrazia onnipotente, del sindacalismo di importazione, dell’occupazione militare e poliziesca. Baronie di un nuovo feudalesimo che ha svilito e raffrenato ogni e qualunque processo di sviluppo, in una sorta di orgiastica congregazione tra operatori capitalisti e gruppi di sindacalisti politicanti, guidati e sorretti da gruppi di potere centralisti, tutto a danno dei lavoratori sardi, oggi – come ieri, e più di ieri- costretti a emigrare per sfamarsi e dare un contenuto umano alle loro esistenze. (…)>>.
    - Antonio Simon Mossa, 10 giugno del 1967 , Ollollai.

    <<(…) Perché siamo in questa posizione di “indipendentismo”? Primo: perché noi sardi siamo diversi dagli altri popoli, per ragioni etniche, di cultura, di civiltà, di mentalità e sempre abbiamo conservato questa differenza che non ci consente una qualunque integrazione con altri popoli, come quello italiano, o francese, o spagnolo. Ma questa differenza, unita alla comune origine della nostra civiltà nel grembo del Mediterraneo, ci consente di vivere in piena armonia con tutti quei popoli, l’italiano, il francese, il catalano, lo spagnolo, il maghrebino, in una “unione” spirituale che è però il contrario di una unione politica di sottomissione. Perché siamo un popolo così piccolo che la subordinazione diventa inevitabile >>.

    - Antonio Simon Mossa; convegno di Lula, 26 novembre 1967.


    L'autodeterminazione è l'unico modo che noi abbiamo per continuare ad esistere come popolo.
    Siamo stati una civiltà molto diversa da quella italiana, e benchè fino ad oggi la nostra sopravvivenza sia stata equiparabile a quella delle braci sotto la cenere, in questo momento i nuovi sviluppi del colonialismo e della tecno-crazia rendono impellente un processo di piena autodecisione nazionale.
    Certo, nei tempi e nei modi più opportuni ed intelligenti.
    Come diceva il padre politico Antonio Simon Mossa, è questa dell'indipendenza l'unica strada per costruire con tutti i popoli rivieraschi una fratellanza autentica.
    Laddove, chiaramente, l'autodecisione nazionale rifiutasse di fare luce su tutti quei processi di potere che stanno a monte dello stesso colonialismo, per affrontarli seriamente, tutto perderebbe di significato e cadrebbe nelle trappole terrificanti e tetre della "società dello spettacolo".

    Non c'è nessuna scissione; si "scinde" ciò che è unito: è piuttosto una acquisizione di sovranità da parte di una entità storica nettamente definita rispetto ad ogni altra.
    E' come svegliarsi da un lungo sonno.

    pake e afradiamentu
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

 

 

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