Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Predefinito piccola disquisizione: comunitario o nazionalitario?

    Mi veniva in mente, tra una pausa e l'altra di noiosi e pressanti studi economici sui maledetti parametri di Maastricht, di dare spazio a una piccola questione, che da semantica può diventare, per me, sostanziale.
    Il nostro movimento politico si chiama comunismo nazionalitario.
    Ora senza scendere nei dettagli della discussione sul senso della nazione ( parola che francamente non mi spaventa affatto e non mi richiama necessariamente alla mente il nazionalismo pericoloso e etnico) , volevo solo fare un'osservazione:
    non trovate che in fondo, viste le nostre posizione, sia più ideoneae pregnante la parola comunità rispetto alla parola nazione ?
    Vedo nel concetto di comunità qualcosa di esplicitamente più aperto e vivente nel presente , cioé non legato alla spasmodica ricerca maniacale delle origine etniche dei popoli. Mi sembra un concetto molto più costruttivo e meno ricercato. Non sto affatto negando il valore delle nazioni ( come entità riconoscibili dall'esistenza di lingua, di tradizioni e di storia comune) che permane importante, ma penso che il concetto di comunità sia la giusta dimensione che ricerchiamo tra l'universale e il particolare, sia il filtro umano tra la considerazione della propria dimensione universale e quella collettiva più identificabile. Inoltre il comunismo delle comunità dovrebbe avere come proposta proprio la creazione di spazi comunitari vicini agli individui dotati di autodeterminazione e di partecipazione democratica diretta alle scelte della vita quotidiana. Le comunità si dovrebbero poi organizzare in federazioni più ampie e coese che potrebbero essere le nazioni, ma non necessariamente quelle intese nel senso di comunanza di lingua cultura o persino etnia.
    Quando penso a una rinascita dei popoli italiani, d'altronde, immagino esattamente comunità piccole federate in reti di comunità solidali all'interno di una stessa patria, dove il fatto di essere una nazionalità distinta storicamente da un'altra non ha necessariamente un'influenza fondamentale.
    Per questa ragione il termine comunismo delle comunità o comunismo comunitario mi sembra decisamente più significativo e pregnante di comunismo nazionalitario.
    Non è un consiglio di cambiamento di un'etichetta, ma solo uno spunto di riflessione ( anche i nomi hanno una loro importanza decisiva...e questo oggi in pochi lo capiscono ).

  2. #2
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    ottimo spunto! spero che gli "ideologi" scentifici del forum accettino con passione la riflessione, per me veramente importante...
    ciao terraeamore spero di conoscerti di persona presto!

  3. #3
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    La discriminante non è tra il significato che noi come CN diamo alle parole etimologicamente ma all'uso diverso che ne facciamo. Mentre per noi CN il comunitarismo è un indirizzo filosofico, il nazionalitarismo è un indirizzo politico. Quindi i due principi si sviluppano su piani che si intersecano nella costruzione teorica ma che comunque debbono rimanere distinti. Per questo quando ci definiamo politicamente preferiamo dirci comunisti nazionalitari e non comunisti comunitaristi.

    A luta continua

  4. #4
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    Esatto, sandinista, è proprio li che volevo arrivare. Il profilo politico ci indica la presenza di nazioni come soggetti storici dove costruire comunità politiche comuniste o comunque dove resistere al capitalismo globale occidentalizzante e mercificatorio. Ma siamo certi che il richiamo alla nazione come entità di resistenza e di creazione di progetti socialisti sia prioritario rispetto al richiamo ( in questo forum sicuramente sentitissimo ) alla comunità ,sia come microentità a diretta partecipazione politica degli individui, sia come macroentità potenzilamente plurinazionale ( il patriottismo può perfettamente essere trasversale a concetti come la lingua parlata o le sngole tradizioni condivise ) ?.
    Ripeto non è uno sminuire il concetto di nazione, che rivendico come storicamente esisitente e degno di essere valorizzato, attraverso l'approfondimento delle culture e delle lingue relative.
    Dico soltanto che la comunità può e spesso deve essere multinazionale a livello macro, e subnazionale a livello micro.
    Quindi per me la nazione rimane un'importante riferimento culturale,ma non necessariamente un richiamo politico fondante.
    Poi ovviamente c' è da intendersi sul significato di nazione, ma mi rimetto alla definizione enciclopedica, di comunanza di lingua ,cultura e etnia ( quest'ultima non essenziale come parametro).
    Se scendiamo ad analizzare ciò che accade in concreto in Spagna ( che è un paese che conosco abbastanza ) ci accorgiamo che il fattore nazionalitario, anche quando sbandierato da forze pseudocomuniste, rischia sempre di avere un risvolto esclusivista, scissionista e in definitiva anticomunitario. L'esempio della Spagna è importante perché la patria spagnola ( da secoli unita e multinazionale ) ha vissuto gloriosissimi momenti di solidarietà e unità, quali la lotta dei comunisti al Franchismo, per cui la solidarietà tra un castigliano e un catalano ( due nazioni diverse ) è storicamente fondata, forte e innegabile ( se vogliamo uscire dalla propaganda del nazionalismo scissionista borghese ). Lo zio della mia ragazza, catalano, ha combattuto per decenni nella clandestinità a fianco di andalusi, baschi, galiziani, asturiani eccetera. E la solidarietà interispanica è stato un elemento importante nella ricostruzione ( presa poi tragicamente in mano dalla borghesia atlantista ) della Spagna.
    Questo per dire che il nazionalismo catalano ed anche il basco, oggi, pretendono di spezzare in nome di una diversità etnica e linguistica ( peraltro ampiamente e orgogliosamente ...e viva Dio...riconosciuta) l'unità interispanica.
    Questo solo per parlare del rischio che il richiamo nazionalitario può avere ( so bene che nazionalitarismo differisce notevolmente da nazionalismo...su questo non ci piove).
    Il richiamo alla comunità, invece, mi sembra conforme a una visione costruttiva di comunità politiche attorno al cui progetto politico concreto le persone si stringono ( senza per ciò negare il fattore storico e quindi anche, in alcuni casi, nazionale).
    Nelle stesse analisi di Preve emerge sempre una grande ammirazione ( che io condivido ) per gli esperimenti di comunità ispirate a un patriottismo multinazionale che allo stesso tempo riconoscono il valore delle nazioni.
    Come già dissi in altre occasioni Iraq e Jugoslavia li vedo sempre come ottimi esempi storici.
    Insomma la mia idea è ripartire dalle comunità, costruire comunità politiche vive, e allo stesso tempo rispettare e anzi valorizzare tutto ciò che è tradizione e storia comune, quindi il concetto di nazione, ma senza che la nazione diventi un prerequisito di creazione comunitaria.

  5. #5
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    peraltro, ci tengo a sottolineare, che do un valore altissimo al patriottismo inteso come amore per la prorpia patria, come orgoglio di appartenere a un'entità politica.
    Al contrario di tanti benpensanti occidentali figli della peggiore borghesia, ai quali quando Fidel Castro dice " Patria o muerte, venceremos " , gli si accapona la pelle ( sognando un mondo globale senza confini ), a me invece commuove pensando alla resistenza el popolo cubano ai diktat della globalizzazione finanziaria. A Cuba, una patria c' è .

 

 

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