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Discussione: Libertà di opinione

  1. #1
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    Wink Libertà di opinione

    Che senso ha osservare scrupolosamente leggi che esistono solo nel mondo virtuale (divieto di scrivere sul forum vittoriano), se poi non si osservano leggi che esistono nella vita reale (Regie Patenti)?

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Che senso ha osservare scrupolosamente leggi che esistono solo nel mondo virtuale (divieto di scrivere sul forum vittoriano), se poi non si osservano leggi che esistono nella vita reale (Regie Patenti)?

    se il primo a non osservare le regie patenti è il "presunto" (per alcuni non per me) capo della casa reale, il figlio maschio dell'ultimo Re d'Italia, allora facciamo tutti un po' quel cacchio che ci pare.
    Ieri alla trasmissione "l'antipatico" di Belpietro (che ho visto solo nella parte conclusiva) ha detto che lui neanche nomina il cugino Amedeo Duca di Savoia e che alle "pretese" di quest'ultimo a lui viene da ridere.
    Bravo rida,rida che mille anni di dinastia li ha buttati alle ortiche con i suoi sconsiderati comportamenti!
    Si legga le lettere del padre prima di ridere.

  3. #3
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    Cari Monarchici, perdonate l' intrusione!

    se pensiamo o meno allo stesso modo non ha importanza; io non sentenzio nulla per nessuno; da monarchico sono legittimista, e da legittimista non amo le innovazioni, con un retrogusto involontario, certo, ma un po giacobino! Non intendo offendere nessuno, Mioei cari!
    Non ghigliottiniamo nessuno allora! Se anche noi pochi ( rispetto ad altri ) ci si mostra divisi non facciamo un buon servizio all' ideale monarchico!
    avremo meno persone a cui proporre la nostra prospettiva istituzionale: cerchiamo di essere capaci di mutuare dei valori, perchè chi visita i due forum presenti , che io conosca( o ve ne sono altri?) possa attingere idee e forse un giorno condividere i nostri ideali. Se un giorno vi sarà una restaurazione - e la pendenza, sempre che vi sia, sarà chiarita - allora tutti i Principi serviranno alla causa!
    Io ho apprezzato per quanto mi è stato detto il silenzio del Principe Vittorio riguardo al Duca, come ho apprezzato il no comment del duca dopo la baruffa di Madrid.
    Prortate pace e non divisione tra persone che hanno nelle vene un sangue molto prossimo!
    Avanti Savoia
    Vs Bizzzarrro


    a voi il meglio vs Bizzzarrro

  4. #4
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    Carissimo Bizzzarrro, anche noi siamo tutti legittimisti. Per esserlo, basta amare Umberto II come lui amò noi, e basta seguire il suo volere. Il Re scrisse lettere autografe dal contenuto inoppugnabile, e noi non possiamo non tenerle presenti.
    Se ce le dimenticassimo, e se facessimo finta che non esistessero, prenderemmo in giro noi stessi, Umberto II e l'ideale monarchico in generale.
    Il Re esautorò persolamente suo figlio, e per iscritto, come non tenerlo presente? Chi siamo noi per contraddire il Re, che aveva i suoi buonissimi motivi? Che soffrì, ma che prese questa scelta?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Carissimo Bizzzarrro, anche noi siamo tutti legittimisti. Per esserlo, basta amare Umberto II come lui amò noi, e basta seguire il suo volere. Il Re scrisse lettere autografe dal contenuto inoppugnabile, e noi non possiamo non tenerle presenti.
    Se ce le dimenticassimo, e se facessimo finta che non esistessero, prenderemmo in giro noi stessi, Umberto II e l'ideale monarchico in generale.
    Il Re esautorò persolamente suo figlio, e per iscritto, come non tenerlo presente? Chi siamo noi per contraddire il Re, che aveva i suoi buonissimi motivi? Che soffrì, ma che prese questa scelta?
    sono assolutamente d'accordo!
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  6. #6
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    Predefinito Carissimi Gilbert e Serendipity

    Grazie per l' attenzione. Forse mi fu detto altro da chi merita il nostro rispetto, un giormo ma sono fatti privati.
    io mi permetto di pubblicare qui - e poi ritenete opportuno mantenetelo o siate liberi di cestinare - quanto ha scritto recentemenmte l' avv Malnati.
    Ma no creaiamo ulteriori divisioni: eravati presenti nel 84, ad un anno dalla morte del Re? allora quasi tutte le associazioni si sdoppiarono, allora ambivano alle presidenze delle stuttuyure monarchiche, ora la queaestio è più grave. e questo senza ne favorire ne condannare
    poi in iun secondo post vi passo una richiesta di auto che penso - e mi permetto - di poter condividere con Voi.

    ++++++++++cito uno stralcio di Malnati da Agenzia Tricolore ++++++++++++
    Altre dimostrazioni dell’infondatezza delle tesi aostane

    Franco Malnati
    ( omissis) Tutta la dissertazione, letterariamente pregevole (una bella tesi di laurea, o magari una abile comparsa
    conclusionale), si può riassumere in questo concetto teorico.
    Che però urta inesorabilmente contro la realtà pratica di una assoluta impossibilità di applicazione.
    Infatti, in mancanza di una declaratoria, pubblica, definitiva ed incontestabile, dell’avvenuta violazione, chi
    stabilisce la validità delle rivendicazioni del terzo interessato che invocasse l’esclusione del “colpevole”?
    Consentire una siffatta situazione di perenne dubbio (vera e propria spada di Damocle) significherebbe
    distruggere i princìpi di stabilità e di certezza del diritto che è uno dei pregi fondamentali dell’istituto
    monarchico.
    Questo è tanto evidente che mi riesce incomprensibile come il pensoso autore dello scritto amedeista non si
    sia accorto di essere smentito “per tabulas” proprio dalla lettera 25 gennaio 1960 prodotta con grande enfasi
    nel famoso libro di Aldo Mola.
    Ricordo che Re Umberto, nella lettera, avvertiva espressamente e formalmente il figlio (che rilasciò ricevuta
    della comunicazione) che ove la sua esclusione fosse stata decisa vi sarebbe stata appunto quella tale
    declaratoria.
    In altre parole, Re Umberto gli precisò in modo non equivoco che avrebbe troncato ogni dubbio dinastico
    informando, non solo le parti interessate e tutto l’universo principesco, ma anche il popolo italiano, del
    subentro del Duca d’Aosta in luogo di Vittorio Emanuele nei diritti dinastici alla successione sabauda sul
    trono dell’Italia unita. Ma, è pacifico, NON LO HA FATTO.
    Caro e dotto contradditore, i documenti non si possono usare secondo i propri comodi, citando quello che
    avvalora la nostra tesi e scaricando quello che la annienta. Bisogna leggerli e commentarli nella loro
    interezza. Se poi dànno fastidio, è preferibile lasciarli perdere piuttosto che andare incontro a clamorose
    autoreti, come questa.
    precedenza accadeva esattamente l’opposto. ( omissis)
    ++++++++++++
    ponderate voi se può essere utile alla riflessione
    a presto vs Bizzzarrro

  7. #7
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    Predefinito

    ero vivo nel 1984, ma i ginevrini erano all'estero, virtù umanitaria del Principe Amedeo é stato cercare di non peggiorarne in pubblico la figura per garantirgli un umanitario ritorno in Patria.
    L'erede legittimo, che voleva il Re Umberto II, é Amedeo!
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da bizzzarrro Visualizza Messaggio
    Re Umberto gli precisò in modo non equivoco che avrebbe troncato ogni dubbio dinastico
    informando, non solo le parti interessate e tutto l’universo principesco, ma anche il popolo italiano, del
    subentro del Duca d’Aosta in luogo di Vittorio Emanuele nei diritti dinastici alla successione sabauda sul
    trono dell’Italia unita. Ma, è pacifico, NON LO HA FATTO.

    Le Regie Patenti non dicono: "... si intenderanno decaduti nel caso in cui il Re informi...", ma dicono testualmente "... si intenderanno senz'altro decaduti...", basta leggerle.

  9. #9
    un Re è necessario!!
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    Citazione Originariamente Scritto da bizzzarrro Visualizza Messaggio
    Grazie per l' attenzione. Forse mi fu detto altro da chi merita il nostro rispetto, un giormo ma sono fatti privati.
    io mi permetto di pubblicare qui - e poi ritenete opportuno mantenetelo o siate liberi di cestinare - quanto ha scritto recentemenmte l' avv Malnati.
    Ma no creaiamo ulteriori divisioni: eravati presenti nel 84, ad un anno dalla morte del Re? allora quasi tutte le associazioni si sdoppiarono, allora ambivano alle presidenze delle stuttuyure monarchiche, ora la queaestio è più grave. e questo senza ne favorire ne condannare
    poi in iun secondo post vi passo una richiesta di auto che penso - e mi permetto - di poter condividere con Voi.

    ++++++++++cito uno stralcio di Malnati da Agenzia Tricolore ++++++++++++
    Altre dimostrazioni dell’infondatezza delle tesi aostane

    Franco Malnati
    ( omissis) Tutta la dissertazione, letterariamente pregevole (una bella tesi di laurea, o magari una abile comparsa
    conclusionale), si può riassumere in questo concetto teorico.
    Che però urta inesorabilmente contro la realtà pratica di una assoluta impossibilità di applicazione.
    Infatti, in mancanza di una declaratoria, pubblica, definitiva ed incontestabile, dell’avvenuta violazione, chi
    stabilisce la validità delle rivendicazioni del terzo interessato che invocasse l’esclusione del “colpevole”?
    Consentire una siffatta situazione di perenne dubbio (vera e propria spada di Damocle) significherebbe
    distruggere i princìpi di stabilità e di certezza del diritto che è uno dei pregi fondamentali dell’istituto
    monarchico.
    Questo è tanto evidente che mi riesce incomprensibile come il pensoso autore dello scritto amedeista non si
    sia accorto di essere smentito “per tabulas” proprio dalla lettera 25 gennaio 1960 prodotta con grande enfasi
    nel famoso libro di Aldo Mola.
    Ricordo che Re Umberto, nella lettera, avvertiva espressamente e formalmente il figlio (che rilasciò ricevuta
    della comunicazione) che ove la sua esclusione fosse stata decisa vi sarebbe stata appunto quella tale
    declaratoria.
    In altre parole, Re Umberto gli precisò in modo non equivoco che avrebbe troncato ogni dubbio dinastico
    informando, non solo le parti interessate e tutto l’universo principesco, ma anche il popolo italiano, del
    subentro del Duca d’Aosta in luogo di Vittorio Emanuele nei diritti dinastici alla successione sabauda sul
    trono dell’Italia unita. Ma, è pacifico, NON LO HA FATTO.
    Caro e dotto contradditore, i documenti non si possono usare secondo i propri comodi, citando quello che
    avvalora la nostra tesi e scaricando quello che la annienta. Bisogna leggerli e commentarli nella loro
    interezza. Se poi dànno fastidio, è preferibile lasciarli perdere piuttosto che andare incontro a clamorose
    autoreti, come questa.
    precedenza accadeva esattamente l’opposto. ( omissis)
    ++++++++++++
    ponderate voi se può essere utile alla riflessione
    a presto vs Bizzzarrro
    Caro Bizzzarro apprezzo i suoi toni pacati. Non si può però ignorare che nella stessa lettera che l'Avvocato MALNATI ritiene un'arma a favore di V.E. si legge quanto segue:

    Tale precisazione si richiama alla legge della nostra Casa, vigente
    da ben 29 generazioni e rispettata dai 43 Capi Famiglia, miei predecessori,
    succedutisi secondo la legge Salica attraverso matrimoni contratti
    con famiglie di Sovrani. Tale legge, io 44mo Capo Famiglia, non
    intendo e non ho diritto di mutare, nonostante l’affetto per te. Ma se
    anche mancassi al mio dovere, sarebbe vano
    , perché nessuno potrebbe riconoscere valido il mio operato.
    Il tuo matrimonio con la sig.na Claudel porterebbe come conseguenza la tua decadenza da qualsiasi diritto di successione come Capo dellaCasa di Savoia e di pretensione al trono d’Italia, perdendo i tuoi titoli e il tuo rango e riducendoti alla situazione di privato cittadino.
    Percio’ tutti i diritti passerebbero immediatamente a mio nipote
    Amedeo, Duca d’Aosta.


    Si può anche dire che alla morte di S.M. il Re Vittorio Emanuele III i suoi figli divisero l'eredità in parti uguali ed è vero ( se non sbaglio i cinque figli del Re, Jolanda, Giovanna,Maria,Umberto e i figli di MAfalda divisero per cinque l'eredità pari ai 4/5 dell'asse di Vittorio Emanuele III poichè la 5 parte, quella di Re Umberto, fu "requisita" dallo Stato. Questo perchè la Costituzione repubblicana entrò in vigore il 1 gennaio 1948 mentre il Re morì qualche giorno prima altrimenti tutta l'eredità sarebbe andata allo Stato Italiano!).
    Ma nel caso di S.M. il Re Umberto II è lo stesso sovrano a dire al figlio che in qualità di erede al trono a lui spetterebbe un'eredità maggiore mentre in caso contrario ( matrimonio non approvato e autorizzato dal re) lui perderebbe questo trattamento speciale e sarebbe considerato pari alle sorelle.
    Come sempre si confondono le leggi della repubblica italiana con le norme "dinastiche" che vengono applicate dai membri della Real Casa di Savoia.

    Questo è quanto. Ma da tutte queste discussioni belle e interessanti ho capito una cosa : difficilmente chi crede e appoggia un principe (nel mio caso ovviamente SAR Amedeo) cambierà idea.

  10. #10
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    Recentemente, carissimo Bizzzarrro, è stato pubblicato un carteggio (pubblicato dello storico Aldo Mola), che, come si suol dire, taglia la testa al toro. Si tratta delle lettere con le quali Umberto II, appreso che il figlio si era fidanzato, gli notificava che, ove avesse violato la prerogativa dell'assenso al matrimonio (come poi fece sposando Marina Doria) egli sarebbe "senz'altro decaduto da qualsiasi diritto di successione come Capo della Casa di Savoia", perdendo titoli e rango. "Perciò tutti i diritti - concludeva Umberto II - passerebbero immediatamente a mio nipote Amedeo, Duca d’Aosta". La lettera porta in calce una scritta a mano: "Per presa conoscienza (con la "i"), Vittorio Emanuele". Per quanto la lettera del Re Umberto sia del tutto chiara per significato e conseguenze, è utilissimo sottolinearne un aspetto. Il Re, infatti, dice testualmente: "non intendo e non ho il diritto di mutare la legge sui matrimoni di famiglia". La frase non contiene un semplice rafforzativo, come potrebbe essere, ad esempio, "non voglio, e, se anche volessi, non potrei". In realtà essa ha un significato più ampio e definitivo, riferendosi alla volontà del Re di non concedere l’assenso ad un matrimonio che gli appare inadeguato per l’immagine della Casa, e di trovarsi nella circostanza di non poter mutare la legge dinastica, che commina la sanzione della perdita di ogni diritto dinastico in caso di trasgressione. La decadenza, com’è ovvio, colpisce anche la discendenza diretta, cioè l’eventuale figlio maschio (in questo caso, Emanuele Filiberto). La frase del Re, in definitiva, nel chiarire senza possibilità di equivoci l’esatta portata della norma dinastica, della quale conferma quindi la vigenza, fa riferimento all’automaticità del meccanismo delle sanzioni, che porta in primo luogo alla perdita, come egli dice, "immediatamente" dei diritti dinastici, senza quindi che necessiti un ulteriore provvedimento. Altrettanto chiara, per quanto si è detto (e per come espressamente dice il Re), è l’individuazione del successore di Umberto II secondo le leggi di Casa Savoia, cioè il nipote del Re, il Principe Amedeo d’Aosta

 

 
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