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  1. #1
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Predefinito FedLab - Laboratorio Federalista

    Ho aperto 3 blog su tre argomenti che reputo di grande importanza per la comunità federalista e indipendentista:

    http://fedlab1sovpop.splinder.com/
    http://fedlab2fiscalrobbery.splinder.com/
    http://fedlab3civilrightsviolat.splinder.com/

    I tre blog, che sono aperti alla discussione, sono concepiti come piattaforme UTILI ALL'ELABORAZIONE DI UNA STRATEGIA POLITICA PRATICA E COORDINATA da parte di tutti i gruppi che vorranno concorrere ad elaborarla. Da questi blog sono RIGOROSAMENTE ESCLUSE le discussioni dottrinarie.

    I blog servono a organizzare eventi (meeting, conferenze), elaborare strategie, elaborare riforme di statuti e regolamenti, organizzare manifestazioni, formulare denunce, etc.

    SONO A VOSTRA DISPOSIZIONE PER METTERE ONLINE I VOSTRI BLOG.

    Vi prego di inserire i vostri commenti operativi in calce ai blog, e di attirare su di essi il massimo numero possibile di partecipanti.

    Grazie in anticipo per la collaborazione fattiva e produttiva che saprete darmi. E' ora di passare all'azione.

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  2. #2
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Sovranità popolare: la via più diretta per il federalismo

    I sottoscritti,

    al fine di realizzare un ordine politico utile e vantaggioso per le persone, per i gruppi, per le comunità e per i popoli che si vogliono unire mediante contratto di federazione o che vogliono cooperare per stabilre una "garanzia" comune e condivisa della loro libertà e della loro indipendenza, si impegnano a collaborare lealmente e su un piano di eguaglianza per raggiungere tale scopo. I primi firmatari del presente atto concordano nello stabilire che i popoli che si uniscono in federazione sono sovrani fin dove la loro sovranità non è limitata da quanto da essi contrattualmente delegato alla federazione; che la federazione dovrà garantire alle persone facenti parte dei popoli federati la titolarità e l'esercizio della sovranità nelle forme democratico rappresentative; che la sovranità, come potere attribuito ad ogni persona di partecipare al processo di formazione delle leggi della comunità, non può essere alienata, limitata, violata o disattesa dai rappresentanti eletti e che gli aventi diritto al voto della federazione devono disporre degli strumenti giuridici per cambiare le regole della delega.


    Questo scritto di Paolo Bonacchi potrebbe costituire il fondamento per aggregare i movimenti indipendentisti e federalisti padano-alpini e spingerli ad elaborare una strategia coordinata per raggiungere il federalismo, nel pieno rispetto delle prerogative ed aspettative di tutti, ma con la massima efficacia operativa e di impatto mediatico, considerata la risolutezza e il cinismo dello stato itaglione pronto a stroncare sul nascere qualunque iniziativa isolata e non coordinata.

    Il federalismo deve spingere verso l'aggregazione consensuale, spontanea E REVERSIBILE di territori federati sotto l'egida di un organismo federale, a cui i territori federati diano di comune accordo forma e finalità. Ma in primis il federalismo deve regolare i rapporti tra i cittadini e i loro rappresentanti politici. Il federalismo prevede che i cittadini concedano alla classe dirigente una quota minore di sovranità, mantenendo la quota maggiore di sovranità nelle proprie mani, in modo da poter stroncare sul nascere qualunque abuso di potere perpetrato contro il volere della maggioranza degli elettori. L'idaglia è la capitale mondiale, il cuore pulsante dei peggiori abusi di potere perpetrati ai danni della libertà e del benessere dei cittadini sudditi.

    Personalmente trovo che il federalismo sia l'unica espressione piena e possibile della parola democrazia per i nostri popoli. Così presentato, il federalismo riceverebbe consensi molto maggiori di quanti non ne possa ottenere se presentato soltanto come ideologia volta alla preservazione dell'identità di ogni popolo. Eppure conseguirebbe lo stesso risultato. I cittadini si avvicinerebbero a chi chiedesse loro un'investitura allo scopo di rimettere il potere nelle loro mani. I cittadini si affiancherebbero alle istituzioni locali e sosterrebbero le loro iniziative, anche quelle più dirompenti, altro che dodecalogo formigobossiano.

    Io ci credo: Voi?

    Parliamo di
    • referendum legislativo nelle realtà locali, comune, provincia, regione
    • elezione diretta del difensore civico
    • introduzione di forme crescenti di democrazia diretta e di valorizzazione delle identità locali
    • coinvolgimento crescente dei cittadini nella vita delle istituzioni.

    proponiamo la riforma di statuti e regolamenti, comune per comune.

    inserite i vostri commenti su: http://fedlab1sovpop.splinder.com/

  3. #3
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    L'idaglia è una repubblica basata sulla rapina fiscale ai danni del nord

    Secondo alcuni, fino all'80% della ricchezza prodotta nel nord dalle piccole industrie finisce nella voragine della rapina fiscale, delle clientele, di un sistema politico che mantiene se stesso e la propria base di consenso elettorale tramite uno spaventoso e sistematico apparato di drenaggio fiscale ai danni dei ceti produttivi e delle piccole e medie industrie.

    Similmente ad un cancro, il sistema clientelare idagliano non può cessare di crescere perché ogni suo nuovo adepto ha bisogno di allargare la propria base di consenso per conservare se stesso al potere, e lo fa estendendo privilegi e assistenzialismo ad una cerchia sempre più ampia di beneficiari che vengono inglobati nel cancro e trasformati a loro volta in cellule neoplastiche. Il sistema, così facendo, provoca la morte di quanto resta del tessuto sano della società e dell'economia del nord, posta di fronte ad un sistema militar-criminale di esazione fiscale, che erode progressivamente la capacità dei ceti produttivi di restare tali, e delle aziende di restare competitive sul mercato.

    Il risultato è
    • crescente numero di aziende che chiudono
    • crescente disoccupazione
    • crescente numero di affiliati al sistema clientelare-assistenziale
    • sgretolamento della capacità di produrre lavoro e ricchezza

    In ultima analisi: morte certa del sistema.

    Vogliamo aspettare l'epilogo naturale, o proviamo ad alzare le chiappe dalla sedia?

    Via dal sistema idaglia al più presto. Obiezione e resistenza fiscale organizzata.

    inserite i vostri commenti su: http://fedlab2fiscalrobbery.splinder.com/

  4. #4
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Ma siamo certi di vivere in uno stato di diritto?

    Nell'orrendo paese in cui viviamo, il controllo delle prerogative, delle mansioni e dei limiti della politica è stato estorto ai cittadini e consegnato nelle mani di una classe dominante che ne fa un uso scellerato, denso di conseguenze disastrose per la stessa sopravvivenza della società democratica e di un'economia sostenibile, nel disprezzo di tutti i principi del vivere civile, dei diritti naturali dei cittadini, del diritto alla conservazione dell'ambiente, del diritto ad un'informazione equa e libera, del diritto ad un'istruzione rispondente alle caratteristiche e all'identità dei nostri popoli.

    Siamo una colonia le cui risorse umane ed economiche vengono sfruttate senza scrupoli dal patto mafia-stato idaglione. Quando emergeremo da questa condizione che noi stessi, per lo più in buona fede, abbiamo creato dando vita a quella discutibile pagina di storia chiamata risorgimento? Siamo schiavi di roma per diritto naturale o abbiamo noi stessi voluto sottoporci per l'ennesima volta a questa odiosa schiavitù?

    L'idaglia rispetta i diritti dei nostri popoli, sanciti dal diritto internazionale e dal diritto naturale? Studiamo con attenzione questa materia, ed avremo delle sorprese. Ciò che scaturirà dalle nostre ricerche verrà prontamente trasmesso agli organismi internazionali competenti, sotto forma di una ben documentata denuncia per violazione dei diritti fondamentali dei cittadini.

    inserite i vostri commenti su: http://fedlab3civilrightsviolat.splinder.com/

  5. #5
    email non funzionante
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    Bravo per tutti i punti. Benissimo: studiare e trasmettere agli organismi internazionali competenti sotto forma di una ben documentata denuncia per violazione dei diritti fondamentali dei cittadini...ingiustizia totale economica, sfruttamento e genocidio culturale verso la Lombardia..Milano, ecc. ecc.

  6. #6
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Predefinito Vita di Carlo Cattaneo

    . Pare che nacque a Villastanza, frazione di Parabiago (MI), nella villa di un amico di famiglia, durante un soggiorno estivo dei genitori. Difatti Don Marco Ceriani, uomo di chiesa e storico parabiaghese, nel suo libro "Storia di Parabiago, vicende e sviluppi dalle origini ad oggi" (1948 - edito da Unione Tipografica di Milano), cita la nascita del Cattaneo, come evento realmente accaduto nella frazione: egli essendo un religioso, aveva libero accesso agli atti redatti e conservati negli archivi delle parrocchie parabiaghesi, un tempo unica fonte documentale, poiché la chiesa rappresentava la massima istituzione in paesi e borghi.
    Nel 1848 a Milano Cattaneo ottenne alcune concessioni dal vicegovernatore austriaco, subito annullate dal generale austriaco Josef Radetzky.
    Cattaneo e i suoi insorsero, iniziando le cinque giornate di Milano.
    Dopo una serie di moti popolari, il 9 febbraio 1849 viene proclamata la Repubblica Romana, guidata da un triumvirato costituito da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
    In seguito ai moti del 1848-49 il Cattaneo riparò in Svizzera e tenne dimora a Castagnola, presso Lugano. Qui ebbe modo di stringere maggiormente la sua amicizia con Stefano Franscini, potente politico ticinese, e a partecipare alla vita politica del Cantone e della città.
    Qui fu uno dei fondatori del Liceo di Lugano che volle fortemente per creare un'istruzione laica libera dal giogo della Chiesa, al fine di formare quella classe borghese liberale e laica che erano alla base dello sviluppo economico del resto della Svizzera.
    Morí sempre a Lugano, e pur essendo più volte eletto in Italia come deputato del Parlamento dell'Italia unificata, rifiutò sempre di andarci per non giurare fedeltà ai Savoia.

  7. #7
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Predefinito Vita di Carlo Cattaneo

    . Pare che nacque a Villastanza, frazione di Parabiago (MI), nella villa di un amico di famiglia, durante un soggiorno estivo dei genitori. Difatti Don Marco Ceriani, uomo di chiesa e storico parabiaghese, nel suo libro "Storia di Parabiago, vicende e sviluppi dalle origini ad oggi" (1948 - edito da Unione Tipografica di Milano), cita la nascita del Cattaneo, come evento realmente accaduto nella frazione: egli essendo un religioso, aveva libero accesso agli atti redatti e conservati negli archivi delle parrocchie parabiaghesi, un tempo unica fonte documentale, poiché la chiesa rappresentava la massima istituzione in paesi e borghi.
    Nel 1848 a Milano Cattaneo ottenne alcune concessioni dal vicegovernatore austriaco, subito annullate dal generale austriaco Josef Radetzky.
    Cattaneo e i suoi insorsero, iniziando le cinque giornate di Milano.
    Dopo una serie di moti popolari, il 9 febbraio 1849 viene proclamata la Repubblica Romana, guidata da un triumvirato costituito da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
    In seguito ai moti del 1848-49 il Cattaneo riparò in Svizzera e tenne dimora a Castagnola, presso Lugano. Qui ebbe modo di stringere maggiormente la sua amicizia con Stefano Franscini, potente politico ticinese, e a partecipare alla vita politica del Cantone e della città.
    Qui fu uno dei fondatori del Liceo di Lugano che volle fortemente per creare un'istruzione laica libera dal giogo della Chiesa, al fine di formare quella classe borghese liberale e laica che erano alla base dello sviluppo economico del resto della Svizzera.
    Morí sempre a Lugano, e pur essendo più volte eletto in Italia come deputato del Parlamento dell'Italia unificata, rifiutò sempre di andarci per non giurare fedeltà ai Savoia.

  8. #8
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    Predefinito Occorre varare il congresso permanente

    domenica, 15 aprile 2007
    Sollecitato da semipadano attraverso il suo messaggio di sabato 14 corrente, intervengo qui per sollecitare l'avvio di quella che, se non sbaglio, fu la "proposta", dai più accettata in ben due incontri: il primo di Peschiera del Garda (VR), il secondo di Fabbrico (RE), ovvero il varo del cosiddetto «Congresso permanente».

    A confermarmi la bontà di tale iniziativa, non c‚è solo l'idea originaria dello stesso semipadano, da me solo sviluppata e sommariamente definita appunto «Congresso permanente». C'è anche la constatazione del fatto che un recente Convegno tenutosi a Brescia aveva suscitato numerose aspettative di molti "volonterosi", tanto che in un pubblico forum ci furono subito alcuni che sollecitavano il ripetersi di un nuovo Convegno da organizzarsi al più presto.

    Richiesta, peraltro, caduta nel nulla.

    Al di là di queste premesse, mi sia consentito di aggiungere qualche altra considerazione derivante da oltre 15 anni di varie esperienze.

    Con alcuni fraterni amici, in questi anni, ne abbiamo provate molte.

    Abbiamo animato Liste di discussione in Internet. Abbiamo costruito appositi siti. Stampati libri e libretti, volantini e manifesti. Siamo andati ad incontri nei più disparati luoghi e con le più diverse persone, che tuttavia avevano ognuna il desiderio di cambiare democraticamente le sorti politiche del luogo ove vivono, preferibilmente non affidandosi alla "tutela" o "rappresentanza" dei partiti tradizionali. E ancora: abbiamo stilato programmi e proposte che sono state portate avanti, qua e là, in numerosi Enti locali, sia come singoli cittadini (utilizzando gli "Istituti di partecipazione") che come associazione culturale, o Movimento politico. Anche la partecipazione ad elezioni della più varia natura non ci ha visti assenti.

    I risultati sono quelli sotto gli occhi di tutti: le nostre argomentazioni in favore del metodo federale, e dell'esercizio della democrazia diretta (siamo costretti a definirla tale, perché la vulgata della democrazia "rappresentativa" impera, mentre è chiaro a chiunque sia in buona fede che esiste la DEMOCRAZIA e basta!) sono difficilmente confutabili.

    L'ultima riprova (se ve ne fosse stato bisogno) l'abbiamo avuta Venerdì 13 Aprile ad Alessandria. Un convegno organizzato da Franco Dell‚Alba, a margine delle elezioni comunali di quel Comune (dove nessuno di noi ha deciso di concorrere) ha visto ben due Liste civiche far proprie le "nostre" proposte: referendum di "iniziativa"e di "revisione", elezione diretta del Difensore civico, e qualche altra "cosuccia" che per brevità ometto.

    A quell'incontro, oltre a varie esponenti politici autoctoni, hanno partecipato Paolo Bonacchi ed il sottoscritto, che con le argomentazioni che ci sono proprie abbiamo letteralmente "spiazzato"i ragionamenti tradizionali dei politicanti imperanti.

    Non bastasse, è sufficiente seguire i giornali ed i mezzi d'informazione in genere, per verificare che nella campagna elettorale oramai imminente, ci sono un'infinità di soggetti che si propongono agli elettori (Ad Alessandria che conta circa 90.000 abitanti, si presenteranno oltre 20 liste con circa 1.000 candidati a Sindaco e 40 Consiglieri comunali) e sempre più spesso di notano "contendenti" che vogliono "distinguersi" dai partiti tradizionali e proporsi come "liberi" soggetti, senza però avere una "cultura" realmente alternativa alla vulgata politica imperante.

    Insomma, tutti vogliono distinguersi da partiti tradizionali; quasi nessuno ha una "cultura politica" autenticamente democratica.

    Tutta questa analisi per rilanciare l'iniziativa del «Congresso permanente».

    I partecipanti a questo blog lo vogliono?

    Chi indichiamo come organizzatore/i?

    Cosa vi vogliamo discutere?

    Quando?

    Dove?

    Invitando chi?

    Personalmente, dopo le esperienze su indicate, non ripongo molta fiducia in "altre" soluzioni.

    Il dibattito (sereno, perché se abbiamo idee molto diverse, in democrazia, come suggeriva Socrate, è necessario discutere avendo la modestia di non pretendere a priori d'aver ragione. E laddove voi dimostraste che io ho torto, tutti ne usciremmo arricchiti e non sconfitti) e l'incontro interpersonale sono insostituibili.

    A voi, dunque, la parola.

    Enzo Trentin

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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    . Morí sempre a Lugano, e pur essendo più volte eletto in Italia come deputato del Parlamento dell'Italia unificata, rifiutò sempre di andarci per non giurare fedeltà ai Savoia.

    aveva capito fin da allora che se un deputato Padano andava a roma, rischiava di essere facilmente corrotto

  10. #10
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    domenica, 15 aprile 2007
    La mano pubblica danneggia i cittadini consumatori

    Lo Stato, lo Stato. Lo Stato deve intervenire. Occorre un intervento pubblico. Ci deve pensare il Governo. Sono frasi fatte. Frasi abusate. Si invocano rimedi spesso inutili, spesso proposti da soggetti interessati (corporazioni che beneficiano dei tanti finanziamenti a pioggia erogati). In altri casi si reclama l'intervento dello Stato in perfetta buonafede, da "inconsapevoli", che lo reclamano senza accorgersi che di frequente e' proprio la mano pubblica che crea i presupposti dei problemi sofferti dai cittadini. La prendiamo alla larga introducendo un concetto apparentemente aleatorio, lo "Stato di diritto".
    Suo fondamento e' la salvaguardia della supremazia del diritto e delle connesse liberta'. Il suo concetto presuppone che l'agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti.

    La mancata applicazione di questi principi ha risvolti tangibili nelle tasche e nella vita dei cittadini. E in Italia, purtroppo, gli esempi negativi non mancano. Eccone alcuni esempi.

    a) L'articolo 81 della Costituzione dice che la legge di bilancio annuale non puo' prevedere nuove tasse.
    Tutti sappiamo che cosi' non e'.

    b) Nel gennaio 2005 la Corte costituzionale sentenzio': non e' costituzionale togliere i punti agli automobilisti multati, ma non immediatamente identificati (nel caso di autovelox, per esempio). Aggiunse, pero': nel caso il proprietario del veicolo non fornisse il nominativo di chi ha commesso l'infrazione, al proprietario stesso e' comminato un verbale aggiuntivo pari a 357 euro.
    La questione e' cruciale. La Consulta e' l'organo costituzionale preposto a stabilire se una norma e' conforme alla Costituzione. E' evidente che se e' la stessa Corte a "scrivere", in una sentenza, una nuova norma, non c'e' piu' il meccanismo di controllo previsto dalla Costituzione. Il cittadino a chi deve chiedere di dichiarare incostituzionale una norma stabilita' dalla stessa Consulta?

    c) Lo Stato da' per scontato che tutti gli italiani posseggano un apparecchio atto o adattabile alla visione di programmi televisivi, quindi che debbano pagare il cosiddetto canone Rai (che in effetti e' una tassa). Per questo sguinzaglia ispettori per scovare gli evasori. Sono considerati tali, chi possiede un pc, non i possessori di un videofonino.
    Il canone/tassa e' tutta una contraddizione, qui vogliamo solo sottolineare che le norme che impongono il fardello vengono interpretate liberamente, senza logica alcuna. Da qualche anno la Rai/Stato pretende che anche un pc sia soggetto alla tassa, perche' adattabile ... Se e' questa la regola, perche' non "scovare" anche chi possiede un videofonino? Fra l'altro sarebbe operazione molto piu' semplice. A scanso d'equivoci l'Aduc perora l'abolizione del canone.

    d) Sulle bollette elettriche o sulla benzina si paga l'Iva su altre tasse.
    L'Iva e' l'imposta sul valore aggiunto. Il valore aggiunto e' un concetto economico che indica il maggior valore che un bene/servizio acquisisce per merito di una trasformazione nel tempo (pensate al vino che invecchia), nello spazio (un chilo d'arance vale di piu' a Milano, dove non crescono agrumi), o fisica (la farina che diventa pane). E' difficile che le accise (leggi tasse) sulla benzina siano assimilabili ad alcuno di questi concetti. Eppure i cittadini pagano un'imposta sul valore aggiunto anche su queste tasse.

    Da queste contraddizioni, legittimate da leggi, leggine, sentenze varie derivano ulteriori storture che vedono lo Stato nel triste ruolo di chi non rispetta le leggi o le applica/interpreta in base alla sua convenienza.

    Cellulari e tassa di concessione governativa. La recente decisione di abolire i costi di ricarica sulle schede telefoniche prepagate da parte del Governo. Tale costo era sicuramente un orpello da parte degli operatori, ma il meccanismo che l'ha reso possibile e' l'esistenza della tassa di concessione governativa che grava mensilmente sugli utenti che sottoscrivono un abbonamento di telefonia mobile. Il grande successo delle prepagate e' dovuto proprio all'esistenza di questa tassa. E' di questa stortura che hanno approfittato gli operatori. Se il Governo avesse eliminato la tassa di concessione, la gran parte dei consumatori avrebbe abbandonato le prepagate e i gestori si sarebbero affrettati ad eliminare i costi di ricarica.

    Caro benzina, dividendi e accise. Discorso analogo vale per la benzina. In Italia i petrolieri finiscono spesso sotto accusa per il caro benzina. Sono lesti ad alzare i prezzi quando cresce il costo del petrolio, mentre li lasciano pressoche' invariati in caso di discesa dello stesso. L'Antitrust ha annunciato una nuova indagine per verificare l'esistenza di un cartello tra i produttori. Sotto mira soprattutto l'Eni (che con Agip controlla circa il 40% del mercato), che sarebbe l'ispiratrice del cartello. L'Eni e' dello Stato, fornisce lauti dividendi al Governo, lo stesso che giustamente sta liberalizzando la distribuzione dei carburanti, ma che si guarda bene dal ridurre le accise sulla benzina o di privatizzare l'Eni.

    Competitivita' e cattivi pagatori. L'Italia scivola sempre piu' indietro nelle classifiche mondiali. Sono tante le cause, una che viene poco citata sono le eccessive dilazioni di pagamento nelle transazioni tra aziende. I fornitori vengono pagati, se va bene a 60 giorni, ma si arriva anche a dilazioni di quattro mesi. Un tempo infinito, che aumenta l'indebitamento bancario e l'incertezza gestionale. Tempo fa, un ministro aveva proposto di ridurre tali tempi per legge. Fini' tutto in una bolla di sapone, naturalmente. Anche perche', sapete chi e' il peggior cattivo pagatore? Lo Stato, sempre lui, e gli altri enti pubblici, con le loro assurde regole di funzionamento, tra delibere autorizzative e pseudo controlli.

    Siamo sicuri che piu' Stato -e di questo Stato- si abbia bisogno?


    from: http://www.aduc.it/dyn/avvertenze/in...mami&id=169618
    1 Febbraio 2007

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