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    Predefinito Santo Patrono del forum

    Questo forum ha ormai quasi raggiunto il primo compleanno, eppure ancora non abbiamo pensato a scegliere per esso il patrocinio di un Santo o di un Beato, che possa ispirare particolarmente coloro che qui si trovano a discorrere.

    Se non ricordo male su CR di POL si era già svolta una specie di consultazione, e si era deciso per il patrocinio di San Tommaso d'Aquino, e di San Francesco di Sales. Scelta direi ragionevole, ma nulla ci vieta di cambiare (ad esempio non ricordo riferimenti mariani nel vecchio forum...).

    Voi cosa proponete?
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    Giusto per rinfrescare la memoria:

    Francesco di Sales

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
    San Francesco di Sales



    Vescovo e Dottore della Chiesa
    Nascita 21 agosto 1567
    Morte 28 dicembre 1622
    Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa anglicana
    Beatificazione 8 gennaio 1662, da Papa Alessandro VII
    Canonizzazione 19 aprile 1665, da Papa Alessandro VII
    Santuario principale Annecy (Francia)
    Ricorrenza 24 gennaio
    Attributi Sacro Cuore di Gesù, corona di spine
    Patrono di stampa cattolica, giornalisti, scrittori, autori, sordomuti
    Francesco di Sales (Thorens-Glières, 21 agosto 1567 – Lione, 28 dicembre 1622) è stato un vescovo cattolico francese. È stato proclamato santo nel 1665 da papa Alessandro VII ed è uno dei Dottori della Chiesa.
    Indice [nascondi]
    1 Biografia
    1.1 In breve
    1.2 Nascita
    1.3 Formazione
    1.4 Predicazione a Ginevra
    1.5 Episcopato
    1.6 Le opere letterarie
    1.7 Morte
    2 Memoria liturgica
    3 Influenza sulla cultura del seicento francese ed europeo
    4 Il culto
    5 Le congregazioni di san Francesco di Sales
    6 Scritti
    7 Lettere e carteggi
    8 Bibliografia
    9 Altri progetti
    10 Collegamenti esterni
    Biografia [modifica]

    In breve [
    Francesco di Sales fu primogenito del signore di Boisy, nobile di antica famiglia savoiarda e ricevette una raffinata educazione che completò studiando a Padova e a Parigi. Il padre, che voleva per lui una carriera giuridica, lo mandò all'Università di Padova, dove Francesco si laureò, ma dove decise di divenire sacerdote. Ordinato il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais, dominata dal Calvinismo, e si dedicò soprattutto alla predicazione, prediligendo il metodo del dialogo: inventò i cosiddetti «manifesti», che permettevano di raggiungere anche i fedeli più lontani. San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, è il più importante e celebre santo nato sul versante francese della Savoia.
    Nascita [modifica]
    Figlio primogenito, Francois nacque il 21 agosto 1567 in Savoia nel castello di Sales presso Thorens, appartenente alla sua antica nobile famiglia.
    Formazione [modifica]
    Ricevette sin dalla più tenera età un'accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e ritornato in patria fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nelle scoperta della vocazione sacerdotale, che deluse però le aspettative paterne. Nel 1593 ricevette l'ordinazione presbiterale ed il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore. Visti gli scarsi frutti ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri, meritandosi per questa originale attività pubblicitaria il titolo di santo patrono dei giornalisti e di quanti diffondono il cristianesimo servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia.
    Predicazione a Ginevra [modifica]
    Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l'ortodossia cristiana, mentre imperversava la riforma calvinista, Francois chiese volontariamente udienza al vescovo di Ginevra affinché lo destinasse a quella città, simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori, per la difficile missione di predicatore cattolico. Stabilitosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, ardendo dal desiderio di recuperare quanti più fedeli alla Chiesa cattolica. Il suo costante pensiero era rivolto inoltre alla condizione dei laici, preoccupato di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni, immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Molti dei suoi insegnamenti sono infatti intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale. I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio.
    Episcopato [modifica]
    Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l'introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, "Venezia delle Alpi", sulle rive del lago omonimo. Fu direttore spirituale di San Vincenzo de' Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604, conobbe poi a Digione la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con la quale iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell'Ordine della Visitazione.
    «Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore»: in questa affermazione di Francois de Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei.
    Le opere letterarie [modifica]
    Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l'opera dell'inascoltato apostolo con la maniera forte, ma non addicendosi l'intolleranza al temperamento del santo, quest'ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l'ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di dottore della Chiesa. Le sue principali opere furono dunque "Introduzione alla vita devota" e "Trattato dell'amore di Dio", testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell'amore di Dio fu l'argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica.
    Morte [modifica]
    L'11 dicembre 1622 a Lione ebbe l'ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì per un attacco di apoplessia il 28 dicembre dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero. Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, accanto a Santa Giovanna Francesca di Chantal.
    Memoria liturgica [modifica]

    Il Martyrologium Romanum riporta la sua commemorazione nell'anniversario della morte, cioè al 28 dicembre, ma per l'inopportuna coincidenza con il tempo di Natale, il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria obbligatoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie.
    Influenza sulla cultura del seicento francese ed europeo [modifica]

    San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha influenzato le maggiori figure non solo del grand siècle francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo. Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell'umanesimo devoto di tipica marca francese. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio.
    È infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all'educazione delle giovani generazioni, con un'attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti.
    A Thonon fondò la sezione locale della Congregazione dell'Oratorio. Francesco attraverso l'Oratorio svolse un'intensa attività apostolica, convinto che la "santità" era impegno di tutti i cristiani e non solo di quelli consacrati.
    Il culto [modifica]

    Fu beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665 dalla Chiesa cattolica, che, con papa Leone XIII, nel 1887 lo proclamò Dottore della Chiesa.
    Viene considerato una delle grandi figure della Controriforma e della mistica cattolica francese.
    Nel 1923 papa Pio XI lo proclamò "Patrono dei giornalisti" e di "tutti quei cattolici che, con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina" (enciclica Rerum omnium perturbationem, 26 gennaio 1923).
    Si ricorda, infatti, che il santo, non soddisfatto della risposta che avevano le sue prediche dal pulpito, si ingegnò a pubblicare fogli volanti, che poi affiggeva ai muri o faceva scivolare sotto le porte delle case.
    San Francesco di Sales è patrono anche del Terz'Ordine dei Minimi, di cui entrò a far parte nel 1617.
    Le congregazioni di san Francesco di Sales [modifica]

    La spiritualità e l'intensa attività missionaria di Francesco di Sales hanno ispirato nei secoli i fondatori di numerose famiglie religiose. Tra le congregazioni intitolate al santo vanno ricordate:
    i Missionari di San Francesco di Sales d'Annecy (detti Fransaliani), fondati nel 1838 ad Annecy da Pierre Marie Mérmier per la ricattolicizzazione della Francia;
    la Società Salesiana di San Giovanni Bosco, fondata a Torino nel 1859 da Giovanni Bosco per l'educazione dei ragazzi.
    gli Oblati di San Francesco di Sales, fondati a Troyes nel 1871 da Louis Brisson e dalla visitandina Marie de Sales Chappuis; giovani poveri;
    le Suore di San Francesco di Sales (dette anche Salesie), fondate a Ponte di Brenta nel 1740 da Domenico Leonati, dedite all'educazione delle famiglie povere;
    le Suore Oblate di San Francesco di Sales, fondate a Troyes nel 1866 da Louis Brisson e Léonie Aviat;
    le Figlie di San Francesco di Sales, fondate nel 1872 a Lugo da don Carlo Cavina e da madre Teresa Fantoni, dedite all'educazione della gioventù e l'assistenza agli ammalati;
    le Salesiane di Don Bosco, fondate nel 1872 a Mornese da don Bosco e da Maria Domenica Mazzarello, dedite all'istruzione e all'educazione femminile;
    le Suore Salesiane Missionarie di Maria Immacolata, sorte nel 1889 all'interno della congregazione delle Figlie di San Francesco di Sales.
    Scritti [modifica]

    Introduction a la vie devote par S. François de Sales eveque et prince de Geneve, Derniere edition, revue, corrigee, & augmentee, A Lyon: chez Louis Servant, 1608;in edizione italiana: La filotea, ouero l'introduttione alla vita diuota di S. Francesco di Sales vescouo, e prencipe di Gineura, ... diligentemente confrontata con l'originale francese... dal... Francesco Maria Battaglia..., In Genoua, nella stamperia del Franchelli, 1609;
    Traicte de l'amour de Dieu par François de Sales euesque de Geneue, A Lyon, Chez Pierre Rigaud, rue Merciere, au coing de rue Ferrandiere, a l'enseigne de la fortune, 1620;
    Tutte le opere spirituali di S. Francesco di Sales vescouo, e prencipe di Geneua, In Venetia, appresso Giacomo Didini, 1634;
    Il direttore delle religiose, cauato dalle opere di monsignor Francesco di Sales..., in Roma, & in Napoli, per Egidio Longo, ad istanza di Adriano Scoltore, 1652;
    I veri trattenimenti, o discorsi spirituali di monsignor Francesco di Sales vescouo di Geneua. Istitutore, e fondatore dell'Ordine delle monache della visitatione di santa Maria. Tradotti dal franzese nell'italiano da d. Paolo Battista Vso di mare genouese monaco casinese..., In Roma, appresso Francesco Caualli, 1652;
    Aforismi sacri, overo Detti notabili raccolti dalle opere di S. Francesco di Sales, e della venerabile primogenita sua figlia spirituale madama di Chantal, dal p. Pellegrino Pellegrini sacerdote della Congregazione della Madre di Dio, In Bologna, per il Longhi, 1667;
    Sermoni famigliari di s. Francesco di Sales vescouo, e prencipe di Geneua. Fedelmente raccolti dalle monache della Visitatione di Santa Maria d'Annesy. Tradotti dal francese nell'italiano da vn suo diuoto, In Venetia, presso Paolo Baglioni, 1668;
    Pensando e pregando, pensieri scelti, a cura di Nicola Gori, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2004;
    Lettere e carteggi [modifica]

    Les epistres spirituelles du bien-heureux François de Sales euesque & prince de Geneue, ... Diuisees en sept liures. Le 1. Contenant celles qu'il a escrit aux papes, cardinaux, euesques, roys, princes. Le 2. Plusieur beaux enseignemens... Recuillies par messire Loys de Sales, preuost de l'eglise de Geneue, A Lyon, pour Vincent de Coeursilly en rue Tupin a la fleur de Lis, 1628;
    Lettere spirituali di S. Francesco di Sales vescouo, e prencipe di Geneua, fondatore dell'ordine della Visitazione di Maria, tradotte dal francese nell'italiano da un suo diuoto. Libri sette. Parte 1., In Roma, ad istanza di Gregorio, e Giouanni Andreoli, 1666;
    Lettere di amicizia spirituale, a cura di Andre Ravier S.J., Milano, Paoline, 2003;
    Lauro Aime Colliard, Une lettre inedite de Saint François de Sales concernant la bastonnade d'un jeune homme fort eveille, Roma, LAS, 2002, estratto da "Salesianum", a. 64. (2002), pp. 525-543;
    Bibliografia [modifica]

    Enzo Bianco, Francesco di Sales, contro-storia di un mansueto, Leumann, Rivoli, Elledici, 2001;
    Philippe Egros, Francois de Sales, une poetique de l'imaginaire, etude des representations visuelles dans l'Introduction a la vie devote et le Traite de l'amour de Dieu, preface de Francois-Xavier Cuche, Tubingen, Narr, 2004;
    Morand Wirth, Francesco di Sales e l'educazione, formazione umana e umanesimo integrale, Roma, LAS, 2006;
    Antonio Fappani, Enciclopedia bresciana, Opera San Francesco di Sales, 2007.

    Francesco di Sales - Wikipedia
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    Tommaso d'Aquino - vita e opere

    Filosofo, santo, dottore della Chiesa (Aquino 1225 - Fossanova 1274).Secondo numerosi autori e storici calabresi, San Tommaso d'Aquino è nato a Belcastro in provincia di Catanzaro nell'ottobre del 1226, nel castello di proprietà dei suoi genitori, cioè donna Teodora Caracciolo dei conti di Loritello di Catanzaro, principessa di Barbaro e di Teate, e Landolfo d'Aquino, conte di Loreto e Signore di Belcastro. Segnalazione del Dott. Ivan Ciacci, sindaco di Belcastro
    Massimo rappresentante della scolastica medievale, discendente dalla famiglia dei conti d'Aquino, Tommaso compì i suoi studi dapprima a Montecassino, quindi a Napoli, dove Federico II aveva fondato l'Università. All'età di 18 anni entrò nell'ordine domenicano e, dopo un soggiorno nel suo castello di Roccasecca, dove si dedicò allo studio delle Sentenze e dei testi aristotelici (tradotti da Michele Scoto), lasciò l'Italia (1246). Continuò a Colonia gli studi filosofici e teologici e fu discepolo di Alberto Magno. Nel 1252 giunse a Parigi per iniziare l'insegnamento di teologia e insieme a Bonaventura fu aggregato come Maestro all'Università. In questo periodo iniziò la stesura del De ente et essentia e della Summa contra gentiles. Dopo il triennio d'insegnamento fu chiamato presso la Curia e proseguì i suoi spostamenti (Anagni, Viterbo, Orvieto). Fu il periodo dei Commenti ad Aristotele. Intanto aveva terminato la Summa contra gentiles e composto varie Quaestiones, il trattato politico De regimine principum nonché il Commento a Dionigi. Al 1266 circa risale l'inizio della Summa theologica, il capolavoro. Di nuovo a Parigi per un altro triennio, dovette sostenere gli attacchi mossi alla dottrina aristotelica dagli agostiniani e prendere le distanze dall'averroismo di Sigieri (De unitate intellectus contra averroistas, 1269). Nel 1270, l'arcivescovo di Parigi, Stefano Tempier, condannò 13 proposizioni degli aristotelici, sospette di averroismo. Nel frattempo Tommaso aveva composto alcuni opuscoli filosofici sull'eternità del mondo, sul principio d'individuazione, ecc. Nel 1272 fu richiamato in Italia per organizzare gli studi generali di Napoli e di Orvieto e far rifiorire l'Università napoletana. Invitato da Gregorio X al Concilio di Lione, si mise in viaggio, ma a Fossanova le condizioni della sua salute, già malferma, si aggravarono e morì. Nel 1323 fu beatificato da Giovanni XXII e gli fu attribuito il titolo di "dottore angelico". Festa il 28 gennaio.

    FILOSOFIA E TEOLOGIA
    L'importanza del pensiero di Tommaso nella tradizione cattolica e nella storia della filosofia si fonda sulla sistemazione, operata da Tommaso, di un intero patrimonio culturale. Servendosi del pensiero di Aristotele, adeguatamente cristianizzato dall'interno, Tommaso poté fornire un ordine di risposte chiare e definitorie alla filosofia. Uno dei suoi intenti primari (e ciò aveva già precedenti nella scolastica) era l'accordo tra teologia e filosofia, rivelazione e ragione. Mediante lo spirito stesso dell'aristotelismo Tommaso volle fornire agli interrogativi primi dell'uomo risposte che sul piano della ragione naturale si accordassero con i dati della rivelazione. Contro ogni spiritualismo platonico e mistico che poteva portare a confondere i due piani distinguendo la teologia, come riflessione sul discorso fatto da Dio all'uomo, dalla filosofia, come sforzo umano di conoscere la verità, fissò in definizioni le risposte che la ragione umana con le sue forze poteva, secondo lui, attingere. Per Tommaso infatti la filosofia non può oltrepassare il campo naturale. Al di là delle verità che la filosofia può dimostrare (per esempio che Dio esiste, che è uno, eterno, ecc.), ci sono verità che si possono credere per fede e mai dimostrare, sebbene si possa dimostrare la loro non contraddittorietà intrinseca: per esempio che il mondo non sia eterno, che Dio sia uno e trino, ecc. La filosofia è ancilla theologiae. Lo spirito stesso dell'aristotelismo è in Tommaso: anzitutto assegna alla filosofia un compito scientifico, dimostrativo; quindi opera secondo distinzioni e categorie logiche, dove tutto è determinato in base al principio di contraddizione e nessuno spazio è lasciato a un'esperienza immediata e naturale della natura divina. Come è chiaro, proprio l'aristotelismo, prima che una filosofia, è per Tommaso la possibilità di sistemare una volta per tutte razionalmente le cose che vanno considerate vere in accordo con la teologia cattolica. Se ancora Agostino, da speculativo e platonico, poteva dire che Dio è in tutte le cose, che è il più intimo dell'anima, dove il concetto di trascendenza non poteva avere una consistenza logico-razionale; se la tradizione mistica insisteva sull'uomo immagine di Dio, il cui essere è nulla in sé, poiché l'unico essere è Dio, l'esemplare che si riflette nell'immagine e la costituisce; Tommaso, servendosi di Aristotele, stabilisce anzitutto la logica della trascendenza e della distinzione dell'essere di Dio da quello della creatura. Il suo termine è quello di analogia. Egli sostiene che non c'è identità di essere tra Dio e la creatura, ma neppure alterità totale, poiché è Dio che dà l'essere alla creatura. Tommaso compì l'opera razionalistica dell'individuazione di uno spazio proprio, naturale, della creatura. Sarà sufficiente considerare la trascendenza come mera cornice e ulteriorità rispetto alla consistenza naturale dell'uomo, perché si abbia quella prospettiva che sarà propria di tanta filosofia cattolica medievale e moderna. Orbene, proprio fondandosi sui concetti aristotelici di essenza ed esistenza, adeguatamente riformati, Tommaso stabilisce chiaramente quello che è il principio basilare del suo sistema, la distinzione reale di essenza ed esistenza, dal quale principio deriva netta la distinzione ontologica di Dio dalla creatura. È un tema che Avicenna aveva introdotto, ma Tommaso se ne serve in modo radicale. Avicenna aveva distinto l'essere necessario di Dio dall'essere contingente della creatura, ma aveva concepito l'esistenza, che in Dio è identica all'essenza, come accidentale nelle creature, dove l'essenza è partecipata. Di qui il platonismo emanatistico che Tommaso vuole sopprimere. Aristotele aveva spiegato l'essere in termini di potenza e atto, materia e forma, facendo corrispondere a questi termini quelli di essenza ed esistenza. L'atto è l'essere; più un ente è, più è in atto; Dio è atto puro, pura forma senza materia. L'essenza è in atto quando è, quando esiste. Tutti gli enti dopo Dio, non essendo atto puro, sono potenza, materia, essenza, che passa all'atto, alla forma, alla sussistenza. Ma per Aristotele l'esistenza, l'atto non è altro che la forma, l'essenza stessa che sussiste. Dio è la purezza di questo atto, gli enti dopo di lui sono del pari sostanze, ma nelle quali l'atto viene all'esistenza, vale a dire è accolto da una possibilità di essere, che è una informità, una materia. Qui interviene Tommaso con il principio scolastico della distinzione reale tra essenza ed esistenza. Nella creatura l'essenza è il quo est, ciò per cui sono quel che sono, ma il loro sussistere, il loro atto, è il gesto creatore di Dio. Per Tommaso essenza e potenza coincidono; l'atto è invece l'esistenza che si aggiunge ed è la creazione fuori di Dio. Dio che è atto puro, è ens per se subsistens, essenza implicante l'esistenza; la creatura è composizione di essenza ed esistenza. Al quo est si aggiunge il quod est, il fatto che sono, e che non dipende dalla loro quiddità, ma dalla messa in opera divina, che produce l'ente, facendo della quiddità, pura potenzialità, una forma esistente. La forma, l'identità della creatura, sorge realmente con l'esistenza che determina la quiddità a questo e a quello. Per cui la materia è principio d'individuazione solo per le creature corporee; non la materia come loro quiddità (natura corporea) ma la materia quantitate signata, che è l'esistenza di questo o quel corpo determinato. Nelle creature spirituali invece non c'è materia; l'individuazione è il puro crearne l'esistenza. Così per Tommaso forma e materia non corrispondono a essenza ed esistenza, ma sono entrambe l'essenza di quelle creature che oltre a una natura spirituale (anima) hanno una natura corporea. Essenza che richiede ancora un'esistenza. In tal modo la separazione dell'essere di Dio da quello della creatura è stabilita e con essa la trascendenza. Da Aristotele ancora Tommaso trae la sua gnoseologia, che s'incentra sul tema dell'astrazione. Conoscere è astrarre l'universale, la specie, la quiddità delle cose. L'universale è ante rem in Dio, in re come costitutivo dell'ente, post rem nell'intelletto che lo astrae. È questo il realismo scolastico che Tommaso svolge affermando che l'universale come tale non è in atto nell'ente, perché esiste solo l'individuo, non la specie. L'universale è in atto nell'intelletto quando lo conosce. La conoscenza è allora adeguazione dell'intelletto e della cosa. L'intelletto è intelligibilità, è solo possibile, come intendeva Aristotele, e passa in atto, è intelligenza, quando accoglie le specie. Per Tommaso dunque l'intelletto può conoscere l'essere in sé; anzi a questo è destinato, ma l'intelletto umano, legato al corpo come anima, non può accogliere le specie se non servendosi dei dati della sensibilità, dai quali astrae le quiddità. Per questo può conoscere solo le quiddità che cadono sotto i sensi. E qui Tommaso distingue nettamente il campo della ragione naturale: essa conosce perfettamente le quiddità del mondo; ciò che la supera sfugge alla dimostrabilità, all'evidenza, alla conoscenza. Perciò di ciò che supera l'uomo non abbiamo secondo Tommaso che un'imperfetta notizia, la quale riguarda solo il fatto dell'esistenza. Di Dio infatti possiamo dimostrare che esiste, partendo da ciò che il mondo ci fa vedere, ma non possiamo dire nulla sulla sua natura. Ciò che diciamo di questa è teologia, discorso che facciamo su Dio, perché è Dio che l'ha fatto a noi, rivelando qualcosa di sé. La ragione può solo trovare che ciò che è per fede non le è contrario, ma possibile. A proposito dell'esistenza di Dio Tommaso riprende appunto le vie aristoteliche: argomentando sul movimento risaliamo a un motore primo che non è mosso da altro; argomentando sugli effetti e le cause, a una causa prima; ragionando sulla contingenza, all'essere necessario; argomentando sulla perfezione degli enti, all'ente perfettissimo; argomentando sul fine di ogni cosa, al fine assoluto. La definizione che Tommaso dà dell'uomo è aristotelica: l'uomo ha una forma, che è l'anima, e una materia, che è il corpo. L'intelletto come virtù superiore dell'anima è così legato al corpo, col quale compone un ente unico. Da Aristotele tuttavia Tommaso dissente quando afferma che le tre virtù, vegetativa, sensitiva, intellettiva, dell'anima non sono nell'uomo tre principi distinti, ma quella intellettiva superiore esercita anche le altre due inferiori. Qui è intervenuta l'esigenza cristiana di fondare l'anima come principio sostanziale unico, cosicché possa essere salvaguardata la fede nell'immortalità, la sopravvivenza al corpo, l'indipendenza ontologica rispetto al corpo. Conseguentemente alla distinzione tra piano soprannaturale e piano naturale, l'etica di Tommaso comprende una parte naturale, vale a dire un ordine di principi pratici che risiede già nella natura razionale dell'uomo, indipendentemente dall'ordine teologico che si aggiunge mediante la grazia. La caduta non ha cancellato né l'esistenza di tali principi nella ragione, per cui l'uomo sa cosa è bene e cosa è male, né la disposizione della volontà a seguire i principi pratici evidenti di per sé. Nella ragione è impressa la legge naturale. La caduta non ha tolto la natura ma l'ha solo inficiata, per cui occorre la grazia che la risollevi. Tale risollevamento nella fede, nella speranza, nella carità, desta la natura stessa; dice Tommaso: "la grazia non distrugge ma perfeziona la natura". La forte inclinazione che Tommaso possiede a considerare buono tutto ciò che è naturale lo porta a estendere il suo interesse su ogni ambito dell'uomo. Il suo talento classificatorio, la sua capacità di operare distinzioni su distinzioni lo conducono per un verso a differenziare tutti questi ambiti, per l'altro ad analizzarli uno dopo l'altro.

    ESTETICA
    Il bello per Tommaso è ciò che si contempla con interesse, che soddisfa e dà godimento e quieta in noi il desiderio. Mezzi alla fruizione del bello sono la vista e l'udito, ma la stessa intelligenza può essere attratta verso il bello quando la verità le si presenta in chiarezza e armonia di pensiero; bellezza si riscontra anche nella vita contemplativa, nella quale il lumen interiore dispone ogni cosa nell'armonia delle sue proporzioni. In sé l'opera d'arte non è morale né immorale, lo diventa solo se aiuta l'uomo nel suo perfezionamento o ve lo distoglie. In questo senso vi saranno un bello "formale", che si ferma alla sola bellezza, e un bello "integrale", che partecipa nel contempo e della bellezza e del bene. vedi anche Estetica

    POLITICA
    Nei confronti del problema politico Tommaso parte da due presupposti, che egli considera assodati: il valore positivo della società umana; la dipendenza dello Stato dalla Chiesa. Tommaso non ha difficoltà ad ammettere l'autonomia del diritto naturale, fondato sulla ragione, rispetto al magistero ecclesiastico. Quello che gli preme di dimostrare è la razionalità della soggezione dello Stato alla Chiesa. Il ragionamento di Tommaso è semplice: Cristo è il signore di tutti gli uomini e il papa è il suo vicario in terra. Quindi il papa è signore di tutti gli uomini, compresi re e imperatori. A questo argomento generale il filosofo ne aggiunge un altro di natura particolare: il papa ha la cura del fine ultimo di tutti gli uomini; re e imperatori curano invece solo fini intermedi (ordine della convivenza, benessere generale, ecc.). I fini particolari sono subordinati al fine ultimo, quindi re e imperatori devono essere sottomessi al papa.

    San Tommaso d'Aquino
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    Propongo san bannato, ahahahahahah........ :gluglu:

  5. #5
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    Io attendo proposte serie eh...
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  6. #6
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    e perchè non un santo ecumenico ? come, ad esempio san Giuseppe, che prendeva istruzioni dagli angeli, in sogno, per la custodia del Divino Bambino ?

  7. #7
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    San Francesco di Sales is good!
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    Proporrei Santa Faustina, per ricordarci di esercitare anche forumisticamente la misericordia.
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum

    In ordine San Tommaso, Sant'Agostino, Santa Faustina Kowalska, Santa Gianna Beretta Molla. http://www.giannaberettamolla.org/
    Ultima modifica di merello; 27-02-10 alle 12:11

  10. #10
    .... .....
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    Predefinito Rif: Santo Patrono del forum



    S.Giovanni Evangelista..
    Il discepolo prediletto..l'ispiratore dei templari assieme a Maria Maddalena..


    Il forum potrebbe prenderli entrambi come protettori..soprattutto la Maddalena potrebbe ispirare quei forumisti libertini e condurli al timor di Dio.. ..
    Mentre S.Giovanni potrebbe essere l'aspetto umano e intimo della religione così in voga presso gli anticlericali..
    Una scelta politica insomma..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 
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