Fini, linea dura come Sarko per lanciare la sfida a Berlusconi
Dietro l’attacco a D’Alema, la voglia di smarcarsi dal Cavaliere. Con la sua sortita, l’ex ministro degli Esteri si è guadagnato il plauso di un pezzo della coalizione
Visto dai francesi, Gianfranco Fini va assumendo lo stesso atteggiamento con cui Nicolas Sarkozy iniziò ad affrancarsi da Chirac. Qualche sera fa il leader di An ha cenato con Olivier Dassault, amministratore delegato di Le Figaro, giunto a Roma per conquistare alla causa di Sarko i voti dei francesi residenti all’estero.
Il rapporto tra il capo della destra italiana e il candidato dell’Ump all’Eliseo si è consolidato da tempo, e il modo in cui Fini ostenta sulla propria scrivania il decalogo di Sarkozy serve a far risaltare una forte sintonia di vedute sulle questioni internazionali, su quelle legate alla sicurezza, e persino sui temi etici. Perché sui gay l’ex ministro degli Esteri italiano sostiene di «condividere» la posizione del dirigente neogollista, secondo cui «l’identità non si sceglie».
Il Fini-Sarko ha in mente un’operazione meno eclatante delle precedenti, quando tentò di scalzare Silvio Berlusconi senza fortuna. Ma non per questo l’intento è meno ambizioso: si può infatti conquistare la leadership con un atto di forza, oppure assumere la guida senza rivendicarne il ruolo, attraverso atti politici. La scelta di sfidare alla Camera Massimo D’Alema sull’Afghanistan aveva questo obiettivo: mentre il Cavaliere aveva deciso di tenere un profilo basso, il presidente di An ha scelto di attaccare a testa bassa, «forte delle parole di Karzai che ha accusato l’atteggiamento del governo italiano sul "caso Mastrogiacomo"». Così si è guadagnato il plauso di un pezzo rilevante della coalizione e l’apprezzamento indiretto del Foglio: «D’accordo il senso dello Stato — scriveva ieri il quotidiano di Giuliano Ferrara — ma questa destra pompiera dovrebbe riflettere sul fatto che tacere rischia di avere un sapore rassegnato, se non complice».
Niente più operazioni frondiste e tantomeno rivendicazioni di delfinato, ma l’obiettivo di conquistare uno spazio politico sempre maggiore nel centrodestra. Raccontano che ieri, dopo aver letto sul Mattino l’articolo di Claudio Sardo in cui il ministro degli Esteri definiva «Berlusconi superiore in tutto a Fini», il capo della destra ha commentato: «Il giochino di separarci è vecchio e miserevole. Non riusciranno a metterci l’uno contro l’altro». Epperò con le sue mosse Fini-Sarkò vuole anche cautelarsi, evitare cioè di esser posto dinanzi al fatto compiuto, se il Cavaliere decidesse un giorno di puntare sul salto generazionale.
È ovvio che il leader di An non vuole farsi tagliar fuori. Intanto pensa a nuovi «strappi » per avere sempre più un ruolo centrale nell’alleanza, «e l’unico modo è produrre idee», ecco il motivo che lo spinge a cercare altri orizzonti, ecco perché il primo focus della sua fondazione, Fare Futuro, si è incentrato sulla questione ambientale: «È un tema — dice — su cui la sinistra italiana ha perso di credibilità». Chissà, forse alla sinistra italiana servirebbe un Fini, cioè un politico capace di fare il controcanto al leader senza però staccarsi dall’alleanza, come ha fatto Pier Ferdinando Casini. Questo ruolo, secondo Peppino Caldarola, «avrebbe potuto assumerlo Walter Veltroni, senonché lui è parte del grande gioco doroteo del centro-sinistra, e sta lì ad aspettare il suo turno». «E poi—precisa il senatore della Margherita Antonio Polito—nella nostra coalizione non c’è un leader come Berlusconi, ma un sinedrio».
Comunque la strategia del sindaco di Roma incrocia quella del capo della destra: sul referendum elettorale puntano entrambi «per far saltare i vecchi schemi». In quel caso, se Fini vincesse la sfida sulla legge elettorale con Casini, allora sì inizierebbe per lui un nuovo capitolo nel centrodestra, e prendendo a prestito lo slogan di Sarkozy per l’Eliseo, potrebbe dire: «Tutto è possibile».
Francesco Verderami
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...rlusconi.shtml
Personalmente credo che questo articolo sia molto generoso con Fini che ha scelto un tema sbagliato per differenziarsi.
Certo è un argomento molto più comodo perchè attaccava Prodi ma il risultato è stato insignificante.
Ci sono ben altri temi per differenziarsi e proporsi come guida della coalizione, ma comportano attacchi diretti a Berlusconi e argomenti ne avrebbe a iosa....




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