Vivere con 500 euro al mese
http://espresso.repubblica.it/dettag...71375&ref=hpsp
di Roberta Carlini
Nei supermercati. Nei call center. Nelle imprese di pulizie. In studi privati. Sono 4 milioni i recordman del reddito basso
Agli autonomi non piacciono le donne
Tipici e atipici, a termine e a tempo indeterminato, autonomi e dipendenti. Fra tutte le divisioni che attraversano lavori e salari italiani, ce ne sono due trasversali, che riguardano ogni tipo di contratto e reddito. La prima è quella tra maschi e femmine, il 'gender gap': più che un fossato, una voragine, soprattutto nel mondo del lavoro autonomo. La differenza media tra redditi annui maschili e femminili,</STRONG> ... Leggi tutta la scheda
Il lavoratore che ha guadagnato di più in Italia nel 2006 si chiama Carlo, e la sua busta paga annuale è stata di 18 milioni 860 mila euro. Quello che ha guadagnato di meno potrebbe esser passato per il suo stesso ufficio, al piano più alto di Pirelli-Telecom, ma in ore assai mattutine: 6,51 euro l'ora, per quelle poche ore che servono a lucidare pavimenti, buttare cartacce e spolverare scrivanie. Ma il 'pulitore' è solo uno dei tanti pezzi del mosaico dell'Italia a basso reddito: di quelli che un lavoro ce l'hanno, ma guadagnano assai poco, meno del vecchio 'milione'. Perché per 500 euro al mese in Italia si fanno tante cose: dietro la cassa di un ipermercato o alla scrivania di uno studio professionale, l'operatore di call center o il computer grafico, manovrando con scopa e spazzoloni oppure parlando tre lingue, mestieri vecchissimi o tanto nuovi da non essere neanche definibili. L'Istat li ha contati: sono 4 milioni e 223 mila in Italia i lavoratori considerati 'a basso reddito'. E se, in base a calcoli statistici, la soglia del basso reddito da lavoro individuale è poco sotto gli 800 euro, la media di quanto incassano quei 4 milioni di persone è ben più bassa: 507 euro al mese. Dove sono, quei 4 milioni e rotti? E come campano?
Al telefono
Federica, diplomata, 38 anni e madre sola di due figlie, per lavoro risponde al telefono. Dai centralini del Cup Liguria, fissa le prenotazioni per visite specialistiche, ospedali. Svolge in subappalto per la Regione un servizio che, quando è fatto dagli uffici pubblici, costa assai di più: cosicché la persona che alla Asl fa il suo stesso lavoro guadagna almeno 200 euro al mese più di lei. Lo stipendio di Federica richiede una certa competenza matematica: "Prendo 7,03 periodico all'ora", dice. Tradotto a fine mese: 450 euro netti fino a due anni fa, quando il consorzio la impiegava solo per 20 ore a settimana. "Adesso va meglio, faccio 34 ore a settimana e non ho più il mutuo". Altri redditi in casa non ce ne sono. Certo, la casa in proprietà è un bell'aiuto, "grazie ai miei genitori che hanno contribuito", ma anche così per arrivare a fine mese l'organizzazione deve essere ferrea: "Vado al lavoro in scooter, esco alle 7 e torno alle 16, le ragazze si organizzano da sole per colazione e pranzo". Ultima vacanza? Nel 2001, da un'amica. Pasti fuori casa? Mai, al massimo una pizza.
Federica non è un caso limite. Anzi, il suo call center non è neanche di quelli che pagano meno. Scendendo verso Sud, dove il mercato del lavoro si fa più affollato, le paghe al centralino diminuiscono: Giovanna, che fa le telefonate al Cepu per sei ore al giorno dal lunedì al sabato ('outbound', si chiamano), porta a casa 490 netti al mese, con un contratto di collaborazione a progetto. E altrove, dove il contratto neanche c'è oppure la paga è legata al risultato, va anche peggio. Federica invece non è neanche una lavoratrice atipica, ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato: "Indeterminato, finché c'è l'appalto: se cessa l'appalto, fine del contratto".
Con la sua selva di contratti e paghe, il settore dei call center è uno spaccato del mondo che guadagna poco: tra i numeri dell'Istat, va ad affollare la voce 'altri servizi' con i suoi 613 mila lavoratori a basso salario, ma data la varietà dei contratti entra un po' in tutti i settori economici. Il basso reddito, che sia in busta paga fissa, a contratto o con partita Iva, va spesso insieme a orari ridotti e flessibili e sotto-qualificazione. "L'80 per cento delle persone da noi intervistate ha almeno il diploma", racconta Paola Pierantoni, che per la Cgil Liguria ha curato una ricerca-inchiesta su sei call center liguri (in via di pubblicazione). Non solo. "Viene fuori che chi ha un lavoro più stabile, ad esempio lavora per i call center di Poste o Telecom, è anche più insoddisfatto della paga": gli altri, essendo appena emersi dall'area grigia e nera del telemarketing d'assalto, quello dove ti pagano in percentuale dei risultati, e un giorno puoi recarti al lavoro e trovare che il tuo ufficio non c'è più, "non possono permettersi di essere scontenti".
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(13 aprile 2007)




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