
Originariamente Scritto da
goodbye_cat
Roma, aprile - In questi giorni un film aggressivo, noioso e oltraggioso, che a detta degli stessi protagonisti non è una realtà ma un mito, viene proiettato nei cinema italiani. Ciò che ha ferito i sentimenti degli iraniani, è la virulenza e l'astio che emergono dalla pellicola nei confronti di questo popolo, e della sua cultura, per altro erede orgoglioso di una grande civiltà, di cui l'umanità è debitrice.
La pellicola stravolge usi e costumi della razza iraniana, dal modo di vestirsi al comportamento incivile, alla brutale depravazione e la decadenza etica. Possiamo parlare di un'opera che costituisce un insulto storico. L’insulto inizia là dove finisce la logica e questa mancanza di logica si evidenzia di più quando l’obiettivo è il passato di una nazione intera. I fratelli Warner hanno smentito qualsiasi stimolo politico nella realizzazione del film, un'affermazione che suscita dei dubbi. Molti critici, tra i quali quello del giornale USA TODAY, ritengono che si tratti di una pellicola propagandistica del governo statunitense per poter reclutare soldati tra i giovani americani stanchi della guerra irachena.
Un film che intende sacralizzare la continuazione dell’occupazione dell'Iraq, collegando artificiosamente una nazione di recente fondazione con la storia dei greci, degli spartani, sfruttando un falso comic strip di Frank Miller, ripetendo sino alla noia pompose espressioni quali dovere, onore, solennità. Basta osservare il modo di vestirsi di re Serse, ricco di simboli e ornamenti delle primitive tribù africane. Supponete che qualcuno costruisca un film su Giulio Cesare con la figura e il ritratto simili a quello di Serse.
E' noto a tutti che iraniani ed europei, dal punto di vista della razza, hanno la stessa radice: sono ariani. Le intenzioni politiche del film emergono dalle manipolazioni ai danni della verità, dal voler rappresentare uomini a forma di animali o animali a forma di uomini, con la voce scelta per il re persiano che evoca le voci degli animali dei cartoni animati o addirittura quella dei demoni.
Ciro fu il precursore della carta dei diritti umani, con i suoi due principali pilastri, la libertà religiosa e i diritti riconosciuti alle donne. Gli iraniani, diversamente dai greci, dai romani, dagli egizi e da altre civiltà non avevano la schiavitù. L’etica e la religione erano fondate sui tre principi del pensiero virtuoso, l'allocuzione virtuosa e il comportamento virtuoso. Le prime leggi umane relative alla guerra e al modo di comportarsi con gli sconfitti in guerra e i prigionieri (simili alle Convenzioni internazionali di epoca recente) sono state redatte e praticate dai persiani.
Questo sistema etico è stato tramandato e integrato dall’Islam, ed è così che questa questa civiltà ha continuato ad evolversi nella sua nuova forma. Gli eventi dopo il conflitto di Leonida, re di Sparta (terra di questo film) confermano l’evidenza di questo sistema. Serse, al contrario di Alessandro Magno, non distrusse il tempio dell'Acropoli e la città, dopo aver conquistato Atene.
Gli iraniani non riducevano le nazioni sconfitte in schiavitù, né le trasformavano in proprie colonie. Anche Serse scelse questo comportamento nei confronti dei greci. In epoche successive la civiltà greca è stata conservata e sviluppata dagli iraniani tanto da trasformarli in anello di congiunzione tra l’Europa e la sua grande, antica civiltà. Tutto ciò è qualcosa che il film “300” vuole mettere in dubbio con un unico obiettivo: stimolare qualche giovane ad arruolarsi nelle forze armate.
I produttori di questo film hanno decretato che l’intrattenimento era l’unico obiettivo della produzione, ma, pur accettando questo affermazione, c'è da chiedersi se sia lecito distorcere la storia di un popolo ? Ciò che sorprende è la programmazione del film nei cinema europei, quando i popoli di questo continente hanno fama di essere educati e istruiti. In ogni caso siamo fermamente convinti che questo film non possa cambiare la storia. Un proverbio iraniano dice “Se un sasso senza valore rompe un gioiello prezioso, non significa che esso abbia aumentato il suo valore”.
Alireza Miryousefi
Capo ufficio stampa dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran in Italia