Colpo di Stato con il benestare Usa
Portella della Ginestra, ''La strage fu la miccia di un tentato golpe''
Nel libro 'Tango Connection' rilettura degli storici dell’eccidio del 1 maggio 1947: i 12 morti e i 27 feriti dovevano scatenare la reazione dei comunisti che avrebbe poi giustificato la repressione e la presa del potere da parte dei carabinieri
ascolta la notiziaRoma, 16 apr. (Ign) - Il 1° maggio ’47 le squadre armate neofasciste che compiono la strage di Portella della Ginestra cercarono di far partire un progetto di golpe. L’eccidio di Portella è il primo passo del tentativo di colpo di Stato, autorizzato dal presidente americano Harry S. Truman, con l’obiettivo di mettere fuori legge il Pci di Togliatti, all'epoca collegato con l'Unione Sovietica di Stalin. I 12 morti e i 27 feriti dovevano infatti scatenare la reazione dei comunisti che avrebbe poi giustificato la repressione e la presa del potere da parte dei carabinieri. E’ questa la tesi di 'Tango Connection' (Bompiani, pp. 208, euro 9), volume di Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino, in libreria da mercoledì 18 aprile. Per realizzare il volume i due storici hanno consultato migliaia di documenti americani, inglesi, italiani e sloveni. In particolare, quelli dell’intelligence londinese (MI5) e del Servizio informazioni e sicurezza (Sis). ''Il quadro che affiora dai nostri studi è a dir poco sconcertante - spiegano gli autori - I rapporti Sis parlano chiaro: sono il Comando militare e l’intelligence statunitensi a dare il via all’operazione golpista tra l’ottobre e il novembre ’46. Gli americani temono che comunisti e socialisti possano vincere democraticamente le prime elezioni politiche dalla caduta del fascismo (che poi si svolgeranno il 18 aprile ’48). Non a caso, è in questo periodo che nasce l’Unione patriottica anticomunista (Upa), un’organizzazione clandestina capeggiata da generali e colonnelli dei carabinieri (Messe, Pièche, Laderchi) e manovrata occultamente da James J. Angleton, la superspia che vedremo interpretata da Matt Damon nel film di Robert De Niro ‘L’ombra del potere’, sugli schermi italiani tra qualche giorno. Gli 007 londinesi segnalano con preoccupazione i contatti tra agenti americani, eversione nera e personalità dello Stato italiano come, ad esempio, il capo della polizia. Nei rapporti, si fanno espliciti riferimenti all''incidente' e al 'lago di sangue' che daranno il via al golpe militare''.
I finanziamenti per il golpe arrivano in abbondanza dall’Argentina del presidente Juan Perón. Si tratta del celebre 'oro nazista', gestito dall’Internazionale nera di Bormann e Skorzeny e da un 'governo provvisorio fascista' con sede a Buenos Aires. ''Ma sono soprattutto le carte britanniche sul neofascismo italiano, desecretate nel 2006, che ci permettono di comprendere il dietro le quinte di quei mesi terribili -svelano Casarrubea e Cereghino-. Si parla, ad esempio, del colonnello Charles Poletti, il capo dell’Amgot tra il ‘43 e il ’45. Nel giugno '47 arriva in Italia 'in missione speciale per conto del governo americano' per assicurare armi e denaro alle squadre armate anticomuniste.
L’alleanza sotterranea tra intelligence Usa e neofascismo si concretizza anche sul confine orientale, dove gli agenti statunitensi non esitano a scendere a patti con gli ex repubblichini per fronteggiare la 'minaccia comunista' incarnata dal maresciallo Tito. Dai documenti emergono inoltre i finanziamenti clandestini elargiti dalla Banca Nazionale dell’Agricoltura e dalla grande industria ai gruppi paramilitari neofascisti''. ''È in questo contesto che si colloca l’azione terroristica di Salvatore Giuliano. Il suo gruppo -spiegano Casarrubea e Cereghino- è uno squadrone della morte agli ordini dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far) di Pino Romualdi, delle Squadre armate Mussolini (Sam) e della Decima Mas di Junio Valerio Borghese. I documenti del controspionaggio Usa (da noi ritrovati nel 2005 presso gli Archivi nazionali di College Park, Maryland) rivelano -proseguono gli autori- che i contatti tra Salò e Giuliano risalgono all’estate ’44, quando un commando nazifascista inizia a operare sulle montagne tra Partinico e Montelepre per addestrare militarmente gli uomini della banda''.
''Abbiamo sintetizzato i punti salienti delle nostre ricerche in un dossier di 40 pagine - spiegano gli autori di 'Tango Connection' - che l’avvocato Armando Sorrentino presenterà la prossima settimana alle procure della Repubblica di Palermo per quanto riguarda la strage di Portella, di cui ricorre il sessantesimo anniversario tra pochi giorni, e di Milano, per quanto riguarda i rapporti inglesi sulla Bna''. ''Molti dei protagonisti di quella stagione nera godono ancora di ottima salute. Il reato di strage non è soggetto a prescrizione. Gli eccidi siciliani -proseguono- sono da ricondurre a un disegno eversivo unico che va dalla strage di Alia (settembre '46) alle esecuzioni di Li Puma, Rizzotto e Cangelosi, dirigenti sindacali assassinati tra il marzo e l'aprile '48. È in quei diciotto mesi -concludono Casarrubea e Cereghino- che è messo a punto il prototipo stragista che tanti lutti provocherà nei decenni successivi, da Piazza Fontana (’69) alla strage di Bologna ('80)''.
Fonte: adnkronos.com




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