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    Predefinito La costituente socialista targata SDI

    Boselli vuol rifare il Psi. Ma l'ok di De Michelis non basta, Angius non entrerà nella costituente e i sondaggi segreti dicono che...
    Lunedí 16.04.2007 119

    A Fiuggi è rinato il Partito Socialista Italiano. Almeno nelle intenzioni di Enrico Boselli, che ha stroncato definitivamente la Rosa nel Pugno per rilanciare il Psi. E un piccolo miracolo è avvenuto. Non tanto per l'ok scontato di Bobo Craxi e Ugo Intini, ma per l'inatesso via libera di Gianni De Michelis. L'ex ministro degli Esteri ha così messo una pietra sopra all'esperienza con la Casa delle Libertà e al rapporto con Silvio Berlusconi. Ma oltre alle rose (Pannella a parte) ci sono anche le spine. I filo-Centrodestra del Nuovo Psi, guidati da Stefano Caldoro, hanno fatto sapere che non saranno della partita.

    L'obiettivo di Boselli è quello di costruire un soggetto politico che si collochi tra il partito democratico e il progetto di sinistra di Bertinotti, al quale aderiranno quasi certamente la minoranza Ds di Mussi, il Pdci e forse anche i Verdi. Lo Sdi guarda con molta attenzione a Gavino Angius, il leader della terza mozione della Quercia che non sembra affatto interessato ad allearsi con Rifondazione Comunista. Al momento, però, l'operazione pare più un sogno che una realtà.

    Dall'Ulivo spiegano infatti che molto difficilmente Angius si farà tentare dal richiamo socialista e alla fine dovrebbe restare nel partito democratico. Non solo. Un conto solo gli organigrammi di partito, un altro gli elettori. Boselli ha parlato dell'intenzione di superare il 2%, ma stando ad alcune ricerche effettuate segretamente nelle ultime settimane, un nuovo partito socialista non avrebbe molte possibilità di decollare, restando ancorato attorno all'1-1,5%. Un bottino piuttosto magro. L'operazione è ambiziosa e tutto può essere, ma dietro l'ottimismo di Fiuggi - nel Palazzo - regna un certo scetticismo.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Una linea craxiana che dimentica Bettino
    L’eredità ingombrante

    FABRIZIO RONDOLINO
    da La Stampa

    Nel corso della sue consultazioni sulla riforma elettorale, Prodi ha incontrato giovedì scorso Saverio Zavattieri. Il successivo comunicato di Palazzo Chigi lo indicava come leader del Partito socialista democratico italiano.MaZavattieri è il segretario dei Socialisti italiani, usciti dal Nuovo Psi di De Michelis. «I socialisti democratici sono quelli dello Sdi», spiegava Zavattieri correggendo l’errore dell’ufficio stampa. Ma anche lui si è sbagliato: perché oltre allo Sdi c’è anche un Psdi – erede più o meno diretto del partito di Saragat –, il cui segretario è Renato D’Andria. Raccapezzarsi nella dispora socialista non è facile neppure per gli stessi protagonisti, figurarsi per l’elettorato e per un’opinione pubblica sempre più distratta. Difficile, dunque, vendere un prodotto di cui non si conosce bene neppure il nome esatto.
    D’altro canto i socialisti italiani, comunque si chiamino e dovunque si collochino, hanno tuttora un’identità fortissima e immediatamente riconoscibile, più di qualsiasi altra famiglia politica della Seconda Repubblica: Craxi. Per la statura e l’ingombranza del personaggio, per la sua anomalia non soltanto caratteriale rispetto al ceto politico tradizionale, e naturalmente per la fine tragica cui è stato condannato, Bettino Craxi è tuttora il solo vero testimonial dei socialisti di questo Paese, insieme simbolo e condanna, modello e destino. Bettino Craxi fu anche l’inventore del congresso-spettacolo: la Piramide o il Tempio costruiti da Panseca sono il primo tentativo ragionato di trasformare in evento mediatico e palcoscenico del leader un appuntamento tradizionalmente noioso e semiclandestino. Da questo punto di vista – e non soltanto per motivi di budget – lo Sdi è tornato ai tempi di De Martino, con la presidenza a gradoni in stile vagamente sovietico e le bandiere rosse lungo i vialetti d’ingresso. Il che, insieme alla presenza scenograficamente significativa di Macaluso, Mussi e Angius, ha dato all’insieme un tocco surreale in più.
    Negli stessi giorni – per una simpatica ironia della cronaca – di Craxi hanno parlato, e a lungo, i diessini, incerti se elevarlo agli altari o lasciarlo nell’ombra. I socialisti di Boselli (che pure torneranno a chiamarsi Psi) ne hanno invece parlato molto meno: ma, in compenso, hanno connotato il congresso straordinario di Fiuggi secondo una logica squisitamente craxiana. E cioè di differenziazione e di orgogliosa autonomia rispetto alla confluenza Ds-Margherita nel Partito democratico, che pure un tempo a Boselli non dispiaceva affatto. Le etichette cambiano, non lo schema: contro il «compromesso storico in versione bonsai », il nuovo Psi si ritaglia lo spazio dell’autonomia.
    E’ curioso osservare come negli stessi giorni si tengano le assise degli «eredi» dei due partiti che hanno retto il governo del Paese per trent’anni, e che ora rappresentano, insieme, poco meno del 10% dell’elettorato. Eppure tanto l’Udc quando lo Sdi sembrano affezionati a quel mondo e a quegli schemi al punto da non dire sostanzialmente nulla, nei rispettivi congressi, sui problemi del Paese. In altre parole, i due partitini hanno comunicato la propria esistenza e la propria identità non in quanto portatori di questa o quella proposta, ma per pura distinzione formale dal vicino: l’Udc è quel pezzo di centrodestra che non vuole più la Cdl, lo Sdi è quel pezzo di centrosinistra che non vuole il Pd. Simmetrico anche il trattamento riservato ai rispettivi ex leader di riferimento: lunga ovazione per Berlusconi a Roma, affettuoso colloquio con Prodi a Fiuggi. Agli italiani, com’è evidente a tutti, di tali sfumature importa assai poco: il messaggio è diretto esclusivamente al ceto politico. La «bussola socialista » – slogan del congresso e vigorosa costruzione scenografica fra palco e platea – potrà forse indicare alla scialuppa quale direzione seguire: ma tutti sembrano essersi dimenticati del mare.

    Una rifondazione socialista che azzera l’era Craxi
    Stefania Craxi
    da il Giornale

    Eccoci alla proclamazione dell’«Unità Socialista», eccoci alla «fine della diaspora socialista», eccoci al partito dei «riformisti». Eccoci a Fiuggi, l’ultima rappresentazione di quella Madonna Pellegrina che la nomenclatura del Psi porta in giro da quasi un decennio per tutta l’Italia: la «rifondazione del Psi», cercando di raccogliere i consensi del disperso elettorato socialista. Peccato che le suddette nomenclature non abbiano raccolto, divise, più del due/due e mezzo per cento. Peccato che, unite, ne raccoglieranno ancora di meno, perché sono la rappresentazione del tradimento di un uomo e delle sue idee. Prima si sono divisi intorno alla negazione di Craxi, oggi si riuniscono su un programma pre-craxiano che al massimo tollera ciò che è avvenuto dopo il Midas, facendo finta di non sapere che la gran parte del popolo del Midas, della Conferenza Programmatica di Rimini del 1982, del referendum sulla scala mobile, del Concordato, non vota più per loro. Non ne riconoscono più, da almeno quindici anni, meriti e leadership, anche perché non hanno dimostrato la generosità che i leader devono avere: investire sul futuro, e non solo sempre su se stessi. Nessun progetto può nascere e avere successo sulla negazione dell’evidente e sulla menzogna.
    Nel merito, spiego perché questo congresso dello Sdi non promette niente di nuovo. Che cosa di nuovo propone Boselli, a parte l’innamoramento per l’anticlericalismo, unico lascito dell’avventura con Marco Pannella? Il vecchiume della scuola pubblica? Il matrimonio gay? Non hanno il coraggio di ammettere che il socialismo, in Italia, è stato molte cose.
    Craxi ereditò nel ’76 un Psi debolissimo, perché diviso su tutto, senza identità, spessore culturale, tensione progettuale, schiacciato dal compromesso catto-comunista Dc-Pci, prigioniero di preconcetti ideologici: l’unità a sinistra anche se subordinati, la redistribuzione della ricchezza prima della sua produzione, il pubblico prima del privato, antifondamentalisti si, ma flebilmente filoamericani, la scuola e l’educazione decisamente statali, i preti meglio se affamati. Dalla seconda metà degli anni ’70 Craxi ruppe tutti questi preconcetti, disse che cosa sarebbe stato il suo socialismo: decisamente anti-comunista, nel senso che si poneva in alternativa ai comunisti e che fra l’unità della sinistra e la propria identità riformista, sceglieva decisamente la seconda, disse che la libertà viene prima dell’uguaglianza, la produzione della ricchezza prima della sua distribuzione, il principio di sussidiarietà prima della regolazione pubblica, l’autogoverno e l’autonomia dell’individuo piuttosto che l’attesa dello Stato, l’uguaglianza delle opportunità piuttosto che il livellamento ugualitario. Disse, con il Concordato, che l’Italia sarebbe stata più laica, che il paese sarebbe stato più libero se la Chiesa si fosse assunta la responsabilità di dire pubblicamente, senza intermediari, la propria opinione. Su tutti questi temi i craxiani la pensano all’opposto di Boselli, che è quindi liberissimo di farsi un partito neo-demartiniano.

  3. #3
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    On. DE MICHELIS (Nuovo Psi)
    La posizione di autonomia consentirà al congresso libertà di scelta

    “Credo che nessun socialista, soprattutto tra coloro che hanno resistito quindici anni non per affermare l’una o l’altra scelta di campo, ma per non rinunciare alla loro identità culturale e politica, può non cogliere la sfida posta dalla potenziale
    opportunità aperta dalla Costituente socialista.
    La situazione dalla quale ciascuno di noi prende le mosse, nel momento in cui ci accingiamo alla grande avventura del rilancio del Psi, è diversamente articolata.
    È infatti noto che il Nuovo Psi ha partecipato alle elezioni politiche dello scorso anno in alleanza con la coalizione della Casa delle Libertà, anche se dopo le elezioni abbiamo ripreso la nostra autonomia e ne siamo usciti.
    È anche noto che i nostri parlamentari sono all’opposizione del Governo Prodi. La nostra posizione di autonomia consentirà al nostro Congresso, se tale sarà la scelta, di decidere per l’adesione alla Costituente socialista, cosi come io proporrò”.

    Caldoro: Boselli ha liquidato il PSI di Craxi

    “E’ paradossale che chi liquidò il Psi di Craxi, e non lo difese dall’attacco politico- giudiziario di tangentopoli e dai creditori, ora si propone di rifondare la casa socialista “.- ha dichiarato Stefano Caldoro, coordinatore Nazionale del Nuovo Psi –“I dirigenti dello Sdi fondarono il loro partito in rottura ed in discontinuità con il Psi di Craxi. Il Nuovo Psi, invece, nacque proprio per difendere quella eredità politica e per affermare l’autonomia e l’identità dei riformisti. Di tutti quelli che non si sono mai riconosciuti nella falsa sinistra – nata dall’attuale sistema bipolare - rappresentata dal Governo Prodi. Non sono venute meno le ragioni di questa divisione tra i socialisti” – ha concluso Caldoro –“ ed il Congresso del nostro Partito è chiamato a decidere su questa premessa“.

  4. #4
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    è stato chiarito il progetto socialista. "per far rinascere una forza che non si rifaccia al Garofano di Bettino Craxi (Angius lo ha detto chiaramente) ma ai valori storici della 'Rosa', che è anche il simbolo del Pse."

 

 

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