Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito perché sono comunista e non anarchico:riflessioni politiche

    Stamattina, posto, tempo permettendo , un po' di spunti sulla differenziazione semantica e filosofica delle definizioni politiche( ricordando ovviamente che si tratta di una mia personale intrerpretazione e che non sono sufficientemente preparato in storia delle dottrine politiche per pretendere di aprire un dibattito dettagliato ).
    Mi interessa intanto spiegare perché mi sento profondamente comunista, e non mi sento per nulla anarchico ( pur non considerando gli anarchici come miei opposti,ma anzi come ottimi elementi di convergenza).
    Allora, dando un rapido sguardo alla storia della politica moderna, ci accorgiamo immediatamente che l'illuminismo ebbe il compito di rompere filosoficamente ( con l'ovvia ricaduta politica) l'ordine feudale e la sua giustificazione metafisica. L'illuminismo ( la parola è comprensiva di mille varianti anche opposte) diciamo, quello individualista, che si tradusse nella visione liberale del mondo, fu un pensiero che indusse a credere che la società umana dovesse essere plasmata attraverso un'azione decostruttrice dell'ordine esistente ( gerarchia, sacralità, doveri reciproci, servaggio) per forgiare l'uomo tabula rasa, cioé l'uomo non condizionato dall'ordine delle cose e in grado di forgiare sé stesso. Il liberalismo è sempre stato portatore di un'idea politica di "libertà da", intesa nel senso di essere liberi dai condizionamenti soggettivi posti da altri, nel nome del fatto che non vi è giudice migliore di sè stessi. Questa idea, doveva necessariamente procedere verso una volontà di togliere di mezzo ogni cosa che fosse preordinata per lasciare a ognuno la facoltà di farsi da sè , di conseguire il proprio piacere, di scegliere in definitiva liberamente tra il bene e il male.

    L'anarchismo è l'evoluzione ( e allo stesso tempo il superamento ) del liberalismo. L'origine stessa della parola è "assenza di un principio cioé di un ordine". Questo non significa che gli anrchici credano nel caos ( questa è una lettura demagogica che spetta ai demonizzatori dei ribelli) , ma significa senza dubbio che nell'anarchismo si colitiva l'idea di creare una società in cui si azzeri completamente ogni struttura che preordini il comportamento umano. L'anarchismo compie il passo decisivo che il liberalismo lascia aperto , che è quello di negare la proprietà privata. Lo fa perché vede non solo nell'ostacolo soggettivo ( la volontà sovrana del signore ) un ostacolo alla libertà individuale, ma anche in quello oggettivo ( la proprietà come rapporto sociale). L'anarchismo propone cosi' l'estremizzazione di un mondo in cui gli uomini si forgiano da sè senza che vi sia un principio fondatore che li preceda ontologicamente e cronologicamente.

    Ed ora arriviamo al comunismo ( ciò che mi rappresenta davvero nel profondo ) . A parte le disquisizione tra Stato o non Stato, tra Marx e Bakunin, la vera differenza tra anarchia e comunismo ( nel presupposto filosofico ) sta nel fatto che il comunismo non è estremizzazione e superamento del liberalismo, bensi' l'estrema e profonda reazione filosofica al liberalismo. Il comunismo rovescia il piano logico. Paradossalmente torna indietro nel tempo, si presenta come forza di reazione alla modernità liberale, esigendo che la comunità si fondi su un ordine riconosciuto e su un valore fondativo connatrato all'uomo : la comunità, l'essere in comune, la socialità, l'amore per il prossimo. Sto parlando di comunismo, non solo con riferimento al marxismo, ma anche come forma di pensiero trasversale alle epoche storiche che con marx non fa altro che ripresentarsi sotto una forma incisiva, storicamente reattiva e consequenziale alle trasformazioni dell'epoca in cui Karl Marx visse. Nel comunismo, al contrario che nell'anarchismo, si riconsoce filosoficamente la presenza di un'ordine essenziale delle cose e degli uomini, un parametro comune su cui tutti si possono e si devono misurare: quest'ordine si chiama comunalità. L'anarchismo azzerra l'ordine per riportare l'uomo alla naturalità ( che,secondo il tipo di anarchismo, può essere vista come socievole o non socievole ...ricordiamoci che esiste un filone anarchico estremamente individualista e persino filocapitalista ...anche se quest'ultimo profondamente snaturato dalla sua matrice filosofica originaria):
    Il comunismo vuole farsi portavoce dell'unico ordine possibile per l'uomo e la sua vita: la comunalità.
    Per questa ragione sono comunista e non anarchico. Perché filosoficamente sono affine a una visione che vede l'uomo comunitario come unico ordine vero e degno di essere perseguito nella vita. Non sono per nulla affine, invece,all'idea che, azzerando ogni ordine, l'uomo possa perseguire a posteriori la comunalità, senza che essa sia vista come un principio ordinatore strutturale ( cioé che si tramanda, si insegna, si vive, e si traccia come esempio).
    Detto questo, so benissimo che l'anarchismo ha spessissimo sostenuto posizioni politiche affini se non identiche al comunismo, al meno un certo anarchismo. Infatti l'esito dell'anarchismo è incerto e può anche coincidere a posteriori con il migliore comunismo. Anzi alcune lotte tra le più eroiche e importanti della storia furono condotte da anarchici ( cui va tutto il mio rispetto e tributo di memoria ). Non per questo però, bisogna negare l'importanza della distinzione che ho sottolineato, che è importante nella visione della vita e ha implicazione anche politiche nel momento dell'azione, della decisione e della condivisione.

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A breve spunti riflessivi su comunsimo e sinistra e su comunismo e progressismo. Proverò a spiegarvi in che senso secondo me un comunista non può e non deve definirsi di sinistra nè tanto meno progressista...... a più tardiIntanto: forza con il dibattito su comunismo e anarchismo, io ho tracciato solo una strada ( che è peraltro una mia interpretazione ) ..a tutti seguire il dibattito, se non si ragiona collegialmente su cose di questo genere, sarà più duro intraprendere la strada condivisa che tutti auspichiamo.Per il comunismo Per l'unitàPer la sobrietà

  3. #3
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Riprendo la discussione, tornando sul tema dell'anarchismo, per rimarcare un concetto che reputo fondamentale: essere comunisti è, come già dicevo, porre in primissimo piano, come principio regolatore dell'essere sociale, la comunanza delle cose e dei sentimenti.
    Di questi tempi in particolare, dove tutto è distruttivo, tutto è filosoficamente impostato in forma decostruttiva ( cioé liberale ) nel senso di fare piazza pulita di ogni struttura fondata su criteri di giustizia e di solidarietà in nome dell'unico criterio accettato dalla critica criminale liberale, cioé il criterio dell'efficienza e della concorrenza perfetta, di questi tempi dicevo, è urgente parlare di comunismo come forza costruttiva di principi e non solo come forza distruttrice dello stato delle cose. L'anarchia, in termini di azione politica, assume più i connotati della decostruzione dell'esistente, mentre il termine comunismo e comunitarismo ( nel senso sia filosofico che politico ) devono porsi con forza dirompente sul piano della costruzione. In fondo, che cavolo c è ormai da distruggere sul piano etico che non abbia già distrutto la devastante critica liberale del mondo ?
    In questo la mia posizione politica si discosta fondamentalmente da un punto cruciale del marxismo ( cruciale nonché estremamente controverso e degno di essere approfondito). Avrete capito dai miei numerosi interventi che credo nell'interazione perfetta tra soggettivismo e oggettivismo. Detto in parole semplici credo che debba cambiare il sistema come struttura che condiziona oggettivamente i rapporti umani, e di pari passo debba cambiare la coscienza dell'uomo, con uno sforzo individulae e comunitario di volontà.
    Cioé non credo che destrutturando l'esistente ( il modo di produzione capitalistico ) possa sorgere dalla macerie il comunismo come stato superiore del genre umano. Credo che alla distruzione sistemca si deve affiancare una ben più possente azione costruttiva spirituale delle persone che credono al cambiamento. Senza cadere nel soggettivismo francescano ( per cui unico interesse reale è il cambiamento di sè stessi) credo tuttavia che l'interazione tra soggeto e sistema debba essere ripresa come base di una riflessione epoi di una riflessione politica. Questo implica innanzitutto un lavoro quotidiano su di sé ( nella ricerca del proprio essere, nell'amore per il prossimo, e nell'attenzione alla comunità umana tutta ) e poi un'interazione crescente con la comunità ( familiare, amicale, nazionale e umana...in tutti i suoi gradi ) .
    Per questo, tornando al tema originale, appartengo a un comunismo costruttivo pur aderendo in pieno alla critica oggettiva del sistema ( e della sua necessaria decostruzione ) fatta da Marx.
    L'anarchia, invece, accentuando l'aspetto decostruttivo, diventa una continuazione estremizzata e superantesi del liberalismo politico.

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    allora, forse le questioni politologiche vi impigriscono, e alla luce dell'atroce violenze delle cose e alla loro intrinseca priorità su tutto, vi capisco.
    Ma credo che il nostro percorso politico, dico nostro, nel senso di tutti coloro che si definiscono comunisti, ma sentono che vi è un probolema irrisolto e da risolvere nella cultura comunista predominante nonché in una grossa fetta di quella storica, tale percorso politico deve avere sempre una costante riflessione teorica e etica dietro.
    So benissimo che tutti voi avete fatto e state facendo il vostro percorso politico personale, come me d'altronde, ma credo che il forum sia lo spazio giusto per apportare le proprie idee e le proprie sensazioni nella costruzione del comunismo delle comunità.
    Premetto per chi fosse giunto a discutere qui dentro che mi trovo in questo spazio da soli due mesi e che tutti coloro che già erano presenti avranno sicuramente già avuto le loro utili e proficue discussioni filosofico-politiche. In ogni modo mi sembra molto importante continuare su una strada di questo tipo, anche per integrare chi ci raggiungerà o chi semplicemente è interessato a farlo.
    Per me il problema principale, e in questo forum cerco di trovare e trovo spesso interolocutori sensibili su questo punto, è la forma che il comunismo ha assunto nella storia e che oggi è solo nel suo culmine di decadenza definitiva e irreparabile:questa forma la chiamerei progressismo ( per usare un termine sintetico, ancorché piuttosto ambiguo).
    Per progressismo intendo un'attitudine a fare del progresso materiale il lume fondamentale dell'azione comunitaria, fino ad escludere completamente gli aspetti sentimentali e spirituali ( quelli comunitariamente condivisibili) dell'uomo. Questa malattia, che nelle analisi di Preve e di molti altri, è stata tanto bene analizzata, pervade in forma catastrofica la cultura odierna.
    Leggendo la trama del libro di Arpaia ho respirato un'altra boccata di ossigeno.
    Di cos'altro abbiamo bisogno se non di uomini conspaevoli della voracità della malattia in questione ?
    L'unica via è l' un'unione di tutti i comunisti non progressisti, inclini all'austerità, al rispetto delle tradizioni umane ( contro la folclorizazzione della storia), al rispetto della comunità intermedia vivente, e sopratutto ( qui è il punto fondamentale ) pronti a fare della propria vita un atto di comunismo politico vivo ( e non solo una chimerica notizia da annunciare al mondo).

    Un comunismo condito dunque dei valori costitutivi che fondano il migliore uomo comunitario: l' onestà, lo spitiro cooperativo, la moderazione, la distanza dal fanatismo e dalla massificazione aggregativa, l'equilibrata valutazione di sé stessi, la non ambizione, l'antisuperomismo, il senso del dovere verso l'altro.
    Non è la predica di un sacerdote, ma una dichiarazione politica.
    Oggi più che mai, a mio avviso, ciò che manca è l'etica come forma fondamentale di visione del mondo e dell'uomo. Nel mare magnum del relativismo culturale, tutto sembra possibile, dal vivere di rendita affittando i palazzi, all'insultare la gente per strada senza pudore, dal concorrere a ribasso nell'attività lavorativa ridotta a merce che valorizza il denaro, alla ricerca della carriera in ogni parte del mondo.
    Per questo tanto spesso insisto sulla necessità dell'unione tra liberazione sociale ed individuale. Solo la comprensione dell'insicindibilità delle due dimensioni può dare nuova linfa alla politica.

    Tornando al parallelo originario tra comunismo e anarchia, volevo aggiungere una riflessione da condividere:riguarda il concetto di autorità.
    Ho l'impressione che l'anarchico rifiutando il potere e un principio comuitario costitutivo, rifiuti anche alla base il concetto di autorità soggettiva ( l'autorità oggettiva, ricordiamolo sempre, è il denaro).
    Fermo restando che non ho alcuna intenzione rivendicativa del vecchio regime feudale ( dove l'autorità soggettiva e oggettiva insieme erano il caposaldo della struttura sociale ) voglio dire che l'autorità non è una parola da buttare nell'immondizia insieme a tutto il mondo prerivoluzionariofrancese. L'idea di autorità deve essere completamente rivista alla luce della perfetta eguaglianza degli uomini di fronte alla legge e alla vita, e alla luce della possibilità di ognuno di esercitare la propria autorità, che quindi non diventa un privilegio, ma una semplice condizione contingente e consapevole. Il mondo di oggi disprezza, dall'alto del suo culto per l'autorità oggettiva ( il denaro espresso in quantità) ogni idea anche lontana di autorità soggettiva ( e lo si vede nello svilimento e nella massificazione del lavoro, dell'arte e del costume) . Recuperando l'autorità soggettiva ( cioé ad esempio il valore del lavoro come espressione di arte e di inventiva cooperativa al serivizio della collettività) in un contesto egualitario e comunistico, l'uomo potrà ritrovare il tratto che lo connota e lo distingue: il potersi fidare dell'altro per rispetto e umiltà e il poter obbedire coscientemente ( cioé l'opposto di un'ottica gerarchica ) a colui del quale conosce le ragioni e il ruolo contingente e storico
    Il disprezzo per l'autorità e per l'esperienza è cosi' connaturato alla società liberale che è stato integralmente e fatalemnte sostituito dalla venerazione della ricchezza. Nel comunismo, credo, il senso dell'autorità, sano e egualitario, può tornare ad appartenerci.

  5. #5
    Utilisateur enregistré
    Data Registrazione
    15 Dec 2003
    Messaggi
    612
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Secondo me, tranne casi eccezionali, un forum internet non si presta a questo tipo di interventi, cosi lunghi e dettagliati.

    Comunque io ieri ho stampato e letto tranquillamente il tuo testo. Molto interessante anche se dissento dalla tesi principale, cioè che nel comunismo si conserva la comunalità.

    In realtà il comunismo, volendo realizzare la comunità umana, è anche lui in qualche modo anti-politico nella sua utopia. Cioè, per definizione ci puo essere comunità solo se questa possa porsi di fronte ad una altra comunità. Dire "c'è una sola comunità, quella del "genre humain" dell'Internazionale" è come dire "non c'è comunità". Mi spiego?

    Per il resto mi trovo in tanti punti d'accordo con te, specie sul rifiuto del progressismo o della distruzione fine a se stessa.

    Un pista di riflessione molto interessante è quella che esplora il perché della connaturazione tra i valori della "contro-cultura" (per esempio il disprezzo dell'autorità) e il capitalismo.
    Voglio finire il mio intervento proprio su questo punto. Secondo me le cose devono essere dette in modo chiaro e incisivo: la contro-cultura è il processo stesso di distruzione del sedimento del passato, funzionale alla liberazione del nostro essere soggetivista-individualistico.

    In parole povere: la contro-cultura è la catena di montaggio del coglione consumista occidentale. E chi parla di "ricuperazione" è un stronzo che alimenta la cadenza di fabricazione.

    Il vero materiale esplosivo anti-capitalista è quello che permetterà una nuova aggregazione colletiva attorno ad un processo politico comunitario. Qui ci vorrà disciplina, autorità, ordine, intelligenza e eticità. Cioè, tutto il contrario della contro-cultura, e in genere di quella schifosa cosa che si chiama "popolo di sinistra".

  6. #6
    Utilisateur enregistré
    Data Registrazione
    15 Dec 2003
    Messaggi
    612
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Senza voler fare un paradosso, direi che solo il comunista pessimista puo essere veramente comunista. Un comunista radioso in fondo è un cristiano, nel suo grande cuore ha già realizzato la fratellanza del genere umano. Il comunista pessimista, invece, anziché realizzare l'utopia vede il camino, in salita, per arrivarci. Vede la guerra sociale, la fratellanza della barricate, la presa del potere con tutti gli aspetti tragici che questo comporta.

    Non abbiamo alcuna ragione di amare il mondo che viene, perché è dominato dai nostri nemici. Ma abbiamo ragione di lottare perché nel fondo è nella lotta, ormai, che si è ritirata l'ultima possibilità di esprimere il nostro essere sociale.

 

 

Discussioni Simili

  1. Mario Monicelli: sono arrivato a 90 anni perchè sono comunista
    Di patatrac (POL) nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 18-04-05, 00:18
  2. Mario Monicelli: sono arrivato a 90 anni perchè sono comunista
    Di patatrac (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 16-04-05, 17:27
  3. Mario Monicelli: sono arrivato a 90 anni perchè sono comunista
    Di patatrac (POL) nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-04-05, 09:49
  4. Pensiero Anarchico e Comunista.
    Di Egol nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 70
    Ultimo Messaggio: 04-12-04, 18:51

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito