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  1. #1
    Giuliano_IMP
    Ospite

    Angry Israele NON vuole la PACE...

    Bisogna aspettare che le scriva un EBREO certe cose, perche' dai NON-Ebrei NON vengono accettate....



    1) Israele non vuole la pace
    di Gideon Levy

    Il momento della verita' e' arrivato e va detto: Israele non vuole la
    pace.
    L'arsenale di scuse e' finito, il coro di rifiuto suona ormai a
    vuoto.
    Fino a poco tempo fa era ancora possibile accettare il
    ritornello del
    "non abbiamo un interlocutore" per la pace e del " non
    e' ancora tempo"
    di negoziare con i nemici. Oggi, la nuova realta' di
    fronte ai nostri
    occhi non lascia spazio a dubbi e lo stancante
    ritornello "Israele e'
    per la pace" e' caduto in frantumi.

    E'
    difficile determinare quando c'e' stata la rottura. E' stato
    l'assoluto
    rigetto dell'iniziativa saudita? Il rifiuto di riconoscere
    quella
    siriana? Le interviste di Pasqua del primo ministro Olmert? La
    ripulsione alle dichiarazioni rilasciate a Damasco da Nancy Pelosi, la
    portavoce della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, che
    presumevano che Israele fosse pronto a rinnovare il dialogo di pace con
    la Siria?

    In Israele intere generazioni sono state svezzate
    nell'illusione e
    nell'incertezza della possibilita' di realizzare la
    pace con i nostri
    vicini.
    Nei nostri giorni piu' verdi, David Ben-
    Gurion ci diceva che avrebbe
    portato la pace, se solo gli fosse data
    la possibilita' di incontrare i
    capi arabi. Israele ha chiesto
    negoziazioni dirette per una questione
    di principio e gli israeliani
    ne hanno tratto grande orgoglio per il
    fatto che il loro quotidiano
    impegno per la pace celava le piu' alte
    ambizioni dello Stato. Ci era
    stato detto che non c'erano interlocutori
    per la pace e che la piu'
    grande ambizione degli arabi era di
    distruggerci. Abbiamo bruciato i
    ritratti del "tiranno egizio" nei
    nostri falo' del trentatreesimo
    giorno dell'Omer ed eravamo convinti che
    tutte le colpe per la
    mancanza di pace erano dei nostri nemici.

    Dopo arrivo' l'occupazione,
    seguita dal terrorismo, Yasser Arafat, il
    secondo summit di Camp David
    fallito e l'ascesa di Hamas al potere, ed
    eravamo sicuri, sempre
    sicuri, che era tutta colpa loro. Neppure nei
    nostri sogni piu' feroci
    avremmo potuto credere che sarebbe venuto il
    giorno in cui l'intero
    mondo arabo ci avesse teso la mano in segno di
    pace e che Israele
    avrebbe voltato le spalle al gesto. Sarebbe stato
    ancora piu' pazzesco
    immaginare che Israele si tirasse indietro
    adducendo come scusa quella
    di non volere fare arrabbiare l'opinione
    pubblica domestica.

    Il mondo
    e' stato capovolto ed ora e' Israele che sta in prima linea nel
    rifiuto. Quella che era la politica di rifiuto di pochi, una
    avanguardia
    degli estremisti, e' ora diventata la politica ufficiale di
    Gerusalemme.
    Nelle sue interviste di Pasqua, Olmert ci ha detto che " i
    palestinesi
    sono di fronte al bivio di una decisione storica ", ma la
    gente ha
    smesso di prenderlo sul serio da tempo. La decisione storica
    e' nostra e
    siamo noi che stiamo scappando dal bivio e da queste
    iniziative, come
    dalla morte stessa.

    Il terrorismo, usato da Israele
    come l'ultima scusa per il suo rifiuto,
    serve solo ad Olmert per fargli
    recitare, ad nauseum, "Se i palestinesi
    non cambiano, non combattono il
    terrorismo e non ottemperano a nessuno
    dei loro obblighi, allora non
    usciranno mai dal loro perenne caos".
    Come se i palestinesi non
    avessero preso dei provvedimenti contro il
    terrorismo, come se fosse
    Israele a dovere determinare quali sono i loro
    obblighi, come se
    Israele non fosse responsabile per il perenne caos che
    soffrono i
    palestinesi sotto occupazione.

    Israele considera importante fissare
    prerequisiti e credere di averne
    l'esclusivo diritto. Ma il tempo passa
    e Israele continua a evitare il piu'
    basilare dei prerequisiti per una
    pace giusta, quello di porre fine
    all'occupazione. Di tutte le domande
    fatte durante le interviste di
    Pasqua, nessuno si e' disturbato di
    chiedere a Olmert perche' non ha
    reagito con entusiasmo alla recente
    iniziativa araba, senza
    precondizioni. La risposta e' una: il controllo
    delle colonie.

    Non e' solo Olmert che fa resistenza. Una figura di
    primo piano del Labour
    party ha detto la scorsa settimana che " ci
    vorranno da cinque a dieci
    anni per riprendersi dal trauma ". Ora la
    pace e' niente di piu' che
    una minacciosa ferita, e nessuno che ne
    parli ancora in termini di
    benefici sociali di massa che essa
    apporterebbe allo sviluppo, alla
    sicurezza e alla liberta' di movimento
    nella regione e nell'istituire
    una societa' piu' giusta.

    Come una
    piccola Svizzera, oggi ci stiamo concentrando piu' sul tasso di
    cambio
    del dollaro e sulle dichiarazioni di malversazione sollevate
    contro il
    Ministro delle Finanze che sulle fatidiche opportunita' che
    svaniscono
    ai nostri occhi prima di riconoscerle tali.

    Mai abbiamo mai avuto
    un'opportunita' come questa. Anche se non e'
    sicuro che le iniziative
    siano davvero solide e credibili, o che siano
    basate sull'inganno,
    nessuno ha fatto un passo avanti per sfidarle ne'
    tanto meno
    riconoscerle. Quando Olmert sara' un nonno anziano, che cosa
    dira' ai
    suoi nipoti? Che ha fatto di tutto in nome della pace? Cosa
    diranno i
    suoi nipoti?

    (Traduzione di Nicola Flamigni)

    2) Intervista di
    Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo,
    al ministro
    palestinese Mustafa Barghouti

    «La comunità internazionale la smetta di
    guardare
    alla Palestina con gli occhi del governo israeliano»

    Luisa
    Morgantini
    Ministro, in che misura il nuovo governo di unità nazionale
    di cui fa
    parte rappresenta una chance per il futuro della Palestina?

    Il nuovo governo di unità nazionale è non solo la migliore ma anche
    l'unica soluzione politica possibile per la Palestina oggi. Non
    bisogna
    dimenticare che questo governo rappresenta il 95% della
    società
    palestinese e dei rispettivi gruppi politici che sono usciti
    dalle
    ultime elezioni. Si è trattato, in effetti, di un gesto di alta
    responsabilità da parte delle attuali forze politiche che hanno
    ribadito la necessità di parlare con una sola voce, nel rispetto della
    legalità e dei principi di democrazia, cercando in tutti i modi di
    scongiurare le violenze interne e fratricide e il collasso nei
    rapporti
    tra Fatah e Hamas. Siamo anche certi che il governo uscito da
    questa
    intesa può disporre di un larghissimo consenso, ponendosi nei
    negoziati
    come un'entità moderata il cui primo e fondamentale
    obiettivo è quello
    di arrivare a una soluzione pacifica del conflitto
    israelo-palestinese ,
    basata sul reciproco riconoscimento di due Stati
    indipendenti nei
    confini del '67.

    Israele però non vi ha riconosciuto. Come la
    mettiamo?

    Attualmente, è vero, Israele si rifiuta di riconoscere il
    governo
    continuando a creare dei pretesti pur di non ammettere la
    legittimità
    di uno Stato palestinese e Olmert persegue la linea del
    prendere tempo
    e continuare con i dati di fatto, blocco dei territori,
    aumento degli
    insediamenti per non risolve il vero problema di
    Gerusalemme est e la
    fine dell'occupazione dei territori palestinesi.
    In questo senso
    l'impegno e il riconoscimento da parte della comunità
    internazionale
    risulta ancora più fondamentale per la ricerca di una
    pace giusta e
    duratura. Ciò deve passare inevitabilmente per la chance
    posta in
    essere dall'iniziativa della Lega Araba e i presupposti sono
    chiari:
    la fine dell'occupazione israeliana non solo nei Territori
    occupati
    palestinesi, una soluzione della questione dei rifugiati
    basata sulla
    risoluzione 194 delle Nazioni Unite, e uno stato
    palestinese che
    coesista con lo Stato d' Israele, ma anche la fine
    dell'occupazione in
    Siria e Libano. In questo modo contemporaneamente i
    paesi arabi
    riconosceranno pienamente lo Stato d'Israele.

    Dall' Europa
    e dalla comunità internazionale vengono dichiarazioni che
    ritengono sia
    opportuno cominciare a discutere con gli elementi più
    moderati del
    vostro governo. Quella che si chiama una diplomazia
    selettiva. E'
    d'accordo?

    La comunità internazionale deve smetterla di guardare alla
    Palestina
    con gli occhi di Israele. Ribadisco il fatto che il governo
    di unità
    nazionale si presenta con una piattaforma unica, come
    un'entità
    altamente rappresentativa e nel suo insieme moderata. Ne è un
    esempio
    il carattere progressista e sociale del nostro programma. Il
    governo,
    infatti, ha dedicato molta attenzione all'equità e alla
    giustizia
    sociale; abbiamo posto molta enfasi sui diritti delle donne,
    sull'assistenza e sui diritti per le persone disabili, oltre che sulla
    neutralità dell'educazione, aldilà di qualsiasi ideologia. E devo dire
    che è stato molto importante convincere i rappresentanti di Hamas a
    discutere di questi temi; è un modo pragmatico per convergere Hamas su
    una linea moderata. Il nostro stesso presidente Abbas rappresenta
    tutto
    il governo e non una parte o l'altra. Credo quindi che
    l'isolamento
    politico dei ministri di Hamas non porti dei vantaggi, ma
    sia
    l'ennesimo errore politico.

    Questa attenzione ai temi sociali, in
    particolare, risulta
    fondamentale in un momento così difficile di crisi
    economica in
    Palestina. Anche se il problema palestinese è la necessità
    di una
    soluzione politica, scongiurare il collasso economico è anche un
    modo
    per allontanare ogni estremismo ?

    Sì. In effetti la situazione
    economica in Palestina oggi è
    catastrofica: circa l'80% della
    popolazione vive al di sotto della
    soglia di povertà e quasi il 50% è
    disoccupata. La crisi economica è
    evidente e le misure illegali
    adottate da Israele ne sono la causa
    principale: circa 600 milioni di
    dollari di tasse che spettano
    legittimamente all'Autorità palestinese
    sono trattenutiarbitrari amente
    da Israele. Stiamo parlando del 70%
    delle entrate locali che mancano
    alle nostre casse e che non ci
    permettono di pagare gli stipendi ai
    medici, agli insegnanti, agli
    impiegati pubblici, da mesi senza
    salario. Non possiamo permetterci di
    correre il rischio che questa
    situazione di povertà si tramuti in forme
    estremismo.

    Nella sua recente visita in Italia, oltre al Presidente
    della Camera
    Fausto Bertinotti e alla vice Ministra Patrizia
    Sentinelli, ha
    incontrato il
    Ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
    Nell'incontro si è parlato
    della Conferenza internazionale di pace?

    Sì. Potrebbe essere uno strumento utile ed opportuno in questo
    momento.
    Ho sollecitato l'Italia e l'Ue ad avere immediatamente
    relazioni con
    questo governo e a non fare distinzioni tra i suoi
    ministri.
    L'alternativa a questo governo sarebbe il collasso dell'Anp
    e il caos.
    Mi auguro che l'Italia possa svolgere un'azione di stimolo
    nell'Unione
    Europea ed essere uno degli attori più importanti sulla
    via della pace.












    Giuliano l'Apostata
    __._,_.___

  2. #2
    Socialista lombardiano
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    Credo che Chomsky e Wallerstein, entrambi ebrei, la pensino allo stesso modo.

    E anche tanti ebrei progressisti come loro.

    Questo significa che Israele non rappresenta tutto il glorioso popolo ebraico.

    Così nessun agente provocatore retribuito dal Mossad potrà affermare che chi non dà ragione a Israele è antisemita.

  3. #3
    Giuliano_IMP
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Socialist Visualizza Messaggio
    Credo che Chomsky e Wallerstein, entrambi ebrei, la pensino allo stesso modo.

    E anche tanti ebrei progressisti come loro.

    Questo significa che Israele non rappresenta tutto il glorioso popolo ebraico.

    Così nessun agente provocatore retribuito dal Mossad potrà affermare che chi non dà ragione a Israele è antisemita.
    Ho pubblicato per l'APPUNTO uno scritto di un Ebreo per eliminare ogni possibilita' di chiudermi la bocca con accuse di antisemitismo e strepiti collegati.
    Cio' non deve comunque servire ad assolvere la weltanschauung giudea, che ' rappresenta comunque, nella sua generalita', il piu' basso PICCO di UMANITA' e SPIRITUALITA' presenti tra i popoli del CONSESSO UMANO....


    Giuliano l'Apostata

  4. #4
    Socialista lombardiano
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuliano_IMP Visualizza Messaggio
    Cio' non deve comunque servire ad assolvere la weltanschauung giudea, che ' rappresenta comunque, nella sua generalita', il piu' basso PICCO di UMANITA' e SPIRITUALITA' presenti tra i popoli del CONSESSO UMANO....

    Su questo non sono affatto d'accordo. Non sarai mica antisemita?

  5. #5
    Giuliano_IMP
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Socialist Visualizza Messaggio
    Su questo non sono affatto d'accordo. Non sarai mica antisemita?
    NO, i SEMITI sono i miei MIGLIORI AMICI (basta riconoscere la mia simpatia per i palestinesi cosi' tanto angariati)...Io, sono ANTI TALMUDICO, ovvero nemico MORTALE dei DETTAMI di QUELLA WETANSCHAUUNG che prevede la SOTTOMISSIONE di tutti i popoli del MONDO dopo aver costruito Eretz Israel, il GRANDE STATO MOSTRO che deve andare dal NILO all'EUFRATE....


    Giuliano l'Apostata

  6. #6
    Socialista lombardiano
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuliano_IMP Visualizza Messaggio
    NO, i SEMITI sono i miei MIGLIORI AMICI (basta riconoscere la mia simpatia per i palestinesi cosi' tanto angariati)...Io, sono ANTI TALMUDICO, ovvero nemico MORTALE dei DETTAMI di QUELLA WETANSCHAUUNG che prevede la SOTTOMISSIONE di tutti i popoli del MONDO dopo aver costruito Eretz Israel, il GRANDE STATO MOSTRO che deve andare dal NILO all'EUFRATE....


    Giuliano l'Apostata
    Ho capito. Nazista, vero?

  7. #7
    marcus22
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Giuliano_IMP Visualizza Messaggio
    Bisogna aspettare che le scriva un EBREO certe cose, perche' dai NON-Ebrei NON vengono accettate....



    1) Israele non vuole la pace
    di Gideon Levy

    Il momento della verita' e' arrivato e va detto: Israele non vuole la
    pace.
    L'arsenale di scuse e' finito, il coro di rifiuto suona ormai a
    vuoto.
    Fino a poco tempo fa era ancora possibile accettare il
    ritornello del
    "non abbiamo un interlocutore" per la pace e del " non
    e' ancora tempo"
    di negoziare con i nemici. Oggi, la nuova realta' di
    fronte ai nostri
    occhi non lascia spazio a dubbi e lo stancante
    ritornello "Israele e'
    per la pace" e' caduto in frantumi.

    E'
    difficile determinare quando c'e' stata la rottura. E' stato
    l'assoluto
    rigetto dell'iniziativa saudita? Il rifiuto di riconoscere
    quella
    siriana? Le interviste di Pasqua del primo ministro Olmert? La
    ripulsione alle dichiarazioni rilasciate a Damasco da Nancy Pelosi, la
    portavoce della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, che
    presumevano che Israele fosse pronto a rinnovare il dialogo di pace con
    la Siria?

    In Israele intere generazioni sono state svezzate
    nell'illusione e
    nell'incertezza della possibilita' di realizzare la
    pace con i nostri
    vicini.
    Nei nostri giorni piu' verdi, David Ben-
    Gurion ci diceva che avrebbe
    portato la pace, se solo gli fosse data
    la possibilita' di incontrare i
    capi arabi. Israele ha chiesto
    negoziazioni dirette per una questione
    di principio e gli israeliani
    ne hanno tratto grande orgoglio per il
    fatto che il loro quotidiano
    impegno per la pace celava le piu' alte
    ambizioni dello Stato. Ci era
    stato detto che non c'erano interlocutori
    per la pace e che la piu'
    grande ambizione degli arabi era di
    distruggerci. Abbiamo bruciato i
    ritratti del "tiranno egizio" nei
    nostri falo' del trentatreesimo
    giorno dell'Omer ed eravamo convinti che
    tutte le colpe per la
    mancanza di pace erano dei nostri nemici.

    Dopo arrivo' l'occupazione,
    seguita dal terrorismo, Yasser Arafat, il
    secondo summit di Camp David
    fallito e l'ascesa di Hamas al potere, ed
    eravamo sicuri, sempre
    sicuri, che era tutta colpa loro. Neppure nei
    nostri sogni piu' feroci
    avremmo potuto credere che sarebbe venuto il
    giorno in cui l'intero
    mondo arabo ci avesse teso la mano in segno di
    pace e che Israele
    avrebbe voltato le spalle al gesto. Sarebbe stato
    ancora piu' pazzesco
    immaginare che Israele si tirasse indietro
    adducendo come scusa quella
    di non volere fare arrabbiare l'opinione
    pubblica domestica.

    Il mondo
    e' stato capovolto ed ora e' Israele che sta in prima linea nel
    rifiuto. Quella che era la politica di rifiuto di pochi, una
    avanguardia
    degli estremisti, e' ora diventata la politica ufficiale di
    Gerusalemme.
    Nelle sue interviste di Pasqua, Olmert ci ha detto che " i
    palestinesi
    sono di fronte al bivio di una decisione storica ", ma la
    gente ha
    smesso di prenderlo sul serio da tempo. La decisione storica
    e' nostra e
    siamo noi che stiamo scappando dal bivio e da queste
    iniziative, come
    dalla morte stessa.

    Il terrorismo, usato da Israele
    come l'ultima scusa per il suo rifiuto,
    serve solo ad Olmert per fargli
    recitare, ad nauseum, "Se i palestinesi
    non cambiano, non combattono il
    terrorismo e non ottemperano a nessuno
    dei loro obblighi, allora non
    usciranno mai dal loro perenne caos".
    Come se i palestinesi non
    avessero preso dei provvedimenti contro il
    terrorismo, come se fosse
    Israele a dovere determinare quali sono i loro
    obblighi, come se
    Israele non fosse responsabile per il perenne caos che
    soffrono i
    palestinesi sotto occupazione.

    Israele considera importante fissare
    prerequisiti e credere di averne
    l'esclusivo diritto. Ma il tempo passa
    e Israele continua a evitare il piu'
    basilare dei prerequisiti per una
    pace giusta, quello di porre fine
    all'occupazione. Di tutte le domande
    fatte durante le interviste di
    Pasqua, nessuno si e' disturbato di
    chiedere a Olmert perche' non ha
    reagito con entusiasmo alla recente
    iniziativa araba, senza
    precondizioni. La risposta e' una: il controllo
    delle colonie.

    Non e' solo Olmert che fa resistenza. Una figura di
    primo piano del Labour
    party ha detto la scorsa settimana che " ci
    vorranno da cinque a dieci
    anni per riprendersi dal trauma ". Ora la
    pace e' niente di piu' che
    una minacciosa ferita, e nessuno che ne
    parli ancora in termini di
    benefici sociali di massa che essa
    apporterebbe allo sviluppo, alla
    sicurezza e alla liberta' di movimento
    nella regione e nell'istituire
    una societa' piu' giusta.

    Come una
    piccola Svizzera, oggi ci stiamo concentrando piu' sul tasso di
    cambio
    del dollaro e sulle dichiarazioni di malversazione sollevate
    contro il
    Ministro delle Finanze che sulle fatidiche opportunita' che
    svaniscono
    ai nostri occhi prima di riconoscerle tali.

    Mai abbiamo mai avuto
    un'opportunita' come questa. Anche se non e'
    sicuro che le iniziative
    siano davvero solide e credibili, o che siano
    basate sull'inganno,
    nessuno ha fatto un passo avanti per sfidarle ne'
    tanto meno
    riconoscerle. Quando Olmert sara' un nonno anziano, che cosa
    dira' ai
    suoi nipoti? Che ha fatto di tutto in nome della pace? Cosa
    diranno i
    suoi nipoti?

    (Traduzione di Nicola Flamigni)

    2) Intervista di
    Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo,
    al ministro
    palestinese Mustafa Barghouti

    «La comunità internazionale la smetta di
    guardare
    alla Palestina con gli occhi del governo israeliano»

    Luisa
    Morgantini
    Ministro, in che misura il nuovo governo di unità nazionale
    di cui fa
    parte rappresenta una chance per il futuro della Palestina?

    Il nuovo governo di unità nazionale è non solo la migliore ma anche
    l'unica soluzione politica possibile per la Palestina oggi. Non
    bisogna
    dimenticare che questo governo rappresenta il 95% della
    società
    palestinese e dei rispettivi gruppi politici che sono usciti
    dalle
    ultime elezioni. Si è trattato, in effetti, di un gesto di alta
    responsabilità da parte delle attuali forze politiche che hanno
    ribadito la necessità di parlare con una sola voce, nel rispetto della
    legalità e dei principi di democrazia, cercando in tutti i modi di
    scongiurare le violenze interne e fratricide e il collasso nei
    rapporti
    tra Fatah e Hamas. Siamo anche certi che il governo uscito da
    questa
    intesa può disporre di un larghissimo consenso, ponendosi nei
    negoziati
    come un'entità moderata il cui primo e fondamentale
    obiettivo è quello
    di arrivare a una soluzione pacifica del conflitto
    israelo-palestinese ,
    basata sul reciproco riconoscimento di due Stati
    indipendenti nei
    confini del '67.

    Israele però non vi ha riconosciuto. Come la
    mettiamo?

    Attualmente, è vero, Israele si rifiuta di riconoscere il
    governo
    continuando a creare dei pretesti pur di non ammettere la
    legittimità
    di uno Stato palestinese e Olmert persegue la linea del
    prendere tempo
    e continuare con i dati di fatto, blocco dei territori,
    aumento degli
    insediamenti per non risolve il vero problema di
    Gerusalemme est e la
    fine dell'occupazione dei territori palestinesi.
    In questo senso
    l'impegno e il riconoscimento da parte della comunità
    internazionale
    risulta ancora più fondamentale per la ricerca di una
    pace giusta e
    duratura. Ciò deve passare inevitabilmente per la chance
    posta in
    essere dall'iniziativa della Lega Araba e i presupposti sono
    chiari:
    la fine dell'occupazione israeliana non solo nei Territori
    occupati
    palestinesi, una soluzione della questione dei rifugiati
    basata sulla
    risoluzione 194 delle Nazioni Unite, e uno stato
    palestinese che
    coesista con lo Stato d' Israele, ma anche la fine
    dell'occupazione in
    Siria e Libano. In questo modo contemporaneamente i
    paesi arabi
    riconosceranno pienamente lo Stato d'Israele.

    Dall' Europa
    e dalla comunità internazionale vengono dichiarazioni che
    ritengono sia
    opportuno cominciare a discutere con gli elementi più
    moderati del
    vostro governo. Quella che si chiama una diplomazia
    selettiva. E'
    d'accordo?

    La comunità internazionale deve smetterla di guardare alla
    Palestina
    con gli occhi di Israele. Ribadisco il fatto che il governo
    di unità
    nazionale si presenta con una piattaforma unica, come
    un'entità
    altamente rappresentativa e nel suo insieme moderata. Ne è un
    esempio
    il carattere progressista e sociale del nostro programma. Il
    governo,
    infatti, ha dedicato molta attenzione all'equità e alla
    giustizia
    sociale; abbiamo posto molta enfasi sui diritti delle donne,
    sull'assistenza e sui diritti per le persone disabili, oltre che sulla
    neutralità dell'educazione, aldilà di qualsiasi ideologia. E devo dire
    che è stato molto importante convincere i rappresentanti di Hamas a
    discutere di questi temi; è un modo pragmatico per convergere Hamas su
    una linea moderata. Il nostro stesso presidente Abbas rappresenta
    tutto
    il governo e non una parte o l'altra. Credo quindi che
    l'isolamento
    politico dei ministri di Hamas non porti dei vantaggi, ma
    sia
    l'ennesimo errore politico.

    Questa attenzione ai temi sociali, in
    particolare, risulta
    fondamentale in un momento così difficile di crisi
    economica in
    Palestina. Anche se il problema palestinese è la necessità
    di una
    soluzione politica, scongiurare il collasso economico è anche un
    modo
    per allontanare ogni estremismo ?

    Sì. In effetti la situazione
    economica in Palestina oggi è
    catastrofica: circa l'80% della
    popolazione vive al di sotto della
    soglia di povertà e quasi il 50% è
    disoccupata. La crisi economica è
    evidente e le misure illegali
    adottate da Israele ne sono la causa
    principale: circa 600 milioni di
    dollari di tasse che spettano
    legittimamente all'Autorità palestinese
    sono trattenutiarbitrari amente
    da Israele. Stiamo parlando del 70%
    delle entrate locali che mancano
    alle nostre casse e che non ci
    permettono di pagare gli stipendi ai
    medici, agli insegnanti, agli
    impiegati pubblici, da mesi senza
    salario. Non possiamo permetterci di
    correre il rischio che questa
    situazione di povertà si tramuti in forme
    estremismo.

    Nella sua recente visita in Italia, oltre al Presidente
    della Camera
    Fausto Bertinotti e alla vice Ministra Patrizia
    Sentinelli, ha
    incontrato il
    Ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
    Nell'incontro si è parlato
    della Conferenza internazionale di pace?

    Sì. Potrebbe essere uno strumento utile ed opportuno in questo
    momento.
    Ho sollecitato l'Italia e l'Ue ad avere immediatamente
    relazioni con
    questo governo e a non fare distinzioni tra i suoi
    ministri.
    L'alternativa a questo governo sarebbe il collasso dell'Anp
    e il caos.
    Mi auguro che l'Italia possa svolgere un'azione di stimolo
    nell'Unione
    Europea ed essere uno degli attori più importanti sulla
    via della pace.












    Giuliano l'Apostata
    __._,_.___
    ULTIME NOTIZIE L’enigma Angelo Roncalli (seconda parte) Turchia: verso il golpe «dunmeh» Il crepuscolo di un padrone del mondo Omicidio rituale: l’antica testimonianza di un ex-rabbino /3 Le culture trapiantate SEZIONI--------------------------------------------------------------------------------politicaaccesso al database "politica" religioneaccesso al database "religione" esteriaccesso al database "esteri" culturaaccesso al database "cultura" storiaaccesso al database "storia" economiaaccesso al database "economia" scienzeaccesso al database "scienze" esteri Il crepuscolo di un padrone del mondo Maurizio Blondet 14/04/2007 Paul WolfowitzPaul Wolfowitz è l’autore delle guerre americane all’Iraq e all’Afghanistan, ma di quello nessuno gli chiede conto.Ora, come presidente della Banca Mondiale, Wolfie rischia la fine della carriera di padrone del mondo per un fatto di sesso e di favoritismo.Una faccenda degna di Mastella.Ricordiamo in breve: Wolfowitz è stato al Pentagono, dove era vice-ministro e dove ha affiancato Rumsfeld e gli altri due viceministri sionisti (Duglas Feith e rabbi Dov Zakheim) giusto il tempo per sorvegliare l’esecuzione dell’11 settembre e pilotare l’amministrazione nelle prime due guerre della «lotta mondiale al terrorismo islamico», intesa come «quarta guerra mondiale».Che sia lui il principale promotore, e forse l’ideatore del grande complotto, è indubbio.E’ il principale firmatario del documento del think-tank neocon Project for a New American Century, dal titolo «Rebuilding the american defense», dove si auspica «una nuova Pearl Harbor» per indurre il popolo americano a scendere in guerra per Israele, il «fatto traumatico» che poi si verificò grazie ad Osama bin Mossad.Wolfowitz è anche il più noto allievo del filosofo Leo Strauss, l’ammiratore di Nietszche e di Carl Schmitt riletti alla luce del talmudista Maimonide, il guru dei neocon.Wolfie è stato tratteggiato da Saul Bellow nella figura di «Ravelstein», nel romanzo omonimo pubblicato nel 2000, come un dottor Stranamore ossesso a tramare guerre e devastazioni per il liberismo e il giudaismo.E’ intimo di Cheney e di Richard Perle, l’altro ebreo che dietro le quinte del Pentagono ha condotto tutti i preparativi per «la lunga guerra».E’ infine l’anti-igienico personaggio immortalato da Michael Moore mentre lecca il pettine con cui sta per ravviarsi i capelli, e mentre mostra le calzette bucate, e probabilmente non lavate.Mentre le guerre andavano di male in peggio, tutti i colpevoli se ne sono andati dal Pentagono, avendo compiuto la missione.Così, mentre Bush e Cheney vengono a poco a poco politicamente demoliti per la conduzione delle guerre, gli ebrei che le hanno volute e architettate sono al sicuri, al disopra di ogni critica.Bush ha messo Wolfie a capo della Banca Mondiale, sicuramente su richiesta o ordine dello stesso Wolfowitz: perché il leccatore di pettini ha lì la sua amante, un’araba femminista e molti filo-giudaica di nome Shaha Riza.Una poltrona miliardaria, una potenza globale e, insieme, un nido d’amore: proprio la posizione da padrone del mondo.I burocrati della Banca cominciano subito a brontolare per i favoritismi e gli autoritarismi di Ravelstein.Sposta i burocrati dove non vogliono, mette da parte gli ostili, si crea una camarilla di yes men e favoriti (come al Pentagono), e tradisce - dicono i superburocrati - la «missione» della Banca, che sarebbe quella di favorire lo sviluppo dei Paesi poveri.Nulla di strano, visto come il Wolfowitz ha gestito lo sviluppo in Iraq quand’era ministro della guerra.E infatti, su queste critiche nessuno fiata.Solo una lamentela resta ostinatamente in circolazione: che il fatto che Wolfie sia il capo della sua fidanzata rappresenta un «conflitto d’interessi».Lui alla fine cede.E distacca la sua Shaha Riza al Dipartimento di Stato (evidentemente è padrone anche di quello), mantenendola sempre sui libri-paga della Banca Mondiale.Con l’occasione, per addolcire all’amata il dolore della separazione d’ufficio, ordina al capo del personale della Banca Mondiale di aumentarle lo stipendio di 60 mila dollari.In tal modo, la luce dei suoi occhi viene a guadagnare 193 mila dollari lanno; più di quanto prenda la stessa Condoleezza Rice, che come ministro degli Esteri (Segretario di Stato) si contenta di 186 mila dollari annui.Con l’aggravante che su uno stipendio della Banca Mondiale, con lo status diplomatico internazionale, la bella araba non paga una lira di imposte.Dai 186 mila dollari del suo emolumento, la Rice vede sparire un bel 25% di prelievi fiscali.Le resta una miseria, l’equivalente di centomila euro l’anno.Un terzo di quel che prende la nostra Elisabetta Spitz, moglie di Follini, come direttrice del Demanio.Si noterà infatti come queste cifre sono, per l’andazzo italiota, ridicole: 190 mila dollari l’anno è un emolumento da dirigente della Regione Sicilia (162 mila euro in media), da sotto-presidente della Regione Lombardia.In Sicilia c’è un assessore, tale Crosta, addetto alle acque e ai rifiuti, che prende 567 mila euro l’anno: quasi quattro volte di più del segretario di Stato dell’unica superpotenza rimasta, che ha qualche responsabilità in più che acque e spazzatura.Ma nel mondo anglo-liberista, puritano, certe cose non passano.Tanto più che, alle prime critiche, Wolfowitz cerca di nascondere il fatto, dicendo che il comitato etico della Banca col «consigliere generale» avevano approvato l’aumento alla sua amata: subito smentito dagli interessati.Ora, per attaccare Wolfie, s’è mosso il Financial Times, la corazzata ideologica del liberismo globale.Wolfie «è venuto meno ai suoi stessi standard», dice il giornale, ricordando le sue campagne per la «trasparenza» dei governi che chiedono soldi alla Banca Mondiale, e contro la corruzione dei dittatori del Terzo Mondo che si rivolgono a lui col cappello in mano.Insomma l’annunciatore planetario di una Mani Pulite globale è stato colto, come un qualunque Mastella, a fare favoritismi e a mentire.Per un affare di cuore (diciamo così), e questo è ancor meno perdonabile: ricordiamo cosa fecero a Clinton per l’affare Levinsky, e cosa non hanno fatto a Bush per una politica estera criminale e demente.«Il presidente della Banca Mondiale ha un solo attivo: la sua credibilità. Wolfowitz ha minato la moralità della Banca. Deve dimettersi», tuona il Financial Times.E al suo seguito, tuonano tutti gli altri media, facendosi coraggio.«Ho commesso un errore e me ne pento», ha balbettato Wolfie, sperando di evitare l’inevitabile: le dimissioni da un posto fra i meglio pagati del pianeta, Regione Sicilia esclusa.Ma forse dovrà cedere.Così tramonta un padrone del mondo: il moralismo angloide non perdona.Maurizio BlondetCopyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.archivio: esteri ULTIMI 10 ARTICOLI DELLA SEZIONE Turchia: verso il golpe «dunmeh» Il crepuscolo di un padrone del mondo Spie ebraiche: processo a porte chiuse? Al Qaeda International? Mancato attacco all’Iran (ed altro ancora) Libano. A cuori valorosi, niente è impossibile Ciò che da la TAV (alla Francia) Incredibile: i musulmani parlano! Torna Schroeder L’ideologia invisibile dell’illuminato della Moncloa LETTERE AL DIRETTORECopyrightHOME GIORNALE PRESENTAZIONE CONTATTI EDIZIONI DONAZIONI SHOP EFFEDIEFFE EDIZIONI - MILANO - viale Argonne 35 - Tel.: 02.4819117 / 4690809 - Fax: 02.4819103 || Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

  8. #8
    Giuliano_IMP
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    Citazione Originariamente Scritto da Socialist Visualizza Messaggio
    Ho capito. Nazista, vero?
    NO...è LEI che è SERVO d'EBREO... Una prospettiva un tantino differente, NON crede? Andiamoci piano ad affibbiare INSULTI a destra e a manca. Il nazzismo è il MALE ASSOLUTO, io sono per il BENE, invece...


    Giuliano l' Apostata

  9. #9
    Socialista lombardiano
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    24 Mar 2007
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuliano_IMP Visualizza Messaggio
    NO...è LEI che è SERVO d'EBREO... Una prospettiva un tantino differente, NON crede? Andiamoci piano ad affibbiare INSULTI a destra e a manca. Il nazzismo è il MALE ASSOLUTO, io sono per il BENE, invece...


    Giuliano l' Apostata
    Ha...scusa.....cattolico reazionario.

  10. #10
    Giuliano_IMP
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Socialist Visualizza Messaggio
    Ha...scusa.....cattolico reazionario.

    NO, sono un RELIGIOSO senza DIO....ma non è per OGNI MENTE poter comprendere questo apparente OSSIMORO....


    Giuliano l'Apostata

 

 
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