chi ne ha oltre i soliti con la bambina tipo quello di FN.... Anche artigianali... oppure idee su come farne...
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chi ne ha oltre i soliti con la bambina tipo quello di FN.... Anche artigianali... oppure idee su come farne...
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dato che al mio paese fanno commemorazioni con banda e cazzate varie mi pareva più bello lasciargli la sorpresa... sul palco e in giro




con il nastro nero del lutto !!
Il 25 tutti a Limbiate a festeggiare con Skoll


Io direi questo
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O questo
ANTIFASCISMO: Dopo le gravi affermazioni di Pera Senso comune da cancellare
La faziosità di una svolta afascista
di Severino GalanteDa "La Rinascita della Sinistra"
del 26 dicembre 2003
Tra le tante facezie dette la scorsa settimana in merito all'antifascismo dal Presidente del Senato Marcello Pera - omen nomen, vien da pensare; e infatti, parlando di lui, Francesco Cossiga tempo addietro ebbe a ironizzare sui "nomi di cosa" – c’è anche quella che la Costituzione italiana sarebbe, tra l’altro, anche "anticomunista". Tesi ardita e singolare, se fosse seria. E perciò preferisco appunto pensare a una facezia. Se però mi sbagliassi, e se quindi anziché fare concorrenza alla Guzzanti il Pera avesse indossato le vesti dello studioso e del politico serio, gli ricordo che la Costituzione della Repubblica italiana reca al fondo tre firme: quella del liberale De Nicola, quella del democristiano De Gasperi, e quella del comunista Terracini. E' alquanto difficile che Umberto Terracini, dopo vent’anni di "vacanza" (direbbe il Presidente del Consiglio: non a caso sodale politico del Pera) nelle galere fasciste in quanto comunista, potesse firmare una Costituzione "anticomunista". È invece certo che la firmò perché era democratica, ed era democratica perché costruita sulla collaborazione di tutte le culture e le forze politiche democratiche che combatterono contro il nazifascismo "male assoluto", abbattendolo: così come è certo che fu mantenuta, quella collaborazione, per la saggezza dei dirigenti politici italiani di allora, anche dopo che lo scoppio della guerra fredda aveva di nuovo tragicamente lacerato il mondo e l'Italia. Ma l’obiettivo del Pera è anch’esso certo: se la Costituzione non è antifascista, i fascisti (che ci sono ancora: il Pera si guardi attorno, vicino: li vedrà) sono rilegittimati; e se la Costituzione è "democratica" nell’accezione periana, cioè anticomunista, allora la firma di Terracini è nel posto sbagliato: anzi, Terracini stesso, i tanti o pochi Terracini di oggi, sono nel posto sbagliato (quello giusto è in "vacanza"?). Così, il gioco è fatto: fuori i comunisti, dentro i fascisti, cade la Costituzione del '48, cadono cioè gli equilibri gli interessi e i valori che essa tutela (il lavoro, la pace, la laicità dello Stato…), si apre la strada a una nuova Costituzione (fondata sul capitale, sulla guerra lavacro democratico e sul clericalismo dei miscredenti?) e nasce la nuova Repubblica. La repubblica del Pera.
Il quale Pera, dopo l'iniziale recita satirica in duetto con Paolo Mieli (uno pronto a impiegarsi in difesa di tutte le Nobili Cause: escluse, naturalmente, quelle sgradite ai potenti di turno, che preferisce censurare. Coraggiosa tempra!) ha creduto bene di passare dalla farsa all'argomentazione storica, con una lunga intervista alla stampa. Peso el tacon ch’el sbrego, per dirla in veneto. Il Presidente del Senato si mette a pontificare in campo storiografico quasi che fosse un autentico esperto di storia della storiografia, discettando di "vulgata resistenziale", di "effetto censorio a catena", di temi cruciali espunti o sottaciuti (quelli che elenca documentano soltanto che il Pera ha letto un po’ pochino di storia, privilegiando forse il sentito dire, e che confonde persino "resistenza" e "lotta di liberazione"...: ma, volendo, del merito possiamo discutere in altra occasione, preferibilmente con qualche suo consulente realmente informato) giungendo infine a portare una nota studiosa come esempio di "censurata". Cito il perapensiero: "Elena Aga Rossi: ricorda quante difficoltà, scomuniche e anatemi ha incontrato prima di vedere affermate le sue tesi ?", chiede all'intervistatore, che ovviamente non replica. Provo a farlo io, che ho conosciuto Elena trent’anni fa, in un convegno sulla guerra fredda organizzato dal noto censore Ennio Di Nolfo e al quale parteciparono, tra gli altri, fior di bolscevichi egualmente censori quali Pietro Armani, Piero Barucci, Leone Cattani, Guglielmo Negri. Mi risulta che Elena abbia esposto fin da allora le sue tesi senza subire scomuniche né anatemi, e che abbia continuato poi a farlo in tutti questi trent’anni, confrontandosi liberamente nella comunità degli studiosi, incontrando consensi e dissensi, come avviene nel nostro mestiere dove non c’è mai un'"affermazione" definitiva di "tesi", illustre onorevole Pera: tranne quando e dove queste vengano affermate d’ufficio da una qualche autorità politica. Mi sembra che lei, sedicente liberale, inclini istintivamente proprio per una visione di questo genere: sicché le idee sue, o vicine alle sue, sono buone, quelle degli altri invece sono "dogmi del conformismo". Proprio l’esempio addotto da Pera dimostra dunque l'infondatezza e la faziosità della sua ottica. Come tale atteggiamento si possa conciliare con un ruolo come quello di Presidente del Senato, che esige equilibrio e onestà intellettuale è problema da porre nelle sedi idonee. Tanto più che uno dei "dogmi" contro il quale si scaglia Pera è l’antifascismo. A parte ogni altra considerazione, occorre ricordargli la XII disposizione finale della vigente Costituzione, che il Presidente del Senato ha il dovere, l'obbligo, di rispettare. Naturalmente, se la vuole abrogare è meglio che lo dica esplicitamente, in modo che si capisca dove vuole andare realmente a parare. Non vorrei che, partendo da una farsa, si miri a finire nella tragedia: quella della costruzione di un regime afascista, costruito sulla compressione autoritaria e oligarchica della democrazia italiana: i sintomi, purtroppo, ci sono tutti (ultimo, il proposito di cancellare il diritto di accesso paritario ai media in campagna elettorale, in modo che l’oligarca Berlusconi possa scatenare sull’opinione pubblica tutta la violenza dei suoi manganelli mediatici) anche se non tutti se ne accorgono. Perciò, attenti: Pera non ha parlato ne di storia né di storiografia, ma ha fatto la sua parte in una "guerra civile sui generis combattuta con altri mezzi" (parole sue), nella quale la dimensione ideologica e la formazione del senso comune sono decisive. La posta in gioco è la cancellazione del senso comune antifascista, cioè del cemento che salda la democrazia repubblicana.


25 aprile festa dei pagliacci .
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