Islam contro Islam, Al Qaeda contro tutti
di Anna Bono - 14 aprile 2007
Gli ultimi attentati firmati Al Qaeda in Algeria e Marocco confermano il fatto, mai abbastanza ribadito, che quella in corso contro l'Occidente è una guerra che l'integralismo islamico ha iniziato a combattere prima di tutto contro il resto dell'Islam che noi tendiamo a chiamare moderato: ovvero quello ragionevole, moderno, progressivamente orientato a identificarsi con l'Occidente in una visione della storia che guardi al futuro e non più al passato e nella condivisione dei contenuti della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo approvata nel 1948 dall'Assemblea delle Nazioni Unite. È quindi decisivo per l'esito del conflitto in corso dare tutto il sostegno possibile alle forze che, all'interno di ogni Stato islamico, o comprendente delle comunità musulmane, sono impegnate a tutelare e promuovere il valore della libertà e a ottenere il pieno riconoscimento della dignità della persona umana.
In tal senso, segnali decisamente positivi giungono ormai da anni proprio dal Marocco, che ha riformato il diritto di famiglia introducendo importanti innovazioni e incrinando così le fondamenta della società patriarcale, gerontocratica e autoritaria le cui istituzioni l'Islam ha sacralizzato e sulle quali si sostiene la millenaria soggezione delle donne e dei giovani. A conferma della strada intrapresa dal regno retto da una dinastia la cui origine è fatta risalire al Profeta Maometto, il 2007 si è aperto con una serie di promettenti iniziative. A gennaio è stata lanciata una campagna nazionale di «lotta contro il lavoro domestico delle bambine», conclusasi il 23 febbraio, rivolta contro i fattori culturali e politici che legittimano la discriminazione sessuale. Sempre a gennaio, a Casablanca, si è svolta una importante conferenza nazionale sul tema «Donne e politica: le sfide del 2007», nel corso della quale sono stati riportati tra l'altro gli incoraggianti risultati elettorali registrati a partire dall'introduzione di «quote rosa» nelle liste dei candidati nel 2002.
A febbraio il Comitato consultivo sui diritti umani di Rabat ha annunciato che il governo si è impegnato a indennizzare, entro i prossimi dieci anni e per un importo pari a 140 milioni di euro, le vittime degli abusi e delle violenze commessi tra il 1960 e il 1999, durante il regno del defunto re Hassan II. A beneficiarne dovrebbero essere circa 25.000 persone. Il decreto governativo segue di un anno la cerimonia con la quale re Mohammed VI ha chiesto ufficialmente scusa per i 40 anni di violazioni dei diritti umani inflitti dopo l'indipendenza al popolo marocchino e che adesso sono documentati in un dossier redatto dalla Commissione per la riconciliazione e la verità istituita nel 2003. Per finire, il governo marocchino ha compiuto un ulteriore importante passo avanti in favore della promozione dei diritti umani con il varo, lo scorso febbraio, di un piano quinquennale sostenuto da 12 ministeri e agenzie statali e denominato «Piattaforma per l'azione civica per la promozione di una cultura dei diritti umani», che è stato presentato dal primo ministro Idriss Jettou con queste parole: «Il nostro Paese è determinato a promuovere democrazia e rispetto dei diritti umani». La Piattaforma intende realizzare campagne di sensibilizzazione e programmi culturali i cui risultati saranno valutati annualmente da un apposito comitato.
La spinta modernizzante dell'islam marocchino ha origini antiche. Nel lontano 1947 il nonno dell'attuale sovrano, Mohammed V, compì un gesto dal valore simbolico straordinario. Affidò infatti alla figlia Aicha l'incarico di pronunciare un discorso dai contenuti politici: la giovane prese la parola in pubblico, a Tangeri, senza velo. Il giorno dopo migliaia di mogli marocchine puntarono i piedi e ottennero dai mariti l'autorizzazione a mandare a scuola anche le femmine e questo cambiò la vita di decine di migliaia di bambine. Una di esse era la nota sociologa Fatima Mernissi. Ecco come ricorda quell'evento: «Con il levarsi della fragile e dolce voce di quella fanciulla, nel limpido cielo di Tangeri degli anni Quaranta, il Marocco dei nostri avi, della genealogia rigorosamente maschile e dalla discendenza strettamente patrilineare, scompariva per sempre». Al Qaeda è nata per difendere da simili minacce la società arcaica delle origini dell'Islam, alla quale vuole ricondurre il mondo intero.
Anna Bono
Ma secondo voi l'islam si avvicinerà alla cultura democratica come noi la vediamo o è senza speranza?




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