Articolo da incorniciare (a parte la chiusa politica interna alla sinistra) quello di Gabrio Casati oggi sul Riformista
Se il buco laziale si ripiana con i soldi del Nord
Il 28 febbraio la Regione Lazio e lo Stato hanno firmato un accordo in merito al ripiano del debito sanitario della Regione. L’accordo, accompagnato da un’inusitata dose di retorica persino per le pratiche romane, è stato salutato come un caso esemplare di collaborazione tra Stato e Regioni capace di trasformare un mostruoso fallimento di governo e di lassismo amministrativo in un “caso esemplare”. La Regione Lazio ha un debito sanitario effettivo di circa 9,4 miliardi di euro, di cui 5,8 emersi ai tempi della presidenza di Francesco Storace, più altri 3,7 prodottisi successivamente. Cifre impressionanti, ma non dissimili, in proporzione, da quelle rintracciabili nei i bilanci di tutte le Regioni meridionali.
A norma di accordo, lo Stato si impegna a pagare direttamente oltre 3.7 miliardi di euro e a spalmare su 30 anni (con riduzioni sui trasferimenti di 310 milioni di euro all’anno) circa 5.8 miliardi di euro. La Regione offre in cambio un piano di razionalizzazione della spesa (evviva!) e la mirabolante cifra di 250 milioni di euro di nuove entrate. Tutto qui. E’ incredibile ma è così, il Lazio non mette sul piatto assolutamente nulla, si impegna formalmente a buone pratiche amministrative e giura di ridurre la spesa farmaceutica, senza peraltro che sia chiaro cosa possa accadere in caso di inottempreranza alle misure promesse. Ma che senso ha? In quale parte del mondo la contropartita di un accordo finanziario di tale entità è mai stata la solenne promessa di “fare i bravi”? Ma dove sono le riduzioni di spese vive, dove l’incremento delle entrate, dove le risorse proprie, dove la complessiva ridefinizione delle linee di spesa del bilancio pubblico? Ma quando mai si è visto un potere (la gestione della Sanità in questo caso), del tutto slegato dalla subordinazione alle responsabilità (in primo luogo finanziarie) che l’esercizio di tale potere comporta? Eppure è questo l’esito attuale del federalismo italiano: Regioni dotate di poteri pervasivi e prive di responsabilità effettive, sempre in grado di trovare nello Stato centrale il buon padre che si accolla i debiti e che volentieri perdona peccatucci veniali di oltre 9 miliardi, con un sorriso e una parola di conforto.
Tuttavia, quando lo Stato si fa carico dei debiti, è il Nord che li paga. In fondo anche lo Stato centrale ha sempre un pagatore esterno di ultima istanza. Ed è questo il punto insopportabile e scandaloso di tutta la vicenda, è questo il punto che fa perdere di senso ogni ragionamento generale, ovvero non centrato sulle singole regioni, sul federalismo, è questo uno dei pilastri della questione settentrionale. Non si capisce perché Veneto, Lombardia o Emilia Romagna debbano avere i conti sanitari in ordine o – se si parla di sola Lombardia – centrare tutti i parametri di Maastricht se lo Stato ti consente di produrre un deficit di quasi 20.000 miliardi di lire in 7 anni, senza pagare nessun prezzo e senza rinunciare a un solo euro di stanziamenti per altri capitoli di spesa come, a puro titolo di esempio, la quota statale di 1.75 mld per la linea C della metropolitana di Roma o quelli per l’autostrada Roma-Latina, piuttosto che i quasi 400 mld previsti nell’ultima finanziaria per interventi legati alla legge Roma Capitale. Anzi, proprio questo Governo concede al Comune di Roma – solo ed esclusivamente ad esso – di sforare il Patto di stabilità interno per gli investimenti (notoriamente molto consistenti) in infrastrutture che tutte le altre amministrazioni pubbliche dovrebbero invece osservare scrupolosamente. Non si capisce perché lo Stato premi i debitori e penalizzi i virtuosi, o meglio ancora non li prenda nemmeno in considerazione. Ma per quanto tempo l’attuale meccanismo di distribuzione delle risorse e di ripianamento di debiti pregressi (che altro non sono che altre risorse rese indirettamente e surrettiziamente disponibili) potrà essere sopportabile? Per quanto tempo ancora si potrà tranquillamente considerare lombardi, veneti, piemontesi come nient’atro che pagatori, silenziosi e trascurabili portatori d’acqua a mulini altrui, peraltro sempre desiderosi di un’acqua che non sembra mai bastare, nemmeno dopo 140 anni di versamenti?
Non abbiamo intenzione di rendere un quadro machiettistico della questione settentrionale, né di indulgere sulle enormi responsabilità e manchevolezze anche del Nord e della sua classe dirigente politica ed economica. Ciò che interessa evidenziare qui, è come l’unità nazionale, per come finanziariamente strutturata, è da anni profondamente squilibrata e dannosa per il Nord.Si dirà, come sempre, che la questione centrale è la “solidarietà nazionale”. Ma la solidarietà, per quanto assolutamente necessaria e augurabile, non può vivere in categorie pre-politiche e pre-economiche. Come ogni principio, vive di un necessario bilanciamento tra i suoi costi e i suoi benefici, e da anni questi ultimi sono infinitamente più bassi dei primi per il Nord.
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La solidarietà tanto invocata a ogni sessione di bilancio, tanto strillata ogni volta che c’è da ripianare un debito o mettere in comune risorse che in comune non sono state prodotte, assomiglia tanto a una pretesa, alla stizzosa richiesta di un intervento esterno inteso come atto dovuto, e come tale non legittimato a chiedere nulla in cambio. Ed è infatti il nulla che il Lazio ha scambiato per i suoi 9 miliardi, o la Calabria per il suo 30% di spese di funzionamento sul bilancio annuale o la Sicilia per i suoi 60 milioni di euro annui di spese per la sua Assemblea regionale.
Questa non è solidarietà, è spoliazione.![]()
Una matura analisi della questione qui tratteggiata si impone a chiunque abbia a cuore le sorti dell’unità reale di questo paese. Un’analisi capace di evitare tanto le derive semplicistiche e valligiane della Lega quanto la pura negazione del problema operata dalla sinistra italiana. Qualcosa tuttavia si muove, sulla vicenda della copertura statale al debito del Lazio. Infatti non solo si è visto un Roberto Formigoni imbufalito, ma la Margherita lombarda si è schierata al suo fianco. Il resto dell’opposizione al Pirellone, Ds in testa, si è tuttavia persa nelle nebbie delle stanche critiche alla sanità lombarda. Una sanità certo non priva di difetti che è giusto denunciare. Peccato che nella fattispecie il discorso sia un altro e i riflessi condizionati antiformigoniani risultino del tutto fuori luogo e po’ patetici. Quando la sinistra lombarda inizierà a fare i conti con la spaventosa anomalia delle differenze tra diversi territori nel prelievo e nella distribuzione delle risorse pubbliche – di cui il “buco” della sanità del Lazio è solo l’ultima e più eclatante manifestazione – forse avrà qualche chance di capire questi territori e di tentare di governare anche in Lombardia. Forse.




, di cui 5,8 emersi ai tempi della presidenza di Francesco Storace, più altri 3,7 prodottisi successivamente. Cifre impressionanti, ma non dissimili, in proporzione, da quelle rintracciabili nei i bilanci di tutte le Regioni meridionali.
Si dirà, come sempre, che la questione centrale è la “solidarietà nazionale”. Ma la solidarietà, per quanto assolutamente necessaria e augurabile, non può vivere in categorie pre-politiche e pre-economiche. Come ogni principio, vive di un necessario bilanciamento tra i suoi costi e i suoi benefici, e da anni questi ultimi sono infinitamente più bassi dei primi per il Nord.
. Un’analisi capace di evitare tanto le derive semplicistiche e valligiane della Lega quanto la pura negazione del problema operata dalla sinistra italiana. Qualcosa tuttavia si muove, sulla vicenda della copertura statale al debito del Lazio. Infatti non solo si è visto un Roberto Formigoni imbufalito, ma la Margherita lombarda si è schierata al suo fianco. Il resto dell’opposizione al Pirellone, Ds in testa, si è tuttavia persa nelle nebbie delle stanche critiche alla sanità lombarda. Una sanità certo non priva di difetti che è giusto denunciare. Peccato che nella fattispecie il discorso sia un altro e i riflessi condizionati antiformigoniani risultino del tutto fuori luogo e po’ patetici. Quando la sinistra lombarda inizierà a fare i conti con la spaventosa anomalia delle differenze tra diversi territori nel prelievo e nella distribuzione delle risorse pubbliche – di cui il “buco” della sanità del Lazio è solo l’ultima e più eclatante manifestazione – forse avrà qualche chance di capire questi territori e di tentare di governare anche in Lombardia. Forse.
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