Qualcuno mi risponde?![]()


Qualcuno mi risponde?![]()


mo' te rispondo io....
damme qualche minuto![]()


Mi esprimo sulla prima parte del tuo post perchè "niente di nuovo sul fronte occidentale" non l'ho letto.
In ogni caso, nessuno nega le idee anti-fasciste e anti-naziste di Orwell, che considerava come dei "totalitarismi"...però il Fascismo, perlomeno secondo me, fu "totalitario" per necessità, perchè il cambiamento che doveva fare nella società e nello Stato era radicale e netta e altro modo non c'era.
La natura del comunismo, invece, è intrinsecamente "totalitaria".


Lo stesso discorso che fai per il fascismo potrebbe essere fatto per il comunismo: converrai con me che i cambiamenti che dovevano avvenire nel processo di trasformazione dalla società borghese liberale alla società collettivistica erano piuttosto netti e radicali, e quindi, come dici tu, si sarebbe reso necessario un regime totalitario.
(Comunque lungi da me cercare di giustificare il regime repressivo staliniano)
Non capisco ancora, però, come si possano definire i libri di Orwell "di destra". Non basta certo l'antistalinismo dell'autore a sostenere questa tesi.


Ehm, c'è qualcuno che mi risponde?
Capisco che siete tutti in fibrillazione per quel vecchiaccio di Jean-Marie, ma un po' di attenzione è chiedere troppo?


Inoltre l'accusa che Orwell fa ai bolscevichi in "La fattoria degli animali" è di essersi imborghesiti (i maiali assumono comportamenti umani e stringono alleanze con gli uomini delle fattorie confinanti).
Ma come si può considerare di destra l'autore di "Omaggio alla Catalogna"?


Ti rispondo solo perchè tu non pensi che stia in fibrillazione per quanto sta succedendo, elettoralmente, al di là delle Alpi ed in particolar modo per quanto sta facendo il "vecchiaccio"...
Dunque Orwell non era di destra. E questo lo sanno anche i muri. Per quanto mi riguarda trovo difficile dire se un libro (come un quadro, una genere musicale, un film...) è di destra o di sinistra. Certo, ci sono dei casi in cui la connotazione è esplicita, ma solitamente non è così. Quindi, nè 1984, nè la Fattoria, sono libri "di destra". E' comunque innegabile che il buon George, mentre scriveva di Napoleon che predicava l'uguaglianza, salvo poi ricredersi e convenire che "tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri", non pensava certo a Mussolini, ad Hitler, o a quel Franco che aveva personalmente combattuto. Il suo pensiero andava oltre... Più in la... Più verso est... O mi sbaglio?
In 1984 la critica è decisamente più vasta. Abbraccia tutte le dittature o perlomeno quelle che pensavano di poter cancellare le storie millenarie delle nazioni per sostituirle con un'ideologia di fresca invenzione. Ed anche in questo caso, tra le righe, stento a vedere il fascismo di Mussolini come esempio di dittatura da Grande Fratello. Così, su due piedi, chiudendo gli occhi e cercando di dare una forma a quanto scritto da Orwell mi viene piuttosto in mente la Cambogia di Pol Pot, la DDR di Honecker, la Cina di Mao in primis...
Detto questo ribadisco come né la Fattoria, né 1984 siano libri "di destra", ma non vedo come tu possa meravigliarsi del successo che questo tipo di racconti hanno riscosso in un certo filone della destra italiana.
Au Revoir,
Torse


Che poi è l'accusa che anch'io faccio al comunismo... Il proporsi come obiettivo l'uguaglianza sociale ed il finire col sostituire alla casta dei privilegiati, soltanto altri privilegiati...
Orwell non è di destra, è soltanto una persona che, da sinistra, si è reso conto delle contraddizioni e dei pessimi risultati scaturiti dalla messa in pratica di quelle idee che (lui) aveva ritenuto valide...
Torse


Concordo certamente con la prima parte, "La Fattoria degli Animali" è un'analisi e una critica spietata della piega presa dall'Unione Sovietica dopo la morte di Lenin.
Anche in 1984 il parallelo con Stalin (il Grande Fratello stampato sui manifesti è descritto in modo piuttosto somigliante) è evidente. Il parallelo non è però solo con quel regime, ma con tutti quelli che pongono il partito (che raggiunge la completa identità con lo stato) al di sopra del singolo, di cui fascismo e, in particolare, nazismo, sono un esempio.
Non riesco quindi a capire (ma questo possono spiegarmelo solo gli autori dei post con i libri citati, anche Niente di nuovo sul fronte occidentale) come questi libri possano, aldilà del successo che hanno avuto negli ambienti della destra (secondo il principio: "il nemico del mio nemico è mio amico" ?), essere considerati come libri caratteristici di questa parte politica.


Permettimi di correggerti in merito alla tua affermazione sul fascismo annoverato tra quelle dittature che hanno messo il partito al di sopra dello stato e quindi di ogni forma istituzionale. E non ti correggo da fascista, ma in maniera obiettiva. Infatti, prescindendo da ogni soggettiva simpatia personale, il nazionalsocialismo tedesco, come la stragrande maggioranza dei comunismi, hanno di fatto, una volta al potere, sostituito le istituzioni con il partito, creando dei totalitarismi.
Da questo punto di vista il fascismo è annoverato tra gli autoritarismi o, per dirla con De Felice, universalmente riconosciuto come storico principe di quel periodo, tra i "totalitarismi imperfetti". Se si esclude il Gran Consiglio (organo che comunque ti ricordo essere stato proprio quello che ha fatto finire il fascismo-regime il 25 luglio 1943), Mussolini non ha mai sostituito un'istituzione statale con un'istituzione di partito. L'Italia tra il 1922 ed il 1943, pur essendo senza dubbio uno stato autoritario retto da un personaggio "forte" che aveva accentrato in sé quasi la totalità dei poteri, è comunque rimasta una monarchia parlamentare con tutte le medesime istituzioni che aveva prima del 1925.
Questo non per dire che la critica di Orwell ai totalitarismi non investa il fascismo, ma semplicemente per dovere di cronaca. Nei due libri citati mi pare che la critica sia in specialmodo rivolta al comunismo (se poi vogliamo vederci anche il nazismo, sicuramente non si sbaglia di molto...) e non certo perchè il messaggio che ne esce fuori sia: "il comunismo è male, il fascismo è bene", ma semplicemente perchè Orwell, da uomo di sinistra, ha voluto colpire l'ideologia dalla quale era rimasto inizialmente illuso.
Per quanto riguarda invece "Niente di nuovo sul Fronte Occidentale", pur ritendendolo nel complesso un bel libro, personalmente non lo inserisco nei testi che hanno contribuito alla mia formazione ideologica e pertanto evito di risponderti.
Torse