Dal Centro-Destra al Destra-Centro
di Marcello de Angelis
Un blocco sociale di riferimento già c’è: sono i ceti produttivi che hanno pagato tutto il prezzo dell’ingresso in Europa e che oggi si trovano totalmente esposti di fronte alla sfida della globalizzazione, che tra l’altro devono affrontare impastoiati dai lacci e lacciuoli delle burocrazie nostrane e gravati dal pesante fardello di un’iniqua pressione fiscale. Rappresentano la maggioranza degli italiani, che si riconosce nel “senso comune”, ovvero nel “buon senso” contro le astrazioni ideologiche dell’intellighenzia: sono cattolici ma non clericali, laici ma non laicisti. Quello che, però, manca è una formula politica migliore per riportarli alla guida della Nazione, unita ad una strategia adeguata per contrastare l’azione politica del centrosinistra.
Romano Prodi non può cadere per pressioni esterne, ma solo per il cambiamento degli equilibri interni alla sua coalizione (che comunque, oggi, è minoritaria nel Paese): i tempi sono certamente più lunghi di quelli che possiamo auspicare. Inoltre, la semplice contrapposizione frontale, la logica della spallata che ha ispirato molte delle nostre posizioni, non sembra possa portarci lontano.
Diverse le motivazioni che ci hanno spinto al voto di astensione, in Senato, sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. La nostra è stata una scelta di posizionamento, volutamente fraintesa dai grandi gruppi editoriali, portatori di interessi specifici, che dopo aver giocato una partita di condizionamento delle elezioni, oggi sono il terzo polo (oltre il governo e l’opposizione) dello scontro parlamentare. Giocano questa partita riproponendo l’immagine negativa del centrodestra incapace di un’opposizione ragionevole di fronte ai grandi problemi dell’Italia. Al contrario, la differenziazione dell’Udc è stato il frutto di un percorso che viene da lontano, che ha l’obiettivo di far riemergere per l’ennesima volta il problema della leadership e dei presunti limiti del berlusconismo.
In questa fase di confuso bipolarismo (confuso perché abbiamo sì due poli ma anche una legge elettorale proporzionale che, di fatto, erode la coesione dei due schieramenti riducendoli al rango di semplici cartelli elettorali) il tentativo per migrazioni successive - prima Follini e ora Casini - di ricostruire il centro per farne l’ago della bilancia, appare come un’anomalia tipicamente italiana. Ritengo che non potrà funzionare perché l’attuale compagine governativa appare sempre più ostaggio delle lobby della sinistra massimalista che l’hanno precipitata in una polemica senza sbocco contro la Chiesa cattolica, arrivando a negarle anche il diritto d’espressione, perfino sui piani che più propriamente le competono come quelli delle scelte valoriali e dell’orizzonte di senso. Proprio nel momento in cui i cattolici impegnati in politica non tollerano questa chiusura, la strada intrapresa da Casini è probabilmente senza sbocco.
Inoltre, è notizia dell’ultim’ora che Carlo Giovanardi si prepara a dare battaglia nel prossimo congresso dell’Udc, presentando una mozione che cerca di porre uno stop ai velleitari disegni dell’attuale leadership del suo partito, ribadendo la fedeltà agli impegni presi con gli elettori e alla Cdl.
Casini, in questo anno di opposizione, ha cercato di differenziarsi a tutti i costi. La prima presa di distanza è stata quella consumata il 2 dicembre scorso, indicendo una manifestazione alternativa a quella organizzata da Berlusconi, Fini e Bossi. La sua, più che una scelta di respiro strategico, appare come una serie di accorgimenti tattici volti a tutelare la presunta tenuta identitaria ed elettorale dell’Udc. Con il bipolarismo non serve più l’identità mediana: a svuotarla non sono gli alleati ma la logica dei due poli. Per questo l’obiettivo di tutti i centristi (Follini, Mastella e Casini) sarebbe proprio quello di far saltare lo schema bipolare.
Al contrario, la nostra scelta deve essere la costruzione di una confederazione incentrata sulla coesione tra tutte le forze rimaste nella Cdl. Effettivamente la nostra sarebbe una squadra in grado di funzionare integrando ruoli differenti. Inoltre, una confederazione, come addizione di identità, avrebbe un appeal maggiore, soprattutto per gli elettori di An e della Lega, rispetto al semplice diluirsi in un soggetto unico. Con l’eventuale sbandamento dell’Udc, poi, questa fetta di elettorato in libera uscita potrebbe essere facilmente intercettata da Forza Italia e dalla Democrazia cristiana per le autonomie di Rotondi.
Questo nuovo soggetto politico, una specie di destra-centro, con i suoi tre poli in equilibrio (cattolico, popolare, nazionale) sarebbe certamente in grado di riconquistare la maggioranza del voti. Obiettivo della classe dirigente di questa confederazione, dovrà essere quello di plasmarsi proprio intorno al blocco sociale del quale abbiamo parlato all’inizio e alle cui “pulsioni” dovrà prestare la massima attenzione.
fonte: http://www.area-online.it/Articoli/Editoriale.htm




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