Pronto, mi consente?
È questa, l'ennesima sorpresa di Silvio il Grande Comunicatore.
Silvio al telefono, alla cornetta, e non diciamo al centralino perché se no qualcuno pensa subito alle intercettazioni e ci manca solo quello.
Mettetela come volete, ma niente di quanto Berlusconi ieri ha riservato alla platea del congresso ds è stato figlio del caso. Della politica, dall'applauso al nome di D'Alema ai giudizi rotondissimi e iperdiplomatici sul Partito democratico come sulla riforma elettorale, troverete negli altri articoli. Ma è con la stessa studiata e quasi soave mitezza, che Berlusconi ieri per la prima volta ha scelto proprio la platea del congresso ds, per interrompere clamorosamente il lungo e assoluto silenzio che aveva mantenuto sin qui sul presunto interesse di Fininvest e Mediaset per la grande promessa sposa del capitalismo italiano, quella Telecom Italia alla ricerca di una separazione da Tronchetti Provera e con pretetendenti stranieri che sin qui il governo Prodi ha fatto in modo di mandare in bianco uno dopo l'altro, da Murdoch e Telefonica ad AT&T.
Telecom mi interessa eccome, ha angelicamente dichiarato Berlusconi. Naturalmente solo perché ci è stata chiesta la disponibilità a partecipare con altri gruppi nazionali per tutelarne l'italianità, italianità che non è per altro neppure poi così tanto fondamentale, aggiunge il Cavaliere sempre attento al rispetto formale del mercato, e con un occhio di riguardo verso gli americani, ritrattisi puntando il dito contro le improprie invasioni di campo prodiane.
E naturalmente saremmo interessati a entrare in Telecom non certo per comandare, aggiunge Berlusconi, visto che è la stessa legge Gasparri a non consentire a Mediaset di consolidare l'eventuale controllo di Telecom. Eppoi intendiamoci bene, ha cherubinamente concluso Silvio, noi siamo interessati ma se c'è un problema meglio dircelo subito, mica ce ne facciamo una malattia e non se ne parla più. Roba da applauso.
Quando il Cavaliere studia le entrate in scena a sorpresa, ancora dopo anni e anni in pochi possono anche solo pensare di batterlo.
Dopo che per mesi Confalonieri e Piersilvio avevano per scelta alternato dichiarazioni persino volutamente di senso opposto, tra il "magari fosse possibile" e il "non ci pensiamo proprio", ecco che Silvio ha deciso di lanciare la sfida proprio al consesso della forza più importante del centrosinistra.
E la sua strategia, attentamente ponderata coi vertici Fininvest e Mediaset, è in ogni caso del tipo winwin, come si dice in gergo: in ogni caso, Silvio vince. Sia che gli si dica di sì, sia che gli si risponda di no.

I poteri del governo
Vediamo perché. Cerchiamo di capire che cosa avverrebbe se la risposta del governo Prodi - che non ha poteri sulla carta, tranne contare su una grande banca amica e troppi poteri d'interferenza, come giustamente lamenta l'ambasciatore americano Spogli - fosse quella altrettanto soavemente data subito dal ministro Chiti: in apparenza un vero e proprio disco verde, perché è il mercato che deve decidere chi entra in Olimpia e Telecom e spetta solo ai regolatori del mercato far valere le regole a ciò preposte, ha detto il ministro, senza che il governo sia chiamato a esprimere né consensi, né veti.
In quel caso, se Fininvest assumesse una quota di Olimpia a fianco magari di Roberto Colaninno e dei Benetton, certo che Berlusconi non controllerebbe Telecom. Ma, al contempo, Mediaset è l'unico grande gruppo italiano ad avere con certezza una sinergia industriale grande come un grattacielo, rispetto a Telecom Italia.
Oltre a diffondere tv sull'analogico e raccogliere pubblicità produce contenuti, quei contenuti necessari più di ogni altra cosa alla convergenza multimediale di cui si nutre l'offerta avanzata di servizi sulla rete fissa che di Telecom Italia è il maggior asset, visto che la gestione del traffico telefonico in voce - fissa e mobile - è strutturalmente destinata ad assicurare margini calanti.
Non ci sarebbe bisogno di controllare Telecom, una volta postovi un piedino dentro, per realizzare con essa intese su vasta scala.
Per Mediaset, sarebbe la grande occasione di assicurarsi un sicuro avvenire in Italia, visto che nella tv non può crescere ulteriormente.
Anzi, una sinistra intelligente potrebbe persino affermare che solo grazie alle tagliole poste dalla legge Gentiloni al tetto pubblicitario sulla tv analogica e all'obbligo a trasferire una rete sul digitale, Mediaset sarebbe stata indotta a diversificare in altri segmenti di business.

Il futuro dell'azienda
Ci sono poi anche altre indiscrezioni, a girare, ancora più ambiziose quanto a intenzioni attribuite al Cavaliere. L'ingresso di Fininvest in Telecom potrebbe magari consentire non solo un parallelo ingresso di Telefonica, ma altresì essere accompagnato da una quota di Telefonica nella stessa Mediaset, con il corredo di Endemol.
Berlusconi non controllerebbe più lui di persona né la sua azienda storica, lasciata ai figli e a una sicura alleanza internazionale, né sotto in Telecom, a propria volta avviata a comprare contenuti dal Biscione. Chissà.
Una cosa però è sicura. Il Cavaliere in politica spesso è stato spaccone, ma sull'azienda che ha tirato su in decenni di fatica e dedizione non ha mai fatto il Capitan Fracassa. Anzi, se ha peccato di qualcosa, dopo i travolgenti inizi e la battaglia ai tempi del decreto craxiano, è stato per eccesso di prudenza, non di precipitazione.
Di sicuro, anche ieri non c'era niente di maldestro e improvvisato, nell'esternazione telefonica. Perché, in ogni caso, Berlusconi non ci pensa neppure per un secondo, a mollare la politica e la guida della Casa delle Libertà.
Se dal governo venisse uno sgradimento al Silvio telefonista, Berlusconi ci guadagna comunque, nelle sue intenzioni. Sarebbe come ottenere una clamorosa conferma che il nascituro partito democratico non è affatto moderato e riformista come si dichiara, ma di fatto allineato alle tesi oltranziste della sinistra antagonista, antiberlusconiana per principio, demonizzante e votata permanentemente alla scomunica dell'avversario, in politica come negli affari.
Ammettiamolo, la sinergia tra Mediaset e Telecom Italia non bisogna essere elettori polisti, per sapere che c'è ed è assai rilevante. Tanto è vero che ieri entrambi i titoli dopo le dichiarazioni di Silvio sono saliti in Borsa, mentre quando parla Prodi scomunicando gli aspiranti telefonisti le azioni di Tronchetti precipitano sempre al ribasso.
È ovvio, che se Fininvest entra in Telecom in tanta stampa e sinistra italiana scatta automaticamente l'attacco al "Dalemoni" e al patto della cornetta, dopo quello della crostata.
Ma una sinistra coraggiosa potrebbe accumulare persino argomenti a proprio favore, da un disco verde che evitasse al Cavaliere l'aureola del messo al bando. Chissà.
In ogni caso lui sta bene in testa nei sondaggi d'opinione, ed è cosa che gli consente di guardare alla faccenda dall'alto in basso, anche se ottenesse il milionesimo no.

Oscar Giannino su Libero

saluti