Dal Manifesto
Una nube nera spaventa Treviso
Le fiamme in un laboratorio. La popolazione invitata a tenere chiuse porte e finestre
Ernesto Milanesi
Treviso
Un incendio divampato d'improvviso in fabbrica. Una gigantesca colonna di fumo nero in cielo. Un'emergenza ambientale alle porte di Treviso. Si materializza l'incubo di un'altra Seveso con l'acre odore che il vento trasporta verso Venezia. Il cuore del Nord Est produttivo ha una specie di infarto, mostrando l'anima nera di un'economia a senso unico.
È l'ora della pausa pranzo, in via Seit. Scatta l'allarme. È solo il primo di una lunga serie, sempre più sonoramente vicina alla soglia della catastrofe. Nello stabilimento della De Longhi (un migliaio di dipendenti, 30 mila metri quadri in zona Fiera) il panico prende alla gola. Nell'arco di poco tempo, l'incidente all'interno di un laboratorio invade l'intera zona. E diventa massima allerta per mezzo Veneto. Con la paura che il rogo della fabbrica produca la famigerata diossina. La nube nero pece si vede perfino dalla laguna, dove simili «incidenti» hanno fatto scattare più volte le sirene del Petrolkimico. E torna in primo piano la sicurezza nei luoghi di lavoro, che qui imprenditori e padroncini considerano spesso come un inutile «costo aggiuntivo».
Fino a sera, Treviso combatte come può dalla trincea della protezione civile. Vigili del fuoco in prima linea a domare l'incendio. Elicotteri a controllare dall'alto. Tecnici dell'Arpav a monitorare l'aria, analizzando gli effetti dell'incendio. All'interno della fabbrica, la squadra del Nucleo biologico chimico radioattivo (Nbcr) di Mestre. Forze dell'ordine e polizia municipale impegnati a gestire l'esodo di migliaia di persone. Si accendono in diretta le telecamere di Antenna Tre, che tiene con il fiato sospeso tutta la Marca trevigiana. E il ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio mette al lavoro i suoi tecnici, a scanso si equivoci.
Il primo bilancio ha subito escluso vittime. I lavoratori sono stati evacuati immediatamente. Solo una famiglia (tre persone) ha avuto bisogno delle cure del Pronto soccorso dell'ospedale Ca' Foncello con problemi respiratori. Le cinque ambulanze subito accorse davanti ai cancelli della De Longhi sono servite ad aiutare chi temeva di essere rimasto intossicato.
All'inizio, tutti fuori con il naso all'insù. Poi i residenti della zona vengono invitati dai megafoni a bordo delle auto della protezione civile di Treviso a titolo precauzionale a tenere chiuse porte e finestre delle case. Ma soprattutto a non restare intorno alla fabbrica. E a non intasare la rete della telefonia mobile, indispensabile agli interventi.
Tutto è iniziato dove si stocca il polistirolo da coibentazione, con le stufe già pronte per la produzione non lontano dalle bombole di gas. E' la stagione dei condizionatori, che hanno fatto la fortuna del marchio De Longhi. Le fiamme innescano alcune esplosioni. Poi le lingue di fuoco si alimentano con i prodotti già imballati: la nube mette in pericolo subito mezza Treviso. All'interno, distrutte le linee produttive delle macchinette da caffè «superautomatiche» insieme ai locali dei tecnici. Salvo, invece, il cervellone informatico
A Fiera, c'è la direzione generale con gli uffici amministrativi e i guru del marketing aziendale. «Il 70% dei prodotti De Longhi - spiega Paolo Barbiero, della Cgil Treviso - sono composti di plastica che quando si infiamma produce diossina. Gli effetti sono preoccupanti comunque vada a finire».
Il cordone sanitario e la mobilitazione coordinata dalla prefettura hanno tenuto sotto controllo la situazione. La nube nera si è «girata» parallelamente al suolo: per i vigili del fuoco diventa un'impresa. Due elicotteri si alternano: scaricano sulla De Longhi tutto il liquido ritardante a disposizione. «Il mio pensiero in questo momento va ai lavoratori e alle famiglie che abitano nei quartieri limitrofi all'incidente. Voglio rassicurarli che stiamo facendo il possibile per contenere l'accaduto: è un'emergenza imprevedibile, ma la macchina della protezione civile ha risposto subito» assicura il presidente leghista della Provincia Leonardo Muraro. Il consigliere regionale dei Verdi, Gianfranco Bettin, ha subito presentato un'interrogazione urgente alla giunta Galan. Spento l'incendio, resta da verificare fino in fondo il rischio diossina. Per quanto «tranquillizzanti» siano le prime informazioni ufficiali, i tecnici avranno bisogno di altre verifiche.
Oggi la De Longhi ha organizzato un summit: la produzione dovrebbe poter ripartire già in estate, mentre i 50 mila pezzi del magazzino di Carbonera garantiscono la normale commercializzazione.
Treviso si risveglierà meno serena. La fabbrica-simbolo ha dimostrato, fino in fondo, quanto «fragile» sia la sicurezza, concetto che non coincide con quello sbandierato dalla guardia padana.


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