di MICHELE RUFFI
L'acqua? I sardi preferiscono lasciarla alle piante. Meglio una birra o un bel bicchiere di vino. Lo dicono i numeri: in Sardegna si beve sempre meno acqua. Siamo abbondantemente sotto la media nazionale. Insieme a tutte le altre, ecco un'altra specificità da aggiungere al medagliere dell'autonomia.
L'INDAGINE. Se l'italiano medio ingurgita in un anno 190 litri, nell'isola ci fermiamo a 170 (fonte: Beverfood, 2006). Una tendenza attestata anche da un'altra statistica: su 100 litri utilizzati per vari scopi (igiene personale, usi domestici eccetera), la media degli italiani ne usa 33 per dissetarsi, noi sardi 27. Insomma, siamo sotto in tutti i valori riguardanti i consumi del liquido più importante della terra. Strano, perché le temperature africane della nostra regione suggerirebbero dei numeri ben diversi. Ma evidentemente la piaga della siccità ha lasciato il segno sulle nostre abitudini.
MEGLIO LA BIRRA. In compenso a noi isolani piace la birra. E non poco. Infatti anche in questo caso giova fare un raffronto col resto della nazione: il consumo italiano pro capite della "bionda" è di 30 litri annui. I sardi fanno molto meglio: 65 litri, cioè più del doppio. Questione di cultura e tradizione. E, perché no, anche di abbinamenti culinari. Ne è convinto Leonardo Ardu, direttore dello stabilimento Ichnusa di Assemini, dove ogni anno vengono prodotti 650.000 litri di birra: «I piatti regionali si sposano ottimamente con questa bevanda. Le pietanze tipiche locali sono molto salate e questo fa preferire la birra al vino. Comunque la Sardegna è si in testa ai consumi italiani, ma è in media con le statistiche dei paesi europei. Poi va detto che questo primato è un fatto storico. La birra viene vissuta come un momento di socializzazione. Magari al bar, tra una chiacchiera e una partita a carte, soprattutto nelle località interne. Ha un costo abbordabile e tutti se la possono permettere».
PRIMATI DI TUTTO RISPETTO. Questa leadership nella classifica dei birraioli non è sfuggita alle case produttrici. Infatti negli ultimi anni si sono moltiplicate le sponsorizzazioni e gli investimenti pubblicitari. Quello sardo, insomma, è un consumo (un'overdose per alcuni) che va sostenuto e corteggiato con iniziative di vario genere. La multinazionale Sab - Peroni - Miller, ad esempio, è stato il principale sponsor della notte bianca cagliaritana andata in scena il 28 aprile scorso. Centocinquanta mila euro di spesa e una promessa: «Torneremo». Continuando con la ridda dei numeri, si scopre un'altra cosa: la diffusione della birra è in aumento costante. Se nel 2002 le bottiglie di cerveza entravano nel 65 per cento delle case sarde, nel giro di 4 anni si è registrato un incremento di 12 punti. Le statistiche (sempre di Beverfood) dicono che nel 2006 il 77 per cento dei sardi ha comprato abitualmente la bevanda a base di malto.
IL RISVOLTO DELLA MEDAGLIA. Purtroppo questi primati vengono diffusi dai ricercatori statistici e confermati dai medici. Negli ultimi anni sono aumentati i casi di malattie al fegato. Dice Luchino Chessa, epatologo del Policlinico universitario di Cagliari:«I numeri complessivi sono in crescita. Recentemente c'è stato un costante incremento delle patologie legate all'uso e all'abuso dell'alcol. Non solo. Spesso riscontriamo un elevato consumo di alcolici anche quando il paziente viene ricoverato per altre patologie. Faccio un esempio: su 500 casi di epatite virale, 150 sono resi più gravi dall'assunzione smodata di alcol».
ANCHE LE DONNE. Chessa continua mettendo in luce aspetti a dir poco inquietanti: «Se questi sono i consumi, allora c'è di che preoccuparsi. Per intenderci, bere un litro di birra è già un abuso d'alcol. La soglia di nocività (30 grammi per l'uomo e dei 20 per le donne) è superata abbondantemente. Bisogna intervenire sull'educazione. Noi facciamo quello che nel nostro piccolo ci compete. E' però un intervento secondario. Sarebbe necessario intervenire a monte. Purtroppo in Italia non si da molto spazio alla prevenzione».
IL PARERE DELL'ESPERTO. Il professor Antonello De Lisa, direttore della clinica urologica al Santissima Trinità di Cagliari, è preoccupato dai bassi consumi d'acqua: «Bevendo poca acqua i reni lavorano male. I sardi preferiscono la birra? Dal mio punto di vista potrebbe essere quasi un elemento positivo: la birra ha un effetto diuretico. Certo, non bisogna dimenticare gli effetti negativi che sul fegato, specie quando se ne fa abuso. Purtroppo questa è la nostra tradizione. L'acqua viene lasciata ai bambini e alle donne».




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