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«Permetteteci, in finale, dopo aver citato tutte fonti cattoliche, di ricordare quanto ha scritto un intellettuale laico, Piero Giannone, circa l’attività di Pietro da Verona nei confronti degli eretici: «Non trascurava diligenza per punirli; onde alcuni incarcerava, ad altri dava il bando, e gli ostinati in balia della corte secolare faceva con l’ultimo supplizio del fuoco punire, ed avea già fatte molte esecuzioni, ed ordinato di farne delle altre dopo Pasqua di Resurrezione» (Capitolo XV del tomo secondo della Storia civile di Napoli). Pietro venne ucciso il giovedì santo del 1252.»

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Pietro da Verona nacque nel 1205 da onesta famiglia càtaro-manichea di Verona. I suoi studi lo condussero a Bologna dove, con tutta probabilità, venne corrotto con del denaro a rinnegare la sua fede ed a trasformarsi prima in un delatore ai danni degli adepti alla chiesa càtara e poi, per meriti "sul campo", in un vero e proprio inquisitore. La sua azione non fu meno criminale e cruenta di tutti gli altri inquisitori, di cui le cronache post medievali si occuparono.(non è un caso che egli venne scelto, dalla genia dei criminali inquisitori, come loro patrono!)

Malgrado le squallide ed insulse lamentele clericali circa le attuali presunte "persecuzioni" ai danni dei cristiani (in puro stile "patristico"), guardiamo come ancora oggi viene celebrata dai cattolici questa luminosa figura di criminale inquisitoriale:

dal sito: http://www.domenicani.it/opchieri/Sa...etroverona.htm

SAN PIETRO DA VERONA
sacerdote e martire (+ 1252)
4 giugno

Una delle ultime e migliori conquiste dell'apostolato di Domenico era destinata nei piani della Provvidenza a toccare l'ideale amorosamente vagheggiato dal Fondatore: il martirio. Sceso da Verona - ove era nato da famiglia eretica verso il 1200 - all'università di Bologna, Pietro fu affascinato dalla parola del Predicatore castigliano; ne chiese l'abito ed ereditò lo spirito: verginità liliale, austerità di vita. parola bruciante, come Domenico. Innumerevoli le conversioni operate in un'attività instancabile.

Nominato Inquisitore per la Lombardia (1242) vide concentrare su di sé l'odio implacabile degli eretici: un loro sicario lo assassinò il 6 aprile 1252 sulla strada tra Como e Milano (presso Seveso). Innocenzo IV lo canonizzò undici mesi dopo il martirio. Nessun elogio può paragonarsi a quello che troviamo nel «Dialogo» di Caterina da Siena (n. 158): «Guarda anche Pietro vergine e martire che con il suo sangue portò luce fra le tenebre di tante eresie: egli odiò l'eresia tanto da esser pronto a lasciarvi la vita.

E mentre visse, sua cura continua fu quella di pregare, predicare, disputare con gli eretici e confessare, annunziando la verità e propagandando la fede senza alcun timore E non solo durante la sua vita, ma anche in punto di morte; onde, mentre stava per morire, venendogli meno la voce e mancandogli l'inchiostro, intinse il dito nel proprio sangue: ma non ha carta, questo glorioso martire, e perciò si china e scrive in terra confessando la sua fede, cioè il «Credo in Deum». Il suo cuore ardeva nella fornace della mia carità, e perciò non rallentò il passo voltando il capo indietro quando capì che doveva morire - prima che morisse, infatti, Io gli rivelai la sua fine - ma, come vero cavaliere privo d'ogni timor servile, uscì allo scoperto, sul campo di battaglia» .

Una preziosa arca marmorea conserva i resti del Martire in Sant'Eustorgio di Milano. La recente riforma liturgica, scelse, per festeggiarlo, il giorno anniversario della più solenne traslazione delle sue reliquie avvenuta durante il Capitolo Generale del 1340 svoltasi a Sant'Eustorgio di Milano. La vita di Pietro da Verona fu scritta qualche anno dopo la sua morte da uno dei suoi vecchi compagni di apostolato, fra Tommaso da Lentini, Priore e fondatore del convento di Napoli, che diede l'abito a san Tommaso d'Aquino.

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Ecco uno stralcio della "gloriosa" attività di questo "santo martire":

«La libertà di coscienza, la libertà di parola, la libertà di religione per Pietro da Verona erano fenomeni da perseguitare, da reprimere, da estirpare, anche con la violenza. Ce lo dice un suo confratello domenicano, sulla base di tutte le biografie scritte in precedenza: «Fece ritorno a Firenze il nostro santo, e trovati quivi gli eretici in tanto numero, ed in sì autorevole presenza, risoluto, a costo di qualunque pericolo, di sterminarli e di perpetuamente esigliarli da quella illustre città» adunò i cattolici e «dimostrò la necessità di prendere l’arme contra gli eretici per difendere la santa fede, e per liberare la patria da una tal parte infernale». Organizzato un drappello di Crocesegnati, «lor comandò che andassero a combattere gli eretici con l’arme e con la forza». I cattolici «dopo aver superato con molta strage gli eretici, li sbaragliarono e li costrinsero a fuggire con precipizio dalla città» (Pier Tommaso Campana, Storia di S. Pietro Martire da Verona, Milano, 1741 - con licenza dei superiori). La presenza di Pietro a Firenze dovrebbe essere fissata nel 1244-1245.»



Ego sum veritas
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"Si comincia con l'ascoltare i preti e poi si
finisce per credere che anche gli asini volano.
E quando qualcuno cerca di spiegare la verità
ai plagiati, il clero interviene prontamente
con la "bava" alla bocca facendo loro credere
che si tratta dell'incarnazione del "maligno":
fu attraverso questo meccanismo perverso che
masse di fedeli cattolici furono spinte a
massacrare centinaia di migliaia di "eretici",
colpevoli di non seguire la "santa" dottrina
insegnata dall'altrettanto "santa" madre Chiesa!"

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