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  1. #1
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    Post Silenzio su Titti Pinna

    UNIONE SARDA

    Sono rimaste poco più di cinquanta persone a sperare che Titti Pinna sia ancora vivo e possa far ritorno a casa dopo sette mesi di sequestro-scomparsa. Due sindaci, un mini comitato di compaesani che andando controcorrente fa di tutto per rompere il silenzio, un drappello di studenti delle superiori e qualche cittadino armato di solidarietà e senso civico. È tutto qua il corteo che ieri mattina avrebbe dovuto attraversare le strade di Sassari chiedendo la liberazione di Titti Pinna, e che invece si è sciolto a metà del percorso stabilito.

    LA MANIFESTAZIONE. L'appuntamento, organizzato dal Comitato spontaneo «Titti libero», su iniziativa di uno studente 19enne di Sorso, Pietro Serra, chiamava a raccolta un'intera provincia per manifestare solidarietà alla famiglia Pinna. Alle 9 in via Roma, con alle spalle una piazza d'Italia sventrata dalle ruspe, due striscioni sono appoggiati sul lastricato. Il primo dice, «No ai sequestri, liberiamo Titti Pinna», il secondo «Istituto Agrario Pellegrini». Dietro ci sono una decina di ragazzi e i membri del Comitato, ma è ancora presto. Ci si aspetta che da ogni parte del Sassarese arrivino centinaia di persone. L'appello è stato rivolto al Provveditorato agli studi affinché lo facesse rimbalzare in tutte le scuole della provincia, sensibilizzando presidi, insegnanti e studenti.

    POCA GENTE. Tutto inutile. Alle 10 ad affollarsi dietro gli striscioni spiegati, saranno una cinquantina in tutto. Il corteo si mette in marcia, e in prima fila a reggere lo striscione «Liberiamo Titti Pinna», ci sono il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, e quello di Bonorva, Mimmino Deriu. Gli altri amministratori presenti non riempirebbero un'auto: il vice sindaco di Bonorva, Gian Mario Senes, il consigliere regionale Antonello Licheri, e da Palazzo Ducale, l'assessore Pier Paolo Panu e il consigliere Dario Satta. Stop. «Siamo solidali con la famiglia Pinna, con Bonorva e con tutti i sardi costretti a subire la piaga dei sequestri», dichiara Gianfranco Ganau prima di iniziare la marcia, «chiediamo l'immediata liberazione di Titti».

    IL COMITATO SPONTANEO. Stretto nella sua fascia tricolore Mimmino Deriu allontana quasi con fastidio le voci su un falso sequestro, «Siamo convinti che fino a quando non avremo una prova contraria, noi tutti abbiamo il dovere di chiedere la liberazione di Titti Pinna». Alle parole del primo cittadino di Bonorva fanno eco le dichiarazioni di Angela Sechi, responsabile del Comitato spontaneo: «è ora di finirla con queste voci che vogliono Titti in fuga all'estero, o peggio ancora morto. Sono solo dicerie, ipotesi fantasiose e prive di qualsiasi fondamento. Titti è stato rapito, è vivo, e deve essere liberato». In meno di mezz'ora il corteo percorre tutta via Roma e si ferma nei giardini davanti alla caserma dei vigili del fuoco: appelli, discorsi e speranze. Poi il rompete le righe: la marcia per pochi intimi non percorrerà viale Dante e corso Margherita di Savoia, fino alla basilica di Santa Maria, il grido «liberiamo Titti», si spegne poco prima delle 11 in una Sassari troppo distratta per partecipare a una manifestazione contro i sequestri.

    22/04/2007

  2. #2
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    Predefinito o re

    postalo nel tuo forum che ne avete bisogno siete morti si vede che godi di grande credibilita???? ma sesi tostau. e meda atesu de su veru indipendentismu..

  3. #3
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    adriano! vedrai come i sardi parteciparenno numerosi alla prossima crisi del gas che toccherà la penisola italica, spegneranno i riscaldamenti per solidarietà ... ma forse è già successo... e mi sa che non erano 50!! ricordo che c'erano televisioni, giornali ecc!!
    mah...

  4. #4
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    Su Titti Pinna una ridda di voci incredibili





    A sette mesi dal rapimento - mentre i familiari lanciano appelli ai banditi - il quotidiano La Stampa afferma con sicurezza che la sparizione dell’allevatore di Bonorva Giovanni Battista Pinna è soltanto una fuga dalla famiglia, «per noia». Nella pluridecennale storia dei sequestri di persona in Sardegna non è la prima volta che fonti di informazione della penisola lanciano le più disparate ipotesi: l’evolversi degli avvenimenti, e in diversi casi anche i processi, hanno dimostrato che nella maggior parte dei casi si è trattato di tesi avventate, senza supporti concreti, se non di vere «bufale».
    Il fenomeno è andato accentuandosi dal 1991 in poi, quando l’entrata in vigore della nuova normativa sui sequestri di persona ha imposto un radicale cambiamento dei riti e dei ritmi con i quali i rapimenti erano stati gestiti sino ad allora. La progressiva scomparsa della figura dell’emissario ufficiale della famiglia, proibita dalle nuove norme, aveva favorito la crescita di un non ben precisato sottobosco di strani individui che si aggiravano ai margini dei rapimenti, spesso creando più scompiglio che altro.
    Sono stati proprio questi personaggi, in più di una occasione, a ispirare alcuni degli scoop di qualche quotidiano nazionale: servizi che in apparenza avevano lo scopo di cercare la verità, ma che in realtà servivano solamente per tenere a galla - o meglio appena sotto il pelo dell’acqua - proprio quei figuri che vivacchiavano alla periferia dei sequestri. Alcuni di questi personaggi vagano ancora nelle lande della Sardegna: ridotti all’inattività, scalpitano dietro le quinte, e qualcuno di loro avrebbe già cercato di inserirsi anche nella vicenda Pinna.
    In altri casi, sempre dopo l’entrata in vigore della legge del ’91, le notizie si basavano su indiscrezioni trapelate da ben precisi ambienti investigativi romani, che su certe vicende allargavano le maglie del segreto istruttorio. Quelle stesse maglie che in Sardegna venivano invece tenute ben strette. Anche in questi casi, comunque, si è spesso trattato di informazioni pilotate, con secondi scopi che non erano certamente quelli di favorire una rapida liberazione dell’ostaggio.
    Nel caso di Giovanni Battista Pinna la notizia della sua fuga viene giustificata principalmente da due elementi: il primo sarebbe un cambio di atteggiamento degli inquirenti, sino a qualche tempo fa pessimisti sulla sorte del rapito e che ora, invece, sarebbero certi che Giovanni Battista Pinna è ancora vivo. Il secondo elemento si basa su una non meglio precisata «vox populi» che a Bonorva «sussurra» di una fuga volontaria per sfuggire a «una cappa familiare opprimente». Un «sussurro» ben potente, se è riuscito a valicare il Tirreno.
    Quello di Giovanni Battista Pinna, sino ad ora, non è stato ufficialmente catalogato come un classico rapimento a scopo di estorsione. Gli unici elementi certi a disposizione sono solamente quelli relativi alle prime ore della vicenda, che aveva tutte le caratteristiche di un tentativo di sequestro lampo: telefonata immediata a casa dei familiari da parte dello stesso Pinna - con la richiesta di preparare 300mila euro - seguita da una seconda chiamata, da una cabina di una via di Nuoro, da parte di un’altra persona.
    Quest’ultima telefonata è stata fatta quando la notizia del rapimento non era ancora ufficiale, fatto che farebbe escludere l’ipotesi di uno sciacallo inseritosi prontamente nella vicenda. Se Pinna è sparito volontariamente, dunque, ha potuto contare almeno sull’appoggio di almeno un’altra persona, che sino ad oggi non si è ancora tradita. Nella seconda ipotesi, invece, la banda che ha rapito l’allevatore nella sua azienda di Bonorva aveva già previsto di effettuare una seconda chiamata. L’ultima, perché in seguito non c’è una stata una sola comunicazione attribuibile con certezza ai rapitori di Pinna. Il silenzio, in pratica, è calato non appena i banditi si sono resi conto che la strada del sequestro lampo (con una cifra non elevata, ma in compenso ottenibile in tempi rapidissimi) era ormai impercorribile per via dell’immediato allarme.
    Non ci sono elementi, al momento, che possano far pensare che i malviventi abbiano cercato di trasformare il rapimento lampo in un sequestro classico, scegliendo di tacere per sette e più mesi: in attesa di alzare il prezzo, giocando sull’angoscia causata dal lungo silenzio. Ma in passato, anche durante le fasi di stallo, restava una sorta di rumore di fondo che, per quanto labile, gli investigatori più esperti riuscivano a captare nel mondo della malavita. In questa vicenda sembra invece che il silenzio assoluto regni anche in quei ristrettissimi ambienti.
    L’unica cosa certa è invece il periodico agitarsi di quei personaggi che nello scorso decennio sono stati protagonisti di strane incursioni in alcuni clamorosi rapimenti. Oggi, in cerca di visibilità, starebbero tentando di ritornare a galla, servendosi di ben collaudati canali già utilizzati in passato. Vista la situazione, però, anziché notizie sul rapimento vengono fatte filtrare rivelazioni su fughe volontarie del presunto ostaggio: strategia peraltro non nuova, anche se utilizzata in rare occasioni. Oggi il modello viene riproposto, anche se in una situazione ben diversa rispetto agli anni Novanta: ma, dopo anni di silenzio sul fronte dei rapimenti, probabilmente qualcuno ha cercato di giocare le ultime carte.

    "Cosa non scrivono i giornali nazionali per sminuire la sardegna..."

  5. #5
    Cioffi88
    Ospite

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    Tutto ciò è vergognoso.

 

 

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