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    Predefinito L'Europa e l'anticristo: il Parlamento UE contro la Chiesa

    La congiura di Torquemada

    di Eugenia Roccella


    Ormai, per i parlamentari europei, sembra un dato assodato: il cattolicesimo è omofobo. L'aggettivo indica, secondo la definizione fornita in un precedente documento dell'Unione, la «paura e avversione irrazionale nei confronti della comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender)». L'Italia sarebbe dunque un luogo dove i diritti degli omosessuali vengono calpestati, dove la Chiesa incita all'odio e alla caccia contro i diversi, fino a provocare suicidi nelle scuole. Questo è il quadro che emerge dalla mozione europea votata il 26 aprile, in cui si mescola in un'unica condanna la situazione polacca e quella italiana, accomunate da un elemento ritenuto intollerabile: la vitalità della fede cattolica.

    C'è uno strano rovesciamento della realtà storica, che ha condotto il cardinale Scola a esprimere tutta la sua amara incredulità: «Come si fa a pensare che uomini e donne cristiani, preti, vescovi, che ogni giorno si chinano nella condivisione dei bisogni di tutti, senza distinzioni, non cerchino di accompagnare il cammino di tutti?». La religione cattolica, fondata sul perdono e l'accoglienza, da sempre sensibile di fronte alla fragilità umana, tanto da essere stata nei secoli accusata di scarso rigore, di ipocrisia, di lassismo, oggi viene imputata del contrario, spesso da chi appartiene a una cultura puritana di ben altra asprezza. O forse è proprio quella stessa cultura, che odia il peccatore più del peccato, e brucia chi dalla voce di popolo è additata come strega, che vince sulla ragionevolezza e sulla realtà.

    Il rigorismo moralista tipico del nord Europa, incapace di sopravvivere nella sua versione luterana originale, sembra essersi comodamente annidato nella cultura postmoderna; dopo aver distrutto dall'interno la fede cristiana in patria, mira a distruggere non tanto il cattolicesimo, quanto le vecchie ma pericolanti mura del liberalismo europeo, intrecciandosi con un'intolleranza giacobina. Si tratta di una scelta pericolosa per la comunità Lgbt, la quale però non sembra cogliere il rischio, abbagliata dalla terminologia dei diritti: eppure a confermarlo basterebbe la sovrana indifferenza con cui gli stessi parlamentari europei hanno accolto il «permesso» dato dall'Onu alla lapidazione degli omosessuali in Nigeria, notizia che non ha scandalizzato nessuno, non ha provocato furibonde reazioni, ed è stata quasi ignorata dalla stampa. Ma le avvisaglie del nuovo corso erano già contenute tutte nel processo politico intentato in sede europea all'onorevole Rocco Buttiglione, candidato dall'Italia come commissario, e clamorosamente bocciato dopo una sorta di percorso penitenziale che ha previsto anche una (inutile) lettera di scuse. La vicenda è stata ricostruita da Luca Volonté, capogruppo Udc alla Camera, in un libro edito da Rubbettino e uscito da poco in libreria, La congiura di Torquemada .

    Molti ricorderanno le polemiche nate intorno al caso Buttiglione, ma rileggere a tre anni di distanza la cronaca degli eventi offre notevoli spunti di riflessione. Scorrendo il resoconto delle domande poste al candidato italiano dalla Commissione, e le risposte, emerge con evidenza una tenace volontà di equivocare, un pregiudizio radicato, e soprattutto una tendenza a leggere tutto attraverso le lenti deformanti nel dibattito, secondo i membri delle commissioni giudicanti: troppo carico di valenze emotive, estraneo alla pura politicità della sede. Eppure, rimane netta l'impressione che proprio a categorie squisitamente morali i parlamentari abbiano fatto ricorso, forse inconsapevolmente, nel valutare Buttiglione.

    Certo, il politico italiano scontava anche l'appartenenza al governo Berlusconi, che mai in Europa è stato fino in fondo accettato, ma l'attacco era tutto cucito sulla sua fede cattolica, e sulla necessaria incompatibilità con la carica, che da questa fede derivava. Inutilmente Buttiglione, durante un esame che ricorda più che altro un interrogatorio di polizia, si appella alla grande tradizione europeista dei politici cattolici, inutilmente insiste sulla distinzione tra morale e diritto, dichiarando che mai e poi mai discriminerebbe una persona perché omosessuale.

    Il concetto di discriminazione è ormai slittato verso nuovi significati, e nuovi usi. Nel libro si riporta integralmente un articolo di Giuliano Ferrara che sottolinea la strana asimmetria che si è creata: «Buttiglione e i suoi seguaci, malgrado tutta la loro avversione, non cercherebbero di impedire a un politico di rivestire un certo incarico per via dell'omosessualità. Buttiglione ha mai espresso una lamentela nei confronti di Peter Mandelson, quell'eccitante attivista di Bruxelles?». Altri, invece, brandiscono l'arma impropria della politica contro le discriminazioni per discriminare opinioni che non amano, criminalizzarle e metterle al bando.

    Fonte: Il Giornale, 28.4.2007

  2. #2
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    Strasburgo, sinistra all'attacco di Bagnasco

    di Redazione




    Roma - "Indecorosi attacchi" al presidente della Cei Angelo Bagnasco. Così il Sir (Servizio d'informazione religiosa) interviene sulle posizioni di tre europarlamentari italiani, di Rifondazione comunista (Agnoletto e Catania) e Verdi (Frassoni), firmatari di una mozione anti-Bagnasco presentata nel corso di un dibattito sull'omofobia, oggi al voto del parlamento europeo. "È ora di dire basta", aggiunge l'agenzia dei settimanali cattolici. "Proseguono, questa volta nella sede del parlamento europeo per opera di una pattuglia di deputati comunisti e verdi, gli indecorosi attacchi al presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco. Va bene - osserva il Sir - minimizzare e cristianamente tenere nella considerazione che meritano, cioè nessuna, le argomentazioni propagandistiche e vietamente anticlericali di un pugno di facinorosi. Va bene opporre al falso, alla falsificazione, alla disinformazione, alla propaganda che ancora oggi (in pieno ventunesimo secolo), si definisce comunista, la realtà dei fatti e delle parole. Ma il rischio è che, batti e ribatti, la falsità generi odio e provochi conseguenze imprevedibili".

    Quindi per il Sir "è ora di dire basta. Dirlo con il tono di monsignor Bagnasco, mite e fermo, sereno e deciso. Dire basta con fermezza e risolutezza. È ora di finirla. Dire basta a questi attacchi significa nello stesso tempo assicurare che tutti, non solo i cattolici, continueranno a parlare con passione e con impegno di quei grandi temi - la famiglia, la vita, la verità e la giustizia - sui quali mons. Bagnasco ha inaugurato la sua presidenza della Cei, in piena coerenza con il magistero del Papa e nella continuità della testimonianza delle Chiese in Italia".

    La risoluzione contro l'omofobia Il parlamento europeo ha accolto oggi a maggioranza, 325 sì, 124 no e 150 astenuti, una risoluzione che sollecita le autorità polacche "ad astenersi dal proporre o adottare" le leggi evocate nei giorni scorsi da componenti del governo ultraconservatore di Jaroslaw Kaczynski per punire la propaganda omosessuale nelle scuole col licenziamento e dal porre in atto "misure intimidatorie" nei confronti delle organizzazioni gay.

    Le dichiarazioni rimosse dal testo Nelle prime versioni proposte dai gruppi di sinistra dell'Assemblea, venivano citate le affermazioni di Bagnasco fra gli esempi di dichiarazioni omofobe da stigmatizzare. Nel testo si menzionava "il presidente della Cei" senza farne il nome, ricordando "che ha comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitati di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto di pedofilia".

    Monsignor Giordano: "Segnali d'ignoranza" Gli attacchi al presidente della Cei "esprimono una minoranza in Europa, ed esprimono anche un’incomprensione della problematica: sono segni del non voler comprendere le cose, e sono segni anche di ignoranza". Al termine dell’incontro di questa mattina con il Papa, monsignor Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) ha definito così la mozione sull’omofobia che è al voto del parlamento europeo. "Questi attacchi non esprimono l’opinione del popolo europeo e neanche il parere di coloro che vogliono veramente capire i problemi e non semplificarli con gli slogan". Sui temi dell’etica occorre invece "un dibattito vero". «Noi - ha affermato Giordano - siamo pronti a discutere sulla vita, sulla famiglia, sui diritti degli individui. Vogliamo anche esprimere il rispetto della Chiesa, che è un rispetto totale, verso gli individui, le persone, verso le esperienze personali che le persone scelgono".

    Fonte: Il Giornale, 26.4.2007

  3. #3
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    Reazioni alla Risoluzione dell’Europarlamento che condanna i leader religiosi per “omofobia”

    CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 27 aprile 2007 (ZENIT.org).- I rappresentanti ecclesiali non hanno nascosto il proprio malcontento dopo che il Parlamento Europeo ha approvato questo giovedì una Risoluzione che condanna i “commenti discriminatori” contro gli omosessuali pronunciati da leader politici e religiosi.

    Il Parlamento Europeo ha rifiutato di includere nella Risoluzione la proposta di tre deputati italiani di condannare pubblicamente l’Arcivescovo Angelo Bagnasco per alcune dichiarazioni pubbliche contro gli omosessuali, anche se si trattava di interpretazioni falsate dalla stampa e in seguito chiarite.

    La Risoluzione, approvata con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti, condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e si chiede alla gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli”.

    La Risoluzione invita gli Stati membri a proporre leggi “che superino le discriminazioni sofferte da coppie dello stesso sesso” e “ricorda a tutti gli Stati membri che la proibizione delle marce dell'orgoglio gay e l'eventuale mancata protezione dei partecipanti contravvengono ai principi tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo”.

    Completa la Risoluzione la proposta di istituire il 17 maggio di ogni anno quale “Giornata internazionale contro l'omofobia”.

    Il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, il Segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa, monsignor Aldo Giordano e il Presidente di questo organismo, il Cardinale Peter Erdő, hanno chiarito che la Chiesa è rispettosa nei riguardi delle persone omossessuali, come spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica

    “Non c'è nessuna omofobia nella Chiesa cattolica e sarebbe ora che tutto questo finisse”, ha spiegato giovedì il Cardinale Scola a “Sat 2000”.

    Per quanto riguarda il Parlamento Europeo, “ho l'impressione che non potendo intervenire su tematiche politiche di primo piano, si attacchi a questioni nelle quali le differenze fra Paesi vanno rispettate. Bisogna che ci sia più rispetto per gli orientamenti dei nostri popoli. Non bisogna dire menzogne”, ha aggiunto.

    Paolo Bustaffa, direttore dell’agenzia SIR, in alcune dichiarazioni alla “Radio Vaticana” di giovedì ha spiegato che “è evidente che si mantiene un atteggiamento di sospetto nei confronti di quello che è il pensiero della Chiesa riguardo a queste situazioni, a queste persone, verso le quali invece è chiaro – anche nello stesso Catechismo della Chiesa cattolica – c’è un grande rispetto”.

    “Il rispetto delle persone, comunque, non può cancellare quello che rimane un aspetto problematico, attorno al quale ci deve essere sicuramente la comprensione, l’accoglienza, ma in molti casi non ci può essere una giustificazione”, ha aggiunto.

    FONTE: Zenit, 27.4.2007

  4. #4
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    Sono davvero i tempi che predice san Paolo, quelli in cui gli uomini non sopporteranno più di udire la sana dottrina perchè attratti dal prurito di cose nuove.

    Il tempo in cui, aggiunge l'Apostolo, gli uomini si accoppieranno con altri uomini andando contro natura.

  5. #5
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    Davvero malatempora currunt. E' vero che taluno (ingenuotto ed ignorantello) afferma che il documento non menziona esplicitamente Mons. Bagnasco - sebbene nelle bozze precedenti ed in sede di discussione si facesse esplicito riferimento a lui - tuttavia è evidente che il riferimento (implicito) alla Chiesa cattolica (e solo ad essa) è evidente.
    Vero è che il documento è stato votato da esponenti pure del PPE. Che dire? Che si tratta tutti di cattolici adulterati.

  6. #6
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    Predefinito La proposta di risoluzione

    PARLAMENTO EUROPEO
    2004 2009

    Documento di seduta

    23.4.2007 B6 0171/2007

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE


    presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
    a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
    da Monica Frassoni, Kathalijne Maria Buitenweg, Raül Romeva i Rueda
    a nome del gruppo Verts/ALEda Giusto Catania, Mary Lou McDonal, Eva-Britt Svensson, Miguel Portas, Gabriele Zimmer, Vittorio Agnolotto, André Brie
    a nome del gruppo GUE/NGL

    sull'omofobia in Europa


    Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa

    Il Parlamento europeo,
    – visti gli strumenti internazionali a tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e che vietano la discriminazione, in particolare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),
    – visti gli articoli 6 e 7 del trattato sull'Unione europea e l'articolo 13 del trattato che istituisce la Comunità europea, che impegnano l'UE e i suoi Stati membri a tutelare i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e prevedono strumenti europei di lotta contro la discriminazione e le violazioni dei diritti dell'uomo,
    – vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, in particolare l'articolo 21, che vieta la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale,
    – viste le iniziative dell'Unione europea di lotta contro la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e contro l'omofobia, in particolare la direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e l' "Anno europeo delle pari opportunità per tutti 2007" ,
    – viste le sue precedenti risoluzioni sul tema dell'omofobia, della tutela delle minoranze e delle politiche di lotta contro le discriminazioni e, in particolare, le sue risoluzioni sull'omofobia in Europa nonché sull'intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa,
    – visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
    A. considerando che nel marzo 2007 il vice primo ministro e ministro della pubblica istruzione del governo polacco ha annunciato un progetto di legge destinato a punire la "propaganda omosessuale" nelle scuole, le cui disposizioni dovrebbero prevedere il licenziamento, sanzioni o la detenzione per i responsabili di istituti scolastici, gli insegnanti e gli alunni implicati in casi di "attivismo" a favore dei diritti di persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) nelle scuole,
    B. considerando che il vice ministro della pubblica istruzione del governo polacco ha confermato che l'amministrazione sta elaborando un progetto di legge in tale senso e ha dichiarato che "gli insegnanti che renderanno pubblica la propria omosessualità saranno licenziati",
    C. considerando che il vice primo ministro e ministro della pubblica istruzione del governo polacco ha espresso il desiderio di promuovere l'adozione di legislazioni analoghe a livello europeo,
    D. considerando che la legislazione proposta ha ottenuto il sostegno del primo ministro del governo polacco, il quale ha dichiarato che "promuovere uno stile di vita omosessuale tra i giovani nelle scuole quale un'alternativa a una vita normale è troppo, e occorre porre fine ad iniziative di questo tipo nelle scuole",
    E. considerando che vari membri del governo polacco hanno reagito in modi diversi, per cui permane il dubbio su se tale legislazione sarà effettivamente proposta,
    F. considerando tuttavia che le proposte avanzate da personaggi politici di rilievo contribuiscono in modo significativo all'accettazione o al rifiuto della discriminazione da parte dei cittadini in generale,
    G. considerando che il mediatore per l'infanzia polacco ha dichiarato di stare elaborando un elenco di impieghi ai quali gli omosessuali non sarebbero idonei,
    H. considerando che il 20 febbraio 2007 il Presidente della Repubblica di Polonia ha dichiarato, in occasione di una visita in Irlanda, che "se questo tipo di approccio alla vita sessuale dovesse essere promosso su vasta scala, sarebbe la fine del genere umano",
    I. considerando che l'attuazione dell'"Anno europeo delle pari opportunità per tutti 2007" in Polonia sta subendo gravi ritardi a causa dell'indecisione del governo e dell'amministrazione polacchi in merito ai progetti da promuovere, tra i quali figurano progetti presentati da organizzazioni LGBT, e che di fatto ciò risulta nella paralisi di questa iniziativa in Polonia,
    J. considerando che, nel giugno 2006, l'ufficio del pubblico ministero polacco ha ordinato un'indagine sul finanziamento di organizzazioni LGBT al fine di individuare potenziali collegamenti con "organizzazioni criminali", nonché la loro presenza nelle scuole, e che la ricerca di tracce di attività criminali non ha dato risultati,
    K. considerando che l'8 giugno 2006 il governo polacco ha licenziato il direttore del Centro per la formazione degli insegnanti e vietato la distribuzione di un manuale ufficiale del Consiglio d'Europa contro la discriminazione; che il nuovo direttore del Centro ha dichiarato, il 9 ottobre 2006, che "nelle scuole non devono esservi modelli indecenti, perché l'obiettivo della scuola è spiegare la differenza tra il bene il male, tra ciò che è bello e ciò che è brutto (…) la scuola deve spiegare che le pratiche omosessuali portano alla tragedia, a un senso di vuoto, alla degenerazione",
    L. considerando che il Parlamento europeo aveva già espresso, nella sua risoluzione del 15 giugno 2006 sull'intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa, la sua grave preoccupazione per la situazione in Europa e, in particolare, in Polonia, condannando le dichiarazioni incitanti all'odio e alla violenza della Lega delle famiglie e, in particolare, del vice primo ministro e ministro della pubblica istruzione,
    M. considerando che il governo polacco ha anche respinto il finanziamento di progetti patrocinati da organizzazioni LGBT nel quadro del programma europeo Gioventù, motivando tale decisione in una lettera a tali organizzazioni in cui afferma che "la politica ministeriale non appoggia azioni volte a propagare comportamenti omosessuali e analoghi atteggiamenti tra i giovani. Inoltre, il ruolo del ministero non è quello di sostenere la cooperazione con organizzazioni di omosessuali",
    N. considerando che, nel dicembre 2006, la Commissione ha risposto alle interrogazioni parlamentari che le erano state rivolte a questo proposito dichiarando che il governo polacco aveva esercitato un settarismo nazionale, servendosi del programma europeo Gioventù per fini nazionali, e ha esortato i funzionari e le organizzazioni responsabili dell'attuazione del programma ad assicurare in futuro un accesso equo al programma a tutti i giovani,
    O. considerando che Terry Davis, Segretario generale del Consiglio d'Europa, ha reagito a questi eventi dichiarando che "il governo polacco è libero di decidere se vuole utilizzare i materiali del Consiglio d'Europa per la formazione in materia di diritti umani, ma anche se il materiale didattico è opzionale, i valori e i principi in esso contenuti certamente non lo sono" e ha espresso preoccupazione in merito al fatto che "il governo polacco accetta che alcune personalità politiche promuovano l'omofobia (…) e comportamenti omofobi",
    P. considerando che il Parlamento europeo ha dato mandato all'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia di svolgere un'indagine sull'emergente atmosfera di intolleranza razzista, xenofoba e omofoba in Polonia e ha inoltre invitato la Commissione a verificare se le azioni e le dichiarazioni del ministro polacco della pubblica istruzione sono conformi all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, ricordando le eventuali sanzioni in caso di inadempimento, e che queste richieste non hanno ancora avuto seguito,
    Q. considerando che il Parlamento europeo ha osservato il proliferare di discorsi incitanti all'odio nei confronti della comunità LGBT in numerosi paesi, tra cui il Belgio, la Russia, la Lettonia e la Croazia,
    R. considerando che gli omosessuali sono regolarmente oggetto di menzioni discriminatorie da parte di capofila religiosi in tutta Europa, come nel caso del vescovo di Namur che, il 4 aprile di quest'anno, ha qualificato di "anormale" l'omosessualità, dichiarando che essa "costituisce una tappa di imperfetto sviluppo della sessualità umana", o del presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto e di pedofilia,
    S. considerando che la presente risoluzione, nonché la risoluzione sull'omofobia in Europa, sono state motivate da questi ed altri eventi preoccupanti, quali il divieto imposto dalle autorità locali allo svolgimento di marce per l'uguaglianza e marce dell'orgoglio omosessuale (Gay Pride), il ricorso, da parte di personaggi politici di rilievo e di leader religiosi, a un linguaggio esortante all'aggressività e minaccioso o a discorsi improntati all'odio, il fatto che la polizia ometta di fornire protezione adeguata da manifestazioni violente da parte di gruppi omofobi, e disperda invece manifestazioni pacifiche,
    T. considerando che diverse marce per l'uguaglianza e Gay Pride sono pianificate in tutta Europa e nel mondo nei prossimi mesi e che i loro partecipanti e organizzatori rischiano di essere vittime di attacchi fisici violenti, malgrado abbiano il diritto fondamentale alla libertà di espressione e di assemblea, come ricordato anche dal commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa,
    U. considerando che numerose città dell'Europa centrale ed orientale, ad esempio in Moldova e in Russia, hanno già dichiarato la propria intenzione di vietare tali manifestazioni, o le hanno già vietate,
    V. considerando che in Moldova tale divieto è stato decretato malgrado un'ordinanza giudiziaria lo avesse dichiarato contrario al diritto nazionale e internazionale,
    W. considerando che i media italiani riferiscono che un giovane, vittima dell'omofobia, si è suicidato a causa del bullismo cui si confrontava e che organizzazioni della società civile nel Regno Unito hanno segnalato un proliferare dei casi di bullismo omofobico,
    X. considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto il completamento del pacchetto legislativo contro la discriminazione sulla base dell'articolo 13 del TCE, e invita costantemente la Commissione a emanare una direttiva che vieti la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale in tutti i settori,
    1. sottolinea che l'Unione europea è innanzitutto una comunità di valori, in cui il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto, l'uguaglianza e la non discriminazione sono fra i valori che più contano;
    2. afferma che le istituzioni e gli Stati membri dell'UE hanno il dovere di garantire che nell'Unione europea i diritti dell'uomo siano rispettati, tutelati e promossi, come prevedono la Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo, la Carta europea dei diritti fondamentali, l'articolo 6 del TUE e le direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE;
    3. sollecita le competenti autorità polacche ad astenersi dal proporre o dall'adottare una legge quale descritta dal vice primo ministro e ministro della pubblica istruzione polacco, o dal porre in atto misure intimidatorie nei confronti delle organizzazioni LGTB;
    4. invita le competenti autorità polacche a condannare pubblicamente e a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate da leader pubblici che incitano alla discriminazione e all'odio sulla base dell'orientamento sessuale; è del parere che qualsiasi altro comportamento costituirebbe una violazione dell'articolo 6 del TUE;
    5. chiede alle autorità polacche di facilitare la messa in atto dell'Anno delle pari opportunità per tutti 2007 e alla Commissione di controllare tale messa in atto, di garantire che tutte le cause della discriminazione vengano affrontate negli Stati membri e di riferire al Parlamento europeo sulla situazione entro un mese; chiede alla Commissione se il mancato rispetto delle norme dell'Unione europea può avere conseguenze finanziarie sui progetti;
    6. ribadisce la propria richiesta alla Commissione di garantire che la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale in tutti i settori sia vietata completando il pacchetto legislativo contro la discriminazione basato sull'articolo 13 del trattato, senza il quale lesbiche, gay, bisessuali e altre persone che si trovano a far fronte a discriminazione multipla continuano ad essere "a rischio di discriminazione";
    7. sollecita la Commissione ad accelerare l'esame della messa in atto delle direttive antidiscriminazione e a portare gli Stati membri in Corte di giustizia in caso di violazione degli obblighi previsti dall'UE;
    8. ricorda a tutti gli Stati membri che la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che vietare le marce dell'uguaglianza e i Gay Pride, come anche non fornire una protezione adeguata a coloro che vi prendono parte, rappresenti una violazione della libertà di espressione, di assemblea e di dimostrazione, e invita tutte le autorità competenti, segnatamente le autorità locali, ad autorizzare tali marce e a proteggere adeguatamente i partecipanti;
    9. condanna le osservazioni discriminatorie formulate da leader politici e religiosi e aventi come obiettivo gli omosessuali, dal momento che esse alimentano l'odio e la violenza, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarle;
    10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri, ai paesi in fase di adesione, ai paesi candidati e al Consiglio d'Europa.

    FONTE

  7. #7
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    Piccola nota esilarante: il "parlamentare europeo" Vittorio Agnoletto è rettificato dal documento "agnolotto"


  8. #8
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    I gay, arma della Ue contro la Chiesa

    di Gianni Baget Bozzo

    Il Parlamento Europeo è diventato una centrale anticattolica: e il punto centrale dell’anticattolicesimo è divenuta la questione omosessuale. Non è che la Chiesa cattolica sia l’unica Chiesa cristiana a mantenere una censura della condotta omosessuale, anzi, nel suo linguaggio ha compiuto con il documento «Persona Humana», prodotto dal cardinale Ratzinger, una evoluzione significativa. Prima l’atto omosessuale era considerato avente la specifica malizia dell’atto «contro natura» e colpito come scelta libera: oggi la Chiesa considera la condizione omosessuale una situazione obiettiva sregolata e quindi ammette che non sia una libera scelta dei soggetti. Di qui la forte sottolineatura, fatta dal cardinale ora Papa, sull’accoglimento positivo delle persone inclinate all’omosessualità, pur considerandone colpevole l’atto. Ma infine non più di quanto consideri peccato un atto eterosessuale compiuto fuori dal matrimonio e con l’intenzione di non avere figli. Il linguaggio del peccato contro natura è finito e l’evoluzione della Chiesa può continuare. Ma l’impressione è che non vi sia solo la tutela degli omosessuali da parte della potente lobby del Parlamento Europeo che si scatena contro la Chiesa cattolica. Pare invece che la questione omosessuale sia uno strumento per realizzare una lotta contro il Cattolicesimo che non ha altro fine che quello di essere contro il cattolicesimo. Vorremmo dire che, se l’aiuto agli omosessuali fosse uno scopo dei socialisti essi censurerebbero anche le Chiese anglicane del terzo mondo che hanno la medesima posizione della Chiesa cattolica e ancor più direttamente l’Islam e lo stesso ebraismo ortodosso. In Europa la lobby anticattolica è agitata da tutti i residui delle posizioni anticattoliche della storia del secondo millennio: da quella protestante a quella rivoluzionaria.

    Piaccia o non piaccia, la Chiesa cattolica è la simbolica della società occidentale, nata dalla Cristianità e dalle radici che sostengono quel frutto che è l’Occidente.

    Impedire l’unità tra idea occidentale e idea cattolica per fare del laicismo l’unico fondamento dell’Occidente è una delle ragioni che spingono la lobby anticattolica ad attaccare la Chiesa su un punto delicato come la questione omosessuale. Un problema che si presenta con aspetti nuovi per una Chiesa che sa interpretare e fare evolvere la Scrittura nella Tradizione come la Chiesa cattolica. Non è un caso che la lobby anticattolica abbia in Italia una incidenza a sinistra.
    Non risulta che nel Parlamento europeo né la Margherita né i Ds abbiano votato difformemente dalla scelta della lobby che controlla il gruppo socialista. Ma è inevitabile che le componenti estreme della sinistra reagiscano da componenti estreme. Ci può sorprendere che Enrico Boselli, che fu craxiano e da Craxi nominato alla segreteria regionale dell’Emilia, scelga una linea anticattolica, ma non ci meravigliamo che questa venga assunta dalle frange della sinistra che, come è noto, confinano, persino nella Cgil, con i terroristi. Dietro ai centri sociali c’è un avallo di forze che vanno molto oltre i centri e fanno di questi l’area marciante e decisa dell’attacco alla Chiesa cattolica. È una linea folle attaccare la Chiesa nei giorni in cui l’Islam produce un movimento di unificazione attorno al califfato o alla sharia imposta nei singoli Paesi, quando l’Occidente, in quanto Occidente e non soltanto in quanto è stato Cristianità, è attaccato con mezzi così violenti e così incontrollabili. Ma la Chiesa è il cuore dell’Occidente e per questo attaccare la Chiesa è colpire la nostra civiltà. La lobby anticattolica del Parlamento europeo è in rivolta contro l’Europa di cui la Cristianità è il fondamento civile e la memoria condivisa.

    Fonte: Il Giornale, 1°.5.2007

 

 

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