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  1. #1
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    Predefinito documenti approvati dal congresso ds

    Ordine del giorno conclusivo(approvato a maggioranza)
    Approvato dal Congresso

    I DS approvano la relazione del Segretario e:

    1. si impegnano a dare vita al Partito Democratico come partito nuovo e unitario, capace di coinvolgere le espressioni migliori delle culture democratiche e riformiste fondato sulla partecipazione e sulla adesione personale e diretta dei cittadini.

    2. assumono il Manifesto come orizzonte ideale e punto di riferimento in relazione a contenuti politici, culturali e programmatici che dovranno ispirare l’iniziativa del Partito Democratico nella sua fase costituente. Il testo definitivo del Manifesto sarà approvato dall’Assemblea Costituente eletta a conclusione di un ampio e approfondito confronto nella società italiana.

    3. entro l’ottobre 2007 dovrà essere eletta l’Assemblea costituente del Partito Democratico.

    4. è conferito agli organi dirigenti dei DS e DL-La Margherita il mandato di definire le procedure della fase di transizione tra i soggetti promotori del Partito Democratico e tutte le forze ad esso partecipanti, nonché le modalità di attuazione degli adempimenti connessi ala fase costituente, ivi compresi i rapporti giuridici, organizzativi e finanziari del Partito Democratico.

    5. fino all’elezione dell’Assemblea costituente tutte le attività connesse alla costruzione del Partito Democratico saranno affidate ad un Comitato di coordinamento composto da esponenti DS, Margherita e personalità non aderenti ai partiti promotori.

    6. all’atto della nascita del Partito Democratico verrà conclusa l’autonoma attività politica dei DS.

  2. #2
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    Predefinito ordine del giorno sull laicità

    Ordine del giorno sulla laicità(approvato a maggioranza)
    Approvato dal Congresso

    Noi, delegate e delegati del 4° Congresso, impegniamo i Ds a porre alla base del Partito democratico il valore della laicità dello Stato e dell’autonomia della politica.

    La laicità non è un’ideologia antireligiosa, né la riproposizione di anacronistici storici steccati. Contro ogni pretesa egemonica e fondamentalista, la laicità è riconoscimento del pluralismo culturale, etico, religioso che connota positivamente una società moderna e complessa come quella italiana. Contro ogni discriminazione, la laicità è garanzia, da parte delle istituzioni pubbliche, della dignità, della libertà di coscienza e dell’autodeterminazione di ciascuna persona. Contro ogni integralismo e ogni confusione tra il piano spirituale e quello temporale, tra la religione e la politica, la laicità è promozione dell’autonomia della politica, anche attraverso la costruzione di soggetti politici grandi e forti e proprio per questo capaci di rappresentare una molteplicità di visioni, orientamenti, sensibilità e di produrre, su queste basi, sintesi politiche più avanzate, mature e persuasive.

    La laicità è oggi messa alla prova da almeno tre grandi sfide storiche, che pongono inediti interrogativi all’intelligenza e alla coscienza dell’umanità contemporanea e impongono nuove priorità all’agenda della politica: il carattere tumultuoso della globalizzazione, che sta portando a contatto in modo sempre più ravvicinato culture diverse, proponendo giganteschi problemi di convivenza, sia sul piano globale, che su quello locale; le nuove frontiere aperte dalla ricerca scientifica e tecnologica, che hanno sottratto la vita umana, il suo inizio, la sua fine, la sua riproduzione, al regno della mera naturalità, producendo straordinari risultati, ma anche angosciosi interrogativi circa il rapporto tra razionalità scientifica e ragionevolezza etica; il moltiplicarsi delle forme di convivenza e l’evoluzione della famiglia, che mettono alla prova in modo incalzante il rapporto tra libertà e responsabilità, tra diritti e doveri, tra emancipazione e tradizione.

    Sul versante della convivenza e del confronto tra le culture, mentre respingiamo ogni visione ispirata allo scontro di civiltà, proponiamo all’attenzione della società italiana nel suo insieme la straordinaria esperienza sul campo della scuola pubblica, che grazie all’apporto di migliaia di insegnanti, ha saputo in questi anni confrontarsi positivamente con il rapido diffondersi della pluralità culturale, etica e religiosa, evitando i rischi sia di un multiculturalismo ridotto a coesistenza di diversità non comunicanti, sia di una concezione neutralistica dello spazio pubblico, forzato ad assumere i contorni di una artificiosa cancellazione delle identità e delle storie, in favore di un approccio interculturale, basato sul rispetto delle diversità e sulla promozione della loro capacità di interloquire, tra loro e con la tavola dei valori costituzionali, producendo in tal modo una comune cultura della cittadinanza.

    Noi riaffermiamo il valore della ricerca scientifica e della sua incomprimibile libertà da ogni condizionamento ideologico, religioso, politico, come da ogni forma di vassallaggio rispetto al potere economico. Allo stesso modo, non possiamo non considerare il valore e la radicalità delle questioni etiche che il complesso intreccio tra tecnologia e mercato pone alla dignità della vita, alla qualità sociale e alla sostenibilità dello sviluppo: questioni che inquietano e talora angosciano le donne e gli uomini del nostro tempo. E’ compito della politica ricercare e fissare, in modo sempre aperto e problematico, il punto di equilibrio tra i valori in campo: deve farlo ponendosi in ascolto rispetto al dibattito pubblico e valorizzando l’apporto insostituibile del senso di responsabilità etico e politico degli stessi ricercatori. Lo stesso principio di precauzione, giustamente invocato come criterio prudenziale nell’applicazione delle tecnologie, deve essere formulato e applicato insieme e non contro la comunità scientifica.

    Le nuove dinamiche demografiche, anagrafiche, occupazionali e sociali, insieme alla rivoluzione dei costumi che ha visto protagonisti i movimenti femminili e giovanili, e alle innovazioni legislative e di giurisprudenza, hanno profondamente ridisegnato la composizione, i caratteri, l’identità culturale e sociale della famiglia. E tuttavia, la dimensione familiare, nella molteplicità delle sue forme, resta non solo il principale luogo della formazione e trasmissione del senso, ma anche il principale condizionamento dal quale dipende il reddito e il tenore di vita delle persone e le loro stesse opportunità. Le politiche sociali devono tener conto di questo dato di realtà, potenziando i servizi di un rinnovato welfare e gli strumenti di sostegno al reddito familiare, con particolare riguardo alle famiglie con figli. Al tempo stesso, il Partito democratico dovrà porre al centro della sua azione una politica per l’emancipazione delle persone, per l’uguaglianza e per la mobilità sociale, attraverso la valorizzazione delle capacità e dei talenti e il riconoscimento dei meriti: non è accettabile che la provenienza familiare si traduca ancora in un destino ineluttabile per la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi italiani. Lo stesso primato della persona ispira il nostro impegno, che chiediamo il Partito democratico faccia proprio, contro ogni discriminazione legata al genere o all’orientamento sessuale e per il riconoscimento pieno dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, come propone il disegno di legge sui DiCo, che traduce un preciso impegno contenuto nel programma dell’Unione.

    Su tutti questi temi, nel dialogo con tutte le visioni culturali, etiche e religiose, il Partito democratico è chiamato a produrre mediazioni politiche alte e unitarie, che vadano oltre l’esperienza degli anni passati, che si è spesso fermata alla giustapposizione di diversità non comunicanti. La libertà di coscienza degli eletti è un principio costituzionale incomprimibile, ma che non può e non deve esimere dallo sforzo e dall’impegno di costruire sintesi più avanzate, condivise e per questo impegnative per tutti.

  3. #3
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    Predefinito ordine del giorno sul PSE

    Ordine del giorno: adesione al PSE
    Approvato dal Congresso(approvato a maggioranza)

    nota questo testo è opera dell'uomo viscido Luciano Violante che ha modifica deformandolo del tutto il testo del documento originale presentato da Nigra della mozione Angius, e anche di fronte alla volontà di ritirarlo lo ha messo in votazione facendolo votare solo alla fassino.....

    Il Congresso,

    - riconfermando e le ragioni ideali e politiche che hanno portato alla costituzione del PSE di cui i Democratici di Sinistra sono stati fondatori.
    - considerata positivamente la decisione statutaria dello stesso PSE, formalizzata nel suo VII Congresso di Oporto, di apertura alla adesione al PSE medesimo di “altre forze progressiste e democratiche europee” non provenienti dalla tradizione dei partiti socialisti e socialdemocratici

    IMPEGNA IL SEGRETARIO E GLI ORGANISMI DIRIGENTI

    A proporre alle altre forze impegnate per il PD ad aprire già nella fase costituente un confronto con il PSE per costruire un rapporto organico tra PD e PSE e promuove un comune impegno per realizzare un più ampio e unitario campo delle forze riformiste europee.

  4. #4
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    Predefinito per una fase costituente aperta e partecipata

    Ordine del giorno: per una fase costituente aperta e partecipata
    Approvato dal Congresso a maggioranza

    Il Congresso nazionale dei Democratici di sinistra avanza proposte per l’apertura di un percorso aperto e partecipato che punti a coinvolgere tutti i cittadini interessati al rinnovamento della politica italiana e alla costruzione di una grande forza democratica e riformista.

    Il processo costituente dovrà coinvolgere, oltre a Ds e Margherita, tutti i soggetti, i partiti, le associazioni, i movimenti che si riconoscono nell’esperienza dell’Ulivo e nella prospettiva del Partito democratico. Il Comitato promotore nazionale sarà dunque aperto ad ulteriori apporti sulla base della condivisione del progetto e del percorso avviato su un piano di pari dignità.

    Il Comitato promotore nazionale avvierà la campagna di adesioni alla fase costituente. Essa sarà rivolta a tutti i cittadini, che acquisiranno il diritto di partecipare all’elezione dell’Assemblea costituente. Essi potranno inoltre partecipare alla discussione sui principi fondativi del nuovo partito, a partire dal Manifesto, anche attraverso forum tematici, nazionali e locali, e forme di consultazione diretta su temi specifici.

    Dovranno essere istituiti, con gli stessi criteri del Comitato nazionale, Comitati promotori locali, tematici e degli italiani all’estero col compito di promuovere il contributo dei territori e di tutte le articolazioni della società alla discussione sul profilo del Pd. I comitati promotori territoriali e degli italiani all’estero dovranno anche garantire lo svolgimento di tutte le procedure previste per l’elezione dell’Assemblea costituente.

    L’Assemblea costituente del Partito democratico sarà elettiva, sulla base del principio “una testa un voto”, e dovrà assicurare la parità della rappresentanza di genere eletta. Avranno diritto di voto tutti coloro che avranno aderito alla fase costituente e tutti i cittadini che si recheranno ai seggi per votare sulla base delle modalità stabilite dal Comitato promotore nazionale. L’età minima per partecipare alla fase costituente dovrà essere di 16 anni.

    Al termine del percorso costituente verrà convocata l’Assemblea congressuale per la verifica del lavoro svolto e per assumere le decisioni conseguenti.

    I Ds propongono, infine, che l’elezione dell’Assemblea costituente avvenga su base territoriale ristretta e con metodo proporzionale, garantendo a tutti, attraverso candidature locali, l’effettiva possibilità di proposta e di scelta dei propri rappresentanti, anche promuovendo concretamente la candidatura e l’elezione di giovani. L’Assemblea costituente approverà il testo definitivo del Manifesto e lo Statuto del partito democratico, raccogliendo le integrazioni, gli arricchimenti e le proposte emersi nel corso della fase costituente.

  5. #5
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    Predefinito Ordine del giorno: legalità

    Ordine del giorno: legalità
    Approvato dal Congresso

    La lotta alle mafie è una battaglia che ha bisogno di tutte le forze della società.

    Ci sono diversi livelli di lotta alle mafie, l’antimafia delle Istituzioni, fatta di magistrati, amministratori, forze dell’ordine, uomini e donne che quotidianamente contribuiscono con il loro lavoro a creare nei cittadini la fiducia nello Stato; a l’antimafia sociale, fatta di insegnanti, educatori,ragazzi, genitori,ogni cittadino…che con la propria vita sono espressione di quanto la lotta alle mafie sia una questione che deve coinvolgere tutti…ognuno di noi…nell’essere uniti da un medesimo obiettivo, da uno stesso sogno non utopia,e traguardo: la lotta alle mafie come battaglia da vincere.

    A segno di questa sinergia e di questa unione di intenti, ideali, principi ed obiettivi, la giornata del 21 marzo “Giornata dell’impegno e della memoria per le vittime di mafia” che ha da poco visto più di 30.000 persone in Calabria, a Polistena.

    E se quella di oggi nono può essere un’occasione di dibattito, di confronto r di lavoro sul tema della criminalità e mafie, allora questa è l’occasione per riportare qui il Manifesto frutto di Contromafie, gli Stati Generali dell’antimafia, tenutisi a Roma nel mese di novembre, momento straordinario che ha visto riunite tutte le realtà che in Italia fanno antimafia, non per convegno o un congresso, bensì per un’occasione di confronto e di lavoro al fine di creare proposte concrete di impegno “per poter consegnare a chi amministra il Paese, al Parlamento, ma anche alle nostre coscienze, le linee progettuali di un cambiamento” (Luigi Ciotti, Presidente di Libera)


    MANIFESTO DEGLI STATI GENERALI DELL’ANTIMAFIA
    PER UN’ITALIA LIBERATA DALLE MAFIE


    Noi sottoscritti cittadini e cittadine, uomini e donne di ogni età, ci impegniamo insieme:

    - ad affermare nella nostra vita quotidiana i valori della pace, della solidarietà, della legalità democratica e della convivenza civile, contro ogni forma di violenza, d’illegalità, di violazione della dignità umana;
    - a promuovere e a partecipare a tutte le iniziative, i progetti, le attività necessarie per liberare l’Italia dalle mafie;
    - a far vivere le memoria delle vittime di mafia come testimonianza di un’Italia giusta, consapevole, coraggiosa e responsabile.
    - Chiediamo al Parlamento e al Governo di assumere, concretamente, la lotta alle mafie come un’autentica priorità nazionale, avviando così una stagione di forte discontinuità per superare i ritardi del passato, costruire nel nostro Paese un presente vivibile e designare un futuro di speranza.



    Affinché sia difesa con efficacia la nostra democrazia e sia garantito il rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione proponiamo di:

    - Dare risposta alla domanda di giustizia che viene dai familiari delle vittime, sostenendone le legittime istanze e potenziando i mezzi a disposizione della magistratura per individuare ogni responsabilità per i delitti e le stragi di mafia;
    - Garantire il pieno ed effettivo sostegno dello Stato ai testimoni di giustizia, affinché la scelta di contribuire all’affermazione della verità non sia penalizzante per la loro vita e le loro famiglie;
    - Definire me approvare in tempi rapidi un testo unico della legislazione antimafia, capace di superare le attuali disfunzioni e garantire una più efficace azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine e della magistratura;
    - Istituire un’agenzia nazionale per il controllo dei beni sottratti alle mafie, in modo da assicurare rapidità e trasparenza nell’assegnazione delle ricchezze restituite alla collettività;
    - Sostenere le cooperative e le associazioni impegnate nel riutilizzo sociale dei beni confiscati affinché le loro esperienze a partire dal Mezzogiorno d’Italia, diventino il motore di una nuova economia della solidarietà;
    - Colpire i legami tra mafia e politica attraverso la revisione del reato di voto di scambio e della normativa sui Comuni sciolti per mafia, l’estensione ai reati di corruzione della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati;
    - Rilanciare una stagione di contrasto al racket e all’usura attraverso l’istituzione di un authority indipendente, che tuteli le vittime garantendo certezza e tempi rapidi nell’erogazione del sostegno economico;
    - Introdurre nel codice penale i delitti contro l’ambiente, al fine di prevenire e contrastare l’ecomafia e la criminalità ambientale, che rappresentano una minaccia alla sicurezza del nostro Paese;
    - Assumere la battaglia contro l’abusivismo edilizio come un impegno, concreto e quotidiano, per il ripristino della legalità, eliminando il ricorso ai condoni edilizi e sostenendo le attività di demolizione e riqualificazione delle aree liberate dal cemento illegale;
    - Riformare la normativa in materia di appalti, subappalti ed opere pubbliche, abolendo la legge obiettivo e rafforzando le attività di controllo, dall’aggiudicazione degli appalti ai cantieri;
    - Riconoscere alle persone oggetto della tratta di esseri umani la condizione di vittime,rafforzare la rete di sostegno sociale e istituzionale agli uomini e alle donne che denunciano i loro sfruttatori;
    - Combattere il lavoro nero e il caporalato, che vedono spesso la riduzione in schiavitù di un numero crescente di immigrati, attraverso l’affermazione dei loro diritti di cittadinanza;
    - Promuovere una nuova legge antidroga che abbia come centralità la tutela della salute delle persone e la riduzione della domanda, adeguando l’analisi e le misure di contrasto alla diffusione, sempre più crescente, delle droghe sintetiche;
    - Riscrivere la legge antidoping, rafforzando gli strumenti di lotta al traffico di sostanze dopanti, estendendo la tutela a tutti i cittadini e promuovendo, a partire dai giovani, i valori di uno sport ispirato ai principi di lealtà e rispetto delle regole;
    - istituire un’authority indipendente per contrastare il fenomeno del riciclaggio di capitali di provenienza illecita e analizzare le connessioni, nazionali ed internazionali, sempre più complesse tra economia legale ed illegale;
    - promuovere l’introduzione di una normativa europea omogenea in tema di lotta alle mafie, che consenta una più efficace azione di contrasto delle organizzazioni trasnazionali, la confisca e il riutilizzo sociale dei loro beni;
    - colpire i traffici internazionali di armi, le “zone grigie” e i paradisi fiscali in cui avvengono le triangolazioni, introducendo in particolare il reato di intermediazione;
    - diffondere un sapere di cittadinanza che dalla scuola, all’Università, al territorio, valorizzi i giovani come protagonisti di un processo di educazione permanente alla legalità, alla cittadinanza e alla responsabilità;
    - costituire un osservatorio nazionale permanente sull’informazione in tema di mafie, tutelare il diritto di cronaca, ridimensionare il segreto di stato, favorire realmente l’erogazione di fondi pubblici ad iniziative editoriali indipendenti;
    - dedicare, con un provvedimento legislativo, la giornata del 21 marzo di ogni anno alla memoria di tutte le vittime di mafia.

    A questo aggiungiamo la proposta di ridare spazio all’interno delle scuole all’insegnamento dell’educazione civica, anche ad esempio attraverso laboratori, tavoli di discussione, ecc., perchè crediamo sia importante elemento di sviluppo della coscienza civica per gli studenti.
    Auspichiamo che la proposta di Legge Regionale n. 274, “interventi in favore della prevenzione della criminalità e istituzione della giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, possa vedere nei tempi più rapidi possibili la sua realizzazione.

    Ed in conclusione vogliamo qui ribadire l’importanza di un richiamo forte al senso di responsabilità dei partiti politici nella scelta delle candidature, perchè questo è il primo passo per impedire qualunque forma di compenetrazione tra criminalità organizzata e politica.

    É necessario che ciascuno faccia la propria parte, ognuno nel proprio ambito, con i propri mezzi e possibilità, sentendo nel prendere determinate decisioni, qualunque esse siano, la responsabilità nei confronti degli altri.

  6. #6
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    Predefinito pena di morte

    Ordine del giorno: per l’abolizione della pena di morte
    Approvato dal Congresso

    L’assemblea congressuale dei Democratici di Sinistrs della Federazione di Arezzo

    RICORDATO

    l’articolo 2 della Carta Europea dei diritti dell’uomo secondo cui “nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato”;

    RICORDATA

    la recente dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che “interpretando i sentimenti profondi del popolo italiano e gli alti valori morali e giuridici della Costituzione italiana, conferma la contrarietà del nostro Paese a ogni sentenza di morte ed esecuzione capitale;

    RICORDATO CHE

    malgrado il fallimento dei tentativi, nel 1994 e nel 1999, di ottenere da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU di una risoluzione in favore della moratoria universale e dell’abolizione della pena di morte, l’Italia è riuscita ad ottenere dal 1999 fino al 2005 l’approvazione ogni anno, ad iniziativa dell’Unione Europea, di uan risoluzione su questo tema dalla Commissione dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite;

    RICORDATO CHE

    il 20 dicembre 2006, proprio grazie alla pressante azione dell’Italia, è stata presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una Dichiarazione sulla pena di morte, predisposta dall’Unione Europea che è stata sottoscritta da 85 Paesi membri delle Nazioni Unite, ponendo così le basi per rilanciare il dibattito nella prossima Assemblea Generale sul tema della moratoria, e in prospettiva della eliminazione della pena di morte;

    VALUTATO POSITIVAMENTE

    il fatto che la proposta italiana per una moratoria della pena di morte sia stata accolta all’unanimità dal vertice dei ministri di Giustizia e dell’Interno dell’Unione Europea, riunitisi nei giorni scorsi a Dresda;

    AUSPICA

    un esito positivo del dibattito in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, relativamente alla proposta europea per la moratoria internazionale della pena di morte, quale prima tappa verso l’abolizione della pena capitale in tutti i Paesi del mondo;

    e invita il nostro partito in tutti i suoi livelli territoriali a sostenere le iniziative del nostro governo e del ministero degli affari esteri per l’abolizione della pena di morte nel mondo.

  7. #7
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    Predefinito omosessuali e transessuali

    Ordine del giorno: uguaglianza nella dignità e nei diritti per le persone omosessuali e transessuali
    Approvato dal Congresso

    Le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere , così evidenti nelle leggi e nella vita del nostro paese, costituiscono un’intollerabile fonte di ingiustizia. Tali ingiustizie sono tanto più odiose se si pensa che l’orientamento omosessuale, lungi dall’essere una scelta o peggio una devianza o una trasgressione dell’individuo, costituisce una condizione umana naturale, al pari dell’eterosessualità, come sancito definitivamente dall’OMS nel 1990. Non è pertanto la semplice uguaglianza dei diritti a essere messa in gioco; è piuttosto la pienezza come esseri umani a essere attaccata, è la possibilità di ogni persona di essere di essere cio’ che è a essere ostacolata.

    E’ la dichiarazione Universale dei Dirittti dell’Uomo ad affermare che “tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali nella dignità e nei diritti “, mentra la Costituzione della Repubblica sancisce l’uguaglianza dei cittadini senza alcuna distinzione e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea vieta le discriminazioni fondate su ogni aspetto dell’identità personale, compreso l’orientamento sessuale. E’ tempo di dare attuazione a questi principi fondamentali, nel quadro della difesa della laicità dello Stato, che costituisce la condizione necessaria per l’edificazione di una società plurale, aperta e democratica.

    Tutto ciò considerato, in congresso impegna il segretario a tutti gli organismi dirigenti dei Democratici di Sinistra a :

     Guidare il cammino per l’eliminazione di tutti gli ostacoli formali e sostanziali che impediscono la realizzazione dell’uguaglianza delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali;

     Affermare il principio della parità dei diritti e attuarlo attraverso azioni positive contro il pregiudizio, la discriminazione e la violenza ai danni delle persone omosessuali e transessuali;

     Monitorare l’effettiva applicazione delle norme antidiscriminatorie e correggere le disposizioni che hanno introdotto nell’ordinamento italiano in modo distorto e limitativo direttive europee antidiscriminatorie in ogni sfera della vita sociale, a partire dal lavoro;

     Riconoscere la piena dignità e la piena legittimità delle diverse forme di convivenza e delle molteplici forme che oggi nell’esperienza quotidiana di milioni di persone assume la dimensione familiare, in modo tale che sia realizzato il dettato costituzionale che vincola la Repubblica al riconoscimento e alla garanzia “dei diritti inviolabili dell’uomo”, anche “nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, così come richiesto dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 marzo 2000;

     Promuovere (in virtù del fatto che altrove, in Europa e non solo, la frontiera dei diritti individuali si è spostata in avanti) un dibattito sereno e aperto sulle misure legislative volte a garantire la completa
    uguaglianza tra le persone omosessuali ed eterosessuali;

     Sostenere come obiettivo immediato l’individuazione di un istituto giuridico di natura pubblicistica volto a superare ogni forma di discriminazione e a garantire ai singoli individui, indipendentemente dall’orientamento sessuale, i medesimi diritti;

     Garantire alle bambine e ai bambini tutti i diritti, compreso il diritto alla continuità affettiva, indipendentemente dalla condizione giuridica e dagli orientamenti sessuali dei genitori.

  8. #8
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    Predefinito ambiente

    l 4° Congresso nazionale dei Democratici di Sinistra


    premesso che:



    - le grandi sfide dei cambiamenti climatici, dell’energia, della modernizzazione ecologica dell’economia e della sostenibilità dello sviluppo indicano la necessità di mettere sempre più al centro della politica, in ogni parte del mondo, i temi ambientali;

    - gli impegni recentemente assunti dell’Unione Europea per ridurre del 20% le emissioni di gas serra entro il 2020, portando entro la stessa data almeno almeno al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, confermano che il nostro continente può avere un ruolo determinante nell’attuazione del protocollo di Kyoto e nella lotta ai cambiamenti climatici, nella costruzione di una economia a basso contenuto di carbonio, nella “nuova rivoluzione industriale” legata alle tecnologie eco-compatibili ed all’efficienza energetica;

    - anche nel nostro paese le politiche per la qualità ambientale e per la sostenibilità dello sviluppo rappresentano una scommessa decisiva per il futuro della società e dell’economia;


    evidenziato che:


    il Manifesto “Ambiente, nuova frontiera per l’Ulivo – Partito democratico e per l’Italia”, promosso, oltre che da ecologisti DS e Margherita, da numerosi esponenti dell’associazionismo ambientalista, dell’economia e della società civile, costituisce in tal senso un importante contributo per la costruzione del Partito democratico;

    si impegna:


    - a considerare la cultura ecologista uno dei profili fondativi del progetto del Partito democratico;

    - ad assumere e valorizzare gli indirizzi politici e culturali nel Manifesto “Ambiente, nuova frontiera per l’Ulivo-Partito Democratico e per l’Italia”;

    - ad operare affinchè la fase costituente del Partito Democratico veda pienamente coinvolte donne, uomini, associazioni e movimenti espressione del mondo ambientalista.

  9. #9
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    Predefinito lavoro

    Manifesto del lavoro
    Assunto dal Congresso(unanimità assunto dalla commissione politica direttamente)

    Premessa

    Il Partito Democratico deve essere un grande partito del lavoro e rappresentare politicamente il valore del lavoro in quanto massima espressione della personalità, della creatività, dell’ingegno umano oltre che della dignità della persona.

    Il sistema di valori e i programmi che caratterizzeranno il nuovo Partito Democratico devono fondarsi su una partecipazione attiva, ampia, convinta e passionale. La fase costituente deve essere l’occasione per una aperta e fertile discussione di massa, tesa a rinnovare i rapporti con la società e le persone, con il sindacato, le associazioni di impresa e quelle di volontariato. Il processo di creazione del nuovo soggetto politico deve diventare una grande occasione per progettare e realizzare una nuova rappresentanza politica del lavoro, di un nuovo blocco sociale responsabile e solidale, centrato sul lavoro, sia esso economicamente dipendente, autonomo, professionale e autoimprenditoriale.

    Mettiamo e metteremo sempre al centro della nostra azione le persone. Per questo pensiamo che il lavoro sia cardine della nostra vita attiva e delle nostre scelte di autonomia, di realizzazione e di liberazione dal bisogno e sia valore fondante del partito democratico. Pensiamo ai lavori al plurale, a quello nella produzione e nei servizi, al lavoro di cura e a quello volontario, spesso svolti assieme. Ci preoccupiamo del lavoro che ci assorbe completamente, di quello che manca e si cerca invano, di quello che si perde senza speranza, diventando troppo spesso dramma umano e familiare.

    Non accettiamo che le donne siano escluse dai livelli dirigenziali e che perdano lavoro e professionalità se scelgono di avere figli. Non accettiamo che la maternità, la cura delle malattie, lo svolgimento di periodi di studio e riqualificazione siano visti come incidenti deprecabili e non benefici per la società intera e per le imprese, oltre che per le singole persone e le famiglie. Nessuno deve essere o sentirsi abbandonato, lasciato indietro. Non accettiamo che cresca il disagio, che si perda la fiducia, che ci si accontenti, che le persone, soprattutto le donne e i giovani, si ritirino verso strategie di sopravvivenza individuali. Sarebbe un tradimento delle politiche sociali, ma anche delle politiche di sviluppo economico sostenibile e duraturo, che vanno basate su talenti, qualità e competenze. I miglioramenti in campo sociale e ambientale sono parte essenziale del sistema produttivo, finanziario ed economico. Non meno Stato, ma più servizi, efficienti e accessibili, di qualità e integrati sul territorio, più protezione e promozione sociale diffusa, più contrattazione collettiva, più politiche a sostegno della redistribuzione dei ruoli.

    Vogliamo invertire la tendenza: tagliare le convenienze al lavoro nero e sommerso, mali tra i più profondi del Paese; ridurre le crescenti disuguaglianze, con strumenti di promozione e con la repressione delle discriminazioni; garantire sicurezza alle persone che lavorano, strada maestra per contrastare la precarietà; radicare un sistema formativo di qualità, per tutto l’arco della vita; intervenire sui tempi, ora che l’orario di lavoro si prolunga invece di diminuire e che l’orario ridotto è delle donne, su cui ricade il peso di una conciliazione sempre più difficile tra lavoro di cura e lavoro per il mercato.
    Sono queste le basi per un nuovo patto sociale di cittadinanza, tra i generi, le generazioni e le genti, scritto sui diritti e sulle responsabilità, individuali e collettive, che dia risposte alla incertezza di vivere nel cambiamento. Le persone che lavorano chiedono dignità e sicurezza.
    Non basta un frammento di occupazione qualsiasi. Può capitare, ma non accettiamo che divenga la forma di lavoro nel tempo. Vogliamo ricomporre la frammentazione dei lavori, che ha portato alla assurda moltiplicazione delle tipologie contrattuali, e ricondurli a quelle più diffuse nei Paesi europei. Vogliamo che ciascun lavoro abbia regole e tutele, secondo un modello di estensione e modulazione che tenga conto delle esigenze, affidando ruolo decisivo alle parti sociali. Democrazia nei luoghi di lavoro, nuove e corrette relazioni sindacali, partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori, libertà e diritti sindacali non possono essere considerate parole vuote.
    La legislazione del lavoro è diversa nell’Unione europea e, nostro obiettivo, è la sua armonizzazione per un modello sociale europeo inclusivo e solidale, condizione per promuovere i miglioramenti nelle diverse aree del mondo, con l’introduzione di soglie minime di diritti fondamentali e senza alcun livellamento verso il basso. Il linguaggio europeo della piena e buona occupazione non appartiene al libro dei sogni. Sono molti i Paesi europei che hanno saputo saldare coesione e sviluppo, tutele e produttività, mobilità sociale. Non pensiamo che esistano ricette miracolose da importare, ma che occorra progettare con serietà e autorevolezza, riposizionandoci al cuore del modello sociale europeo.

    I lavori sono cambiati. Occorre interpretar e trovare soluzioni. Le differenti condizioni di partenza e le diverse aspirazioni e bisogni impongono innovazione e concretezza, singole risposte dentro a un quadro complessivo e coordinato di riforme attente ed equilibrate, sulla base della concertazione e del dialogo sociale e nel rispetto del riparto di competenze tra Stato e autonomie locali. Le buone scelte non sono però possibili senza la partecipazione e la fiducia delle persone, protagonisti riconciliati alla vita associativa e collettiva.
    Noi pensiamo che occorra fornire risposte all’incertezza del vivere nel cambiamento, derivante anche dai mutamenti su scala mondiale dei sistemi produttivi e finanziari, e costruire ponti, partendo dalle conquiste sociali e del lavoro del secolo scorso, non ancora completate, e si debbano rimettere al centro e prendere sul serio i principi costituzionali: il lavoro come diritto e come dovere, il lavoro da tutelare in tutte le sue forme e applicazioni.
    Ciascuna e ciascuno di noi ha diritto di progettare la sua vita, di essere artefice del proprio futuro e della propria realizzazione, senza subire condizionamenti dalla precarietà della condizione lavorativa e dalla povertà. E’ giustizia sociale. E’ garantire un futuro al nostro Paese.

    Questi sono gli obiettivi che noi democratici intendiamo mettere al centro della nostra azione politica. Come? E’ una sfida che richiede risorse finanziarie e tanta innovazione, non solo normativa, ma anche culturale e organizzativa. La vinceremo assieme, tenendo la barra salda.


    1. Centralità e valori del lavoro nelle politiche riformiste
    • I riformisti ribadiscono il valore centrale del lavoro nell’economia e nella società secondo le indicazioni costituzionali, e quindi riaffermano la piena e buona occupazione come obiettivo prioritario dell’azione riformatrice. Questo obiettivo deve caratterizzare le politiche del Partito democratico, la cui sollecita costituzione i riformisti ritengono necessaria per il futuro del paese. Per perseguire tale obiettivo non bastano politiche isolate; occorre riconsiderare in un disegno unitario l’intero quadro delle politiche economiche e sociali del paese alla luce delle radicali trasformazioni intervenute nel lavoro e nella società rispetto al secolo scorso. Non bastano piccoli aggiustamenti dell’esistente e neppure delle riforme passate. Tanto meno possiamo permetterci nostalgie passatiste: serve un cambio di paradigma economico e sociale, con riforme radicali nelle regole e nelle politiche del lavoro come nel sistema produttivo e nel welfare. I valori comuni delle tradizioni riformiste socialdemocratiche, cattolico-democratica e liberale - solidarietà, diritti e tutele, sicurezza e la stessa dignità del lavoro - vanno reinterpretati per contrastare le spinte alla frammentazione dei lavori, per dare risposta all’incertezze e alle disuguaglianze sociali indotte dalla concorrenza globale, per ridare senso allo sviluppo e al lavoro.
    • Per questo motivo i riformisti sottolineano l’importanza prioritaria della crescita; non di una crescita qualsiasi, ma di uno sviluppo sostenibile e di qualità; perché solo questo permette di ottenere benessere diffuso e un lavoro di qualità per tutti; il lavoro precario di oggi è anche prodotto di una economia di bassa qualità, di una crescita frenata e di imprese fragili.
    • La sfida della concorrenza globale, non si può affrontare con successo puntando sulla riduzione dei costi, in particolare di quelli del lavoro, ma solo con una politica economica che faccia leva sulla ricerca, sulla diffusione della conoscenza, sulle risorse dei nostri territori e sulla coesione sociale.
    • Un impegno per la competitività e lo sviluppo è necessario per costruire su basi solide una politica di sostegno all’occupazione capace di alzare il tasso di occupazione e di contrastare la carenza di lavoro di qualità che è una delle debolezze principali del nostro modello economico e una ingiustizia inaccettabile del nostro sistema sociale.
    • Noi riteniamo che lo sviluppo economico vada conciliato con la eguaglianza in senso sostanziale e con la sicurezza delle persone così da essere funzionale allo sviluppo umano: questo è il senso profondo del modello sociale europeo, cui tutti i riformisti del continente si devono ispirare.

    2. La concertazione come metodo di governo e il sostegno alla contrattazione collettiva
    • Le sfide del cambiamento sociale ed economico si vincono solo mobilitando su obiettivi comuni di riforma tutte le energie del paese: delle cittadine e dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle parti sociali e delle istituzioni. Questa convinzione, motiva la centralità della concertazione come modalità politica per la trattazione di tutte le questioni sociali e del lavoro. Riteniamo necessario che, come indicato nel protocollo sociale europeo di Maastricht, i governi competenti ai vari livelli debbano far precedere alle loro decisioni in materia sociale una fase di concertazione di lunghezza adeguata, con tutte le parti sociali interessate e debbono tener conto delle intese fra queste intercorse nell’attuazione delle stesse decisioni.
    • Gli obiettivi sono più ambiziosi di quelli del passato; non riguardano solo la politica dei redditi, propria del patto del 1993, ma anzitutto il rilancio della competitività del paese e quindi della crescita. A tal fine è urgente che le parti si impegnino a concludere nei prossimi mesi un patto per la competitività e per lo sviluppo, in raccordo con la concertazione necessaria per le azioni di riforma del Governo sui temi del mercato del lavoro, della previdenza e del welfare. In coerenza con il metodo di concertazione riteniamo importante che si valorizzi la contrattazione collettiva come strumento prioritario di regolazione sia dei rapporti di impiego sia del mercato del lavoro. A tal fine auspichiamo che le parti rivedano la struttura contrattuale definita dal patto del 1993 per rendere la contrattazione più adatta a contribuire al miglioramento dell’occupazione, alla modernizzazione del sistema produttivo e a garantire più elevati livelli retributivi ai lavoratori.
    In quest'ambito, è utile e necessario rilanciare un'azione contrattuale capace di riconoscere e valorizzare meriti e competenze professionali collettivi e/o individuali con l'obiettivo di ridare dignità al valore professionale del lavoro e di riconquistare "autorevolezza contrattuale" nel definire percorsi di carriera e valorizzazione dei saperi.

    • Un ruolo decisivo spetta alla contrattazione nel regolare le condizioni di flessibilità affinché questa sia non solo sostenibile ma anche utile ad entrambe le parti. Bisogna distinguere tra flessibilità e precarietà. La flessibilità negoziata è la strada per combattere la precarietà e per migliorare il mercato del lavoro. Occorre in particolare valorizzare gli aspetti funzionali e interni della flessibilità: quelli degli orari, della mobilità e dell’arricchimento professionale, che sono ritenuti prioritari nelle migliori esperienze europee, coniugando la flessibilità nell’interesse dell’impresa con quella che interessa i lavoratori. Vogliamo intervenire sul tema dei tempi e dei lavori, riconoscendo centralità al riequilibrio delle responsabilità familiari.
    • Una regolazione specifica dovrà essere negoziata per il contratto a termine: 1) per definirne l’uso in conformità all’idea che la forma normale è il rapporto a tempo indeterminato; 2) per affermare che il contratto a termine deve rispondere a esigenze temporanee dell’impresa; 3) contrastare gli abusi, specie nella reiterazione dei contratti oltre un certo limite temporale.

    3. Nuove regole e tutele per i rapporti di lavoro.
    • La buona qualità dell’occupazione richiede che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori siano adeguatamente tutelati nelle varie fasi e condizioni di lavoro. Per questo un obiettivo fondamentale, stabilito nel programma del centrosinistra, è di sostenere il lavoro a tempo indeterminato come forma normale di occupazione. A tal fine la legge Finanziaria del 2007 ha riconosciuto la riduzione di 3 punti del costo del lavoro ai datori di lavoro solo per i lavoratori a tempo indeterminato: così dando un incentivo consistente (senza precedenti) alla stabilizzazione dei rapporti.
    • Una seconda misura nella stessa direzione è di superare le attuali differenze di costi contributivi fra lavoro subordinato e collaborazioni o lavoro parasubordinato che hanno favorito uno sviluppo di tali forme, del tutto anomalo anche rispetto agli altri paesi, e spesso usate a copertura dei rapporti dipendenti. I tentativi di ricondurre a normalità il fenomeno delle collaborazioni operando sulla definizione della fattispecie, come è stato fatto dalla legge 30/2003 con la configurazione di un contratto a progetto (in luogo dei co.co.co), si sono rilevati inadeguati. D’altra parte non è realistica la soluzione che propone di superare il problema allargando la definizione di lavoro subordinato per ricomprendervi anche le nuove figure di lavoro semi autonomo o economicamente dipendente.
    • La strada riformista, seguita in Europa, è di ampliare le tutele e insieme di adattarle alle caratteristiche dei nuovi tipi di lavoro compresi quelli che si collocano in un area grigia fra lavoro dipendente e autonomo. Proponiamo un sistema di tutele che integri quelle contenute nello statuto dei lavoratori del 1970, secondo le linee delineate già dall’Ulivo con il ddl denominato Carta dei Diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che estende alcuni diritti sociali fondamentali al lavoro economicamente dipendente, individuato sulla base di una serie di indici (primo fra tutti la monocommittenza). In questa direzione si è già mossa l’azione di governo che ha esteso ai contratti a progetto e di collaborazione alcune tutele fondamentali, normative ed economiche, nei casi di malattia, maternità e infortunio. L’ambito di queste tutele andrà integrato previo confronto con le parti sia sul piano dei rapporti di lavoro (ad esempio in tema di giusto compenso, di preavviso ecc) sia sul piano degli effetti previdenziali, per garantire anche ai lavoratori intermittenti un adeguato percorso pensionistico (con contributi figurativi o equivalenti). Una serie di trattamenti minimi dovranno essere comuni a tutti i lavoratori. E’ da valutare la possibilità di estendere la garanzia di standard minimi anche ai compensi, ampiamente sperimentati in altri paesi.
    • Centrale rimane la promozione dei servizi, diffusi, accessibili, di qualità, strada maestra per consentire alle persone di scegliere senza ricatti e condizionamenti e di attuare nella realtà il principio della parità di opportunità. Occorrono politiche che favoriscano il riequilibrio delle responsabilità familiari e interventi sugli strumenti che consentono la flessibilità e la riduzione dell’orario di lavoro tenendo conto delle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori (part- time, congedi familiari adeguatamente retribuiti, incentivi per il rientro al lavoro professionale dopo periodi dedicati al lavoro di cura, compensazione del tempo di cura anche ai fini pensionistici).
    • Importante è proiettarsi verso un patto tra generi, generazioni e genti, che consenta di sostenere l’autonomia dei giovani e la loro entrata nella vita attiva (prestiti d’onore, crediti per l’avvio di attività imprenditoriali e professionali), di incrociare attività di tutoring di coloro che si avvicinano al pensionamento verso i giovani che entrano nel mercato dei lavori anche mediante forme di part-time. Una efficace azione per la vecchiaia attiva è necessaria per contrastare gli effetti negativi dello squilibrio nella popolazione attiva e per rendere praticabile la flessibilità e l’innalzamento dell’età pensionabile, in corrispondenza con l’allungamento delle aspettative di vita.
    • Il tema della previdenza va collocato in questa prospettiva ampia di rilancio dello sviluppo e dell’occupazione. L’obiettivo prioritario anche ai fini previdenziali è di offrire più opportunità ai lavoratori di continuare un lavoro accettabile contrastando la tendenza a espellere prematuramente i lavoratori over 50. I migliori incentivi all’elevazione dell’età di pensione sono le opportunità di buona occupazione. Come è scritto nel programma dell’Unione, non si tratta di fare una nuova riforma, ma di continuare ed aggiornare le norme della legge Dini del 1995. Rifiutiamo la logica dello “scalone” perché discrimina ingiustamente fra gruppi di lavoratori. Vogliamo promuovere l’adeguamento dell’età pensionabile in modo graduale e senza le ingiuste penalizzazioni della legge Maroni. Motivi di equità presuppongono inoltre che si prevedano trattamenti differenziati per i lavoratori usuranti (e precari); e per altro verso che si intervenga a rivalutare le pensioni in essere, a cominciare da quelle basse. Una questione particolarmente delicata riguarda la revisione dei coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione contributiva, prevista dalla legge Dini per mantenere in equilibrio il sistema. Le modalità della revisione vanno verificate, come del resto l’intera materia, in sede di concertazione con le parti sociali, e vanno valutate le implicazioni nel lungo periodo per evitare che esse pregiudichino un livello adeguato delle future pensioni. Va considerato, in particolare, l’impatto del lavoro discontinuo e a bassa contribuzione sul risultato pensionistico dei giovani che avranno la pensione calcolata totalmente con il sistema contributivo. Occorre, a tal fine, prevedere meccanismi di tipo redistributivo all’interno del sistema pensionistico.

    4. La sicurezza sul lavoro
    La salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che certifica il grado di avanzamento civile, sociale, economico e morale di un Paese. La battaglia sulla sicurezza è quindi una battaglia di civiltà perché è inaccettabile che si muoia di lavoro.
    Le priorità di un’efficace strategia di lotta agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali sono:
    - una grande campagna di diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro, attraverso il potenziamento dell’informazione e della formazione, l’inserimento della salute e sicurezza nei programmi scolastici ed universitari, la diffusione di buone pratiche e un’adeguata attenzione da parte degli organi d’informazione di massa a partire dalla creazione di un canale digitale sul lavoro;
    - la lotta al lavoro sommerso e irregolare, con particolare riferimento ad alcuni contesti territoriali e sociali, e al lavoro precario, quali fattori determinanti degli infortuni sul lavoro;
    - il riordino della legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, dell’equilibrio tra Stato e Regioni e dell’uniformità della tutela sull’intero territorio nazionale; operazione da compiere attraverso un “testo unico” – promosso congiuntamente dai Ministeri del lavoro e della salute – che innovi, semplificandolo, il quadro normativo esistente;
    - la valorizzazione degli apporti delle parti sociali e della bilateralità;
    - la chiara ridefinizione dei compiti ispettivi e di prevenzione a partire da un migliore coordinamento tra le diverse istituzioni, finalizzato alla massima efficacia ed al potenziamento delle rispettive attività, realizzato anche attraverso accordi specificamente mirati alla particolarità del territorio;
    - la previsione di misure premiali per le imprese virtuose;
    - il potenziamento del ruolo e della tutela dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza;
    - la riqualificazione dell’INAIL sviluppandone il profilo di ente preventore rafforzando la sua capacità propositiva e promozionale nei confronti delle imprese..

    5. Le trasformazioni dell’impresa.
    • Le politiche riformiste devono farsi carico anche delle metamorfosi dell’impresa, di cui outsourcing ed esternalizzazioni sono le manifestazioni più vistose. Queste tendenze non si possono contrastare ricreando la gabbia della fabbrica fordista né imponendo nuovi vincoli, che servirebbero solo a ingessare il mercato del lavoro e a frenare l’innovazione, ma riannodando il filo della responsabilità verso i lavoratori, in capo al datore beneficiario del lavoro, anche oltre la dipendenza diretta.
    • In questa prospettiva si dovrà: 1) ridefinire, anche alla luce della recente normativa in materia, regimi di responsabilità e solidarietà fra committente e appaltatore/o subappaltatori per gli obblighi inerenti i rapporti utilizzati; 2) stabilire l’obbligo per l’appaltatore di applicare i contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi; 3) assicurare che nel trasferimento di ramo d’azienda quest’ultimo configuri effettivamente un’articolazione funzionalmente autonoma dell’impresa.
    • In un economia di mercato le trasformazioni delle imprese sfuggono a una regolazione diretta ma possono essere condizionate da politiche economiche e del lavoro che ne orientino le convenienze; ad esempio: 1) rafforzando la qualità e la solidità delle strutture produttive specie delle PMI; 2) favorendo le trasformazioni di carattere innovativo a preferenza di quelle motivate da intenti speculativi o di mero taglio dei costi; 3) promuovendo una equilibrata distribuzione delle risorse sul territorio e fra settori produttivi; 4) sostenendo politiche attive del lavoro e della formazione che garantiscano il miglioramento continuo delle competenze e delle professionalità e che facilitino la transizione dei lavoratori, garantendo la continuità dei diritti nella discontinuità dei percorsi; 5) promuovendo comportamenti socialmente responsabili delle imprese e in particolare introducendo il piano sociale nell’ambito dei processi di ristrutturazioni aziendali;
    • 6) valorizzando anche con il sostegno legislativo la partecipazione dei lavoratori secondo le direttive europee (ad esempio, il sistema duale) e in generale forme di democrazia economica.

    • I nostri obiettivi di promuovere la crescita e la buona occupazione implicano anche misure per modernizzare la pubblica amministrazione e valorizzare il lavoro pubblico. Migliorare la qualità dei servizi pubblici è decisivo sia per sostenere la crescita dell’economia sia per rendere effettivamente fruibili a tutti i diritti sociali e di cittadinanza . A tal fine occorre riprendere e rafforzare le azioni di riforma avviate negli anni passati secondo le linee indicate nel memorandum fra Governo e confederazioni sindacali. In particolare è importante: rendere effettivo l’esercizio della responsabilità della dirigenza pubblica, e garantire l’autonomia rispetto al potere politico; potenziare la formazione del personale a tutti i livelli come leva determinante dell’innovazione e dell’efficienza delle amministrazioni; rendere effettivamente operanti meccanismi premianti che valorizzino il merito e la competenza del personale a tutti i livelli, gestiti da una dirigenza sempre più qualificata e responsabilizzata, adottare opportuni strumenti di trasparenza e metodologie che coinvolgano cittadini e utenti rispetto all’efficienza delle amministrazioni;superare le situazioni di precariato accumulatesi in questi ultimi anni e regolamentare i provvedimenti di esternalizzazione; dare impulso alla negoziazione e alla razionalizzazione delle sedi contrattuali per favorire la funzione di valorizzazione.

    6. Tutele, servizi per l’impiego e formazione per la buona occupazione.
    • La perdita di centralità dell’impresa fordista richiede un ripensamento degli ambiti e degli strumenti di tutela del lavoro: un allargamento della regolazione dal singolo rapporto a interventi sul mercato del lavoro e più in generale alle condizioni del lavoratore nella società. Ciò implica una innovazione equilibrata che mantenendo la difesa del posto di lavoro, come condizione di garanzia anche della dignità delle persone che lavorano (modello “mediterraneo”), intervenga efficacemente nella tutela delle persone nelle variabili condizioni della vita e di lavoro (modello nordeuropeo). Si tratta di integrare le due fondamentali finalità del diritto del lavoro: una articolata regolazione dei rapporti (atipici e tipici) e interventi di politica attiva diretti al miglior funzionamento del mercato del lavoro e a sostenere il lavoro (anche) nella discontinuità dei tragitti lavorativi.
    • Lo stesso concetto di tutela deve essere ripensato sostanziandosi non solo in protezioni normative statiche, ma in un insieme di servizi che ne arricchiscano il contenuto e ne permettano l’effettiva fruizione.
    • Nel contesto italiano la priorità è di promuovere un maggior livello di efficienza e di accessibilità dei servizi pubblici superando le debolezze e le disuguaglianze di funzionalità fra i vari territori (perché i servizi sono più carenti proprio nelle aree del Mezzogiorno dove sono più urgenti). A tal fine è necessario un sostegno e un coordinamento nazionale delle iniziative territoriali al fine di rendere più efficaci le stesse politiche delle regioni e delle autonomie locali, in particolare per garantire standard minimi comuni su tutto il territorio nazionale, a cominciare dai criteri di accreditamento dei centri pubblici e privati.
    • La formazione deve essere affermata quale diritto-dovere fondamentale nella società della conoscenza. Occorre potenziare l’istruzione di base e l’obbligo formativo fino ai 18 anni. Innovazioni radicali sono necessarie per le attività di formazione professionale ai vari stadi: dall’apprendistato alla formazione continua. Vogliamo che l’apprendistato sia: 1) il canale unico di accesso al lavoro dai 16 ai 18 anni; 2) che sia arricchito nei contenuti formativi e nelle competenze dei formatori, con un innalzamento della qualità dell’offerta di formazione regionale esterna all’azienda; 3) che siano definite più precisamente le rispettive responsabilità e competenze di stato, regioni e parti sociali, lo Stato dovendo stabilire gli standard minimi lasciando agli altri due attori la scelta dei profili formativi; 4) correlando gli incentivi economici alla formazione formale effettivamente svolta.
    • La formazione continua e permanente devono essere potenziate e garantite a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori fino all’età anziana per arrivare ai livelli stabiliti dall’UE.
    • Va sancito, anche nel rapporto di lavoro, il diritto individuale alla formazione che deve essere sostenuto con incentivi specifici agli interessati, lavoratori e imprese, per finalizzare meglio gli interventi e rompere le logiche autoreferenziali delle offerte formative.
    • L’offerta del sistema va qualificata con interventi volti ad assicurare, secondo regole comuni su tutto il territorio nazionale, un sistema di certificazione delle competenze e norme più rigorose di accreditamento dei soggetti pubblici e privati che erogano la formazione;
    • Va infine affrontata con decisione la questione del reperimento di risorse nazionali per il finanziamento dell’attività di formazione professionale, superando l’attuale situazione che vede il sistema di formazione professionale del nostro paese largamente dipendente dalle risorse comunitarie.
    7. Una rete di sicurezza per lavoratori e imprese
    • Una priorità dell’azione di governo è di istituire una rete di sicurezza e di tutele attive universali a disposizione di tutti i lavoratori. Questa riforma, da troppo tempo rinviata è necessaria per rendere sostenibile la flessibilità e per combattere l’insicurezza e i rischi di precarietà presenti nel mercato del lavoro. Nel contempo serve a facilitare i processi di riorganizzazione produttiva ricorrenti nell’attuale sistema, rendendo non traumatici i percorsi di mobilità dei lavoratori. Intendiamo riprendere le linee principali della riforma, contenute nelle proposte dell’Ulivo in continuità con le indicazioni della Commissioni Onofri del 1997 aggiornandole sulla base di un confronto con le parti sociali, riteniamo fondamentali i seguenti principi:
     Definizione di una prestazione economica di ammontare unitario e universale (per tutti i lavoratori e per tutte le imprese) nei casi di disoccupazione e di sospensione dell’attività, prevedendone una durata definita, con una modulazione decrescente nel tempo, da riconoscere, con adeguate forme, anche ai lavoratori discontinui;
     Sostegno a forme integrative di sostegno del reddito concordate fra le parti sociali, anche per il tramite degli enti bilaterali, secondo le migliori esperienze già in atto, agevolate sul piano contributivo/fiscale;
     Sostegno alla continuità dei percorsi pensionistici dei lavoratori discontinui (con contributi figurativi e simili) e alla totalizzazione dei contributi maturati in diverse posizioni di lavoro;
     Valorizzazione della rete di sicurezza non solo come strumento di protezione ma come stimolo all’inserimento e al reinserimento al lavoro. A tal fine le prestazioni economiche previste per i casi di disoccupazione/sospensione vanno effettivamente condizionate alla disponibilità effettiva dei lavoratori interessati ad accettare offerte di formazione e di occupazione proposte dai servizi all’impiego. Condizioni precise al riguardo vanno fissate in un patto di servizio fra lavoratori beneficiari del servizio e addetti dei servizi all’impiego con responsabilità reciproche definite. A tal fine vanno attrezzati efficacemente i servizi per l’impiego per valorizzare l’integrazione tra politiche attive e politiche passive. Le indennità dovranno essere erogate solo in seguito a periodiche conferme e accertamenti dell’effettivo adempimento degli obblighi contenuti nel patto di servizio;
     L’estensione della rete di sicurezza, deve realizzare non solo un sistema di tutele per i lavoratori, ma uno strumento di stabilizzazione delle imprese, in particolare alle PMI: in assenza di ammortizzatori le crisi di mercato e le ristrutturazioni colpiscono insieme aziende e dipendenti.
     Una stabilizzazione del mercato del lavoro richiede che alla rete di sicurezza per i dipendenti si aggiungano misure di sostegno del lavoro autonomo e delle varie forme di auto imprenditorialità, finora poco considerate sia dalle politiche del lavoro che sia dalle politiche industriali: misure di formazione e di qualificazione professionale, interventi di credito agevolato, di aiuto alla capitalizzazione e alla aggregazione per favorire l’accesso ai servizi (tecnologie, export ecc), fino a vere e proprie assicurazioni per fronteggiare momenti di difficoltà economiche.

    7. Politiche specifiche che tengano conto delle differenze
    • L’obiettivo della piena e buona occupazione richiede, oltre a misure generali di regolazione anche una serie di politiche attive e di incentivazione, correlate alle condizioni specifiche dei singoli beneficiari e alle situazioni del mercato del lavoro. Tutte le esperienze confermano la necessità di operare queste differenziazioni per ottenere risultati concreti e non sprecare risorse. L’insieme di queste politiche dovrà attuarsi con interventi condivisi dalle istituzioni nazionali e dalle autonomie regionali nell’ambito delle rispettive competenze.
    • Sul piano degli incentivi vanno eliminati gli incentivi inutili e và superata la frammentazione degli interventi esistenti che comporta sovrapposizioni e sprechi di risorse, operandone una drastica semplificazione e puntando ad una loro configurazione unitaria, come si è attuato con la riduzione del cuneo fiscale. Sostegni specifici vanno previsti nelle aree deboli, in particolare del mezzogiorno, in forma automatica secondo il modello del credito d’imposta da coordinarsi con politiche di rilancio dello sviluppo in quelle regioni.
    • Politiche e incentivi specifici vanno finalizzati ad aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi sottorappresentati nel mercato del lavoro, che sono i giovani, le donne e gli anziani, e in genere le persone che vivono nel mezzogiorno. Alzare il tasso di occupazione di questi gruppi è non solo giusto in sé, ma essenziale per rendere sostenibili gli oneri del welfare: delle pensioni, della sanità, dell’assistenza.

    8. Lotta al lavoro sommerso
    • Uno sforzo eccezionale e politiche specifiche sono infine richiesti per contrastare la piaga del lavoro nero che appesantisce il nostro mercato del lavoro e costituisce la peggior forma di negazione dei diritti dei lavoratori. A tale obiettivo và indirizzato un complesso di strumenti convergenti, in parte gia avviati, sia di incentivo sia di controllo e sanzionatori:
     sostegni finanziari e di servizio alle imprese che intraprendono percorsi di emersione;
     accertamenti sistematici sulle dimensioni occupazionali e sui ricavi delle aziende con tecniche presuntive e con indici di conformità quali utilizzati dagli studi di settore;
     verifiche specifiche sul rispetto degli standard lavorativi nel sistema di appalti e subappalti e sulla regolarità delle imprese corporative;
     sanzioni rafforzate per le situazioni irregolari;
     azioni di contesto per ripristinare la legalità ambientale, che è determinante per la regolarità del lavoro;
     semplificazione delle procedure burocratiche per le attività di impresa, con aiuti personalizzati, in particolare alle piccole imprese in via di regolarizzazione.

    9. Progressività delle misure in un disegno unitario
    • Le politiche presentate in questo manifesto richiedono di essere attuate progressivamente nel tempo, come tutte le vere azioni riformatrici; ma rispondono ad un obiettivo unitario consistente nella promozione della piena e buona occupazione come strumento fondamentale di sviluppo economico e umano. Esse sono coerenti con la strategia comunitaria che vuol mettere l’Europa in grado di competere a livelli di eccellenza nel contesto globale, offrendo a tutti i suoi cittadini le opportunità della società della conoscenza e occasioni di benessere stabili e distribuite equamente.
    • La definizione e l’attuazione delle tappe di questo percorso riformatore sono possibili solo con l’impegno congiunto delle istituzioni pubbliche, nazionali e territoriali, delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile in una logica di concertazione costruttiva e continua. In tal modo le politiche del lavoro non solo contribuiscono al benessere economico e personale , ma diventano strumento di coesione sociale, coesione che costituisce, essa stessa, un bene prezioso per il progresso e l’equilibrio del paese.
    • Le nostre proposte, che si ispirano alle migliori pratiche europee, sono rivolte a tutti i lavoratori, tipici e atipici, subordinati e autonomi. Vanno coordinate con le politiche economiche di sviluppo e riguardano tutti gli aspetti delle politiche del lavoro e di welfare:

     la valorizzazione della contrattazione collettiva come fonte primaria di regolazione del lavoro e della flessibilità;
     Un sistema modulato di tutele e diritti per i lavoratori nelle diverse fasi della vita e di lavoro, nel rapporto e nel mercato del lavoro,
     Una formazione di base per tutti i giovani integrata da una formazione professionale che accompagni cittadini e lavoratori nel corso della vita, per arricchire le conoscenze e sostenere l’occupabilità;
     Un sistema di servizi di accompagnamento al lavoro e di incentivi orientati all’occupazione dei vari soggetti e allo sviluppo delle diverse aree del paese;
     Un sistema di tutele del reddito che accompagni le lavoratrici e i lavoratori, specie i più esposti a rischi di precarietà, nelle transizioni proprie dell’attuale mercato del lavoro e che si colleghi ai servizi dell’impiego e alla formazione continua con l’obiettivo di attivare tutte le possibilità di impiego e reimpiego;
     Un sistema pensionistico che garantisca tutele economiche eque e sostenibili per tutti i lavoratori, e che sia funzionale a un insieme più ampio di politiche per la vecchiaia attiva;
     Una giustizia del lavoro meno costosa, più efficiente e veloce;
     Un sistema di relazioni collettive di lavoro che promuova la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori nell’impresa e nell’economia.

    Una moderna visione del lavoro riconosce pari dignità al lavoro autonomo, alle professioni, a creare impresa, sostenendo con politiche, risorse, strumenti chi sceglie di intraprendere , investire su di sé, rischiare in proprio, valorizzare la propria autonomia professionale.
    E il mondo delle imprese –le grandi e medie, come il ricchissimo tessuto di piccole aziende- devono essere protagonisti decisivi nel processo di modernizzazione e di crescita dell’Italia.

    Così come un partito del lavoro ha tra i suoi compiti la valorizzazione delle forme di impresa sociale, cooperativa e no profit.

 

 

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