Modugno - Il 25 aprile può essere definito storicamente come l’epilogo della lotta partigiana condotta militarmente e politicamente contro la RSI (Repubblica Sociale Italiana) e il nazismo, all’indomani dell’armistizio firmato dal Governo Badoglio l’8 settembre del 1943.
E’ una pagina triste della nostra storia perché ha visto contrapporsi due parti di uno stesso popolo nel tentativo di affermare ognuno i propri valori, compiendo a volte atti di barbarie che possono essere compresi unicamente all’interno di quel momento storico, quando cioè a parlare sono state le armi.
Giuseppe Mangialardi, Consigliere comunale Udeur, riflette su quei momenti alla luce di una storiografia più attenta ed equilibrata e di una politica che abbandona il muro contro muro delle ideologie per percorrere la strada della riappacificazione nazionale.
Quello che state per leggere è un'opinione eversiva sul 25 aprile. Eversiva perchè diversa da quello che la storiografia ufficiale afferma da più di mezzo secolo. Inizio col dire che per quel che mi riguarda il 25 aprile corrisponde solo a un cambio di occupazione. Infatti sarà pur vero che le cosi dette forze alleate sconfissero gli eserciti italiano e tedesco (anche grazie al contributo della mafia) ma è certo che da quel giorno l'occupazione americana continua in maniera latente.
Pare che in Italia siano un centinaio le basi U.s.a. (se questa è libertà). Inoltre non mi sembra esatto che noi italiani usiamo il termine "guerra di liberazione". Sarebbe più giusto e veritiero che si dicesse quello che è stata in realtà:una GUERRA CIVILE e quindi FRATRICIDA. E come si arrivò a questa guerra? La risposta la si trova leggendo la cronaca delle settimane che seguirono l'armistizio dell'8 settembre. Si tratta di un periodo che giunge fino alla primavera del 1944. Tra la fine di ottobre del 1943 e i primi di marzo del 1944 la cronaca registra una lunga e spietata serie di fascisti uccisi dalle squadre comuniste.
E' emblematico l'assassinio del segretario del fascio di Ferrara Igino Ghisellini, avvenuto la notte del 14 novembre 1943. Così iniziò la guerra civile. Con una massiccia e diretta azione decisa ed attuata dai comunisti con uno scopo ben preciso: puntare esclusivamente alla realizzazione dei presupposti necessari affinché l'Italia, a guerra finita, potesse diventare una delle tante repubbliche sovietiche.
A proposito nessuno è al corrente che Stalin si accordò con Hitler per la spartizione della Polonia? Troppo tempo è passato perchè si iniziasse a portare a conoscenza l'aspetto nascosto della guerra civile:dopo l'8 settembre i comunisti combatterono una guerra con scopi e finalità ben diversi da quelli che avevano animato i partigiani di altre formazioni antifasciste, col risultato di un numero spaventosamente alto di vittime innocenti anche tra gli antifascisti non comunisti.
Per molti anni la guerra civile è stata occultata dai comunisti. Bisogna ringraziare chi ha contribuito a portare a galla le scomode verità, non ultimo Giorgio Napoletano, il quale, in un suo messaggio, ha si ricordato la resistenza, ma anche le sue zone d'ombra e le sue aberrazioni.
Ci sono voluti sessant’anni perchè l'ideologia resistenziale s'indebolisse al punto da lasciar trasparire sia pure a malincuore il genocidio delle foibe e la pulizia etnico-politica perpetrata nei confronti degli italiani dal comunismo jugoslavo col sostegno di quello italiano. Sessant'anni per vedere ciò che era sotto gli occhi di tutti da sempre ma non doveva essere visto.
Voglio ora scrivere di quei ragazzi e ragazze che allora ventenni si arruolarono VOLONTARI nella R.S.I. dopo l'infame tradimento del re e di Badoglio, solo per riscattare quella vergognosissima fuga, mossi da ideali condivisibili o meno e combatterono la guerra civile, non per servire i nazisti. Di conseguenza la loro presenza nella storia d'Italia non può essere ignorata o peggio ancora giudicata sempre in maniera negativa. Quella gente capì che la loro patria non aveva più nessuno che la rispettasse, sopratutto non aveva più l'onore, ed era disprezzata da tutti. Una guerra si può vincere o perdere, ma se si perde bisogna farlo con dignità. Perdere con il disprezzo dell'alleato tradito e dell'alleato vincitore significa essere marchiati per sempre come traditori. Non penso che questi pensieri abbiano un'impronta REPUBBLICHINA, ma sono pensieri di chiunque abbia un patrimonio morale e ideale. Ascoltando le testimonianze di alcuni reduci di Salò per quel che mi riguarda c'è da essere fieri di aver avuto nell'esercito italiano uomini di così alto valore morale, che aderirono alla R.S.I. per difendere la patria, la quale stava in cima ai pensieri di chi era al fronte a combattere i nuovi alleati e di chi fù mandato a combattere i terroristi rossi di Tito che voleva annettersi le nostre terre.
Ancora oggi per molti italiani chi aderirono all'esercito di Salò non esistono .Non esistono come fascisti e come soldati, in quanto etichettati come repubblichini ai quali si nega (che vigliaccata) ogni dignità di uomo e di soldato. Chi ha vinto rifiuta di ricordare gli avversari di quel tempo com'erano e perchè combattevano dall'altra parte. Di restituire la verità della loro giovinezza, con gli ideali e le passioni che li spinsero a combattere per l'Italia repubblicana.
Stavano dalla parte giusta o sbagliata?
Per loro era giusta e tutto quello che oggi si può dire conta meno di niente.
Giuseppe Mangialardi
Consigliere comunale Udeur




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