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  1. #1
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    Predefinito La lezione che viene dalla Francia

    Fra speranze ed illusioni, si spengono le luci dell'estrema destra sulle elezioni presidenziali in Francia. Almeno un elettore su tre se ne è andato altrove, almeno in termini di percentuale ed ha abbandonato il Fronte Nazionale.
    Cosa fa la nostra estrema destra italica?
    Non trova di meglio che:
    1. Dopo averlo esaltato (non si sa mai criticare uno che poi rischia di diventare presidente della Francia...), ora prende le distanze e imputa la dura sconfitta al fatto che Le Pen non avrebbe urlato a sufficienza contro l'immigrazione, si sarebbe imborghesito. Non pensano alla minchiata della proposta della masturbazione al posto del preservativo, alla minchiata del banchetto per il 14 luglio, al fatto che è un quarto di secolo che tonton si propone ai francesi e che di più di parlare contro l'immigrazione non fa...no pare che Le Pen abbia commesso l'errore di...aver sbagliato...
    2. Prende ad esempio la NPD tedesca la quale, eccezion fatta per due regioni medie della parte orientale, ha percentuali ovunque leggermente superiori ad Alternativa Sociale. Loro sì che vanno incontro al popolo tedesco di cui conoscono i problemi: ed intanto gli ex comunisti che spiavano, mettevano in carcere, sparavano sugli operai nel 1951 ed erigevano il muro, avanzano a percentuali a due cifre nelle stesse ed in altre regioni.
    3. Proporre unificazioni politiche su temi che poco interessano, se non i leghisti che sfruttano gli immigrati, tendenti a demolire una legge già di per sè fatta da Bossi e Fini, cioè due personaggi politici di "destra", che il popolo giudica come tali.

    Il popolo francese ha fatto capire che cosa ne pensa di certe proposte politiche. Se anche fosse un problema l'immigrazione, preferisce dare la soluzione in mano a Sarkozy o ad un centrista o ad una socialista, rispetto che all'estrema destra.
    Un figlio di immigrati sta per diventare presidente della Francia, un paese con i controfiocchi, mica il Lichtenstein...e loro cosa pensano?
    Il popolo francese è tutto impazzito? O c'è qualcosa di più? O è vittima di un complotto giudaico?
    Lasciamo stare poi quel buzzurro contadino fuori dal mondo di Bovè, dal quale dipende, secondo la freschezza rivoluzionaria del pensiero no global dei compagni, e secondo il reazionarismo antimoderno di diverso colore ma di identica sostanza, la rivoluzione (del nulla)...è sulla scena massmediatica da dieci anni...manco ha preso il 2%...
    Le Pen ha detto una cosa giusta: evidentemente i Francesi stanno bene, saluti a tutti.
    L'estrema destra "nazionale" ignora il dato di fatto più importante della politica mondiale a sole 24 ore...

  2. #2
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    L'analisi andrebbe approfondita. Io ero tra i pochissimi ad attendermi un flop ma il motivo del flop per me è soprattutto d'immagine. I discorsi di Le Pen stavolta erano troppo intelligenti per la massa e soprattutto egli fa vecchio e Sarkozy fa giovane. Di qui un travaso di circa 4 punti da Le Pen a Sarkozy.
    Il problema però è ben altro. L'estrema destra sta implodendo ovunque (e la destra cresce). Più si fa reazionaria più implode. Si salvano solo quelle che hanno ancora una certa radice nazionalpopolare: all'Est in America Latina e da noi. Più ci si arrocca su posizioni reazionarie più si perdono colpi di fronte alla reazione trionfante. Perché fino a dieci anni fa la reazione era ancora alternativa, almeno nelle apparenze. Oggi la reazione è trionfante ovunque.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    L'analisi andrebbe approfondita. Io ero tra i pochissimi ad attendermi un flop ma il motivo del flop per me è soprattutto d'immagine. I discorsi di Le Pen stavolta erano troppo intelligenti per la massa e soprattutto egli fa vecchio e Sarkozy fa giovane. Di qui un travaso di circa 4 punti da Le Pen a Sarkozy.
    Il problema però è ben altro. L'estrema destra sta implodendo ovunque (e la destra cresce). Più si fa reazionaria più implode. Si salvano solo quelle che hanno ancora una certa radice nazionalpopolare: all'Est in America Latina e da noi. Più ci si arrocca su posizioni reazionarie più si perdono colpi di fronte alla reazione trionfante. Perché fino a dieci anni fa la reazione era ancora alternativa, almeno nelle apparenze. Oggi la reazione è trionfante ovunque.
    Non credo...all'EST la Destra Radicale è in aumento un pò ovunque,forse perchè dopo la tragedia del comunismo sono alla ricerca di una propria Identità.Mentre negli altri paesi più ad Ovest e quindi più "occidentalizzati",i popoli chiedo solo una Destra che sia più o meno liberale e che difendi lo status quo.
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  4. #4
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    Non condivido mezza riga dell'analisi di Gaio Mario, mentre concordo con almeno la prima parte di quella di Metapolis.
    L'obiettivo di Sarkozy è stato quello di sfondare "a destra", ed è stato lucidamente perseguito fin dai tempi delle banlieues, quando l'ungherese ha sfruttato tutta la visibilità che il ruolo di Ministro dell'Interno gli concedeva per lanciare una lunga campagna elettorale sui temi dell'immigrazione e della sicurezza.
    Il successo di Sarkozy dimostra semmai che il tema è sentitissimo è che il centro è costretto da ciò a spostarsi verso destra per inseguire l'elettorato, io ovviamente speravo che i francesi non si facessero ingannare dalla manovra, ma così non è stato. Accanto a questo c'è il problema di immagine di cui parla per l'appunto Metapolis, Le Pen era all'ennesima candidatura e probabilmente è stato percepito come cavallo ormai stanco, essendoci una "presunta" alternativa contrariamente alle altre elezioni molti hanno evidentemente ripiegato sul cosiddetto "voto utile".
    Poi è ovvio che una campagna elettorale non si può basare solo sulla questione migratoria soprattutto quando si ha un competitor molto forte e non più l'esclusiva dell'argomento, per la verità mi sembra che Le Pen abbia provato a lanciare altri temi ma evidentemente non sono filtrati nell'opinione pubblica.
    L'apertura ai "nuovi francesi" col famoso manifesto e altre dichiarazioni ha poi probabilmente contribuito a disorientare l'elettorato tradizionale senza coinvolgere però il nuovo...
    A questi elementi va ovviamente aggiunta la forte crescita (di quasi 10 punti rispetto al 2002) dell'elettorato, della quale hanno beneficiato solo i 2 candidati principali.

  5. #5
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    Predefinito Interessante

    Ritratto della nuova Francia che viaggia col vento di destra
    di Anna Maria Merlo
    su Il Manifesto del 17/04/2007
    Su alcuni temi Sarkozy riprende il linguaggio della moral majority piuttosto che quello di Le Pen Questa destra ha rotto con il gollismo: sull'Algeria e su Vichy non ha più gli stessi contenziosi storici coi fascisti
    Sondaggio dopo sondaggio, il candidato dell'Ump Nicolas Sarkozy viene dato vincitore. La svolta a destra della sua campagna non ha fatto che confermare la sua preminenza. Ormai in dirittura d'arrivo, Sarkozy riprende uno ad uno i temi classici dell'estrema destra e li banalizza: nel fine settimana, in un viaggio nel sud della Francia dove il Fronte nazionale ha una base forte, Sarkozy ha ripreso dall'estrema destra il tema della «maggioranza silenziosa» che si oppone «alle élites che si arrogano il diritto di dire ciò che è bene e ciò che è male»; ha fatto riferimento ai bei paesaggi francesi, costellati di «chiese» (è il tema delle «radici cristiane»), ha rivalutato il ruolo dei frrancesi d'Algeria, si è rivolto alla «Francia esaperata». «Poco m'importa se nel passato vi siete rivolti al Fronte nazionale - ha detto Sarkozy - il motivo è che noi avevamo rinunciato a difendere le vostre idee».
    Dopo lo choc del 2002, con Jospin escluso e Le Pen al ballottaggio, c'è un vento di destra, di estrema destra, che sta infuriando in Francia? Lo chiediamo a Jean-Yves Camus, ricercatore all'Iris (Istituto di ricerche internazionali e strategiche), specialista dell'estrema destra europea (l'ultimo suo libro pubblicato è Extrémismes en France: faut-il en avoir peur? ed. Milan, 2006).
    La Francia cambierà in caso di vittoria di Sarkozy? E in che modo, rispetto alla destra di Chirac?
    Sarkozy incarna una nuova generazione di dirigenti di destra. Ha quasi 25 anni meno di Chirac. E' una destra senza complessi, mentre a lungo, in Francia, la destra non si è affermata come tale. La Francia non ha conosciuto una rivoluzione come quella di Margaret Thatcher in Gran Bretagna o di Ronald Reagan negli Stati uniti. Sarkozy incarna una destra convinta, senza complessi, in rottura con il gollismo del '58. E' una forza più liberista, addirittura ultra-liberista in economia e nel sociale; è più europeista, atlantista e, infine, non ha più rispetto all'estrema destra gli stessi contenziosi storici che aveva il gollismo, né per quanto riguarda la resistenza e il collaborazionismo, né per quanto riguarda la guerra d'Algeria. Questo rende più facile la rincorsa, nel linguaggio, tra Sarkozy e Le Pen.
    La Francia sta andando sempre più a destra?
    La Francia del 2007 è certamente più a destra che nel 2002. E la responsabilità di questo stato di cose non sta solo nella destra stessa ma anche nella sinistra. Ségolène Royal all'inizio della campagna - e adesso di nuovo da alcuni giorni - cerca di ricentrare la sua campagna sulle questioni sociali. Ma arriva tardi. Finora i socialisti, ma anche i Verdi, avevano disertato il terreno sociale a favore di una democrazia molle, che lascia spazio al liberismo. Sarkozy, che sa benissimo di non avere un bilancio positivo per gli anni in cui è stato ministro, fa una campagna centrata sull'identità nazionale e su «legge e ordine».
    Anche Royal ha parlato di identità nazionale. Segnala una deriva verso destra anche a sinistra?
    Parlare di identità nazionale e di sicurezza è legittimo per una candidata di sinistra. Tutto sta nel come se ne parla. Sarkozy ha proposto un nuovo ministero dell'immigrazione e dell'identità nazionale - tra l'altro è come se smentisse il proprio operato al ministero degli interni, dove queste tematiche vengono gestite - e sembra dire: se c'è una crisi dell'identità francese è colpa degli immigrati. Mentre il problema dell'identità francese, che esiste, è dovuto al comportamento delle classi dirigenti, alla perdita di importanza a livello mondiale, all'allineamento agli Usa, alla perdita di un modello sociale da difendere.
    Sarkozy apre al Fronte nazionale. Significa far entrare nel gioco politico l'estrema destra, pensarla come possibile alleata di governo?
    Negli anni '90, con la crescita del Fronte nazionale, ci sono già stati tentativi del genere: per esempio Charles Pasqua ha cercato di andare sul terreno del Fronte nazionale in nome di «valori comuni». Ma non ha funzionato: è sempre stato il Fn ad approfittarne. Oggi Sarkozy prende un rischio enorme, anche se può rassicurarsi con i sondaggi, che dicono che un elettore su cinque tra quelli che avevano votato Fronte nazionale nel 2002 voterà per lui oggi. Non sono certo però che questo spostamento servirà a riportare il Fn al di sotto del 15%. Ci sono ragioni strutturali - la disoccupazione di massa, le delocalizzazioni, l'atteggiamento di sfida verso la classe politica - che lavorano a favore del Fronte. Si è avviata così una rincorsa pericolosa su tematiche di estrema destra. Ma non c'è volontà di arrivare a un accordo di governo. Il braccio destro di Sarkozy, Brice Hortefeux, ha promesso una dose di proporzionale, che darebbe una piccola visibilità al Fronte nazionale. Ma Sarkozy, che fa paura a molti, sarebbe suicida se a un mese dalle legislative facesse un accordo elettorale con il Fn, la maggioranza esploderebbe. Si tratta di una manovra tattica. Sarkozy vuole, fin dal primo turno, attrarre il più possibile elettori del Fronte nazionale. Ma l'obiettivo di fondo resta di emarginare il Fn, da sempre una spina nel fianco dei candidati di destra, che hanno sempre cercato di neutralizzarlo.
    Sarkozy è di estrema destra?
    No. Ci sono differenze fondamentali con il Fronte nazionale: il Fn è a favore della preferenza nazionale, proposta che non esiste nel programma di Sarkozy. Inoltre Le Pen vuole espellere gli stranieri. Sarkozy vuole espellere i clandestini. Non è la stessa cosa. Sarkozy, in alcune dichiarazioni, per esempio sulla genetica, riprende il linguaggio della moral majority piuttosto che quello di Le Pen, il quale utilizza sempre meno le vecchie tematiche di estrema destra sulle genetica, l'omosessualità o l'aborto.
    E d'altra parte forse il Fn sta diventando più presentabile?
    Non credo in una ricollocazione del Fronte nazionale, è solo un modo più soft di vendere la propria merce. Il Fn continua ad invitare la Fiamma tricolore, ad avere rapporti diretti con Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli, con l'Npd tedesca. Marine Le Pen, la figlia, non ha nessuna intenzione di fare come Fini.

  6. #6
    Paul Atreides
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    Straquoto Cristiano.

    Del post di Gaio Mario mi rimane la sgradevole sensazione di esser stato scritto da chi non aspettava altro...

  7. #7
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    ....segue

  8. #8
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Gaio estremizza su delle realtà che conosce poco......
    per quanto riguarda Le Pen credo sia evidente che la politica è spesso logica...oltrechè valore numerico...e quì ci siamo trovati di fronte a delle vere e proprie anomalie
    In queste elezioni ci siamo trovati dicevo negli ultimi giorni un ungherese Sarkozy che giocava nel campo del FN ed un Le Pen che faceva esattamente l'opposto nel terreno del suo reale e VERO avversario....creando anche dissapori interni.,,di cui nessuno pare voglia farne l'analisi...che sarebbe realmente interessante.
    Per quello che riguarda l'NPD credo che sia interessante, di sicura speranza per il Nazionalismo europeo ed il lavoro ciclopico e di capacità di Udo Voigt non possa essere messo in discussione.

  9. #9
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    Ho sempre avuto una certa allergia alle statistiche.
    Ancor più in politica.

    "Uno su cinque" mi ricorda solo il motto degli Ovetti Kinder.
    "Uno su cinque sarà uno di noi".

    Ora, da quel che ho letto io:
    Rispetto alle elezioni passate i votanti sono aumentati del 10% ( trad. l'altra il 74% degli aventi diritto al voto ha votato, stavolta l'84%.. ). Giusto ?
    Le Pèn è calato dal 17% al 12%.

    Ma ponendo caso che l'FN ha mantenuto lo stesso lo stesso numero di voti ne và da sè che aumentando il numero di votanti totali la percentuale diminuisce.
    E se ben ricordo nel 2002 l'affluenza fù bassa proprio perchè tantissimi erano schifati dal centrosinistra e dal centrodestra allo stesso modo.

    Semplificato:
    Se FN nel 2002 ha preso 1.000.000 di voti su 10.000.000 è una percentuale.
    Se FN nel 2007 ha preso 1.000.000 di voti su 12.000.000 la percentuale è più bassa. Ma il bacino di voti è lo stesso.

    Qualcuno s'è fatto i conti di quant'è la variazione reale di voti ?

  10. #10
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    un fatto da sottolineare secondo me è che incominciano a votare sempre più allogeni e sempre meno Francesi!

 

 
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