DALLA TESSERA DEL PD AI COMPLIMENTI A ENZO BIAGI
Altro che buonismo veltroniano, il dolcismo del Cav. è insuperabile
Zitto zitto – così che magari neanche Paolo
Guzzanti se n’accorge – il Cav. sta diventando
buono. Troppo buono! Ormai in groppa
a un destriero, bianco come quello che
era del Pino Silvestre, va senza timore ai
congressi dei “comunisti”, si vorrebbe iscrivere
al Partito democratico così, sulla fiducia,
apre casa alle militanti forziste, è pronto
a difendere l’italianità della cornetta telefonica.
Con i suoi gagliardi settant’anni e la sua
gagliarda capigliatura, sembra aver smesso
di colpo i panni del capopartito bellicoso –
qualche messa in scena così, per la truppa,
ma nient’altro – per indossare quelli della risorsa
della Repubblica (da Veltroni, che a
domanda – da Mike a Ciampi – risponde: è
una risorsa della Repubblica). Non ha ancora
cuore di andare a festeggiare il 25 aprile
(fortuna che soccorre il sempre lodato intervento
americano nel contesto liberatorio,
perciò risolve la faccenda a stelle e strisce),
ma ieri ha fatto qualcosa che di gran lunga
ha superato tutte le aspettative: si è messo a
lodare Enzo Biagi. Non è più ormai l’arcigno
leader del caseggiato delle libertà, quanto
un buonista similveltroniano, un pizzico di
fantasmagorico Mago Zurlì e una forte consapevolezza
da padre della patria. Biagi, si
diceva. Ieri il Cav. è andato a farsi intervistare
a “RadioAnch’io” da Antonio Caprarica,
british communist, uno che faceva una domanda
e appena poteva rimarcava di aver
soggiornato a lungo presso i Windsor, “dico
privasi all’inglese e non praivasi all’americana”,
oppure “se ci fa un pronostico corro a
giocarmelo dai bookmaker inglesi”. Oh, yes –
buona grazia se non gli ha offerto pure qualche
cucchiaiata di pudding. Ha detto nientemeno
il Cav., buono come Zagor e giusto come
Tex Willer: “Ho assistito alla prima puntata
del programma e l’ho trovata veramente
avvincente. Complimenti dunque al dottor
Biagi”. Avvincente, ha detto proprio così:
manco fosse l’ultimo saggio di Nando Adornato
o la nuova serie di “Distretto di polizia”.
E’ arrivato ad ammettere, parlando del famoso
editto bulgaro: “Forse calcai la mano”.
E persino: “Lunga vita e buona permanenza
al dottor Biagi sulle reti pubbliche”. Poche
ore e arrivano – da dottore a dottore, magari
da nonno a nonno, visto il felice evento annunciato
in casa Berlusconi – pure i ringraziamenti
dello stesso Biagi al Cav. Si capisce
che ormai siamo ben oltre il buonismo. Se
Veltroni ha cominciato a mettere con “La
buona politica” – conferenza con video allegato
– il sale sulla coda della sapienza berlusconiana,
ecco che il diretto interessato risponde
colpo su colpo. Per iniziare, al buonismo
col dolcismo: a zuccherino, la parola
d’ordine, zuccherino e mezzo. Neanche tanto,
e lo si vedrà passare da Apicella al jazz
freddo, e se a suo tempo Walter sdoganò
presso i compagni “Quel gran pezzo dell’Ubalda”,
su questo fronte il Cav., con le sue televisioni,
è già avanti di anni luce: tutte le cugine
dell’Ubalda fino alla settima generazione,
altroché. Se il sindaco di Roma annuncia
che vuole andarsene in Africa, lui ha sempre
pronta l’alternativa delle Bahamas, e se poi
Dio è veltronianamente malato, chi meglio di
lui, data la grande confidenza, può saperlo?
Se c’è da darsi una spolverata culturale, basta
con le presentazioni annuali dei manufatti
di Vespa e via con qualche dolente poeta
metropolitano. E se i mocciani lucchetti
d’amore buttano giù i lampioni di Ponte Milvio,
lui metterà a disposizione per la bisogna
tutti e 5.000 i cactus della villa sarda. Walter
si dà alle lettere con “La scoperta dell’alba”?
Beh, il Cav. che ha creato di suo nel giardino
di Arcore la rosa del buongoverno, potrà agevolmente
replicare con “La scoperta dell’acqua
(teoria dell’annaffiatoio)”. Se ha già – e
senza ironia – dato a Biagi un caldo bentornato,
lo si vedrà presto ridere con le vignette
di Vauro a “Ballarò”, assistere alla lettura di
Dante fatta da Benigni, dibattere di sistemi
elettorali con Deaglio, inviare sorridenti precisazioni
all’Unità, andare a vedere il Milan
con Piero Sansonetti. Se il Cav. decide di
prendere la strada – che certo gli si confà –
del dolcismo, non ce ne sarà per nessuno. Al
congresso di Forza Italia, come D’Alema
scelse i versi di Rilke, magari ricorrerà alla
sapienza poetica, non meno intensa e criptica,
di Sandro Bondi. Se Carlo Rossella in occasione
della visita del card. Ruini al Tg5 faceva
sfoggio dell’Osservatore romano, lui si
pavoneggerà lungo via del Plebiscito con la
rediviva (in edicola) Repubblica. Invierà copie
della sua pregevole edizione di Erasmo
a tutti i nemici ora democraticamente posizionati
da avversari. E se ci sarà un nuovo
proclama da Arcore, lo farà avendo in bella
vista dietro la scrivania tutti i volumi di Biagi
sull’Italia del ’900. E il Pd avrà trovato un
nuovo leader. (sdm)




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