
Originariamente Scritto da
werwolf
Venticello di Primavera
Un anno fa la tensione intestina toccava il culmine. I partit(ell)i di destra estrema e/o radicale, cessato di distinguersi esclusivamente per l'anti-alleanzismo (unica loro caratterizzazione decennale), abbandonato nel momento stesso di intraprendere - in perfetta rivalità tra loro! - la via della CdL, trasposero l'acidità fino allora destinata ai “traditori di Fiuggi” verso il rivale vicino. Per mesi sembrò che in Italia l'unico problema fosse la presenza di un soggetto da zero virgola che doveva scomparire a vantaggio di un altro soggetto da zero virgola. Questa guerra ha delle cause a monte, fatte di opportunismi, di doppiezze; e ci furono anche interventi di seminatori di discordia; ma non aveva né ha avuto mai una vera e propria valenza politica o ideologica benché qualcuno abbia provato a porre gli accenti sulle differenze concettuali piuttosto che sulle convergenze. In ostile convivenza reciproca, i quattro soggetti partitici, poi raggrupatisi in due, in questi mesi hanno proceduto ciascuno per proprio conto quasi sempre nel non-politico, raramente nel politico e spesso nel pre-politico. Ci vorranno anni (per gli ottimisti almeno due e mezzo) prima che questo agonizzare si possa trasformare in qualcosa di vitale che sia in grado di porsi ai nastri di partenza per competere nel mondo. Ci eravamo rassegnati ad attendere le evoluzioni partitiche ed elettoralistiche e ad aspettare il verdetto implacabile delle prossime europee perché gli alibi ai quali si aggrappano i malati da routine non fornissero più quegli appigli fittizi che consentono di rifiutare la rimessa in discussione di tutto. All'improvviso però questa primavera, in quel mese di aprile così tradizionalmente nefasto nel secolo XX, ci sono stati una serie di segnali in controtendenza che non possono non essere salutati con sollievo. Hanno iniziato gli idioti bombaroli rossi facendo saltare Cuore Nero. A Cuore Nero “Uomini in piedi tra le rovine” si è assistito ad un primo riavvicinamento fra le parti separate. Ha fatto seguito l'annunciato trentennale dei Campi Hobbit a Benevento, organizzato dall'omonimo giornale locale. Hanno aderito tutti i protagonisti d'area, anche quelli l'un contro l'altro armato, e nessuno, al momento almeno, ha rinunciato a partecipare per l'altrui presenza. Ci hanno poi pensato i pretoriani di Veltroni (quello che tanti applausi si prende per la furbizia con la quale ha sfruttato la tragedia Mattei) annunciando la cancellazione delle scritte in memoria di Di Nella e Cecchin; mobilitazione romana alla quale, sembra, ci saranno tutti. A questo si aggiunge la proposta di Romagnoli di costituire una commissione interpartitica per un'azione atta a promuovere il referendum abrogativo delle leggi sulla cittadinanza approvate dal governo Proni. Purtroppo dubito fortemente che questa proposta verrà accolta dalle altre parti per il semplice fatto che non l'hanno proposta loro e sono convinto che ciò accadrà anche se così come è stata avanzata è chiaro che la Fiamma rinuncia da subito a metterci il cappello. In ogni caso, in proposito va detto che se la commissione prendesse corpo avrebbe un valore importante a patto di essere collegiale, interpartitica, decisionale e fatta d'esperti. E, soprattutto, se le parti acccettano di fare la battaglia per vincerla; ovvero se s'impegnano a condurre una campagna accettabile dalla gente, non cioé marchiata, ideologizzata a priori e irta di paletti, volta insomma a vincere il referendum e non a guadagnare più voti e più visibilità. Insomma questa iniziativa ha valore se si accetta di STRUMENTALIZZARSI anziché di strumentalizzare. Per accettare e recepire questo concetto, ci vuole però una maturazione umana, intellettuale e rivoluzionaria tale che mi sembra al momento improponibile vista la scarsa crescita del mondo che la dovrebbe condurre. In ogni caso mai dire mai! Non sottovalutiamo comunque il gesto fiammista che conferma che questo aprile sta offrendo dei sensibili segnali di cambio di rotta. Validi se presi per quello che sono: ovvero per una fuoriuscita dall'ossessione inter-ghettica. Chi pensasse ad accordi concreti o addirittura a unificazioni sbaglierebbe di grosso. In primo luogo perché le parti non sembrano affatto volerlo. In secondo luogo perché quest'ambiente è lottizzato da smaliziati mangiafuoco che agiscono dietro le quinte e che operano facendo capo a due poli precisi: l'uno ultraclericale, l'altro del giro della Sette (e sia ben chiaro che ambo i partiti oscuri agiscono trasversalmente, ovvero che non si possono ridurre le subordinazioni di questo o quel partito a uno dei due poli). In terzo luogo va considerato che le linee preferenziali che muovono dalla CdL ai partiti estremi fanno capo a due ambienti (Forza Italia e Alleanza Nazionale) e questo è ulteriore elemento di divisione. Infine c'è l'elemento più importante: il disastro generale. La destra estrema è in ritardo sul mondo, in ritardo sulle cose, in ritardo sulle dinamiche. Ha vertici tribali, vitalizi; non traccia bilanci, non si mette in discussione, agisce abitudinariamente, ha Ras regionali e provinciali che, in gran maggioranza, vivono statici nella routine e della routine. Un pizzico di presunzione e soprattutto l'autocompiacimento narcisistico fanno rifiutare il mettersi in discussione.Tutto ciò spinge ad agire sempre in stato di automatismo, quasi di sonnambulismo senza mai prendere in considerazione i dati che non si conoscono, quelli che imbarazzano; induce quindi a non innovare, a sfuggire gli esami e i verdetti a dar per scontato l'infinitesimale risultato che si raggiunge, ignorando pervicacemente che esso dipende dal come lo si persegue e che quindi, perseguendolo altrimenti, si avrebbe ben altro risultato. Sono forme di autentico infantilismo che, purtroppo, si tingono di venature senili e per giunta nell'abbandono quasi totale delle pratiche fasciste; acquisendo al contrario, tanti aspetti deteriori della democrazia: dal reclamo del “diritto” inidividuale al “giudizio” - peraltro pubblico e massificante alla sanscoulotte - su fatti che creano scandalo nelle coscienze pacifico/borghesi. Ci si aggiungano le componenti salutistiche e moralistiche ed è ben chiaro quale sia il livello di degrado interiore neo-matriarcale che si sta raggiungendo e nel quale si galleggia. Fatte salve le rare eccezioni e persistendo in ogni caso anche in esse vari gap da colmare sia nello stilema che nella coscienza e competenza politico/rivoluzionaria, l'insieme è prigioniero di una cultura rassistico/democratica (che poi è la stessa cosa; la democrazia essendo autoritarismo e mancanza di partecipazione effettiva). Non sarà a queste condizioni e men che meno mediante accordi tra Ras che si muovono sulla falsariga dell'etologia del Basso Congo ai tempi del Guevara, che si cambierà registro. Inutile illudersi per cambi davvero epocali prima di due anni almeno. Al contrario, però, c'è molto da fare; questo venticello di primavera deve diventare una brezza prima ancora che una tormenta. Il che dipende da tutti gli uomini di buona volontà ovunque essi militino. Esiste un'altra via: la medesima che contrassegnò la filosofia e la tattica militare dell'Antica Roma e della Nuova Germania: la libertà tattica, l'autonomia assoluta nel rispetto di un risultato strategico da raggiungere. In quest'ottica si può iniziare a convergere verso obiettivi essenziali nel pieno rispetto delle differenze dei reparti e persino delle parrocchie (non mi sento proprio di chiamare eserciti i partiti di oggi...). Va fatto però impegnandosi, OGNUNO a favorire quel che punta al sodo e al concreto e a sfavorire quello che porta al particolarismo, al protagonismo, al narcisismo. Non si deve aspettare che i Ras si accordino: bisogna che il fiume raggiunga la piena e che trascini con sé tutti gli ostacoli rompendo gli argini. Non accadrà ora, non accadrà subito ma ogni cosa che si fa da ora, con costanza, in quella direzione anticiperà anche di un'ora il risultato. E, visto che anche se quasi nessuno ne è cosciente, stiamo correndo contro il tempo sia come Idea, sia come Libertà, sia come Nazione, un'ora può decidere del nostro destino. Dico a te, a te militante di qualsiasi feudo: non gettarlo alle ortiche il destino, sappine essere padrone e cessa di esserne vittima! - Gabriele Adinolfi- LIBERATE CIAVARDINI!