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    Predefinito L'USE (Unione Sovietica Europea) minaccia la Svizzera sul fisco

    25 aprile 2007 - 08.47
    Berna reagisce pacatamente alle pressioni di Bruxelles
    I regimi fiscali concessi da alcuni cantoni svizzeri a ditte straniere suscitano una bufera di critiche a Bruxelles

    La decisione degli Stati dell'Ue di voler aprire trattative con Berna sulla vertenza fiscale ha suscitato per ora poche reazioni in Svizzera. La maggior parte dei partiti vi si oppone.

    Martedì sera, i diplomatici del gruppo Aels hanno deciso di affidare un mandato negoziale alla Commissione europea. L'approvazione del Consiglio dei ministri Ue appare scontata.

    La decisione del comitato di esperti dell'Unione europea (Ue) in favore di una domanda di negoziati con la Svizzera sulla controversia riguardante i privilegi fiscali concessi da alcuni cantoni a imprese straniere non preoccupa i partiti borghesi.

    Essi rimangono dell'opinione che il governo elvetico non debba entrare in materia. Il Partito socialista (PS) auspica al contrario l'avvio di un dialogo.

    «La sovranità dei cantoni in materia fiscale non è negoziabile», ha indicato Roman Jäggi, portavoce dell'Unione democratica di centro (UDC).

    Secondo il partito della destra nazional-conservatrice, il governo svizzero dovrebbe rispedire al mittente la richiesta di negoziati, «lo stesso giorno che perverrà a Berna». È comunque importante che la Svizzera si prepari già sin d'ora alle eventuali misure che potrebbe adottare l'Ue.


    Socialisti aperti al dialogo



    Nemmeno il Partito popolare democratico (centro) non vede alcun motivo per aprire le trattative. «La Svizzera non dovrebbe lasciarsi intimidire dall'Ue», ha dichiarato la sua portavoce, Marianne Binder, ricordando che esistono visioni diverse anche all'interno della stessa Ue. «Non c'è nessuna ragione di prostrarsi», ha aggiunto.

    Il Partito liberale radicale (centro-destra) aveva dal canto suo già affermato tempo fa che non avrebbe tollerato l'intromissione di Bruxelles nel dibattito fiscale elvetico.

    Soltanto i socialisti si sono pronunciati in favore di un dialogo. Per il segretario generale, Thomas Christen, non è nell'interesse della Svizzera rifiutare di discutere della questione. Non bisogna compromettere le buone relazioni con l'Ue.

    Il PS stima ad ogni modo che ci si potrà pronunciare sulla fondatezza delle richieste dell'Ue solamente quando queste saranno state chiaramente formulate.


    Sì a chiarimenti, no a negoziati



    A Berna, l'Ufficio dell'integrazione, incaricato di rappresentare gli interessi elvetici verso l'Unione Europea, non ha voluto commentare il «passo decisionale interno all'Ue». Il governo svizzero, ha fatto notare, ha già espresso la sua posizione: sì a discussioni chiarificatrici, no a negoziati.

    Secondo informazioni ottenute da partecipanti alla seduta dei diplomatici del gruppo per i rapporti con l'Aels (Associazione europea di libero scambio, della quale fa parte appunto la Svizzera, assieme a Norvegia, Liechtenstein e Islanda) di martedì, ci sono state alcune astensioni. Tuttavia la maggioranza qualificata è stata ampiamente raggiunta e il testo che era stato preparato è stato votato senza grandi modifiche.

    La palla passa ora agli ambasciatori Ue. Fra un paio di settimane, il Consiglio dei ministri Ue approverà verosimilmente il mandato senza discussione. La richiesta formale di avviare trattative dovrebbe dunque giungere a Berna ancora in maggio.

    L'esecutivo Ue aveva chiesto agli Stati membri un mandato negoziale «allo scopo di trovare una soluzione reciprocamente accettabile» e si era riservato il diritto di adottare «misure di protezione», che per la Svizzera potrebbero significare sanzioni economiche.

    swissinfo e agenzie


    LA POSIZIONE DELL'UE


    La Commissione europea ha dichiarato martedì che alcuni regimi fiscali in vigore in certi cantoni elvetici in favore delle imprese costituiscono una forma di aiuto statale incompatibile con il buon funzionamento dell'accordo di libero scambio concluso tra Svizzera e Ue nel 1972.

    La Commissione invita dunque la Svizzera a modificare questi regimi fiscali e chiede agli stati membri dell'Ue un mandato di negoziazione con la Svizzera, per poter giungere ad una soluzione "accettabile da entrambe le parti".

    I privilegi fiscali in questione sono accordati a società che hanno sede in Svizzera, ma che realizzano i propri profitti all'estero.


    CONTESTO


    L'articolo 23 iii dell'Accordo di libero scambio del 1972 stipula che «ogni aiuto pubblico che falsi o minacci di falsare la concorrenza, favorendo talune imprese o talune produzioni» è «incompatibile con il buon funzionamento dell'accordo».

    L'accordo si applica esclusivamente al commercio di alcuni beni (prodotti industriali e prodotti agricoli trasformati).

    La Svizzera è convinta che il documento non è al contrario applicabile alle agevolazioni fiscali accordate a certe società da alcuni cantoni.


    FATTI & CIFRE


    Alcuni tassi di imposizione fiscale alle imprese (federale, cantonale e comunale) estratti da uno studio della società di revisione e di consulenza KPMG (novembre 2006): Obwaldo 13,1% dell'utile operativo, Svitto 15,6%, Zugo 16,4%, Zurigo 21,3%, Grigioni 29,1%.
    * Media svizzera: 21,3%.
    * Tassi d'imposizione in altri paesi: Giappone 40,7%, USA 40%, Germania 38,3%, Irlanda 12,5%, Cipro 10%.


    La posizione della USE è come al solito vergognosa.

    •   Alt 

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  2. #2
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    21 marzo 2006 - 18.20
    La concorrenza fiscale tra cantoni è pagante
    Da quando il piccolo cantone di Obvaldo, nella Svizzera centrale, è diventato un paradiso fiscale per i ricchi, il numero di nuove società è quasi raddoppiato.

    La competizione fiscale tra i cantoni si estende ora anche ad altre regioni della Svizzera tedesca, con la benedizione del governo federale.



    Il cantone di Obvaldo si dimostra una calamita per le società. Il numero di persone giuridiche che nel periodo da inizio anno al 20 marzo hanno chiesto di essere iscritte al registro di commercio sono infatti passate a 97, contro le 39 dello scorso anno.

    La nuova legge tributaria, approvata lo scorso 11 dicembre a schiacciante maggioranza dai cittadini del semi cantone della Svizzera centrale, prevede una riduzione delle imposte per i redditi superiori a 300'000 franchi e per i patrimoni al di sopra di 5 milioni di franchi.

    Da allora, la mappa della fiscalità della Svizzera centrale e dell'est è cambiata: insieme a Zugo, Svitto e Nidvaldo, Obvaldo è entrato nella rosa dei cantoni che offrono un'imposizione al di sotto della media elvetica. Una tendenza che sembra accentuarsi negli ultimi mesi.


    Imposta regressiva



    In febbraio, i cittadini del cantone di Svitto (Svizzera centrale) avevano votato in favore di una diminuzione delle imposte per il capitale e la fortuna. Lunedì scorso, anche il governo del piccolo cantone di Appenzello esterno (est) ha accolto una revisione legislativa che prevede un trattamento fiscale di favore per gli alti redditi.

    Anche il cantone di Zugo (Svizzera centrale), già conosciuto come un paradiso fiscale, prevede altri tagli alle imposte e la sinistra minaccia il referendum contro la nuova proposta, che per ora si trova ancora in parlamento.

    In gennaio, anche il governo dei Grigioni aveva presentato un progetto per una nuova legge fiscale, che, tra l'altro, prevede una diminuzione dell'imposizione sugli utili delle aziende. In questo modo, i Grigioni migliorerebbero notevolmente la loro posizione tra i cantoni fiscalmente vantaggiosi.

    Nella stessa direzione vuole andare anche Lucerna, che vorrebbe raggiungere il plotone di testa dei cantoni della Svizzera centrale. Anche Basilea campagna e Argovia stanno pensando di alleviare il carico fiscale.


    Controversa riduzione fiscale



    Con la sua decisione, i cittadini del canton Obvaldo non hanno però solo stimolato la concorrenza fiscale, ma hanno anche scatenato la controversia.

    Il consigliere nazionale del canton Vaud Josef Zisyadis, esponente del Partito del lavoro (estrema sinistra), ha trasferito il suo domicilio ad Obvaldo per poter presentare ricorso contro la nuova legge fiscale regressiva. In questo modo vuole portare il caso fino davanti al Tribunale federale, la corte suprema elvetica.

    Alla fine della scorsa settimana, il Consiglio federale aveva appoggiato il principio della concorrenza fiscale tra cantoni. Stando al Governo, i principi stabiliti dalla Costituzione non permettono di «desumere un determinato modo di imposizione».

    Per quanto concerne l'imposta federale diretta – l'unica imposta diretta che i cittadini svizzeri pagano direttamente alla Confederazione – il Governo ha però escluso categoricamente di applicare il principio regressivo.


    Critiche dall'UE



    I paradisi fiscali svizzeri non suscitano polemiche però solo in Svizzera, ma anche in seno all'Unione Europea (UE).

    Già in settembre e successivamente in dicembre Bruxelles aveva chiesto informazioni dettagliate sulle pratiche fiscali cantonali, citando esplicitamente i cantoni di Zugo e Svitto.

    Secondo la Commissione europea infatti, le politiche fiscali in vigore in alcuni cantoni elvetici, violano l'accordo di libero scambio concluso fra Svizzera e UE nel 1972.

    In risposta a queste critiche, Berna ha trasmesso all'UE un documento di dieci pagine in cui si spiegano il punto di vista svizzero e le relative basi giuridiche. Si attende ora una presa di posizione da parte di Bruxelles.

    swissinfo e agenzie

  3. #3
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    13 aprile 2007 - 21.29
    Comprensione per la Svizzera dai paesi baltici
    Lituania e Lettonia hanno espresso comprensione per la posizione della Svizzera nella disputa fiscale con l'Unione europea. Lo ha constatato la presidente della Confederazione durante un viaggio nella regione.

    L'obiettivo dei cinque giorni di viaggio di Micheline Calmy-Rey, recatasi anche in Polonia ed Estonia, era di rinforzare le relazioni bilaterali con alcuni dei nuovi membri dell'Europa unita.



    Micheline Calmy-Rey ha difeso venerdì a Vilnius, in Lituania, la posizione della Svizzera nella diatriba fiscale con l'Unione europea (UE). Questa era l'ultima tappa di un viaggio della presidente della Confederazione nei paesi baltici e in Polonia.

    Gli ultimi interlocutori della Calmy-Rey - il presidente lituano Valdas Adamkus e il ministro degli esteri Petras Vaitiekunas - hanno dimostrato "una certa comprensione" per la posizione svizzera, ha dichiarato Lars Knuchel, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).


    Promesse d'efficacia



    Dalle discussioni, che si sono soffermate anche sul "miliardo di coesione" accordato dalla Svizzera ai nuovi membri dell'UE, è emerso che la fetta destinata alla Lituania - 71 milioni di franchi- potrebbe essere utilizzata per progetti nell'ambito della salute, della ricerca e del sostegno alla società civile, ha aggiunto Knuchel.

    "Ci impegneremo a impiegare la quota attribuita alla Lituania in modo efficiente", ha dal suo canto assicurato Adamkus.

    Il presidente lituano ha inoltre affermato che il suo paese intende aprire quest'estate un'ambasciata a Berna per rafforzare le relazioni culturali e economiche tra i due Stati.


    La Lettonia per la concorrenza fiscale



    Questa settimana, la presidente della Confederazione ha visitato anche la Polonia, l'Estonia e la Lettonia. In tutti questi paesi ha cercato sostegno per la causa elvetica nella questione relativa alla tassazione delle holding con attività nell'area UE, ma con sede in Svizzera.

    Bruxelles rimprovera ai cantoni di praticare una concorrenza fiscale dannosa a scapito dell'erario degli Stati UE.

    L'Estonia, primo paese visitato in questo viaggio nel nord-est europeo, si è mostrata piuttosto prudente sulla questione.

    Al contrario, le autorità lettone hanno mostrato "grande comprensione" per la posizione svizzera. Anche la Lettonia, ha spiegato Knuchel, punta infatti sulla concorrenza fiscale per favorire la propria crescita futura.


    Riconoscenza polacca



    A Varsavia infine la responsabile del Dipartimento degli affari esteri ha raccolto la riconoscenza delle autorità locali per il contributo di 500 milioni di franchi destinato alla Polonia tramite il miliardo di coesione.

    Il paese guidato dai fratelli Kaczynski (uno presidente l'altro primo ministro) ha infatti ottenuto la fetta principale del contributo svizzero attribuito ai 10 paesi che hanno aderito all'UE nel 2004.

    swissinfo e agenzie


    Solo i baltici,gente seria,ha capito che una sana concorrenza fiscale tra Stati e regioni non può fare che bene!

  4. #4
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    sono secoli che dico che bisogna bombardare i paradisi fiscali........ sono loro stessi le vere armi di distruzione di massa.
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio

    sono secoli che dico che bisogna bombardare i paradisi fiscali........
    sono loro stessi le vere armi di distruzione di massa.

    scusa, ma consideri la svizzera un paradiso fiscale?
    personalmente non so se sia un bene o un male ma,
    parafrasandoti,
    sono secoli che questo paese non manda i propri
    cittadini in guerra a farsi massacrare........

    se fossi un cittadino svizzero ne sarei grato alle
    istituzioni e orgogloso di ordinamenti statuali, che
    hanno consentito questa pace secolare............

    meglio imparare da loro che denigrarli............


  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio
    sono secoli che dico che bisogna bombardare i paradisi fiscali........ sono loro stessi le vere armi di distruzione di massa.
    Bisogna bombardare paesi comini$ti, roma e tutta la terronia. Ah, dimenticavo. anche londonistan, gli U$A e i paesi islamici.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio
    sono secoli che dico che bisogna bombardare i paradisi fiscali........ sono loro stessi le vere armi di distruzione di massa.
    Però non bombardiamo mai i paesi che schiavizzano bambini, quelli che giustiziano chi osa contraddire la politica del governo e quelli che fucilano i prigionieri politici a centinaia alla volta, mi raccomando...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio
    sono secoli che dico che bisogna bombardare i paradisi fiscali........ sono loro stessi le vere armi di distruzione di massa.

    eh si ... è molto meglio cuba che, per alzare il p.i.l., incentiva il turismo sessuale con i bambini o preferisci la cina che per esportare prodotti a basso costo non rispetta neanche i più elementari diritti umani

 

 

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