Perché i liberali tacciono sul Family Day?


• da Corriere della Sera del 26 aprile 2007, pag. 1

di Maurizio Ferrera

Nel dibattito sempre più acceso sui te­mi della famiglia manca una voce: quel­la liberale. Si sono sentite, è vero, molte voci «laiche». Ma la laicità è solo una delle bussole che orientano il pensiero liberale. Inoltre si tratta di un criterio di metodo più che di sostanza. Di fronte alla vigorosa (e pienamente legittima, beninteso) riaffermazione da parte del mondo cattolico del proprio modello di famiglia, i laici si sono così limitati a ri­badire le ragioni del pluralismo morale e religioso e a rivendicare la neutralità dello Stato nei confronti di ogni fede.

Insomma, un gioco di difesa più che di attacco.

C'è qualcosa di più incisivo che la voce liberale può oggi dire sulle scelte di convivenza e relazione fra indivi­dui? Su questi temi alcuni classici del liberalismo lanciarono provocazioni scandalose per i loro tempi. Bentham difese l'omosessualità come insinda­cabile «gusto» personale, mentre Stuart Mill denunciò il «giogo» delle donne nella famiglia e nella società. Nel mondo anglosassone il pensiero liberale ha assunto oggi un ruolo di punta non solo sulle grandi questioni politiche, ma anche su quelle che ri­guardano la sfera privata. Dal libera­lismo anglosassone emergono alme­no tre spunti che meritano di essere ripresi ai fini del dibattito italiano.

Il primo spunto riguarda i modelli di famiglia, o meglio di unione fra per­sone. Pur avendo a cuore (ovviamen­te) sia la procreazione biologica che la riproduzione sociale, il liberalismo non propone gerarchie fra modelli. Apprezza e sostiene le unioni eteroses-suali con figli, ma è aperto alla diversi­tà, alla sperimentazione, alla reversi­bilità delle scelte e per questo tutela non solo le opzioni di entrata, ma an­che quelle di uscita. Separazioni, di­vorzi, coppie di fatto non sono di per se stessi sintomi di «crisi», ma solo di trasformazione della società: eventua­li valutazioni morali vanno fatte caso per caso, in base a criteri di libertà, equità, rettitudine. Sul «riconosci­mento», i liberali hanno una posizio­ne intransigente: uno Stato laico devegarantire pari opportunità di unione (legale) a tutte le persone, a prescinde­re dal loro orientamento sessuale. Il riconoscimento pubblico è una que­stione di diritti, ma prima ancora di «rispetto»: il rispetto di sé e il rispetto che ciascuno deve all'identità e ai pro­getti di vita degli altri. Spesso il rico­noscimento pubblico è precondizione essenziale per il rispetto, che è il più importante fra i beni sociali primari (per usare la nota espressione del filosofo John Rawls).

Essere aperti ad una pluralità di modelli non significa accettare qualsiasi cosa. Il secondo spunto che provie­ne dal dibattito anglosassone è pro­prio questo: vi sono alcuni principi di giustizia che debbono essere fatti vale­re anche nella sfera domestica. Non c'è solo l'obbligo di proteggere i sog­getti più deboli (soprattutto donne e bambini) dal rischio di violenze, abu­si, intimidazioni. Si tratta anche di fa­vorire pratiche di convivenza basate sull'«eguale libertà» di ciascun com­ponente adulto e ispirate ai valori del­la tolleranza. La famiglia svolge im­portanti funzioni anche in una socie­tà liberale. Ma troppa famiglia ri­schia di soffocare l'iniziativa persona­le, compresa quella volta a formare unioni diverse da quella di origine (una sindrome molto diffusa nel no­stro Paese).

Il terzo spunto si situa a cavallo fra metodo e sostanza e riguarda quella funzione pedagogica della legge su cui ha più volte insistito la gerarchia cattolica negli ultimi mesi. Che la leg­ge «crei mentalità e costume» (sono le parole del manifesto del Family Day) è un fatto sociologico di cui i liberali sono ben consapevoli. Proprio per questo essi devono impegnarsi (come propongono molti liberai americani) in un duplice gioco. Un gioco genera­le per la difesa della laicità (rispetto del pluralismo e neutralità dello Sta­to) ma anche un gioco più specifico, volto ad affermare, anche tramite la legge, mentalità e costumi liberali (eguale libertà, eguale rispetto, auto­nomia dell'individuo). Quando, come sta avvenendo in queste settimane nel nostro Paese, persino i vescovi si esprimono a favore della laicità, è nel secondo gioco che i liberali doc si de­vono impegnare. Chiarendo che, dal loro punto di vista, ciò che più conta è la «vita libera», condizione necessa­ria per formulare qualsiasi progetto di buona vita.