«Il mio sogno, 3 donne al potere nel mondo» Ségolène Royal punta su una squadra femminile che includa la Merkel e la Clinton «Veto della Cina sulle sanzioni al Sudan, non escludo un boicottaggio delle Olimpiadi» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI — Signora Royal, il primo ministro spagnolo Zapatero è salito sul palco accanto a lei a Tolosa, mentre il presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, ha esitato ad accettare il suo invito per il comizio di Lione venerdì, e le invierà solo un messaggio video. Pensa che il centrosinistra italiano le stia offrendo un sostegno sufficiente?
«Romano Prodi mi ha inviato effettivamente un lungo messaggio per il meeting di Lione per esprimermi il suo sostegno. Ci siamo incontrati a Roma e, come sa, condividiamo la stessa visione dell'Europa, e di come debba risollevarsi. Sono molto toccata da questo sostegno».
Crede che l'Italia possa essere fonte di ispirazione per lei? Si parlava di una coalizione dei socialisti con il centrista François Bayrou, e il modello del nuovo Partito democratico italiano è stato citato spesso.
«La coalizione pone anche molti problemi, non è sempre facile da gestire, con tante diversità. In Francia abbiamo un sistema elettorale più stabile rispetto all'Italia, anche se vorrei inserire una quota di proporzionale. Se ne discuterà in Parlamento. Sono pronta a fare questa riforma istituzionale, è importante per ridare respiro all'Europa».
Berlusconi invece dichiara il suo sostegno a Sarkozy.
«Questo chiarifica anche la posta in gioco per i francesi, perché Berlusconi, che appoggia Sarkozy, era favorevole all'invio delle truppe in Iraq, una presa di posizione non condivisa da Prodi. Sono divergenze interessanti da sottolineare».
Se sarà eletta presidente, con quali proposte andrà al Consiglio europeo di giugno? Perché la sua elezione all'Eliseo, rispetto a quella di Sarkozy, dovrebbe facilitare la costruzione dell'Europa?
«Perché sono un'europeista convinta».
Più di Sarkozy?
«Sì, perché io non sono per un'Europa allineata con gli Stati Uniti. Non andrò mai a scusarmi, come ha fatto Sarkozy, con il presidente Bush per la posizione della Francia, per il rifiuto di inviare truppe in Iraq. L'Europa non ha nessun interesse ad allinearsi sulla posizione degli Stati Uniti, al contrario, l'Europa e la Francia vogliono garantire un mondo multipolare. L'opinione pubblica europea ha fiducia in me, come si vede dagli ultimi sondaggi».
Per ridare slancio all'Europa Sarkozy propone un trattato leggero, lei invece è convinta della necessità di un nuovo referendum. Non teme un secondo no dei francesi?
«Io rispetto il popolo francese, si è già espresso una volta e non è pensabile sistemare le cose di nascosto, alle sue spalle, facendo passare un mini- trattato. Questo non corrisponde nemmeno al modo di vedere di Angela Merkel, l'attuale presidente dell'Ue. Ne ho parlato con lei e so che i leader europei sono preoccupati per il modo in cui il popolo francese potrebbe nuovamente pronunciarsi, ma questo è il ruolo, la sfida, la passione della politica. Il referendum potrebbe tenersi nel 2009, lo stesso giorno delle elezioni europee. Questo significa che non bisogna perdere tempo. Sembra lontano il 2009, ma non è così».
Prima di un ipotetico referendum europeo ci saranno le elezioni presidenziali americane, l'anno prossimo. Tra i democratici corrono Barack Obama e Hillary Clinton. Se sarà eletta presidente, pensa che lavorerà meglio con Obama o con la Clinton?
«Sono entrambi formidabili».
Il fatto che Hillary sia una donna per lei non ha alcuna importanza?
«Certo che se attorno al tavolo del G8 ci fossero sedute tre donne, sarebbe straordinario e credo che si potrebbero esaminare gli affari del mondo con uno sguardo diverso. Angela Merkel, Hillary Clinton, ed io... Ma naturalmente non voglio interferire nelle scelte degli americani».
Il governo italiano ha negoziato con i terroristi in Afghanistan. Se sarà eletta presidente, intende trattare con i talebani per la liberazione degli ostaggi francesi?
«Sono stati emessi degli ultimatum, i talebani sfruttano le presidenziali francesi e io chiedo che queste cose non vengano utilizzate in campagna elettorale. Chiedo che nemmeno Sarkozy lo faccia. È a rischio la vita di due persone, e rispondere darebbe credito ai talebani, che fanno molta attenzione a quello che noi diciamo e facciamo».
Di fronte al genocidio in Darfur c'è chi, come Bernard-Henri Lévy, propone di boicottare l'Olimpiade di Pechino per costringere la Cina ad abbandonare la difesa del Sudan in sede Onu. Che pensa del boicottaggio dei Giochi?
«Bisogna arrivare a minacciare i Giochi olimpici. Non escludo un boicottaggio delle Olimpiadi del 2008, perché occorre utilizzare tutti i mezzi a disposizione. Non è perché ci sono giacimenti di petrolio in Sudan che si può lasciare compiere questo genocidio abominevole. La comunità internazionale è restata troppo a lungo indifferente, oggi occorre realmente agire. Cominciando dalla creazione di corridoi umanitari».
Stefano Montefiori
26 aprile 2007




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