<<Ma cosa fanno ? >> borbotta uno dei sobillatori che osserva la sommossa vicino a me . <<Così ci addormentiamo e i giornalisti se ne andranno>>
Lancia un’occhiata in giro e scova un ragazzino che aspetta , sfaccendato.
<<Ehi tu >> lo apostrofa << cosa diavolo fai lì impalato ? Vai a movimentare un po’ la scena . Avanti , datti una mossa ! >>
Il giovane non se lo fa ripetere due volte . Si avvolge la kefiah intorno alla testa , prende una bomba molotov e la tira contro i soldati.
Stavolta la soglia di tolleranza è superata . La risposta israeliana è immediata . I bambini si mettono al riparo . Un’ambulanza palestinese arriva a sirene spiegate . Alcuni adulti si precipitano a soccorrere un bambino caduto . Fanno ampi gesti ai soldati per dire di non sparare , che stanno recuperando un ferito .
Nel frattempo altri estraggono le armi di cui era piena l’ambulanza , sistemandovi poi il bambino .
Il supervisore continua a dirigere la scena , si rivolge ai giovani che lo circondano , impazienti di entrare in azione , e li manda uno per volta a sistemare le posizioni dei giornalisti o a svolgere compiti che “creino atmosfera”.
<<Ehi tu , vai laggiù ad aiutare quella troupe che sta filmando . Da lì non vedono niente . Tu vai a dire che servono altre pietre , non ce ne sono abbastanza ,la strada dev’essere piena . Dov’è Samir ? Aspettiamo a incendiare i pneumatici , il fumo impedirebbe le riprese >>
Gli spari si intensificano , i giornalisti corrono al riparo.
<<Sparano troppo>> si lamenta ancora il regista . Così i giornalisti non possono più filmare . <<Digli di sparare un po’ meno>> dice a un altro dei galoppini , che parte subito a riferire l’ordine
(…)
Tratto da : “Ho dovuto uccidere” di Nina Zamar - editore Sperling 2006




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