Adesso abbiamo finalmente capito che cos’è il mercato, anzi i Mercati. Con buona pace di Giavazzi, Monti e dei liberisti nostrani, la vicenda Telecom ridisegna i confini dell’economia e fissa le sue regole. Il Primo Mercato è quello della politica; come già avevano detto Aristotele e San Tommaso, come ripeterà Veltroni a squarciagola tra pochi mesi, e come ha dimostrato Romano Prodi a Ibiza.
Tutto è cominciato il 2 febbraio scorso in una delle 21 grandi discoteche della località iberica dove la trasgressione etero e il peccato gay la fanno da padroni. La grande disco era in questo caso il Municipio dove si sono incontrati il Prof di Bologna e il 47enne Josè ‘Bambi’ Zapatero. Dopo gli onori militari, qualche autografo concesso a un gruppo di ragazze italiane in vacanza, alle 12 e 40 di quel giorno è iniziata la trattativa tra quattro persone per quattro grandi dossier. Da un parte c’erano Prodi, D’Alema e Bersani; dall’altra c’era il leader spagnolo che sogna un’Europa di sinistra e non più tardi di ieri ha dichiarato di aver “muy empatia por Ségolène”.
Sul tavolo sono apparsi i dossier di Endesa-Enel, Telefonica-Telecom, Abertis-Autostrade, Eni-Repsol. Da qui bisogna cominciare per capire come è finita, per il momento, la storia di Telecom. E da questo luogo prediletto dai gay di tutto il mondo, si può intuire il finale della Telecom-commedia dove secondo Eugenio Scalfari sono usciti “Todos Caballeros”. Ancora ieri Prodi ha avuto l’impudenza di dichiarare che rispetto a Telecom “era assolutamente neutrale”.
In realtà il Primo Mercato dal quale è uscito di scena la star Tronchetti Provera è il Mercato delle compensazioni. Dove la reciprocità ha dettato il copione al Secondo Mercato, quello della banche e delle assicurazioni. Che ieri, come oggi, dovranno fare i conti con un primato della politica che fa storcere il naso ma è pronto a riaffiorare in tempi brevi. Riaffiorerà presto quando si parlerà di vendere Ti-Media, che contiene La7-Mtv, cioè quell’asset dal quale può nascere il fatidico terzo polo tv. Questo è un altro dei sogni reconditi del centrosinistra ma è anche e soprattutto il sogno (e bisogno) di Paolino Mieli.
Il sogno di una presa di Rcs su La7 si è rafforzato con la vittoria-Telecom di Mediobanca a scapito della Sant’Intesa di Passera-Bazoli, i quali non sono propriamente i migliori amici di Mieli. Che, una volta che verrà sbolognato da via Solferino, potrà coronare il suo desiderio: presidente di una rete tv (finora Paolino ha diretto La7 dietro le quinte). Certo, toccherà alla politica sciogliere i nodi della Legge Gasparri e dare semaforo verde agli azionisti del Secondo Mercato, cioè Mediobanca, Snt’Intesa e Generali, che hanno chiuso la porta di Olimpia e devono adesso misurarsi con le attese di Telefonica.
(Nanni Bazoli e Corradino Passera - Foto U.Pizzi)
E’ il momento dei sorrisi e dei complimenti, ma dietro la facciata c’è chi tira i primi giudizi. Esce malconcio Corradino Passera, il braccio destro di Abramo-Bazoli, che si era battuto per la soluzione in salsa americana-messicana creando un grande dispetto in Mediobanca e in Capitalia. Quello che vene fuori in modo evidente è l’asse tra Piazzetta Cuccia e Generali, un’asse forte dietro il quale si intravede l’ombra di Geronzi, primo azionista di Mediobanca e amico di ferro Antoine Bernheim.
Faceva un po’ ridere leggere sul Corriere di ieri che l’asse vincente è nato intorno a lontani rapporti di amicizia (coltivati alla Columbia University) fra Galateri di Genola e Cesar Allierta, il patron del gruppo spagnolo.
Non è su questi ricordi di scuola che Mediobanca è riuscita a ritornare protagonista e ad allentare quell’ipotesi di spezzatino di Pirelli che aveva fatto stra-incazzare Tronchetti. L’asse forte parte da Roma, passa da Milano e arriva a Trieste dove c’è un signore francese di 84 anni che prende la bandiera italiana e dichiara spudoratamente di averlo fatto perché il ministro del Tesoro TPS gliel’ha chiesta in nome del patriottismo.
Nel Secondo Mercato, quello della banche e delle assicurazioni, la domanda che gira adesso è che cosa farà Telefonica. La prima risposta è semplice: sta facendo i conti, ha messo sul piatto 2,6 miliardi, ha un indebitamento di 53 miliardi, ma tra SudAmerica ed Europa controlla un mercato di 200 milioni di utenti telefonici. Cn Tim Brasil questo mercato aumenta di 26 milioni ed è su questi numeri e sulla prospettiva di arrivare fra tre anni a 255 milioni che don Allierta potrà spiegare il 10 maggio ai suoi azionisti il grande passo italiano.
(Carlo De Benedetti e Tito Boeri - Foto U.Pizzi)
Ma come ha scritto ieri su La Stampa, in un lucido articolo l’economista fighetto della Bocconi, Tito Boeri, la partita per Telefonica comincia adesso. Ed è piena di mistero. Perché la società spagnola ha accettato di pagare un premio di controllo così alto per acquisire una quota di minoranza che non offre neanche la possibilità di designare i nuovi vertici di Telecom? Bella domanda, quella di Boeri, che conclude: “Speriamo che voglia davvero valorizzare Telecom e non stia pensando ad altro”.
E qui si aprono molti scenari. Telefonica sta preparando le munizioni per una aumento di capitale di 25 miliardi con i quali potrebbe scatenare l’offensiva finale su Telecom riaprendo alla grande la questione dell’italianità. Prima di allora dovrà vedersela con i danni dfi immagine che la conclusione dell’inchiesta giudiziarie sui dossier ribalteranno inevitabilmente su Telecom e su chi l’ha posseduta fino all’altro ieri. Che farà Telefonica in quel momento? Chiederà i danni oppure userà di questa occasione per rivedere i patti e mettere le mani definitivamente su Tim Brasil ?
Alla vicenda Telecom viene fuori infine il Terzo Mercato. Non è quello delle pulci ma quello dei talenti e delle competenze, cioè dei manager sulla scelta dei quali Prodi ha già buttato un avvertimento. La ricerca è in corsa e diventerà febbrile nei prossimi i giorni. Non occorre un tipino abbronzato e brizzolato e nemmeno uno che porti l’orologio sopra il polsino come faceva l’Avvocato che imitava i contadini calabresi quando non volevano rovinare le camicie.
(Paolo Dalpino - Foto U.Pizzi)
Serve un Marpionne che ne capisca di telefoni, che sappia mettere in piedi un piano industriale davanti agli azionisti delle banche e delle assicurazioni. La rosa si stringe a pochi nomi. Il primo è un 50enne dal pizzo incolto che ha l’abitudine di saltare da un’azienda all’altra: è Francesco Caio, ingegnere napoletano che tra il ‘94 e il ‘96 guidò Omnitel-Pronto Italia. Il secondo è un 45enne laureto a Pavia che conosce il mercato brasiliano come le sue tasche. E’ Paolo Dalpino, l‘uomo che dal primo gennaio 2006 ha prese le redini di Wind. Gioca a suo favore il successo di Tim Brasil ed è un manager che è riuscito a resistere davanti al faraone Sawiris. E Colao Meravigliao, il grande beniamino di Passera? A quanto si dice a Londra l’uomo McKinsey sarebbe per raccogliere l’eredità di Sarin, il grande capo mondiale di Vodafone. Ma nessuno si illuda: anche la scelta del nuovo caballeros sarà targata Palazzo Chigi.
Dagospia 30 Aprile 2007




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