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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Arthur I
    Ospite

    Post Il cristianesimo medioevale era politeista?



    Le Goff inventa il politeismo del Medioevo
    di Marco Meschini

    Lo storico francese configura la religione dell’Età di Mezzo come un ibrido che aggiunse la quarta persona della Vergine Madre alla Trinità
    Jacques Le Goff è uno dei più grandi medievisti viventi e ogni suo intervento merita di essere ascoltato con attenzione, anche sotto le vesti di un’agile conversazione, come nel piccolo libro dedicato a Il Dio del Medioevo. Il tema è di quelli centrali: il ruolo di Dio nella storia medievale, cioè in quei mille e più anni di storia europea che sono parte ineliminabile di noi. E visto che il Medioevo si autoconcepì come Cristianità, cioè come lo spazio sociale, culturale e politico di una forma di cristianesimo, ebbene le parole di Le Goff meritano una doppia attenzione, perché qui il discorso ruota attorno al «cuore» del Medioevo stesso.
    E dunque: Le Goff ha ragione quando ricorda che «con il Dio del Medioevo si opera una profonda riorganizzazione dello spazio, tramite l’occupazione compatta e strutturata della topografia. Si organizzano reti e strade, di ordini religiosi e di pellegrinaggi». È vero: parte della nostra viabilità, il paesaggio, i luoghi di identità territoriale devono molto al Medioevo, in stretta connessione con la dimensione del divino: culti di santi e reliquie, crocicchi e cappelle, abbazie e cattedrali... Che cosa sarebbero tanti spazi europei senza questo? E l’autore ha ancora ragione quando ricorda il ruolo riconosciuto dagli uomini del Medioevo allo Spirito Santo, una delle persone della Trinità che in quest’epoca occupa un ruolo centrale, nella spiritualità e nella cultura in genere. Ed è sempre merito del Medioevo se il Cristo in trono, giudice e sovrano, dell’iconografia tardoantica scese dal seggio per risalire sulla croce, mostrarsi sofferente, compassionevole e redentore dell’uomo.
    Tuttavia, questi passaggi significativi si trovano accanto ad altri stranianti. Che cosa significa, infatti, che «per la grande maggioranza dei cristiani, chierici compresi, non sempre Dio si presentava come lo stesso Dio»? Che la pietà colta e popolare insistesse - e insista ancora oggi - ora sul Padre, ora sul Figlio o lo Spirito, oppure sulla Vergine e i santi, significa forse che vi fossero diverse divinità? È quanto sembra pensare il nostro autore, quando propone di pensare al cristianesimo medievale come una forma di «politeismo». In bilico tra monoteismo e politeismo, Le Goff configura la religione medievale come un ibrido, capace persino di aggiungere una «quarta persona» a Dio, cioè la Vergine Madre...
    Qui la ricerca di una nuova concettualizzazione sconfina nel travisamento: il cristianesimo ha da sempre visto in Maria la theotòkos, la «madre di Dio», tanto da scatenare eresie (il nestorianesimo, per dirne una) intorno a questo problema... ma si era nel Tardoantico, non nel Medioevo. Insomma Maria ha sempre avuto quel ruolo, senza che ciò significasse una sua confusione con la divinità: per Dante essa non è forse «figlia del suo Figlio»? Ma l’errore è più profondo: il monoteismo cristiano è sui generis, distinguendosi nettamente dallo Jahvè ebraico e dall’Allah islamico (che non è un «nome proprio», ma significa semplicemente «il Dio», cioè «Iddio»). Il Dio cristiano è concepito come Persona e Relazione, non come Idea e Solitudine.
    Anche l’«antropomorfizzazione» di Dio, che Le Goff attribuisce al Medioevo, è un elemento primigenio: Cristo è vero uomo e vero Dio da sempre, nel cristianesimo cattolico e ortodosso, e dunque di quale «politeismo» si può parlare? Senza contare che il Medioevo combatté duramente - e a tratti spietatamente - il politeismo, come per esempio il catarismo che vedeva due dei, il Bene e il Male, in lotta perenne. Insomma mi pare che l’autore finisca con il confondere la causa con l’effetto: che i fedeli non pensassero uniformemente e monoliticamente a Dio non derivava dai loro «bisogni», ma dalla ricchezza in sé della religione cui avevano aderito e che li aveva, per tanti aspetti, generati.
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=174417

    «Nel corso del nostro studio è emerso con sempre maggiore chiarezza un fatto che avrebbe certamente scandalizzato la Chiesa e i cristiani dei trascorsi secoli e che indubbiamente non mancherà di stupirne ancora qualcuno ai nostri giorni: le immagini di Dio cambiano.» Esiste un Dio dei chierici e uno dei laici, un Dio dei potenti e uno degli umili, un Dio dei poveri e uno dei ricchi. Jacques Le Goff affronta l’argomento in grado di schiudere la piena comprensione del Medioevo. La sua indagine scava tra i testi, le immagini, i rituali dei cristiani medievali e approda a una tesi sorprendente: se ufficialmente Dio era unico, nei fatti le cose stavano altrimenti.
    http://www.laterza.it/scheda_libro.a...=9788842073970

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  2. #2
    Mjollnir
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    Citazione Originariamente Scritto da Apostata_tv83 Visualizza Messaggio
    Personalmente, penso che il cristianesimo sia principalmente rappresentato da una Chiesa che si è eletta (da sola) sua unica interprete e che sia sempre pronta a prostituirsi a tutto ciò che le può procurare privilegi, scavalcando i diritti del prossimo... da qui, l'incredibile varietà di interpretazioni che porta in grembo.
    Penso che l'analisi di Le Goff si muova su un'altra dimensione rispetto a quella della polemica moralistica...

  3. #3
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    Il cristianesimo che si è fatto strada nei tempi e negli spazi è indubbiamente il cristianesimo teorizzato ed attuato non con il porgi l'altra guacia da parte del primo uomo mediatico della storia: Paolo di Tarso. Paolo era un cives Romano (grazie a Caligola) ed in più era un furbacchione che aveva capito molte cose utili. Anzitutto si contrappose all corrente che voleva la nascente religione come una riforma per il popolo di Israele importandola a Roma. Questo è proprio il punto. Insediandosi a Roma si dovette confrontare con un sentire "gentile" ben radicato. La chiesa come la conosciamo oggi è figlia di quei tempi e di quelle necessità ma ha una forma consolidata nei secoli a partire dall'anno mille o giù di li. Prima, infatti, era necessariamente mescolata con i precedenti culti. Un esempio? Il rito cattolico altro non è che il rito romano. Il pane ed il vino? Riti preesistenti di gran lunga.
    Nei primi secoli di vita del cancro sicuramente strutture preesistenti furono integrate, da qui la lucida e corretta visione dello storico (e nient'altro) le goff.

    Assistiamo a santi inventati che sostituiscono divinità nel kalendarium, assistiamo a nomi di divinità romane trasposte... questo ed altro ha contribuito alla moltiplicazione delle divinità cristiane.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Apostata_tv83 Visualizza Messaggio
    Non ho dubbi, Jaques Le Goff analizza la questione in maniera neutra... questo non toglie il fatto che la "moltiplicazione delle divinità" attraverso culti dei santi, della Madonna, di più persone della divinità ecc. non siano state altro che degli adattamenti per raccogliere un maggior numero di credenti, ancora immersi nel politeismo. Questo rimane mercimonio... che Le Goff lo esprima o meno, sempre rimane prostituzione della dottrina per raccogliere schiavi al dio geloso.
    Personalmente mi trovo in disaccordo con questa analisi, che mi pare si muova in una direzione unicamente materiale e politica. Penso invece che il 'politeismo' (che poi sappiamo che vero politeismo non è) del cattolicesimo tradizionale rispecchi l'animo profondamente politeista dell'uomo europeo, e piu' in generale dell'essere umano in quanto tale. Il politeismo è la dimensione naturale dell'uomo perchè l'Assoluto puo' essere colto prima di tutto nel suo manifestarsi in forme contingenti, che sono necessariamente plurali e spazialmente determinate (di qui la dimensione sacrale dell'Europa medievale, dove ogni paese, ogni borgo aveva le sue tradizioni e i suoi santi).

    Valete optime!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    di qui la dimensione sacrale dell'Europa medievale, dove ogni paese, ogni borgo aveva le sue tradizioni e i suoi santi
    Io a dire il vero questa dimensione sacrale la vedo non come surrogato di un retaggio europeo ma esclusivamente finalizzata alla disgregazione dell'Unità. Esaltare gli aspetti locali dei santi e delle tradizioni oltre che un labile ricordo del "Genius Loci" (Athena per gli ateniesi, Flora per i Fiorentini... et similia) potrebbe essere una pratica di deviazione di interessi da un culto unico ma sopratutto da una forma di unità. Ricordiamoci che la chiesa secolare ha sempre ostacolato l'unificazione di un impero e l'espansione dello stesso che non fosse in chiave cristiana.

    Salus

  6. #6
    against the modern world
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    Citazione Originariamente Scritto da astianatte Visualizza Messaggio
    Io a dire il vero questa dimensione sacrale la vedo non come surrogato di un retaggio europeo ma esclusivamente finalizzata alla disgregazione dell'Unità. Esaltare gli aspetti locali dei santi e delle tradizioni oltre che un labile ricordo del "Genius Loci" (Athena per gli ateniesi, Flora per i Fiorentini... et similia) potrebbe essere una pratica di deviazione di interessi da un culto unico ma sopratutto da una forma di unità. Ricordiamoci che la chiesa secolare ha sempre ostacolato l'unificazione di un impero e l'espansione dello stesso che non fosse in chiave cristiana.

    Salus
    Onestamente non vedo come l'attaccamento a culti locali possa aver ostacolato una concezione imperiale, dato che l'Impero si caratterizza proprio per la sua capacita' di assorbire il plurale, e di integrare i culti locali in un qualcosa di piu' vasto (per quel che mi riguarda la migliore formulazione di questo concetto è quella di Giuliano). Tra l'altro la dimensione 'locale' del cristianesimo medievale mi pare fosse perfettamente integrata, in termini teologici, in uno schema gerarchico e monoteista.

    Vale bene!

  7. #7
    Mjollnir
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da astianatte Visualizza Messaggio
    Io a dire il vero questa dimensione sacrale la vedo non come surrogato di un retaggio europeo ma esclusivamente finalizzata alla disgregazione dell'Unità. Esaltare gli aspetti locali dei santi e delle tradizioni oltre che un labile ricordo del "Genius Loci" (Athena per gli ateniesi, Flora per i Fiorentini... et similia) potrebbe essere una pratica di deviazione di interessi da un culto unico ma sopratutto da una forma di unità. Ricordiamoci che la chiesa secolare ha sempre ostacolato l'unificazione di un impero e l'espansione dello stesso che non fosse in chiave cristiana.

    Salus
    A mio parere sbagli bersaglio, anche tenendo conto del fatto una unità istituzionale compiuta non c'era mai stata. Quindi non c'era nulla da disgregare.

    Sul piano della pratica religiosa, poi, è piuttosto naturale che certe forme tipiche del politeismo persistessero presso le comunità rurali (ricordiamoci che per molti secoli le città furono isole cristianizzate in mezzo ai "pagi"), meno controllabili e influenzabili dalle strutture ecclesiastiche.
    Dai qui anche il carattere multiforme di questa devozione popolare "eretica".

  8. #8
    ulfenor
    Ospite

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    So che in toscana durante il medio evo vi era la pratica adorare piante o alberi associandoli al culto della vergine maria a cui e attribuita una funzione sacra in particolare il castagno.

    francesco colonna signore di palestrina nella sua hipnerotomachia poliphili edita dal manunzio nel 1499 le assegna il posto d'onore nel quinto dei suoi trionfi allegorici,ovvero quello di vertumno e pomona

 

 

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