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    Predefinito «Convegno negazionista» La comunità ebraica protesta

    (21 aprile, 2007) Corriere della Sera


    ALL' UNIVERSITA' DI TERAMO

    «Convegno negazionista» La comunità ebraica protesta


    ROMA - Un dibattito su «La storia imbavagliata», con tanto di video messaggio dello studioso francese Robert Faurisson, è entrato nel mirino dell' Unione delle comunità ebraiche (Ucei) che ha espresso amarezza per l' ennesimo «convegno negazionista» e «preoccupazione per come sia passata sotto silenzio l' iniziativa di una prestigiosa istituzione culturale, come l' Università di Teramo, che intendeva sostenere le tesi negazioniste». Il convegno, abbinato al master «Enrico Mattei in Medio Oriente», è stato aperto martedì scorso dalla relazione del professor Claudio Moffa dell' Università di Teramo che ha fatto una ricognizione sul «linciaggio mediatico, l' immiserimento economico, la persecuzione giudiziaria e l' emarginazione professionale cui sono sottoposti storici definiti negazionisti» come Robert Faurisson, David Irving, Ernest Zuendel, Juergen Graf, Roger Garaudy. Moffa, allontanato nel 1995 da Rifondazione comunista, ricorda anche il suo caso: «Si verificò 15 anni fa, con gli appelli de "La lente di Marx" per Graf e Garaudy e lo stanno verificando oggi i 150 firmatari dell' appello contro il ddl Mastella». L' appuntamento di Teramo, durato tre giorni, cui hanno partecipato studiosi di tutte le scuole e gli orientamenti (da Michele Ainis a Mauro Mellini ad Angelo D' Orsi che su Liberazione ha rivendicato la libertà di mettere sotto accusa Israele e gli ebrei) ha impensierito non poco Renzo Gattegna, presidente dell' Unione delle comunità ebraiche: «Il convegno ha ospitato un video intervento di Robert Faurisson, capofila di quanti negano la Shoah, al quale il nostro Paese ha già negato l' ingresso proprio a causa di queste posizioni. Ma ciò che stupisce e indigna di più è il fatto che storici seri, di cui possiamo non condividere le analisi ma che sappiamo estranei alle bugie dei negazionisti, accettino, per la loro stessa partecipazione a una simile iniziativa, di legittimare posizioni politiche razziste che sono estranee al consesso democratico. Crediamo che le autorità universitarie e le istituzioni del nostro Paese non possano ignorare una simile vicenda che invita ancora una volta a non abbassare la guardia di fronte al pericolo del razzismo e dell' antisemitismo». Il costituzionalista Michele Ainis, che ha partecipato alla sessione giuridica, rivela di aver ricevuto un qualche avvertimento preventivo partito dalla comunità ebraica: «I negazionisti non mi sono simpatici ma lo sono ancor meno coloro i quali pensano di mandare in galera chi esprime un pensiero».

    Martirano Dino
    Giampaolo Cufino

  2. #2
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    "La comunità ebraica protesta" è sicuramente la frase più ricorrente degli ultimi 60 anni...
    http://www.freeforumzone.com/viewforum.aspx?f=56945

  3. #3
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    Nessuno di noi e' andato?

  4. #4
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    UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TERAMO

    MA NON E’ STATO UN CONVEGNO "NEGAZIONISTA"

    Risposta alle preoccupazioni di Renzo Gattegna sul convegno la storia imbavagliata

    del master Enrico Mattei in Medio Oriente

    di Claudio Moffa

    "Viva Vidal Naquet che ha protestato contro la legge francese del 2005 che impone a tutti gli insegnanti di valorizzare il ruolo "positivo" del colonialismo francese nel Nord Africa": così, dopo aver appreso dall’ultimo intervento di un collega giurista di questa infame norma della Francia laica e repubblicana – che nega per legge i crimini del colonialismo francese in Algeria - ho concluso il convegno del Master Enrico Mattei in Medio Oriente "La storia imbavagliata", che sul Corriere di oggi, leggo invece essere, per i rappresentanti della Comunità ebraica italiana, un "convegno negazionista".

    Ovviamente non è così, sia perché lo stesso giornalista riferisce che al convegno "hanno partecipato studiosi di tutte le scuole e gli orientamenti", sia perché il sottoscritto non è mai stato un "negazionista" (se non altro perché non si è mai occupato sistematicamente di "olocausto", anche se adesso è giunta probabilmente l’ora di farlo), sia perché il negazionismo in pratica non esiste, tanto da non essere neppure citato fra le voci del Dizionario di Storiografia di Bruno Mondadori: ci sono più semplicemente alcuni storici che negano uno o più tasselli della versione "ufficiale" dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale – dalle camere a gas alle cifre del massacro – e che per questo, per questa legittima critica alla lettura di un evento storico trasformato dai mass media in un dogma religioso intoccabile, vengono bollati e perseguitati persino in sede giudiziaria.

    Non se ne deve discutere? Non si può relazionare e discutere in un’aula universitaria delle libertà negate (Ainis), delle leggi "antinegazioniste" (Manetti) a tutto campo (ebrei, armeni, anticomunisti, magnifiche sorti e progressive del colonialismo francese, e chi più ne ha più ne metta), dei rischi del cosiddetto "perfezionamento del sistema liberale" che a forza di paletti e precisazioni viene ucciso (Mellini), del totalitarismo giudiziario indotto dal mandato di cattura europeo o da altre norme internazionali (Sinagra, Bargiacchi)?

    Non si può ricordare il principio costituzionale della libertà di insegnamento oggi a rischio – per tutti - nel nostro paese (Rolli, Zucco), o la barbarie del caso Toaff (Barbero, D’Orsi, Israel Shamir)? Non si possono e devono affrontare i contenuti specifici della storiografia e della politologia che più di altri fanno scoppiare il "caso" sui mass media e nei Tribunali (Losurdo, Marino, Paciello, Copertino), o discutere del modo in cui in Medio Oriente (Strika, Al Qaryouti) e in Occidente (Irace, Manno) si parla, in modo più o meno critico o più o meno ossessivo, dell’Olocausto?

    Né si deve parlare dell’uso strumentale che del dramma degli ebrei nella II guerra mondiale fa Israele, il paese che ha violato più risoluzioni dell’ONU di qualsiasi altro stato al mondo, e che – forte della propria immagine di eterna vittima - continua ad occupare illegalmente territori palestinesi e siriani che non gli appartengono?

    E infine: a tutto questo non si può e non si deve accompagnare – come utile ed anzi necessario strumento didattico – l’ascolto in un’aula universitaria della voce di un ex professore della Sorbona, di cui tutti cianciano per linciarlo o prenderne le distanze ma nessuno sa un tubo? Un professore educato, preciso e consequenziale nell’esposizione, che risponde al nome di Robert Faurisson, che ha 72 anni, e che da 26 anni (ven-ti-sei) passa da un tribunale all’altro solo perché dice e argomenta che le camere a gas non sono mai esistite?

    E perché no? Perché - data per scontata da parte di tutti la risposta affermativa alla prima serie di domande – anche quest’ultimo interrogativo non dovrebbe vedere una società e uno stato democratico rispondere un sì convinto, indipendentemente dall’accettare o meno le tesi proposte dal professor Faurisson? Perché una breve videointervista di 30 minuti a un cosiddetto "negazionista" (che respinge, basta ascoltarlo, questo "titolo" demonizzante a lui affibbiato), dovrebbe trasformare le 18 ore di un convegno di non "negazionisti" che affrontano il problema della libertà di parola per i "negazionisti", in un "convegno negazionista"?

    Mistero. O meglio, fatto ben spiegabile. Il motivo di tutto questo, e delle preoccupazioni espresse dal presidente della comunità ebraica italiana Renzo Gattegna sta essenzialmente nella paura che la minilezione del professor Faurisson – fatte salve le normali critiche su questo o quell’ aspetto del suo discorso – possa fare scuola, possa cioè far dubitare del dogma religioso dell’Olocausto. La paura cioè, del libero pensiero, dell’ennesimo "cattivo maestro" da far tacere con il linciaggio e la minaccia.

    Vorrei tranquillizzare, anche se vedo l’impresa difficile, Renzo Gattegna. Innanzitutto dicendogli che come docente dell’Ateneo lo ringrazio delle opportune e generose parole nei confronti della mia Università, la quale è una "prestigiosa istituzione culturale" anche perché è rispettosa della libertà di insegnamento. A Giurisprudenza di Teramo si svolse anni fa una interessantissima conferenza sulla pecora Dolly, di un ricercatore inglese, che senz’altro poté suscitare preoccupazione in qualche autorità cattolica del nostro paese. Io ero e sono d’accordo con quella iniziativa, nonostante possa essere sembrata una sfida alla morale cattolica storicamente egemone in Italia. Analogamente, penso che un consimile criterio possa e debba essere adottato nei confronti delle discipline umanistiche e delle tematiche storiografiche tutte, ivi comprese quelle che potrebbero urtare la sensibilità della minoranza ebraica del nostro paese.

    Laicità e pluralismo insomma, e non irritante laicismo a senso unico. Alla luce di questo principio, rivolgo a Renzo Gattegna un invito a svolgere una sua conferenza al master Enrico Mattei in Medio Oriente, come ho già fatto con successo (nel senso che è venuto a Teramo) con Vittorio Dan Segre, e come ho tentato di fare – senza successo – con Valentina Pisanty, autrice de "L’irritante questione delle camere a gas", con Marcello Pezzetti, e con lo stesso ambasciatore d’Israele che in un primo tempo aveva fissato al 15 marzo scorso la data della sua conferenza, e poi ha declinato per altri impegni l’invito. Il motto del master è infatti "liberi di insegnare, liberi di imparare", ed è mia ferma intenzione dar voce a tutte le tendenze e opinioni, anche e soprattutto sulle questioni più scottanti.

    Detto questo, il problema di fondo che sottende l’articolo del Corriere della Sera, è il clima di falsità, demonizzazione, e violenza che circonda quasi sempre nel nostro paese le libere iniziative culturali, accademiche e ovviamente politiche non bene accette dalla potentissima e spesso arrogante comunità ebraica italiana: l’ "avvertimento" rivolto al collega Ainis dalla comunità ebraica, e da questi denunciato, è un dejavu che conoscono tutti gli intellettuali e giornalisti italiani che trattano direttamente o indirettamente di Israele, e che personalmente conosco da un quarto di secolo (anno 1982: un innocente commento su Paese sera in cui citavo una frase di Luciano Lama, che tuttora condivido: "Ebrei, uscite dal ghetto!"), quasi in ogni passo della mia vita professionale e persino privata. La quale tuttavia, alla faccia, ha continuato a marciare in avanti.

    E’ accaduto così che un convegno che per la sua novità, il suo tempismo, e per le personalità coinvolte, meritava e meriterebbe ben altra attenzione da parte della grande stampa nazionale – e tanto ciò è vero che stavano per uscire, o sono stati proposti, servizi di presentazione su La stampa, su Libero, e persino sul Corriere della sera – ha avuto come presentazione al grande pubblico soltanto il "grido di allarme" di Renzo Gattegna, in un articolo che peraltro contiene una inesattezza ed un punto oscuro. L’inesattezza è che non è affatto vero che Claudio Moffa è stato "allontanato nel 1995 da Rifondazione comunista" – si tratta di immondizia blog già smentita e che stranamente un quotidiano professionale come il Corriere riporta senza verificarla alla fonte – perché Moffa era all’epoca già uscito da più di un anno dal partito di Bertinotti e Cossutta, e anzi si riscrisse il giorno dopo quella voce calunniosa diffusa dalla comunità romana sulla stampa, a Rifondazione comunista di Teramo, senza che nessuno nel partito sollevasse problemi. Il punto oscuro è il presunto divieto di ingresso in Italia subito in passato da Faurisson, che se vero sarebbe comunque un fatto gravissimo: ma appunto, è vero? O si tratta di una richiesta al governo italiano di proibire al professor Faurisson di venire a fare qualche conferenza in Italia? Se sì, non sarebbe questa una violazione delle norme europee sulla libera circolazione di persone e idee, e della stessa Costituzione italiana che difende all’articolo 33 la libertà di insegnamento , e all’art. 21 la libertà di pensiero "con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione"?

    __________________________________________________ ________________________

    www.mastermatteimedioriente.it

    www.claudiomoffa.it

    Video intervista al Prof. Robert Faurisson

    http://www.mastermatteimedioriente.it/faurisson.wmv

  5. #5
    SubZero
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    un bel FANCULO alla comunità ebraica allora

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Tyler@Durden Visualizza Messaggio
    "La comunità ebraica protesta" è sicuramente la frase più ricorrente degli ultimi 60 anni...

    Insieme a "la Juventus protesta..."
    Che ci sia un legame?!
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  7. #7
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Citazione Originariamente Scritto da Tyler@Durden Visualizza Messaggio
    "La comunità ebraica protesta" è sicuramente la frase più ricorrente degli ultimi 60 anni...
    perchè hanno altri ARGOMENTI CREDIBILI da portare ???

  8. #8
    Dio e Po***o
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    ecco il grande CAVALLO DI BATTAGLIA !
    tutta l'area della DESTRA RADICALE deve essere unita nel invocare e NELL'ESERCITARE IL DIRITTO AL CONTRADDITTORIO!
    NOI SIAMO DEMO-CRATICI!

  9. #9
    MORS TUA VITA MEA.
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    Citazione Originariamente Scritto da Tyler@Durden Visualizza Messaggio
    "La comunità ebraica protesta" è sicuramente la frase più ricorrente degli ultimi 60 anni...

  10. #10
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    Volevo solo sapere cosa ne pensate del mio avatar.

 

 
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