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  1. #1
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    Predefinito Morto Umberto Cerroni, filosofo marxista

    Morto Umberto Cerroni, filosofo marxista


    Il filosofo Umberto Cerroni, uno degli intellettuali protagonisti del dibattito sul marxismo italiano dell'ultimo mezzo secolo, i cui studi hanno avuto un posto significativo anche nel dibattito teorico internazionale, è morto a Roma all'età di 81 anni. Con opere come «Kant e la fondazione della categoria giuridica» (1962) e «Marx e il diritto moderno» (1962), Cerroni recuperò il giovane Karl Marx e criticò la dialettica hegeliana, proponendo, in aggiunta, una riflessione pionieristica nel campo degli studi giuridici di impostazione marxista. In seguito ha sviluppato i temi del rapporto tra democrazia e impresa, arrivando a teorizzare un «comunismo liberale». Infine Cerroni ha sviluppo il problema chiave della storia italiana, che a suo parere sta nel singolare contrasto tra una straordinaria precocità della cultura italiana e un enorme, plurisecolare ritardo della unificazione politica, come ha esposto nei saggi «L'identità civile degli italiani» (1996) e «Precocità e ritardo nell'identità italiana» (2002).

    Umberto Cerroni era nato a Lodi il 5 aprile 1926. Ha studiato a Roma con Pilo Albertelli (come Lucio Colletti, suo amico per un lungo tratto di strada accademica) e si è laureato nel 1947 in Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma. Ha ottenuto nel 1964 la libera docenza in Filosofia del diritto e l'incarico di Storia delle dottrine economiche e di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Filosofia dell'Università di Lecce. Nel 1971 è diventato professore di ruolo di Filosofia della politica e ha insegnato a Salerno e all'Istituto Orientale di Napoli. Dal 1976 ha insegnato Scienza della politica nella Facoltà di Sociologia dell'Università «La Sapienza» di Roma. Partito dallo studio della categoria giuridica e delle sue caratteristiche storico-istituzionali, Umberto Cerroni ha successivamente sondato i nessi tra diritto, economia e politica in vista della fondazione di una scienza sociale capace di sviluppare la critica alle invasioni filosofiche nelle scienze sociali avviata dai classici della moderna sociologia scientifica.

    La sua attenzione è andata soprattutto verso il nesso teorico tra la tradizione dello stato di diritto e le nuove implicazioni della democrazia basata sul suffragio universale e sulla società di massa. In questo quadro ha ripensato il rapporto tra liberalismo e socialismo nato nell'Ottocento, attraverso lo studio di numerosi classici del pensiero politico, economico e giuridico. Cerroni è autore di una trentina di libri, tra i quali figurano: «Le origini del socialismo in Russia» (1965), «Il pensiero politico» (1966), «Tecnica e libertà» (1970), «Teoria della crisi sociale in Marx. Una reinterpretazione» (1971), «Teoria politica e socialismo» (1973, «Società civile e Stato politico in Hegel» (1974), «Lessico gramsciano» (l978), «Teoria del partito politico» ( l979), «Regole e valori nella democrazia» (1989), «La cultura della democrazia» (1991). In anni più recenti ha pubblicato «Taccuino politico-filosofico» (2000), «Le radici culturali dell'Europa» (2001), «Globalizzazione e democrazia» (2002).


    Pubblicato il: 28.04.07 da http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=65542
    Myrddin

  2. #2
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    Predefinito La Verità e la Democrazia

    La Verità è quello che cerchi quando ancora non sai cosa sia, ma sai che c'è.
    [Umberto Cerroni: in AA.VV., Che cosa fanno oggi i filosofi?, Bompiani, Milano, 1982, p. 21]

    ... per un certo aspetto la democrazia nasce ereditando tecniche costituzionali- e principi generali di libertà formulati dal liberalismo, e però estende queste formule e queste conquiste ad un campo assai più vasto di quello supposto dai fondatori dello stato moderno. Un altro esempio, oltre a quello delle donne, è quello dei lavoratori dipendenti, che esclusi originariamente dai classici del liberalismo - ho ricordato il caso di Kant - diventano in qualche modo i protagonisti dell'epoca democratica, al punto che la Costituzione della nostra Repubblica si intitola proprio al lavoro: una repubblica democratica fondata sul lavoro.
    Anche questo mi pare un altro indice di come si presenti flessibile ed elastico l'insieme che noi definiamo stato liberale e democratico. Da questo punto di vista potremmo dire che la democrazia, come sistema istituzionale, è piuttosto la confluenza di pacchetti di diritti, tecniche e istituzioni di derivazione differente. Ad un originario patrimonio liberale, fatto soprattutto di dichiarazioni formali, di tecniche, di procedure e di garanzie individuali giuridicamente definite, si aggiunge poi un pacchetto di tipo socialista, attinente soprattutto alle garanzie della condizione sociale e quindi anche umana, specialmente per quanto riguarda la parte meno privilegiata e meno avvantaggiata della comunità di un popolo. Stiamo parlando, ovviamente, delle condizioni di lavoro, ma anche della previdenza, dell'assistenza e della tutela della sanità. Potremmo dire che in seguito la democrazia si avvale di un patrimonio intermedio di matrice complessa, nel quale figura come centrale il potere pubblico, non più inteso come potere ma come funzione e specialmente come servizio. Questa mi sembra una novità soprattutto del Novecento. Se noi pensiamo che nella originaria Costituzione liberale il censo di cultura era un elemento di esclusione, e se noi confrontiamo questa situazione con l'odiemo diritto allo studio abbiamo un ventaglio di cambiamenti sorprendenti nel quale possiamo identificare dei passaggi di grande importanza come la lotta all'analfabetismo, la scuola dell'obbligo, l'intervento dello stato come servizio alla cultura e alla crescita e come proposizione finale di un completamento della persona umana - che originariamente non era nell'orizzonte del movimento liberale e neppure di quello socialista. Se noi pensiamo che per lunghi decenni l'attenzione del movimento socialista si rivolge quasi esclusivamente alle condizioni di vita e di lavoro, ricaviamo la sensazione che per tutta una lunga epoca gli elementi più elevati della cultura e della formazione dell’uomo moderno, quali appunto l’istruzione, l’informazione , la ricerca , la scienza e la cultura, sono rimasti troppo a lungo sullo sfondo quasi abbandonati e dimenticati. Invece mi sembra che oggi questi temi assumano un importanza centrale.

    Tratto dall’intervista "Liberalismo Socialismo e democrazia" 25 marzo 1993 Napoli Vivarium
    Myrddin

 

 

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