Lo avete visto "La Vita degli Altri"?
Io l'ho visto ieri al cinema...è davvero un film molto bello, benchè la trama, a leggerla, possa sembrare poco entusiasmante (ma credo sia un aspetto comune ai film molto psicologici)...ho trovato davvero affascinante il modo in cui è stato reso la graduale maturazione del dubbio e del dissidio morale all'interno del personaggio principale (l'ufficiale della Stasi), soprattutto perchè il film rende bene come certi cambiamenti possano avere in parte origine morale e razionale, ma in parte un'origine emotiva e spirituale difficilmente definibile...
...ad esempio, l'ufficiale è un tipo che ha la vita solitaria ed inumana dell'uomo che è sempre vissuto per il suo lavoro...per un lavoro odioso ed inumanizzante, peraltro...e, tra le righe, nella scelta finale di "tradire" la propria missione e quindi di distruggere l'unica cosa che aveva...l'unica cosa attorno a cui ruotava la sua vita (la sua carriera ed il suo lavoro)...ci vedo forse più che i dissidi morali stessi, la comprensione dell'importanza fondamentale nella vita di aspetti che, in nome dei propri principi, si sono lasciati completamente scomparire...alla fine, pur essendo tutt'altro lo spessore, il concetto-chiave è
quello che vediamo nel sacrificio finale di Darth Vader in Guerre Stellari...
...è la redenzione dell'uomo malvagio attraverso l'auto-annientamento...è la maturazione della redenzione attraverso la percezione di "ciò che si è", di "ciò che sono gli altri", di "cosa ci accomuna" e della lucida comprensione del fatto
che, per essere diversi da ciò che si è, è troppo tardi...ma non è tardi per gli altri!
Mi ha colpito soprattutto quando l'ufficiale stà per "incastrare" lo scrittore portando la busta col rapporto al suo superiore...poi quest'ultimo si abbandona
ad un autocompiaciuto "sbrodolamento" sulla propria capacità di annientare la capacità creativa di alcuni artisti...e lì, in finale, si percepisce, al di là della stessa appartenenza lavorativa e della superficiale similitudine, lo spessore morale dell'ufficiale, forse meno "umano" nel suo modo di fare, rispetto a quello
del suo superiore/amico...perchè il superiore è un essere viscido e mediocre che gode di annientare ciò che non possiede, mentre l'ufficiale riconosce ciò che gli manca e lo ammira negli altri...per quanto, nell'esteriorità, la vita del secondo sembri più alienata, in finale la sua umanità interiore è più sana e vitale che quella dell'altro...
...per certi versi c'è anche il concetto dell'impossibilità di creare un sistema di controllo sano per la semplice scarsità di uomini onesti sulla terra...che in finale è anche la ragione percui Robespierre e Saint-Just ci rimetterono le penne durante la rivoluzione francese...alcuni uomini hanno uno spessore morale superiore, ma la maggior parte sono di natura moralmente infima fino al midollo...dai il potere del controllo e del giudizio ai primi e li vedrai annientare la loro umanità fino a diventare duri e taglienti come spade...dallo ai secondi e vedrai tutta la loro capacità di manifestare tutta la loro abiezione come un fiore putrido di palude...in effetti, alla fine del film, si vede come figure come il protagonista siano del primo tipo e gente come il ministro o il superiore del protagonista appartengano pienamente al secondo tipo...
...mi è piaciuta soprattutto la scena dove il tipo incontra un bambino con una palla in ascensore e quello, innocentemente, gli chiede se è davvero uno della Stasi...poi, essendo un bambino, dice che suo padre dice che suo padre dice che sono uomini cattivi cattivi che imprigionano le persone ingiustamente...al che emerge la parte "sbirresca" dell'ufficiale che gli chiede subito, come un riflesso condizionato "Come si chiama?"...ma alla fine la parte umana dell'ufficiale rimette la "mordacchia" allo sbirro ed al bambino che gli chiede "chi?" risponde "la tua palla"...a vederla estratta dal contesto è una scena assurda, ma all'interno del film è semplicemente perfetta...
Skarm




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