“Per l’Onore d’Italia!”
Ricordati a Nettuno i Caduti della RSI


Domenica 29 aprile. E’ una bella mattina di sole e circa 200 persone si sono date appuntamento al Campo della Memoria di Nettuno per ricordare i combattenti dell’Onore, coloro che dopo l’8 settembre 1943 ripresero le armi per combattere contro l’invasore angloamericano dopo che una vile resa era stata firmata da un Governo imbelle. Si trattava di giovani e giovanissimi che al fianco della “vecchia guardia”, in quei lontani giorni, seppero dimostrare al mondo il valore del soldato italiano.
Con lo stesso entusiasmo, giovani e reduci, oggi si sono ritrovati al Campo della Memoria in un ideale passaggio di consegna. Al completo una delegazione ufficiale della Fiamma Tricolore: il Segretario Nazionale On. Prof. Luca Romagnoli, il Federale provinciale Roma Sud Paolo Salvoni, il Federale di Littoria Emiliano Ciotti, il Segretario della Sezione di Nettuno Bruno Sacchi e il Segretario della Sezione di Anzio Franco Pesce.
Presente anche il mondo della cultura nazionale: il Prof. Catello Cosenza dell’Università “La Sapienza” di Roma, il Prof. Avv. Augusto Sinagra, il Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Giulio Crociani per l’Ordine dell’Aquila Romana, il Dott. Pietro Cappellari ricercatore della Fondazione Istituto Storico della RSI e tanti altri.
Numerose anche le associazioni che hanno voluto partecipare per rendere omaggio ai Caduti della RSI. Tra le rappresentanze più ammirate quella dell’Associazione Nazionale Combattenti Italiani in Spagna che, impeccabile come sempre, ha fatto sfilare la storica bandiera dei Legionari italiani della Cruzada spagnola.
La cerimonia è iniziata con un saluto dell’Avv. Bartolo Gallitto, già Agente Speciale del Battaglione Nuotatori Paracadutisti della Decima MAS. Le sue parole hanno vibrato nel Sacrario e toccato il cuore di tutti. Ricordando la Medaglia d’Oro Cap. Umberto Bardelli, Comandante del Battaglione “Barbarigo” assassinato a tradimento dai partigiani, ha evidenziato come ancor oggi la data del 25 aprile è una data che serve solo a spargere ancor odio e divisione tra gli italiani. Ben altri erano i valori a cui si credeva un tempo. Hanno cercato di cancellare ciò che v’era di più bello e oggi, guardiamolo il mondo che loro hanno costruito, un mondo di rovine destinato a rovinare.
Poi è stata la volta del Sen. Ajmone Finestra, Presidente dell’Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiane (UNCRSI) e già Capitano del Battaglione GNR “Venezia Giulia”. Il Sen. Finestra ha parlato ai presenti rivolgendo a tutti parole di amor patrio, quell’amore che oggi rischia di morire, stritolato da una società corrotta e senza valori. La Patria è l’Italia che oggi vediamo vilipesa e resa schiava dalla cupidigia dei nostri governanti che negli ultimi sessant’anni non hanno fatto che inginocchiarsi ai vincitori della seconda guerra mondiale.
Tuttavia, ci sono altri tipi di italiani. Quelli che non sanno chinare il capo, quelli che non sono abituati a strisciare per “poter campare” e conservare una poltrona. Sono questi gli italiani che nel settembre 1943 seppero raccogliere le armi abbandonate dai vili e dimostrare al mondo “come si sa morire”. Si trattava di giovani che accorrevano dove “cantava il cannone e fischiava la mitraglia”, a Cassino, come a Nettunia, sulla Gotica come in Istria.
Quei valorosi combattenti che sacrificarono la loro vita per difendere Roma nella grande battaglia seguita allo sbarco di Nettunia, quei ragazzi che seppero fino all’ultimo difendere il confine orientale italiano dalle orde slavo-comuniste assetate di sangue. Questa è la storia che nessuno potrà mai cancellare.
Per 600 giorni i ragazzi della RSI seppero resistere contro tutti e contro tutti. Contro un nemico superiore in uomini e mezzi la cui avanzata era inarrestabile. Eppure resistettero, oltre ogni umana possibilità, e il loro valore fu riconosciuto dagli angloamericani che concessero ai reparti della Repubblica Sociale Italiana l’onore delle armi.
Ancor oggi, la stima per i combattenti della RSI nei paesi anglosassoni è evidente: non a caso, nel gennaio scorso, cinque Ufficiali della Marina inglese sono venuti a rendere omaggio ai Caduti della Decima MAS sepolti al Campo della Memoria. Quella Decima MAS le cui gesta hanno studiato e ammirato nei manuali di storia militare delle Accademie inglesi.
La Santa Messa è stata officiata da un Sacerdote della Fraternità San Pio X di Albano nell’antico rito latino, quello stesso che i soldati erano abituati ad ascoltare prima della battaglia, quello stesso che per due millenni ha accompagnato il crescere della Civiltà europea ed oggi è stato liquidato da una Chiesa modernista sempre più lontana dalla dottrina, dalla Tradizione, dalla fede.
Infine, il momento solenne della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla bandiera dall’UNCRSI. Madrina d’eccezione: la Contessa Anna Teodorani.
Mentre defluivano i labari e le bandiere delle associazioni combattentistiche e d’Arma, i presenti intonavano in coro l’inno della Decima MAS, un inno che, siamo sicuri, ha raggiungo il Paradiso degli eroi dove riposano per sempre i combattenti della Repubblica Sociale Italiana.

Lemmonio Boreo